Franoise Sagan.
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IL LETTO DISFATTO.
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Titolo originale: Le lit dfait.
Traduzione di: Dianella Selvatico Estense.
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1977. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Vent'anni fa, Franoise Sagan fu profeta nell'indicare due aspetti essenziali della generazione che doveva seguirla: la paura della solitudine e il nomadismo dello spirito. Tutta la sua produzione letteraria  illuminata da questa folgorante intuizione. Anche in questo suo ultimo successo, la Sagan si muove con la consueta magistrale disinvoltura in quello spazio che le  ben congeniale, ricco di sorprese e di suspense sentimentale.  un mondo perennemente sfiorato dal successo, dal cosmopolitismo, e afflitto dalla solitudine come condanna esistenziale a cui si cerca disperatamente di sfuggire con una rete di relazioni, di amicizie, di amori.
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In questa rete incappa Edouard, giovane e promettente commediografo, intelligente ma fragile. V'incappa in modo inatteso: incontrando di nuovo
Batrice diventata un'attrice famosa, la donna che lo aveva fatto molto soffrire. Ma ora Batrice sembra sincera: per lui si tratta di una storia importante. Per lei? Una singolare circostanza metter Edouard di fronte all'insolubile problema della fedelt. Batrice lo tradisce e tuttavia lo ama. E anche lei, suo malgrado,  impigliata nella ragnatela. Una lucida penetrante verifica dei sentimenti, una illuminante meditazione sull'amore, sulle donne, sulla difficolt a trovarsi e a mantenere vivo ci che la quotidianit tende inesorabilmente a distruggere.
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L'AUTRICE.
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Non aveva ancora vent'anni, Franoise Quoirez, quando sal prepotentemente alla ribalta letteraria con il suo primo romanzo Bonjour tristesse, il primo di una lunga serie intercalata da alcuni riusciti testi teatrali. Figlia della borghesia agiata, la Sagan ha rappresentato con la sua vita e le sue opere l'inquietudine di una certa generazione: lo testimoniano anche i numerosi incidenti in cui  stata coinvolta e dove ha pi volte rischiato di
perdere la vita.
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IL LETTO DISFATTO,
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Davanti alle tende inamidate
Il letto sfatto vivo e nudo
Temibile orifiamma
Dal volo radente
Spegne i giorni varca le notti
Temibile orifiamma
Regione quasi deserta
Quasi
Perch fatta apposta per il sonno e
Tu sei qui, accanto al letto
Paul luard.
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Capitolo 1.
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Strano, diceva la voce di Batrice, in alto, molto pi in alto
di lui, pareva, sul letto strano che tu non mi abbia dimenticata
dopo cinque anni...
Lui non rispose. Si ascoltava battere il cuore, riprendeva il
fiato sfinito dall'amore, asciugava la fronte sudata contro quel
fianco cos familiare e cos perduto. Non aveva niente da rispondere
se non che da cinque anni, grazie a lei che lo aveva respinto,
si camminava accanto, camminava vicino alle sue scarpe, al
suo corpo e al suo cuore, come un vagabondo inconsapevole
e insieme consapevole della propria rovina, e solo qui,
sulla spalla di lei dove si abbandonava, riconosceva la sua
unica patria.
Il suo silenzio incuriosiva Batrice. Aveva conosciuto quel
ragazzo, che allora era agente di una societ d'assicurazioni,
qualche anno prima in casa di amici comuni. Non era granch,
allora, anche se sembrava un agnellino, ma lei ne aveva fatto
il favorito dell'harem per sei mesi. Era dolce e tenero, con occhi
e capelli castani e per, a suo parere, un po' spento. Quanto
a lei, sapeva di essere bruna e bella, con un'aria (come dicevano
critici e amanti) violenta e inerme, gli zigomi alti e le labbra
piene. Batrice s'era costruita una brillante carriera sia nel
cinema che nel teatro - in quel teatro cosiddetto facile che per
non lo era poi tanto, in quegli anni. E adesso, pareva che il
giovane douard, l'agnellino smarrito sulle sue lunghe, lunghissime
gambe, stesse per diventare uno dei migliori autori
dell'altro teatro, il cosiddetto incomunicabile. Eterna disputa tra
snob, questa, mai risolta. La gente dell'epoca rideva piangeva
o si annoiava tranquillamente agli stessi identici spettacoli, e
solo il successo (sovvenzioni statali a parte), ergo i soldi, assicurava
la sopravvivenza ai timonieri delle due barche. Tre anni
prima, douard Maligrasse, che Beatrice, la quale lo aveva
amato da sconosciuto, aveva abbandonato da tempo, aveva
avuto il coraggio di fare - proprio per lei, del resto - un piccolo
atto che giudicava insignificante; e bench quell'atto, trovato geniale
dall'amico di un'amica, fosse stato rappresentato in pubblico
e subito scoperto da dieci critici seri e novecento mondani,
bench egli avesse capito che in un certo senso Parigi avrebbe
ormai potuto appartenergli, proprio a lui, douard, figlio di pensionati,
a lui, douard, ragazzo sperduto, innamorato e triste,
non avrebbe comunque mai potuto supporre che un giorno ci
sarebbe stata una relazione tra quel colpo di fortuna letteraria,
parigina, e l'occasione di ritrovare l'oggetto del suo amore, del
suo calore, della sua sensualit, di tutto ci che, dal giorno del
suo arrivo a Parigi, aveva conquistato e perduto, in una parola:
Batrice.
Erano sdraiati nel buio, lui, sopra di lei, un po' di traverso,
come pronto per una specie di crocifissione. Attraverso i capelli
neri di Batrice, guardava, sullo sfondo del tappeto beige, i tulipani
color malva gi tutti svegli e ondeggianti davanti alla finestra.
Cinque anni prima aveva visto, o cos gli sembrava, gli
stessi tulipani e la stessa finestra, e quella stessa pelle opaca e
rosea in primo piano, e allora aveva sentito, o meglio creduto
di sentire, una felicit imperitura. Da quel momento, non aveva
mai cessato di sognarla, ma se ne rendeva conto solo ora,
mentre quella donna gli diceva quelle parole, quelle parole
falsamente modeste e come sospese nell'oscurit; Strano che
ti ricordi ancora di me dopo cinque anni.... Gli tirava i capelli
adesso, e rideva con una risata bassa, furiosa, e lui non riusciva
a distinguere bene ci che gli diceva ma capiva che esigeva una
risposta. E gi voleva, doveva, tacere, e gi si costringeva a farlo.
Ma cosa ho fatto per cinque anni, si domandava sempre
nascosto dentro quella spalla nuda cosa ho mai fatto se non
tentare di dimenticarla diventando celebre - come dicono gli
altri - sopportando conversazioni gelide e dialoghi idioti con
giornalisti semintelligenti, sognando quello che avevo scritto e
quello che volevo scrivere, e ci che forse avrei potuto scrivere?
Ma cosa ho fatto, se non desiderare di tornare qui? Ho passato
cinque anni a cercare di dimenticare questa donna, proprio
come un eroe romantico di Alfred de Musset e, colmo dei
colmi, non sapevo neanche che era lei, il mio carnefice, la mia
sposa, mia sorella, e solo lei che volevo dimenticare. Allora,
dato che continuava a tirargli i capelli interrogandolo con voce
beffarda su quella sincope improvvisa, si mise a ridere anche
lui, alz la testa, pos le labbra sull'angolo di quelle di lei, e
le disse sorridendo e con voce distratta - be', con una voce
che voleva distratta - che non aveva mai smesso di amarla
ma che avrebbe comunque bevuto volentieri un bicchiere di
qualcosa. Lei si alz subito e spar verso l'office. E lui, che aveva
solo una vaga idea di se stesso, della propria natura come del
proprio avvenire, ebbe la sensazione improvvisa d'essere oggetto
di un destino inesorabile, sensazione barocca quanto evidente
che gli venne confermata dalla voce di Batrice, tornata nella
stanza con due bicchieri in mano.
Non ricordavo, disse non ricordavo che fai l'amore
cos bene.
Stava per alzare la testa e risponderle:  perch non mi amavi,
ma ripiomb nel letto sfatto scandendo piano, mentre il
cuore si ribellava;
Ho imparato dopo... cosa vuoi...

 Capitolo 2.

Il giorno dopo le propose di portarla a mangiar fuori, perch
ricordava benissimo, e quasi con masochismo, il gusto dell'ostentazione
che aveva Batrice: lo stesso, pensava, per cui cinque
anni prima s'era liberata di lui per un altro amante pi rappresentativo.
Quanto a lui, era, per natura, assolutamente indifferente
a ci che chiamano gli echi, i pettegolezzi e insomma le
polveri bagnate del successo. Ma quella mattina, sapendo che
lei ci teneva e avendo deciso di mascherare da iniziative personali
i desideri di lei, avendo paura, soprattutto, di ritrovarsi solo
- per strada, in un letto o da qualsiasi altra parte - solo, senza
il suo profumo e la sua voce, avrebbe volentieri convocato tutti
i clienti abituali dei bar e dei ristoranti in voga per un pranzo
ufficiale di riconciliazione, se solo Batrice lo avesse desiderato.
Sentiva, dal ritmo del suo cuore, dalle mani tremanti, fino a
che punto era stato privato di sangue, ossigeno e nervi per
cinque anni. Non tentava neanche di sapere perch era stato
cos pazzo di quella donna, n come aveva potuto sperare di
dimenticarla. N perch ricordava con tanta violenza, adesso.
S'inchinava davanti a lei come davanti al Santissimo. Non guidava
pi i suoi piedi, si limitava a seguirli.
Con sua grande sorpresa, Batrice rifiut di uscire a colazione.
Preferiva, disse, restare sola con lui, e si fece portare in camera
panini, vino bianco, frutta e caff. Gli disegnava con aria mezzo
ostile e mezzo divertita dei segni cabalistici sul petto; gli toccava
il collo, e poi la spalla, e poi il piede, e poi l'inguine. Pareva
riprendere possesso di qualcosa che le apparteneva da sempre,
a sua insaputa, e per un attimo, lui si domand se per caso
non subisse lo stesso suo fenomeno; se quell'impressione teatrale
di possesso e fatalit non la colpisse quanto lui. Ma era parecchio
tempo che viveva a Parigi, ormai, e ne conosceva i ritmi
e le tortuosit molto pi quotidiani che sthendaliani, ragione
per cui non si azzard a chiedere. Nello stesso tempo, cercava
di stornare una voce segreta, la stessa voce di cinque anni prima,
sinistra, gelosa, ostinata a domandare perch mai non volesse
uscire con lui, per esibirlo trionfalmente in quel ristorante dove
tutte le colazioni erano una confessione e dove lui stesso,
douard, sarebbe stato un complice molto conveniente. Che volesse
ancora nasconderlo? Pure, sapeva bene che il segreto che
forse era esistito fra loro, nell'altra stagione, non era pi necessario:
lui era famoso e lei era famosa, avevano tutti i diritti di
spartirsi le aringhe alle due del pomeriggio in quella birreria
pseudo-familiare dove la cosa equivaleva a dire: Usciamo dallo
stesso letto, ci siamo piaciuti, abbiamo fame.
Ti vergogni di me? disse.
Lei lo guardava, gli carezzava i capelli, pareva strigliarlo,
esplorava la grana della sua pelle, sorrideva, guardandolo, ironica,
pensierosa e tenera, intelligente forse? E comunque, identica
al sogno che aveva sognato di lei per tanti anni, quando lo aveva
lasciato e lui aveva creduto di dimenticarla.
Vergognarmi di te? disse lei. Oh no. Sei bello, sai. Ma
perch vuoi uscire?  chiaro, fuori, c' il sole, e la cosa mi d
fastidio.
E gli piomb addosso, gli cerc la vena del collo e disse con
una voce freddamente selvaggia:
Adesso ti voglio marchiare, ragazzino. Sarai tutto blu
per due settimane, proprio qui, e le tue donne non potranno
farci niente.
Lo morse, gli succhi il sangue alla gola. Era il vampiro
della sua vita.
Vuoi veramente restare sola con me? disse lui, impastoiato
nelle idee, nei ricordi e nelle lenzuola che gi tutte attorcigliate
intorno ai due corpi parevano come sollevate dal vento, dal
vento del loro piacere.
Lei non rispose, e a questo punto non c'erano pi domande
da fare.
Alle quattro, erano seduti alla tavola di una birreria, ugualmente
sfatti, pallidi e trionfanti. Le loro occhiaie erano corone
e gloria per i clienti abituali. Alle quattro, con mani stanche
e sguardi troppo chiari, si scambiarono aringhe, patate all'olio
e giuramenti. Tutte cose aleatorie, naturalmente, ma non per
questo meno spiate, sorvegliate e registrate da quegli instancabili
ficcanaso, cani da ferma, gente perbene e permale che chiamano
le Tout Paris o gli amici, e in una parola; gli altri. E questo
diceva a quello; Ma si, non ricordi, cinque anni fa, hanno avuto
una storia.... E l'altro s'indignava; Ma insomma,  incredibile,
lei recita il leggero, no, e quello che scrive lui direi proprio che
 un'altra cosa!. E il primo concludeva; S, la ricerca teatrale,
d'accordo, ma  schifosamente bella, dai!. E tutti gli sguardi
ridacchianti, curiosi, sembravano tanti riflettori nemici o amici
che li illuminavano, li avvicinavano e li allontanavano in una
specie di cinematografo continuo; ma senza realt per loro due,
perch lei gli diceva; Non mangi abbastanza, douard. Mi
ami? e lui, servendosi con mano stanca le patate di cui non
aveva nessunissima voglia, rispondeva: Ti amo, ho amato solo
te in vita mia. In compenso, credo di non amare queste aringhe.
E allora, sovranamente, lei alzava una mano, il maitre
ch'era diventato loro complice non appena li aveva visti entrare
accorreva subito e le aringhe sparivano. E alle quattro del pomeriggio,
in pieno sole, be', in piena ombra ma si sentiva il sole
agitarsi fuori di l, dietro la grande vetrata ordinarono due bibite
forti, come eroi di Fitzgerald, che, grazie alla stanchezza, il desiderio
e l'alcool, sentivano di diventare. E nessuno poteva pi
vederli n udirli perch, quel giorno, douard e Batrice si trovavano
insieme al colmo della felicit.
Da molti anni Batrice teneva un diario. Era un taccuino di
cuoio rosso e carta india con un vago lucchetto anni '30 che
del resto non funzionava nemmeno, e che lei aveva l'abitudine,
deliziosamente infantile e insolita, credeva, di nascondere in
mezzo alla biancheria. Quel giorno, dopo aver lasciato douard
bruscamente, com'era sua abitudine, prese la penna e vi scrisse
queste poche frasi:
Ritrovato douard. Sempre lo stesso fascino. Sempre quell'aria
affamata che me lo aveva fatto amare... quanti anni fa? E
qui si ferm. (Quel punto di domanda era pi lamentoso che
cinico. Per non potersi ricordare con precisione i troppi amanti,
Batrice era arrivata a deplorare la mancanza, di ci che chiamava
amabilmente la memoria delle date. Facolt che, dopotutto,
l'avrebbe portata se non al rimorso almeno alla vertigine.) Poi
riprese: Oltre al suo talento, si sente in lui un tale bisogno
di calore, c' nei suoi occhi bruno-dorati verg il trattino con
cura e diletto una tale invocazione che ho deciso di rompere
tutto, di cancellare tutto ci che formava la mia vita di prima.
Domani, romper con B... in compenso, i puntini non erano
un segreto per nessuno, dal momento che tutta Parigi sapeva
che viveva con Bruno Kane, il produttore e dir a douard
che sono sua.
Cos, dopo aver finito questo memorabile capolavoro di punteggiatura
e malafede, sembrandole l'ultima frase definitiva,
almeno per quell'anno, Batrice richiuse il quaderno con la
chiave gotica e lo rimise tra le camicie da notte. Come molte
persone sensuali, violente e libertine, Batrice si sentiva scagionata
dal semplice fatto di annunciare o scrivere le proprie decisioni,
per quanto crudeli. Poi and a pettinarsi, rifare il trucco
e sistemarsi, in tutta modestia, con il mento sulle ginocchia piegate,
sopra un divano color granata visibilmente concepito per
quel tipo di posizione. Cerc di scovare un libro che avrebbe
potuto sedurre douard al suo ritorno. Ma non era sciocca e
aveva letto parecchio. Ragione per cui esit a lungo. Un libro
giallo poteva farla sembrare futile, un Proust, pretenziosa, e un
Valry, pens, indefinibile. Opt quindi per quest'ultimo.
Nel frattempo, douard camminava come un pazzo per Parigi,
domandandosi a ogni istante se aveva una probabilit, una
semplice probabilit, una debole probabilit di rivedere Batrice.
Lo aveva piantato cos all'improvviso davanti a Lipp... Comperava
fiori, dischi, libri, tutto ci che amava, e tutto questo per
lei, con la piccola speranza che il portinaio di Batrice non
avrebbe riaccompagnato a calci fin sulla strada lui e i suoi regali.
Era folle, era debole ed era stato imprudente; avrebbe dovuto
mettere dei punti fermi, dire; Quando ci vediamo? E dove?.
Non era certo perch Batrice gli aveva detto: Ti amo che
avevano un appuntamento preciso. Avrebbe dovuto pensare che
chi dice: Ti amo non fa che indicare la data di un desiderio
immediato, il suo, mai quello dell'altro, e che, innamorato
com'era, ed essendo il suo amore permanente, qualsiasi appuntamento
poteva essere solo un rinvio e ogni data un affronto,
una sofferenza, l'infelicit, insomma...
Aveva passato la notte tra le braccia di quella donna che lo
aveva assicurato del suo amore, certo, e certo poteva anche telefonare.
Ma lei aveva girato i tacchi cos in fretta davanti al ristorante,
e gli aveva detto Arrivederci cos allegramente che
adesso non capiva pi nulla. Dubitava dei propri sensi, della
memoria, della fortuna, e in conclusione dubitava di se stesso.
Smarrito com'era, urt parecchi passanti che dovettero prenderlo per pazzo, uno di quei pazzi che in settembre si credono a
Natale, la qual cosa nel caso suo era verissima, e fu cos che,
rassegnato al peggio, arriv davanti allo stabile di Batrice.
Erano ormai le sette di sera e a forza di annoiarsi lei era
arrivata a mettere in dubbio il suo famoso potere di seduzione.
Dopo il suo disinvolto e del resto consulto arrivederci, davanti
al ristorante, non era successo niente: non una telefonata, non
un fiore, neanche un cenno. Ricominciava a odiarsi, perch, stranamente,
quando le cose non andavano come voleva lei Batrice
non si sognava di lamentarsi n d'interrogarsi ma si odiava,
tutto qua, come odiava qualsiasi fallimento. Poi suonarono alla
porta, ud le spiegazioni confuse di Guillaume, il portinaio-cameriere-cuoco,
ma, strano a dirsi, non intu nemmeno per un
attimo che potesse essere douard. E quando se lo vide davanti,
carico di pacchi e di fiori malgrado l'aiuto di Guillaume, quando
vide quei due uomini entrambi sbalorditi, entrambi spaventati,
sembrava, dalla presenza di lei, Nefertiti, regina del luogo, prov
un autentico slancio d'amore verso douard. Era tornato, era
suo, giustificava il corso della sua vita, era la risposta alla grande
domanda, alla domanda terribile che l'ossessionava fin dall'infanzia;
Piaccio?. E doveva avere una tale espressione di sollievo
che, una volta tanto, douard, il distratto, il sognante
douard la not. Lasci andare i pacchi - e mentre Guillaume
si eclissava con una rapidit da lungo tempo acquisita - prese
Batrice tra le braccia e le disse con sicurezza stravagante -
dato l'inferno da cui usciva; Ti sono mancato, eh!.
E non si meravigli quando lei disse di s, n quando, alzando
verso di lui la testa, lo baci lentamente sull'angolo della bocca,
n quando gli apr prima il cappotto, poi la giacca, n quando
gli slacci la cintura sempre senza guardarlo. Pure, erano in
piedi tutti e due, in quell'entrata cos violentemente chiara, forse
erano sorvegliati, ma lei pareva infischiarsene, e lui sentiva il
sangue ritrovare la strada delle vene. Si proibiva di muoversi,
la bocca contro la bocca di Batrice, si diceva, si ricordava che
l'amore  una cosa sublime. Adesso Batrice gli insinuava una
mano tra la camicia e la pelle, a lui, douard, il malamato, e
gli veniva incontro; e l, in quell'atrio sempre stupidamente illuminato,
se lo stringeva addosso, diceva il suo nome douard,
douard con una strana voce. Gli facevano male le labbra,
adesso, respirava in fretta, si diceva che era pazzesco, tutto quello,
stravagante, che dovevano fare solo due passi per entrare
nella camera azzurra e ritrovare il letto, il loro letto. E cosa
facevano, l, impacciati dai vestiti, barcollandosi addosso come
lottatori stanchi? Ma oscuramente sentiva che aveva ragione lei,
che non avevano il tempo di fare quei pochi passi e che la mano
implorante aggrappata alla sua schiena, e la mano esigente sopra
di lui, possedevano tutta la saggezza e la follia e la precisione
maniaca del mondo. Gir un poco la testa, prese in piena bocca
la bocca di Batrice e, subito, smise di lottare, allarg la vestaglia
scarlatta di lei e non si meravigli nemmeno per un attimo di
trovarla nuda, in attesa, quando invece solo un'ora prima si sarebbe
fatto uccidere per questo. Allora, appoggiandola contro
il muro pi vicino, tra due piante verdi e distratte, la prese;
la bocca di Batrice si apr sotto la sua; lei liber la mano provocatrice
e tent di raggiungere l'altra, quella timida, aggrappata
alla schiena di douard; incominci a martellargli piano i fianchi,
a mordicchiargli il viso, a borbottare parole incomprensibili.
Poi - ma a questo punto lui era cos felice e cos vicino al precipizio
che doveva stringere i pugni contro quel maledetto muro
fino a farsi male - gli si sollev contro cominciando a gemere
piano, mentre le due mani ripiombavano definitivamente sulla
schiena irrigidita di douard. E la sua voce (ancora pi bassa,
straniata e superba) ordin: Vieni, con un tono tale da farglielofare immediatamente, mentre lei gli mordeva il risvolto della
giacca in un ultimo e tardivo sforzo di decenza.
Pietrificata su di lui, adesso. Rimasero tutti e due in piedi,
stravolti e distrutti, fermi, con gli occhi aperti sotto il lampadario
e le sue luci smorte, smorte dopo il piacere e i suoi abbaglianti
cortocircuiti, scatenati sotto le loro palpebre. Batrice si
stacc da lui lentamente, senza guardarlo, lo baci sulla bocca,
ma quasi distratta, pareva, e lui la lasci fare, immobile, bagnato
di sudore, di paura o di felicit, chi potrebbe dirlo?
Cosa sono quei pacchi? domand lei.
Lui alz la testa e la guard. Lo amava, lo sent, in quel momento
lo amava, e qualsiasi cosa avesse potuto succedere poi,
in quel preciso momento lo amava.
Non so disse. Regali per te.
Non voglio regali da te disse lei a bassa voce.  te che
voglio, te solo.
Usc, e lui rimase per un attimo nell'atrio, poi, guidato dalla
luce, ritrov la camera azzurra e i tulipani. Batrice giaceva sul
letto di traverso, con la mano sulla bocca. La guard, e si sdrai
sopra di lei. E allora, quando incominci a chiamarlo, poi a supplicarlo,
poi a insultarlo, allora, seppe che non si sarebbe ripreso
mai pi e che era stato creato per essere fedele.

 Capitolo 3.

Che matta strombettava Tony d'Albret (nata Marcelle Lagnon,
a Provins) solo tu puoi fare cose del genere...
C'era, nella sua voce, una sfumatura di ammirazione mista
al rimprovero che delizi Batrice. Da sette anni faceva parte
della scuderia di Tony e, cos come un'altra dozzina di attori,
aveva tutti i motivi per rallegrarsi della sua impresaria. Piccola,
tarchiata e vivace (si definiva volentieri un argento vivo) Tony
d'Albret univa a un'anima di schiava un'avidit, un senso degli
affari e una malafede che ne facevano uno degli agenti teatrali
pi efficienti di Parigi. A seconda del loro livello di sensibilit,
le persone che la conoscevano la giudicavano tonica o spaventosa,
ma tutti riconoscevano che era meglio averla come alleata,
perch era un pericolo pubblico. Definizione di s che del resto
lei adorava.
E cosa diavolo hai fatto per una settimana, senza telefonarmi?
A parte l'amore aggiunse con una risatina grassa che
avrebbe dovuto suonare complice.
Poich recitava anche la parte dell'amica, della confidente,
perfino della madre, e insomma recitava tutti i ruoli accanto
a quei poveri ragazzi abbagliati dai riflettori, smarriti nel proprio
riflesso, che molto spesso erano diventati i commedianti. Puntava
su qualsiasi cosa, sulla loro avidit, sul loro coraggio, sulla
loro vanit e i loro vizi, se ne avevano. Non esisteva terreno
sul quale non tentasse di vincere. Era una guida, in tutti i
sensi della parola, e tendeva ad assicurarsi la presa il pi basso
possibile.
Batrice, abbindolata o no, la guardava tra le lunghe ciglia.
Come al solito, Tony era piuttosto malvestita, mal truccata, e
come al solito Batrice, ignorando che si trattava di abilit, si
sentiva condiscendente e divertita.
A parte l'amore, non ho fatto nient'altro confess.
E si pu sapere con chi?
Tony si fingeva impaziente. In realt, dieci testimoni avevano
visto Batrice fare colazione con il giovane autore douard
Maligrasse, e da una settimana nessuno aveva pi sentito parlare
dell'uno n dell'altra. Dopo qualche controllo testimoniale, Tony
era sicura del fatto suo.
Non lo conosci disse Batrice con aria sognante.
Be', ma a questo punto esagera" pens Tony. douard era
ormai alla seconda rappresentazione parigina, e ogni volta aveva
avuto successo. Teatro intellettuale, d'accordo, e che annoiava
il pubblico non snob, spontaneo, come era lei per esempio, ma
grossi successi di stima, comunque. La faccia di douard era
apparsa sulle pagine di una buona dozzina di riviste. Cos, aveva
tutte le intenzioni di fare qualche domanda, per pura cortesia,
ma non voleva mica passare per una cretina.
Sei proprio sicura che non lo conosco? disse tentando di
accendere una luce di malizia nei suoi occhi azzurri, sporgenti.
Forse lo conosci di nome, naturalmente, ma lui, proprio lui,
non lo conosce nessuno. Veramente, voglio dire.
Ci siamo, adesso ricomincer a credersi innamorata pens
Tony che, abituata ai ghiribizzi di Batrice, sapeva che ne coltivava
di due specie: gli uni, i pi classici, senza sentimento,
e gli altri, molto pi faticosi per il suo seguito (e del resto pi
rari, grazie a Dio), con sentimento. Sospir, poi, una volta
tanto, si lasci sfuggire un parere sincero:
Ha del talento, d'accordo, d'accordo, ma non fa esattamente
il nostro genere di teatro.
Non mischiare tutto disse Batrice con aria severa.
Nel mattino chiaro, in controluce, era veramente bellissima,
dovette riconoscere Tony, e non dimostrava affatto i trentacinque
anni che confessava.
Ti ricordo che fra otto giorni vai in tourne, mia cara disse.
Batrice scosse la testa con un'aria veramente malinconica,
una volta tanto.
Ci soffrir parecchio disse.  molto sensibile.
Dalle parti del bagno, si alz una voce allegra e virile, una
voce che cantava una vecchia aria d'opera. La porta si spalanc
di colpo, e l'uomo sensibile era l, in accappatoio, spettinato e,
parve a Tony, terribilmente giovane. Si ferm di botto, con l'aria
di scusarsi, e Batrice, tutta languida, come se si trattasse di
una situazione tra le pi classiche, li present:
douard Maligrasse, disse Tony d'Albret, angelo custode
e sfruttatrice.
E scoppi a ridere mentre gli altri due si davano la mano,
e douard arrossiva al posto di Tony, visibilmente affascinata.
Tony  venuta a ricordarmi, crudelmente, che la settimana
prossima vado in tourne.
Ah! disse semplicemente douard, e sconcertato sedette ai
piedi del letto.
Da una settimana, una settimana fiammeggiante e tenera, una
settimana rossa e grigio perla, aveva dimenticato la vita, be',
ci che gli altri chiamano vita, e quella donnina bruna e decisa,
ben sistemata nella sua poltrona, gli sembr terrificante come
l'immagine stessa della fatalit. Quella donnina comune e della
quale colse immediatamente il carattere, malgrado la sua naturale
indulgenza, quella donnina era il riflesso della sua epoca, del
suo ambiente, di quella mentalit che detestava da sempre e che,
adesso, temeva come la peggior nemica della propria felicit.
Batrice, lo sentiva e del resto lo sapeva da sempre, Batrice
navigava spesso in quelle acque e spesso lo trovava piacevole.
Incominceremo dal nord, da Amiens, disse l'araldo del destino
poi ci avvicineremo a Parigi prima di fare il sud. Mi
 piaciuta molto la sua ultima commedia, signor Maligrasse,
L'Orage Immobile.
Si era fermata, dopo la parola Signore, pensando che
douard le avrebbe detto immediatamente: Mi chiami pure
douard, ma era chiaro che non ci pensava affatto, e la cosa
la irrit. Dopotutto, questi intellettuali, incomunicabili o no -
come dicono - finiscono con il fare lo stesso mio lavoro, ci
ritroviamo sulla stessa barca... e storse il naso. Batrice not
quel moto di scontentezza e ne fu divertita. Aveva bisogno di
Tony per abitudine, pi che per necessit - perch era ormai
un'attrice molto conosciuta - ma le piaceva parecchio abbassarle
la cresta, darle una registratina. Era sensibile all'atmosfera di
forza mescolata alla volgarit che emanava da quella donna. E
o rideva con lei, le dava delle pacche, la baciava e la coccolava,
oppure la teneva a distanza, per un istinto quasi animale, come
ci si allontana da una faina o da una creatura grottesca. In Batrice,
l'istinto sostituiva molto spesso la riflessione, e generalmente
era molto meglio cos.
Ma se parti, disse douard con aria disinvolta e le mani
aperte cosa faccio, io?
Sembrava cos ingenuo, cos sincero che Tony sussult. 
pazzo, questo pens oppure conosce cos poco le donne e,
comunque, cos poco Batrice? Se le va proprio a cercare col
lanternino, diavolo! Ma negli occhi luminosi di Batrice qualcosa
parve sciogliersi, dilatarsi, e il sorriso che gli rivolse aveva
un riflesso che Tony non aveva mai visto e che somigliava terribilmente
alla tenerezza. In quel momento Tony d'Albret, con
il suo fiuto implacabile, decise che quella faccenda andava seguita
da vicino. Con la scusa di un appuntamento, se ne and a
spigolare altrove qualche informazione sul piccolo Maligrasse.
Uscita Tony, Batrice sorrise a douard.
Come la trovi?
Non la trovo rispose douard.
E in verit non aveva alcuna opinione su Tony d'Albret.
Sapeva solo che aveva aperto la porta di quella camera disordinata,
imbottita e chiusa in cui lui viveva da dieci giorni e che,
insieme a lei, era entrato il vento di Parigi, il vento degli altri.
Era disteso sul letto, in accappatoio, con la testa girata verso
Batrice.Come al solito...! pens lei.
Da dieci giorni quello sguardo non la lasciava mai, tanto che
a volte gli metteva una mano sugli occhi; da dieci giorni vedeva
di s solo quel riflesso passionale e le sembrava d'esservisi dimenticata.
Si sdrai accanto a lui, sul letto, respir ancora una
volta il profumo delle lenzuola che sapevano di quell'uomo e
di lei, l'odore testardo, violento e dolciastro dell'amore fisico,
e sospir. Per tutti quei giorni e quelle notti, il paesaggio intorno
a lei non s'era mosso: fiumi di moquette, colline di lenzuola,
soli di sensualit; e bench il suo gusto del piacere vi avesse
trovato il proprio tornaconto, le pareva di aver partecipato
involontariamente a un pio quanto lussurioso ritiro, e se ne stupiva:
da troppo tempo le preoccupazioni per la carriera, l'ambizione,
avevano scandito la sua vita in una serie di appuntamenti
pratici, precisi, e perci quasi sprezzanti l'amore. Era stupita
dunque, ma in qualche modo anche soddisfatta. Aveva un corpo
animale, semplice, e uno spirito che lo era diventato tanto poco,
che le accadeva di sentirsi dentro una specie d'imbarazzo, come
uno strano iato. Cos, finiva per trovare originale il fatto d'aver
potuto passare, senza annoiarsi, dieci giorni e dieci notti tanto
simili, e quasi si rallegrava del suo temperamento. Allo stesso
modo, avrebbe potuto felicitarsi con douard - di cui aveva
serbato un ricordo confuso - per la violenza, l'insaziabilit e
l'abilit del suo desiderio.
Ignorava che l'abilit di douard nasceva dalla paura. Ignorava
che ogni grido che le strappava, molto pi che eccitarlo, lo
rassicurava. Ignorava che, diventato pazzo e avaro, tesorizzava
parossismi, confessioni, parole e gesti. Che cercava, nei momenti
pi ciechi, d'afferrare un particolare, un punto di riferimento,
una pietra miliare cui un giorno, in futuro, la sua memoria
avrebbe potuto riandare, per essere felice o per soffrirne. Ignorava
che ogni minuto di quei dieci giorni era stato per douard
un minuto rubato, un rinvio. Ignorava anche ch'era la sua parte
pi istintiva a darle quel fascino. Entrato nel suo letto, un uomo
diventava il suo bene, il suo giocattolo, il suo carnefice o il suo
schiavo a seconda dell'umore, ed era suo, e lei lo gridava ai
quattro venti. Si dichiarava proprietaria del suo corpo, di quello
dell'altro, con parole liriche o crude, con gesti umili o dispotici,
che ne facevano una specie di idolo barocco, implacabile, davanti
al quale douard, da buon selvaggio affamato, non poteva
che inginocchiarsi. S, quei dieci giorni erano stati una tregua
nel tempo, ma la vita, la vera vita era fuori, e lei doveva
ritrovarla. Solo che, per douard, la vera vita era questa, qui,
subito; e lei l'avvertiva confusamente e gi incominciava a
infastidirsene.
Parti sul serio? disse lui.
Ma certo. Ci raggiungerai dove vuoi.
Parlava gi al plurale; e quel plurale implicava gli altri attori
della tourne, l'impresaria, i macchinisti, i direttori d'albergo, gli
amici, e insomma tutti quelli che gi irritavano douard. Dovette
capirlo, perch si mise a ridere arruffandogli i capelli.
Proprio carino, disse questo ciuffetto storto. Molto serio,
per quando sarai accademico di Francia.
Non parlare di disgrazie, disse lui debolmente.
E perch? Saresti bellissimo... Hai gli occhi quasi verdi, l...
E si chinava su di lui, gli sollevava le labbra con un dito,
esaminava i denti, gli tirava le guance, cancellava le occhiaie,
soppesava, valutava, si divertiva.
Mi sembra di recitare Chi disse. Perch fai quella faccia?
Non possiamo mica passare la vita in questa camera senza
mai uscire!
douard le alz gli occhi addosso. C'era qualcosa nel suo
sguardo, un avvertimento, una supplica o una rassegnazione,
Batrice non riusciva a capire esattamente, che la turb e le
fece abbassare gli occhi.
E perch no? rispose con tristezza.

 Capitolo 4.

Erano seduti fianco a fianco, nel buio, in una sala degli Champs-lyses,
e douard cercava d'interessarsi al film. Era la loro
prima uscita, una prima cinematografica, e avevano raccolto entrando
la prevedibile messe di sguardi, mezze felicitazioni, mimiche
stupite e bisbigli. Fotografi e flash li avevano sconati fino
ai loro posti, e Batrice aveva fatto la pantera. Gli aveva tenuto
il braccio, dato il cappotto, si era chinata verso di lui, come
indifferente a tutto il resto
- come se fossero soli, appunto -
in un modo che aveva imbarazzato e insieme portato douard
al settimo cielo. Si sentiva stordito, goffo, invidiato e mal capito.
Ma anche trionfante, non meno che ridicolo. Quella donna che
gli sorrideva, che alcuni uomini salutavano con l'ombra di un
ricordo negli occhi o nella voce, quella donna che molti gli invidiavano,
perch particolarmente bella e arrogante, quella sera,
quella donna che aveva creduto perduta e poi cos miracolosamente
ritrovata, quella donna era la sua. E tutti quegli sguardi,
anche se venivano da gente che istintivamente ignorava o temeva,
erano comunque altrettante prove: questa era la sua donna.
Con la coda dell'occhio le guardava gli zigomi distanti, gli occhi
obliqui, la bocca dritta e piena, quel viso che aveva disfatto
come voleva e qualche volta portato fino alle lacrime, in quelle
notti interminabili e cos recenti, e provava l'orgoglio assurdo
e delizioso del proprietario. Lui, douard, proprio lui, che disprezzava
pi di ogni altra cosa il senso della propriet e
che, nella sua morale e nei suoi scritti, gli attribuiva tutti i mali
del mondo.
Batrice si sentiva addosso quello sguardo e sorrideva. Sapeva
di essere in gran forma, quella sera; glielo avevano detto gli
sguardi femminili e gli sguardi maschili, e sapeva che il delicato,
il sensibile e modesto douard faceva orgogliosamente la ruota
accanto a lei, come tutti quelli che lo avevano preceduto. Era
bello anche lui, del resto, con le sue lunghe gambe da puledro,
i lineamenti sottili, la sua indolenza e le grandi mani goffe.
Anche questo, aveva letto nello sguardo degli altri. Si gir a
guardarlo con un senso di contentezza profonda e gli sorrise
nel buio.
Se ce ne andassimo? disse douard sottovoce. Mi sto annoiando.
Lei alz le spalle. Era davvero infantile! Come si fa a piantare
una prima cos, per ritrovarsi poi in rotta con i produttori, il
regista e gli attori. Avrebbe dovuto educarlo, come non aveva
avuto il tempo di fare cinque anni prima, quando era solo un
capriccio. Ma adesso ch'era diventato anche lui qualcuno, adesso
che potevano spartirsi equamente le loro vite private e pubbliche,
la loro relazione doveva assolutamente svolgersi nelle
dovute forme. Anche se douard non sognava che di trovarsi
in un letto, solo, con lei - e l'idea la lusingava - era comunque
indispensabile che se ne restasse tranquillamente seduto in una
poltrona di platea, e poi alla tavola di un ristorante, e poi, forse,
in un night alla moda, provocando cos l'approvazione generale.
Come tutte le persone che alla fin fine fanno sempre quello
che gli pare o meglio quello che pare ai loro istinti, Batrice
aveva una perenne sete di stima, addirittura di approvazione,
soprattutto nelle serate di gala.
Adesso il film era finito e Tony, tutta impennacchiata, gli
stringeva le mani con grande calore e con apparente entusiasmo,
quasi avesse assistito al loro matrimonio. E con il suo entusiasmo
sembrava rendere ufficiale la loro unione annunciando
a un Tout Paris, doverosamente sbalordito, che s, le cose stavano
proprio cos: douard Maligrasse, giovane autore di
fresca celebrit, e Batrice Valmont, la bella attrice, andavano
a letto insieme.
douard, fino a quel momento passivo, si scosse all'improvviso
e agit la mano. Kurt van Erck, un regista ufficialmente d'avanguardia,
si dirigeva verso di lui. Era un ometto rosso, dagli
occhi penetranti, di voce secca, che aveva allestito le due prime
commedie di douard. Generalmente temuto per la secchezza
e la brutalit dei suoi giudizi, e il disprezzo che professava per
tutto quanto non fosse teatro impegnato. douard, felice di
vedere una faccia conosciuta, lo present a Batrice che gli
rivolse un sorriso smagliante. Invano. Kurt la considerava chiaramente
un'attrice di mezza tacca che recitava commedie d'evasione.
E considerava un gran peccato che douard Maligrasse
si compromettesse con lei e perdesse parte del proprio tempo
nel suo letto. Non disse nulla del genere, naturalmente, ma lo
espresse con chiarezza attraverso il modo di salutare Batrice
e di rivolgersi a Tony con un breve cenno del capo. E naturalmente
Batrice registr subito la cosa, e altrettanto naturalmente
lo detest.
Non vi conoscevate? disse douard ingenuamente. 
strano, frequento poco questi posti indicava la sala con un
gesto vago ma credevo che a Parigi la gente di teatro si conoscesse
tutta.
Una grande famiglia, eh? ghign Kurt.
Ma certo, siamo un po' tutti nella stessa barca annu Tony
con aria gentile.
Lei trova?
La domanda di Kurt era al limite dell'insolenza. Lo stesso
douard, con tutta la sua distrazione, si sent imbarazzato.
Io non trovo affatto replic Batrice con aria serafica. E
aggiungerei: grazie a Dio.
E rivolgendo a Kurt un sorriso ancora pi serafico, a mo'
di congedo, si gir verso douard.
douard, disse tesoro mio, muoio di sete.
Lo guardava con una tale tenerezza, una tale felicit apparente,
che douard dimentic immediatamente Kurt, le loro discussioni
del passato e i loro progetti per il futuro e, piantandolo
in asso, fece strada verso il bar alle sue due donne.
Conosci Kurt da molto tempo? domand Batrice, appoggiata al bancone del bar.
Davanti a loro sfilavano amici e conoscenti, attirati o divertiti
dalla nuova relazione. Ma Batrice sembrava vedere solo lui.
Da tre anni disse douard.  il mio migliore amico.
Batrice si lasci sfuggire una risatina allegra, ma dubbiosa,
fedelmente ripresa da Tony.
Povero tesoro disse alzando le spalle... Quanto a me,
riprese poi con voce mutata preferisco Nicolas.
douard si volt verso la folla. Batrice indicava con il mento
il sempre bello Nicolas Sainclair che si stava dirigendo verso
di loro. C'era, in Nicolas, qualcosa d'irresistibilmente attraente.
Prima di tutto, perch sembrava irresistibilmente attratto dagli
altri, e in realt lo era, a quarantacinque anni e malgrado l'uso
smodato di se stesso e del proprio fascino. Nicolas Sainclair,
attore fallito, pessimo padre, pessimo marito, sceneggiatore pietoso,
perfetto gigol e mecenate squattrinato, Nicolas era tutto
amore per il suo prossimo. Era stato l'amante di moltissime
donne, a Parigi, che ne conservavano tutte un buon ricordo,
e, il che era ancora pi strano, gli uomini non gliene serbavano
rancore. (Bisogna anche dire che, essendo professionalmente un
fallito, correva meno rischi d'essere odiato.) Sempre in bolletta,
parassita senza rancori e ormai vagamente ubriacone, Nicolas
viveva alla va l che vai bene; lo s'incontrava dappertutto, fedele
fino alla caricatura alla propria immagine. E dappertutto era seguito,
come un'ombra, da un'atmosfera di frivolezza obbligatoria,
alla Feydau, che riconduceva qualsiasi situazione, anche
drammatica, entro i limiti del gi visto. Senza burlarsi di
nessuno, perch privo di spirito critico, Nicolas Sainclair sdrammatizzava
tutto e parecchie padrone di casa si erano spesso rallegrate
della sua presenza. Infine, gemeva, o meglio taceva in lui,
un ragazzino esacerbato, sensibile e timoroso che in mille letti
e in mille ruoli non era mai riuscito a trovare il latte dell'umana
tenerezza. Sembrava sinceramente felice di veder riuniti i
suoi due amici: Batrice, tra le cui braccia aveva passato, un
tempo, una lunga stagione, e douard, alle cui spalle viveva da
due anni.
Non sapevo di voi due disse, prendendoli per il collo.
E subito, i due si sentirono colpevoli di non avergli telefonato
all'indomani del primo amplesso. Beatrice gli premette contro
il fianco, come tutte le donne quando erano vicine a Nicolas,
e douard gli mise un braccio sulla spalla. A modo suo, Nicolas
era il padrino di tutte le relazioni parigine. Quando si allontan
per andare a salutare qualche altra comparsa della serata,
douard e Batrice si scambiarono uno sguardo intenerito.
Ho passato con lui un'intera primavera disse Batrice con
aria sognante.
Ah disse douard sorpreso non lo sapevo.
Ma insomma, disse Batrice con aria quasi severa era talmente
bello!
Una sfumatura, nella sua voce, pareva intendere che sarebbe
stata una vera volgarit, quasi un'indecenza, non cedere a una
bellezza simile. Bisogna anche dire che si trattava di una sfumatura
rintracciabile nella voce di tutte le ex donne di Nicolas;
e come gli altri uomini, douard dovette riconoscere tra s e
s che, effettivamente, Batrice non aveva avuto altra scelta. Ma
subito dopo, l'atroce pensiero che oltre a Nicolas ce n'erano
stati degli altri lo fece trasalire, e si guard intorno con occhi
furtivi e indagatori, cercando di capire su quale di quelle facce
glabre o pelose, bonarie o chiuse, argute o sciocche, si era mai
posata la bocca di Batrice. Ne vide una quindicina che gli parvero
plausibili, e venne preso da una specie di rabbia.
E quello l? disse, indicando con il mento un ragazzotto
belloccio che li salutava.
Ma sei matto disse Batrice con una risatina. Quel mezzo
uomo... Del resto aggiunse con sincerit detesto gli attori.
E in effetti, Batrice provava un segreto disprezzo per i suoi
colleghi. Usando, in quanto attrice, di tutte le astuzie, menzogne
e armi della femminilit, le era diventato impossibile dissociare
la femminilit dal mestiere; e per lei (malgrado qualche esperienza
che avrebbe dovuto farle cambiare idea), qualsiasi attore
degno di questo nome nascondeva un impotente o un pederasta.
Avrebbe proprio dovuto spiegarlo a douard che, se continuava
a sembrare ingenuo come prima, adesso pareva anche geloso.
Ed era dunque un po' incerta; doveva descriversi come una
vamp dal torbido passato oppure delineare la figura, pi seria,
di una vera attrice tutta presa dalla propria arte? Non sapeva
ancora quale dei due ruoli le piacesse di pi. Del resto non
si preoccupava minimamente delle varie discordanze che in
futuro douard avrebbe potuto rilevare, n delle inevitabili contraddizioni
che avrebbe scoperto nell'una o nell'altra versione
La verit, per Batrice, non esisteva. La verit della sua vita
la sapeva solo lei, e basta. E in questo, nel cuore stesso della
sua menzogna, era straordinariamente in buonafede. Era arrivata
a un tale punto di autoconvincimento che, quando raccontava
il suo passato, quei pochi testimoni che invocava, vedendosi costretti
a contraddirla o a rinnegare la propria memoria, sceglievano
quasi sempre di tacere.
Oscillava quindi tra due desideri: abbagliare douard spaventarlo,
turbarlo con tutta una sfilza di allusioni, di ricordi
di equivoci; oppure, parte pi materna, questa, rassicurarlo'
fargli sperare in una certa stabilit, in una specie, come dire
di base, e perch no, in una promessa di futuro. Era la prima
volta da moltissimo tempo, si rese conto, che considerava
l'avvenire in funzione di un uomo. Erano ormai pi di quindici
anni che viveva solo in funzione dei prossimi dieci giorni Ma,
si vedr... Frase vaga che le era quasi sempre servita come decisione,
e sempre aveva avuto una funzione positiva.
Nicolas si stava riavvicinando. E allora, dove si va? disse
come se andare insieme da qualche parte fosse una cosa ineluttabile,
e douard, che sognava solo di tornare a casa, di ritrovarsi
solo con lei, s'inchin davanti a quella sicurezza. Dopo di che
scortata dai suoi due uomini, tra la bellezza, l'amore e il talento,
Batrice, beatamente felice, fece un'uscita che uguagliava il successo
dell'entrata.
Rincasarono all'alba, e la camera azzurra apparve a douard
come un paradiso da troppo tempo perduto. And in bagno
per primo, mentre Batrice si buttava sul letto ancora vestita
Per un tacito accordo, lui si vestiva e si spogliava sempre prima
di lei, proprio come se fosse stabilito ch'era lei a dover essere
attesa. Davanti allo specchio, douard sorrideva alla sua
immagine, l'immagine di un uomo attraente, ben rasato, rassicurante,
un volto abbastanza piacevole, in ogni caso, perch gli venissero
aperte le porte di quella camera ed egli vi introducesse cos,
furtivamente, un sentimento immenso quanto pericoloso.
Povera Batrice, credula Batrice... Credendo di accogliere un
uomo che le piaceva, accoglieva in realt un uomo che l'amava.
douard sorrideva della sua ipocrisia e, con tenerezza anche
maggiore, di certe piccole cose rubate a caso nella notte, mentre
discuteva con Nicolas e altri generici. Di una, soprattutto, che
lo commuoveva fino alle lacrime Batrice barava sull'et; Nicolas
era scoppiato a ridere quando lei aveva parlato dei suoi trentacinque
anni; si era ripreso subito, ma troppo tardi. Cos,
douard si era sentito sommergere da un'ondata di tenerezza
all'idea che Batrice cos bella, e per lui cos inalterabile, potesse
togliere qualche anno al suo stato civile in modo tanto infantile;
e gli pareva un'incrinatura insperata, squisita, questa, in una
donna armata fino ai denti. Finalmente pensava ha paura di
qualcosa: invecchiare. Non gli pass neanche per la mente la
minaccia che un giorno quel timore avrebbe potuto rappresentare
per lui: la gente che ha paura ha sempre bisogno d'essere
rassicurata, vuole sempre nuove prove. E per Batrice, gli
uomini che seduceva avevano sempre un po' avuto una funzione
di prova. Gli uomini, non un uomo.
Per di pi, douard aveva saputo con grande meraviglia che
all'epoca della sua lontana relazione con Nicolas era stato proprio
lui a stancarsi per primo. Non che Nicolas glielo avesse
detto, poich la cafonaggine non era il suo forte, ma si era lasciato
scappare un: Se avessi saputo!, che rivelava, con una
specie d'innocenza, il rimpianto di non aver intuito il brillante
avvenire della sua giovane amica. L'idea che si potesse piantare
Batrice superava la comprensione di douard. Non solo istintivamente,
perch l'amava e non sarebbe mai stato capace di lasciarla,
ma anche perch, secondo lui, la cosa non si adattava
al personaggio della sua amante. La sua immagine di Batrice
era stilizzata, implacabile e insieme ingenua; si era creato l'immagine
della donna fatale che, fino a quel momento, non s'era
smentita in nulla. E adesso, in una sola sera, aveva scoperto
che quella donna aveva patito qualche abbandono e qualche
ruga, che quella statua aveva falle e screpolature ignote. Ma
lungi dallo sminuire il suo amore, quel pensiero lo raddoppiava.
Seguendo un fenomeno tipico degli amanti, tutto ci che in
quella donna si rivelava nascosto o contraddittorio gli appariva
come un segno di umanit. Ignorava che quelle che chiamano
le debolezze dell'altro inteneriscono sempre, prima di rivelarsi
mortali. Non  mai un difetto che pu ferirti, ma la mancanza
di una qualit. E douard, pi tardi, non avrebbe sofferto
del fatto che Batrice lo tradisse quanto del fatto che non
fosse fedele.
Rientrando in camera, trov Batrice ancora sdraiata sul
letto, truccata, vestita, a occhi chiusi. Scoppi a ridere e tir
il lenzuolo: non si era neanche levata le scarpe.
Hai intenzione di dormire cos? domand.
Lei alz gli occhi e lo fiss:
Non ho intenzione di dormire, ho intenzione di riflettere.
Parlava seriamente, e douard sedette, mogio mogio, ai piedi
del letto. Davanti a quella donna coperta di piume nere sullo
sfondo delle lenzuola bianche, si sentiva, nel suo accappatoio,
terribilmente sciatto.
Vuoi riflettere, disse e su che cosa?  l'alba, non  un'ora
buona per riflettere.
Non ci sono ore buone o cattive per farlo ribatt lei, lanciandogli
un'occhiata di disprezzo.
Gli venne in mente allora che aveva bevuto troppo, e in un
modo che lo aveva colpito, fin dall'inizio della serata; Batrice
prendeva il bicchiere con mano esitante, lo soppesava, poi, come
se avesse riflettuto, lo vuotava d'un fiato e senza respirare.
Pareva che bevesse per ubriacarsi e, a quanto pare, ci era riuscita.
douard, che aveva l'alcool allegro e tenero, si sent improvvisamente
beato. Era l, alle cinque del mattino, a piedi nudi
e sguardo nudo, seduto sul letto di una bella donna tutta vestita
di nero, con gli occhi ardenti sotto un lenzuolo fresco.
Sembriamo una di quelle incisioni licenziose della Belle poque,
solo che in genere l'uomo  vestito da sera e la donna
mezza nuda. Non trovi?
Lei non rispose, e con l'indice gli fece cenno d'avvicinarsi,
fino a toccarle il volto con il volto. Lui respirava piano, vedeva
quella bocca rossa vicinissima alla sua, gli piaceva il leggero
odore d'alcool, di tabacco e di profumo mandato da quel corpo
che gli si abbandonava. Gli battevano le tempie, per la stanchezza
e la felicit.
Ti dir un segreto, disse Batrice un grande segreto.
Lui ebbe un moto di paura. Temette per un attimo che tutto
questo: la camera, la donna, quel letto, la serata, la sua felicit,
tutto andasse improvvisamente in briciole ridiventando ci che
sempre temeva fosse: un sogno.
Sai, riprese Batrice detesto la gente.
Lui, dal sollievo, si mise a ridere. La gente, non era lui.
Eppure, non volevi tornare a casa disse. Non avevi l'aria
di annoiarti per niente, ma proprio per niente...
Ubriaca, ancor pi che sobria, Batrice detestava l'ironia.
Lanci un'occhiata severa a quel ragazzo attento, attento come
cinque anni fa pens e altrettanto inerme. E chiuse gli occhi.
Mio povero douard, disse, e sui suoi tratti pass un'espressione
che sperava il pi somigliante possibile a un'amara
rassegnazione mio povero douard, non  che una maschera.
Come mi conosci poco, anche tu! Se sapessi...
Per quella sera, non avrebbe saputo niente perch, un attimo
dopo, fulminata dal sonno come lo era dal piacere, Batrice
stava gi dormendo. E nel cerchio dorato diffuso dalla lampada
della grande camera di rue Chambiges, non ci furono pi incisioni
licenziose ma solo un ragazzo chino, e goffo, che ricopriva
con precauzione il corpo abbandonato, stranamente piumoso,
di una bella sirena tornata ai suoi mari.

 Capitolo 5.

Il quadro di Magritte rappresentava una casa borghese, piuttosto
bella, disegnata contro un cielo azzurro, di un azzurro indefinibile,
un azzurro d'alba, violento, pallido e crudo, un azzurro cupo,
una casa con un lampione in primo piano, una casa che
douard conosceva bene. Aveva passato la sua infanzia in quella
casa, una delle sue infanzie perlomeno, ne era sicuro. Proprio
com'era sicuro che avrebbe voluto viverci per sempre e avrebbe
voluto che ci vivesse Batrice e che lui potesse entrarvi, in quel
quadro, salire la gradinata esterna, andare su per una scala buia,
all'interno, e ritrovare davanti alla finestra illuminata, a destra,
seduta su di una poltroncina fuori moda e terribilmente preoccupata
per il suo ritardo, Batrice.
Il custode del museo tossicchi e douard ridiscese la scala
a precipizio, richiuse la porta della casa di Magritte e usc dal
quadro e poi dal museo del Jeu de Paume. In realt, Batrice
lo aspettava a Amiens; ma senza dubbio in un albergo anonimo
e senza dubbio, ahim, nient'affatto preoccupata. Era una settimana
che era andata in tourne, otto giorni che durava la loro
separazione, e non si erano scambiati, al telefono, che poche
frasi imprecise, nervose, distratte. douard le domandava:
Come la sopporti?. La, era l'inumana separazione e lei rispondeva
che la sopportava malissimo ma, per lei, si trattava della
tourne. Ti manco? domandava douard a quella cosa nera,
umidiccia e fredda, a quell'orrore, al suo salvatore, al ricevitore
di ebanite. Ma certo, diceva Batrice che mi manchi. E
lui aveva voglia di gridare: Ma certo! e perch ma certo? Hai
Vissuto tanto tempo senza di me. Come puoi essere sicura di
soffrire lontano da me? Come posso, io, essere sicuro che soffri?.
Ma diceva solo: Non sei troppo stanca?, Non sei triste?,
 silenziosa, la tua camera?. Aveva l'impressione che
quando, l'ultima volta, gli aveva detto: A sabato - quel sabato
che per lui era diventato l'unico giorno vivo e reale della settimana
- avrebbe benissimo potuto dirgli anche: A marted o
A luned , ed era per non arrivare troppo presto, per non
dover ciondolare per via - e cio non guidare troppo piano,
quindi, per lui, distrattamente - che si era fermato davanti al
museo del Jeu de Paume. Aveva attraversato le sale come un
fulmine. Tutti quei quadri, quei capolavori, quei pezzi di tela dipinta
intrisi del sudore, del sangue, dei nervi, dell'anima di un
altro uomo, erano stati per lui piccoli ostacoli, piccole barriere
ridicole tra s e l'inizio dell'autostrada del nord, niente di pi.
Solo il Magritte lo aveva veramente colpito. E per un attimo,
un lungo attimo prima che vi facesse abitare Batrice, gli aveva
dato quella felicit sensuale, quel piacere quasi orgoglioso che
possono infliggere certi quadri.
Adesso, viaggiava. Sulla strada gi cadeva la sera e douard
pens all'improvviso che era arrivato l'autunno. Da un po' di
tempo non c'erano pi stagioni per lui, pi strade, pi date,
all'infuori di quel sabato sottolineato di rosso, di nero, in tutte
le sue agende, incorniciato da una riga infantile, ossessiva, come
se avesse potuto dimenticarlo. Perch da una settimana a questa
parte, ogni volta che apriva il taccuino davanti a qualcuno per
prendere un appuntamento di cui s'infischiava, quel sabato sottolineato
di rosso gli saltava agli occhi come una promessa e
quasi un'indecenza. Dietro a quelle sei lettere piatte, c'erano il
corpo ardente di Batrice, le sue parole d'amore, le sue esigenze,
e douard richiudeva il taccuino in fretta e furia, come
se vi avesse ritrovato sbadatamente un testo licenzioso rivolto
solo a lui.
Amiens... la piatta citt di Amiens gli era diventata Capua.
Vi arriv troppo presto, naturalmente, e si sent in dovere di
perdersi; non era mai riuscito a dimenticare la stupida battuta
che Batrice pronunciava in una commedia, all'epoca del loro
primo incontro cinque anni prima; la frase che andava ad ascoltare
ogni sera quando, piantato e pazzo di dolore, adoperava
i suoi ultimi franchi per pagarsi un posto nel loggione del teatro
in cui lei recitava. Aveva una parte minuscola, allora, quella di
una camerierina, e doveva dire: Deve sapere, signore, che per
una donna l'ora giusta non  mai veramente quella. Quando
 gi passata,  ancora quella, qualche volta. Ma, prima, non
 mai quella. Era la battuta pi lunga che dovesse pronunciare,
e pur giudicandola terribilmente piatta, quella frase aveva
sempre avuto il potere, per tutte le sere di quel triste periodo,
di stringergli il cuore; perch, a quel tempo, gli ricordava che
la sua ora era gi passata e che non sarebbe tornata mai pi.
E certamente, una formula intelligente e sensibile sull'amore,
il tempo che passa e i suoi guasti, lo avrebbe colpito meno e
in ogni caso con minor crudelt di quella subdola idiozia.
Per diventare quella che era, un'attrice consacrata, una stella,
Batrice, se ne rendeva conto, doveva aver desiderato molto,
lottato molto e molto sopportato. Ora, una Batrice supplichevole,
in attesa, una Batrice esposta a rifiuti e sgarbi, tutto
questo era insensato e disturbava ancora una volta la sua immagine
convenzionale. In ogni caso, fin quando lui fosse vissuto,
la cosa non si sarebbe ripetuta mai pi. Al volante della sua
504, con le mascelle contratte, douard Maligrasse, che pure
era ufficialmente adulto da parecchio tempo, prometteva alla sua
amante una vita magica, lastricata di trionfi e d'amore (il primo
termine al plurale, il secondo, ovviamente, no). Era infatti
questa una delle maggiori attrattive e una delle pi grandi qualit
di douard: non sognava una Batrice abbattuta, disarmata,
che chiedesse aiuto; non sognava (se non sul piano della passione)
una Batrice che avesse bisogno di lui. Non lo aveva mai
sognato, del resto. Anche nei momenti peggiori della rottura,
l'aveva sempre desiderata, voluta, felice e piena di successo. E
non soltanto per la sua naturale bont, ma anche e soprattutto,
perch la sua sensualit era molto pi eccitata dall'immagine di
una Batrice trionfante. E dato che era prima di tutto uno scrittore,
evitava istintivamente quanto accuratamente di modificare
il corso delle proprie fantasticherie: nella vita serbava solo ci
che le sosteneva, respingendo tutto il resto. Senza saperlo,
douard costruiva il suo amore come costruiva le sue commedie.
Ignorava che rendendosi cos oggetto e insieme soggetto
della propria passione, correva il rischio di diventarne doppiamente
schiavo - vittima. Ma aveva appena ritrovato Batrice,
quei timori non lo sfioravano minimamente; e quella sera era
un vecchio ragazzo e un giovane, allegrissimo, spasimante
l'uomo che domandava a tutti i pedoni la via pi breve per
l'Htel de l'Univers.
Sai cosa mi ha combinato quel buzzurro di Agostini, questa
sera, in scena? Con la sua faccia da rompiscatole a musoduro,
si  messo a sgranocchiare un grappolo d'uva e a sputacchiare
le bucce dappertutto con aria giuliva... Per poco non ci restavo
secca.
Batrice rideva. La sala da pranzo dell'albergo era vuota e,
nell'angolino che per grazia speciale avevano lasciato acceso per
quel pranzo tardivo, Batrice e douard bisbigliavano come due
collegiali. Appena arrivato, douard era stato preso nel classico
vortice delle valigie, dei baci frettolosi, dei taxi, delle presentazioni.
Poi aveva assistito alla commedia come in sogno e finalmente
si ritrovavano soli, in quel posto lugubre. Eccola dunque,
dopo l'interminabile settimana; e quell'incontro, che si era immaginato
d'oro e porpora, prestigioso insomma, avveniva tra
pareti color beige, su sedili di fintapelle marrone, davanti a un
cameriere grigio di stanchezza. Ed  sempre cos pensava
douard. Ma fra poco gli sarebbe bastato spegnere la luce
perch la camera, anonima malgrado i suoi sortilegi di banalit,
gli incantamenti di futilit e gli eccessi di piattezza, ridiventasse,
grazie alla notte, il campo chiuso della loro guerra pi bella.
Ci sarebbe stato il lampo chiaro delle braccia di Batrice, il nero
dei suoi capelli, pi nero del buio, il rosso quasi visibile del
suo sangue alla gola, quando l'avrebbe portata fino al piacere,
ci sarebbero stati tutti i pallidi e folgoranti colori di cui si
era nutrito in quelle sette, in quelle interminabili sette notti
senza di lei.
... del resto, non lo sopporto, termin Batrice non
sopporto quel genere di persone, gli sono francamente ostile;
mi sento, per dirla stupidamente, tutta d'un pezzo.
Quell'ultima espressione non era completamente ingiustificata;
se Batrice non era tutta d'un pezzo, se era, al contrario,
fatta di mille pezzi contraddittori, si trovava per sempre e comunque
tutta intera in ciascuno di essi. E dato che non indietreggiava
mai di un passo di fronte a se stessa, poteva essere
di volta in volta tutta dura o tutta tenera, tutta scema o tutta
lucida. Non si sentiva mai divisa, dentro di s. E forse era
proprio per questo, perch non aveva mai ammesso una divisione
in se stessa, nei propri sentimenti, che non aveva mai potuto
neanche dividerli con qualcun altro. In compenso, quel guscio
cos fasullo, quell'armatura cos sgangherata, cos eterogenea che
nessun cavaliere medioevale avrebbe avuto il coraggio d'indossare,
l'aveva protetta da moltissime ferite, se non da moltissimi
lividi. Non s'era mai lasciata andare sulla via dell'amicizia comoda,
della fiducia troppo sicura, o pi semplicemente, dell'abitudine.
I suoi amici, le sue amiche, i suoi amanti e conoscenti in
genere, erano sempre stati ferocemente maltrattati, un giorno
o l'altro, o ferocemente adorati; e nessuna persona che l'aveva
avvicinata aveva mai avuto il diritto, in nessun momento, di
avere onestamente fiducia in lei; ma se potevano aspettarsi di
tutto, da parte sua, potevano anche fidarsi ciecamente dell'imprevisto:
erano certi, assolutamente certi, che lei era capace di
tendergli la mano per tirarli fuori dai guai quanto di pestargli
la testa per affondarli ancora di pi. Assolutamente certi, anche,
che avrebbe fatto entrambi i gesti con la stessa mancanza di
calcolo e la stessa buona coscienza.
Di fatto, era una di quelle rare donne, in quest'epoca cos
morale, predicatrice e conformista nel suo preteso anticonformismo,
una delle rare donne, tra mille merli addomesticati e mille
pecore urlanti al lupo al lupo!, che andasse fiera sia delle sue
bassezze che delle buone azioni. Solo i fallimenti le facevano
mettere in questione il suo buon diritto, vale a dire la sua fortuna.
I fallimenti, e naturalmente i malanni, perch una brutta influenza
era per Batrice umiliante quanto una brutta critica. In
quei casi, del resto, con un colpo di reni istintivo evitava di
precisare il suo rancore; e invece di accusare l'incompetenza del
critico o la competenza del virus, se la prendeva freddamente
con il destino: tutto quello che andava storto veniva immediatamente
deviato, stornato, verso un piano astrologico, misterioso
e malefico. In compenso, tutto quello che andava dritto le apparteneva
di diritto. Ragione per cui, parecchi uomini si erano spezzati
i denti, i nervi e a volte il cuore cercando di provarle che
aveva pure una qualche responsabilit, nella sua esistenza.
Ti scoccia quel tizio? domand douard. Se vuoi, domani
lo legno.
Batrice scoppi a ridere, ma le brillavano gli occhi. Le piaceva
da morire che ci si battesse per lei. Per un attimo, ebbe la
visione di un douard sanguinante, disfatto, disteso ai piedi di
un mobile d'epoca, e di lei, in ginocchio, che gli posava una
mano tra i capelli castani impiastricciati di rosso chiaro, lei, che
sollevava quella testa calda, avida e dolce, lei, che violentava
sul tappeto quell'uomo mezzo svenuto... Era ben strano, a pensarci,
che non immaginasse, come faceva di solito con i suoi
maschi, un douard, in piedi, che spingeva sdegnosamente col
piede il ribaldo atterrato. Ed era altrettanto strano pensare che
quell'amante travolgente, quel ragazzo beneducato, scrivesse
delle commedie, e che quelle commedie avessero un buon successo
presso i critici pi difficili di quella citt gi cos difficile.
E quando guardava quell'uomo da vicino, molto da vicino,
quell'uomo cos visibilmente, appassionatamente attento a lei,
si domandava in quale recesso segreto della sua testa, sotto quei
capelli morbidi, infantili, potesse nascondersi una forza sconosciuta,
bizzarra, forse malsana, ma che istintivamente rispettava:
la possibilit di scrivere. Lo sguardo di douard, nel desiderio,
era talmente puro e il suo volto talmente aperto, liscio... Dov'era
mai il retroscena, il famoso retroscena? Dov'era l'avorio della
torre? Dove incominciava l'inviolabile in quell'uomo gi violato
e che chiedeva solo d'esserlo di nuovo e sempre, nel corpo e
nel cuore? Avrebbe pure dovuto saperlo un giorno o l'altro. Una
voglia ignota le si andava accendendo dentro, per met curiosit
e per met volont di potenza. Voleva sapere tutto; ignorava
il perch, ma voleva che di quell'uomo nulla le sfuggisse. Eppure,
pensava confusamente non sono innamorata di lui, non
sul serio. Sono sempre stata sicura che sarebbe arrivato, questo
sabato, e il tempo non mi  sembrato lungo... E allora di dove
veniva quella specie di vertigine e quella grande fame senza un
vero appetito?
Si riscosse, sorrise a douard con aria stanca. Lui chiam
il cameriere grigio di fatica che port il conto e l'albo d'oro
del locale color granata. Batrice firm pacatamente, non senza
un sorrisetto tra l'esasperato e il rassegnato. Poi lo pass a
douard che, con gli occhi bassi, confuso, firm anche lui.
Il giorno dopo recitavano a Lille e douard, che aveva immaginato
quel viaggio con Batrice come una fuga in un paesaggio
romantico e insieme miserabilista, con il terriccio nero e gli azzurri
e pallidi soli del nord, dovette in realt guidare per tre
ore sotto la pioggia, tre ore ritmate dal tergicristallo e dalle rare
frasi di Batrice che si era svegliata di cattivo umore. Del resto,
aveva subito annunciata Stamattina ho i nervi, con una
specie di oggettivit fatalista, come avrebbe potuto dire: Piove.
Considerava visibilmente i propri stati d'animo alla stregua di
fenomeni naturali, imprevedibili, indipendenti dalla sua volont
quanto le perturbazioni atmosferiche. Ragione per cui, dopo
aver dato quel preciso tono alla giornata, non fece che irritarsi,
lagnarsi e annoiarsi, e arriv esasperata in un albergo di Lille,
divertente come quello di Amiens. Oppresso e ciondoloni,
douard la guard aprire le valigie e gli armadi, e quando si
sent domandare con una risatina amara se per caso era possibile
che lei, Batrice, passasse qualche ora tranquilla per riuscire
a calarsi nei panni del suo personaggio, batt subito in ritirata
e si rifugi nella hall dell'albergo. Lesse tre volte il Journal du
Nord senza capirne una parola, fece quattro passi fuori, sotto
la pioggia, e scov in una libreria solo due romanzi polizieschi
che temeva di aver gi letto. A ogni buon conto, comper per
la decima volta Madame Bovary in edizione tascabile. Con un
ultimo sforzo, per assicurarsi un fine pomeriggio confortevole,
ordin un t, dei toast e, non avendo il coraggio di tornare
in camera, aspett nella hall per due ore.
Del resto, provava una specie di piacere in quella hall desolata.
Era una giornata sinistra, in un posto sinistro, ma sapeva
che per nessuna ragione al mondo avrebbe voluto trovarsi altrove.
 una delle grandi magie della passione pensava quella
di non dirsi pi; cosa ci faccio, qui? ma invece: come fare per
restarci? Batrice che, in camera, aveva incominciato ad annoiarsi
quasi subito e a sentire - o, pi esattamente, era il suo
malumore a sentirla - la mancanza di douard, scese, pronta
ad attaccar briga. Gli fece notare che sembrava proprio uno di
quei poveracci tanto cari a Simenon e che, del resto, la sua apatia,
la mancanza di curiosit per la bella citt di Lille erano altamente
significative. Sperava confusamente che le rispondesse la
verit, e cio che si trovava l per i suoi begli occhi, che le
aveva fatto da autista e che non aveva niente a che fare con
quella tourne piovosa e funerea. Ma douard non era uomo
da lagnarsi o far baruffa e cos, frustrata nella sua scena madre,
Batrice gli consigli di tornarsene a Parigi la mattina dopo o
la sera stessa, se preferiva. E con questo avrebbe certamente
avvelenato la serata di douard, lo avrebbe indotto al dolore
o alla collera, e in conclusione avrebbe dato un po' di piccante
al loro incontro. Perch in realt Batrice adorava le complicazioni:
le storie sentimentali dovevano assolutamente essere tese
e pepate, soprattutto in un ambiente scialbo come quello.
Ed effettivamente douard, inquieto, infelice, gir a vuoto
per un'ora. Non prese in considerazione neanche per un attimo
l'idea di sparire con dignit; la voce di Batrice aveva avuto una
sfumatura che significando In ogni caso, ti trover qui, al mio
ritorno, lo so, gli additava la via del dovere. Per lui, il punto
di vista di Batrice sui loro rapporti era sempre quello giusto,
e non si sognava certo di modificarlo. Non voleva stupire
Batrice, voleva addomesticarla; bisognava che lo sentisse indispensabile,
che si abituasse a lui e che l'abitudine diventasse
veramente una seconda natura, sicch douard, innamorato,
giovane e appassionato, aveva delle tattiche da vecchio. La
proprietaria dell'albergo, impietosita dalla sua solitudine, gli indic
un cinema vicino dove finalmente approd. Sarebbe rimasto pi
volentieri in camera, a guardare il soffitto, ma sapeva che Batrice,
rientrando, gli avrebbe domandato cos'aveva fatto e che se
lui avesse risposto Niente si sarebbe sentito colpevole. Tanto
valeva essere in grado di raccontarle, con entusiasmo o ironia,
il soggetto di un film.
Certo, quello che avrebbe voluto, e appassionatamente, sarebbe
stato parlare della loro prima relazione, delle ragioni della
rottura, degli anni di separazione, della loro felicit attuale; ma
come aveva gi detto quel mattino, Batrice era di malumore,
e il suo malumore escludeva qualsiasi possibilit d'introspezione.
Solo nei momenti di felicit, o perlomeno di autosoddisfazione,
Batrice consentiva a zampettare sui sentieri sinuosi e verdeggianti
della psicologia. Questo, anche se gli pareva d'essere stato,
cinque anni prima, innamorato di una donna ben altrimenti feroce,
douard lo ricordava ancora.
Il film si svolgeva in un Boeing alla deriva, e douard rimase
a guardare per un po' di tempo una hostess sopraffatta dagli
avvenimenti che tentava disperatamente di salvare i suoi passeggeri.
Dopo un'ora, esasperato, si alz. Come molte persone
nervose, douard poteva benissimo annoiarsi da solo ma non
sopportava il fatto d'esservi costretto da elementi esterni. Rientr
in albergo con passo deciso, calci via le scarpe e si sdrai
sul letto. Erano le dieci e mezzo. Fra poco pi di un'ora, Batrice
sarebbe tornata. Doveva solo aspettare tranquillamente. E basta.
Aspettare con la certezza del suo ritorno, deliziosa quanto insopportabile
sarebbe stato il pi piccolo dubbio.
In certo qual modo, si trovava nella stessa situazione di Frdric,
l'eroe della sua nuova commedia. Lo aveva completamente
dimenticato, quello, da un po' di tempo in qua. Ci pensava
a volte con una specie di timidezza, di tenerezza e di rimorso,
come si pu pensare a un amico intimo e malinconico bruscamente
piantato per una donna. Naturalmente, non aveva mai
parlato a Batrice della sua commedia n dei personaggi - prima
di tutto, perch non gliene parlava mai: il suo lavoro, gli sarebbe
parso il colmo della spudoratezza - e poi perch aveva inventato
Frdric, il personaggio di Frdric, prima di ritrovare Batrice;
e adesso, gli pareva sconveniente confessare a Batrice la presenza,
nella sua vita, di qualsiasi altra persona, anche se immaginaria,
o meglio immaginata. Solo che Frdric era nato nella
sua mente e vi galoppava ancora molto spesso, molto pi insistente
di una ex amante. D'altro canto, gli era scattata un'idea
per il secondo atto, proprio mentre viaggiava verso Amiens. Ricordava
benissimo quello che voleva dire ma non aveva ancora
trovato il modo d'inserire la scena. Meccanicamente, si alz dal
letto, apr un cassetto, e cancellando con un frego deciso l'intestazione
Hotel de la Poste, incominci a scrivere. Ci avrebbe
messo pochi minuti e si sarebbe trovato con un bel po' di lavoro
gi fatto.
Due ore dopo, era circondato da un mucchio di fogli scarabocchiati,
non si trovava pi a Lille ma in una citt della Luisiana,
fischiettava quattro battute, sempre le stesse, con allegria,
e trasal quando qualcuno apr la porta dietro di lui e una voce
sconosciuta disse il suo nome. Era Batrice che, dopo aver mangiato
con alcuni giornalisti locali, rientrava in ritardo, piena di
vaghe scuse e gi seccata di doverle fare. Solo che non trov
un ragazzo angosciato, che misurava una camera d'albergo con
passi nervosi, ma scopr un uomo felice. E anche se lui balz
in piedi radioso, vedendola, ebbe per un attimo, un attimo
molto breve ma molto crudo, la sensazione di disturbarlo.
Pi tardi, in bagno, si spazzolava pensierosa i capelli davanti
allo specchio, raccontando con voce allegra tutte le peripezie
della rappresentazione a douard la cui risata echeggiava nella
camera. Ma quando mise la testa fuori dalla porta, lo vide in
piedi vicino al tavolinetto dove lo aveva trovato, intento a
cancellare qualcosa su uno dei fogli volanti con accurati tratti
di penna.
Non mi ascolti? domand.
Lui si volt come colto in fallo, con la stilografica in mano.
E improvvisamente, sembrava uno scolaretto.
Ma certo, protest stavi dicendo...
Stai scrivendo una nuova commedia?
S, disse lui con aria nervosa be', insomma,  una prima
stesura. E la storia di un tizio che...
Balbettava. Lei torn davanti allo specchio, appoggi la spazzola
sulla scansia e si esamin. Aveva una brutta cera, aveva
una piccola ruga, vicino alla bocca, sempre pi scavata. Non
era in gran forma, quella sera, malgrado gli applausi di Lille.
Era lontana da Parigi, e improvvisamente si sent terribilmente
sola. Molto pi tardi, quella notte, contempl la triste carta da
parati e il riflesso dei fari sul soffitto, senza batter ciglio.
douard, sazio di felicit, perch era stata pi appassionata e
tenera del solito, dormiva tranquillo accanto a lei.

 Capitolo 6.

La mattina dopo, quando si svegli, douard era solo. Solo con
una lettera drammaticamente appuntata sull'altro cuscino.
Ancora prima di leggerla, uscendo dalle nebbie dolorose e fragili
del sonno, douard sent che il cuore cessava di battere,
che il sangue si faceva acqua, e esit per un attimo prima di
aprire la busta.
Tesoro mio, diceva Batrice ti lascio per te e per me. Non
dovremmo pi vederci fino alla fine della tourne perch la tua
presenza m'impedisce di concentrarmi e so che la parte di
accompagnatore non ti va bene. Sei uno scrittore la parola
scrittore era sottolineata e non voglio assolutamente essere
d'impedimento al tuo scrivere. Questa separazione mi peser
quanto a te. Ti bacio. Batrice.
C'era un poscritto aggiunto con mano pi frettolosa e meno
leggibile:
Non dimenticare che sono una sciocca, che non ho il tuo
talento e che, anche senza volerlo, non posso che farti del male.
Il poscritto era la cosa pi importante ma douard, nel suo
abbandono, nel suo dolore violento come quello di un bambino,
lo lesse solo di sfuggita, seppure. Voleva solo fuggire da quella
stanza e, un'ora dopo, ripercorreva in senso inverso la strada
trionfale di due giorni prima.
Guidava male, nervosamente, rimuginando la propria sconfitta.
Perch era proprio una sconfitta. Era partito per riunirsi con
la sua amante, per passare una settimana con lei, e in capo a
due giorni, lei lo aveva lasciato. E gli sembrava che i cartelloni
pubblicitari lungo l'autostrada gli sparassero contro: Sconfitta!
Sconfitta! a bruciapelo. Le Birre Munchen gli dicevano che
non ne avrebbe bevute mai pi insieme a Beatrice, la TWA,
che i suoi begli aerei non li avrebbero mai trasportati insieme
sotto il cielo dei tropici. A un certo punto, non si scontr per
poco con un camion e, tremando di paura retrospettiva e smarrimento,
si rifugi in un caff - o meglio in uno di quei sinistri
corridoi sovraffollati che al giorno d'oggi raccolgono i superstiti
delle autostrade. Avrebbe voluto chiedere un caff caldo a una
cameriera di gran cuore(1) e invece dovette cambiare in monetine
un biglietto da dieci franchi, poi introdurre una delle monetine
in un aggeggio nichelato e insieme sporco che gli diede, in
cambio, un caff senza sapore dentro un bicchierino di cartone.
Decisamente, quel mondo nuovo non era fatto per lui. Apr la
valigia e vi pesc una scatoletta di pillole psicotoniche che ogni
tanto prendeva. Ma questa volta lo fece con un'ombra di rimorso.
douard si sarebbe volentieri bucato di eroina se la cosa
gli fosse servita per scrivere dieci pagine scintillanti, ma l'idea
di stimolare o spegnere chimicamente i suoi stati d'animo lo
umiliava profondamente. In ogni modo, la cosa gli permise di
stare attento fino a Parigi.
Arrivando, and meccanicamente davanti all'appartamento di
Beatrice, davanti alla sua casa, la casa, la loro casa. E fu guardandola
che gli torn in mente il quadro di Magritte, e fu allora
che sent veramente la disperazione. Era fermo, in macchina,
davanti a quella porta chiusa, non aveva il diritto di entrare,
di andare nella sua camera azzurra, e forse ne era stato escluso
per sempre. Rimase l un'ora, inerte, con la testa contro il vetro,
guardando senza vederli dei passanti lontani, frettolosi, che sembravano
tristi. Poi, non potendo neanche tornare a casa propria,
fin con il telefonare a Nicolas che, grazie a Dio, c'era, e grazie
a Dio, era pronto ad accoglierlo.
Nicolas, anche se corrotto, traviato e amorale, era sempre un
uomo tollerante. Non riusciva a capire - avendola conquistata
e poi lasciata - come si potesse soffrire per colpa di Batrice,
cui, tuttavia, era molto affezionato. Ciononostante, capiva benissimo
che douard, per il quale aveva una stima e un affetto
mille volte pi grandi, ne fosse pazzamente innamorato. Gli
sembrava assolutamente normale che nell'orribile battaglia che
erano gli amori parigini, quell'implacabile macchina da guerra
chiamata Batrice potesse trionfare su quel civile senz'armi chiamato
douard. Una cosa perfettamente logica.
Sei cascato su un animale selvatico disse.  una donna
che bisogna amare meno di quanto ti ama lei. O comunque,
bisogna fingerlo. Sei battuto in partenza.
Non sono battuto in partenza, disse douard con una voce
improvvisamente calma (perch, fino a quel momento, raccontando
il suo week-end fallito, non aveva fatto che balbettare
parole spezzate e disperate) non sono battuto in partenza
dal momento che non parto per vincere. Detesto i rapporti
di forza.
Ci non toglie che va sempre a finire nello stesso modo,
replic Nicolas soprattutto con Batrice. Ti comporti
come un fesso.
douard sospir. Era in quell'appartamentino malandato ma
pieno di fascino da scapolo donnaiolo e disoccupato. Si era lamentato,
aveva parlato dei suoi sentimenti - cosa che non gli
capitava mai, o meglio che non gli capitava da moltissimo
tempo, e per l'esattezza da pi di cinque anni, dato che da cinque
anni a questa parte, dopo Batrice, non aveva amato nessuno.
Forse sono fesso, disse debole e vigliacco, ma non me
ne importa niente. C' una cosa che non capisci, Nicolas: dal
momento che mi viene da Batrice, me ne infischio talmente
d'essere distrutto da farmi indistruttibile. Non me ne importa
niente che mille persone mi disprezzino, se Batrice mi bacia.
Ma, tra quelle mille persone, ce ne sar qualcuna pi intelligente,
pi valida, pi sensibile di Batrice, no?
Nicolas si stava innervosendo.
Che si tengano pure le loro qualit disse douard. La
cosa non mi riguarda. Amo quella donna che  bella, e forse
cattiva, come dici tu, ma io mi sento vivere solo vicino a lei.
Nicolas alz le braccia al cielo e si mise a ridere.
E allora soffri, mio caro! Ama e soffri, cosa vuoi che ti dica?...
Pu anche darsi che ti serva per la nuova commedia.
A proposito della commedia, incominci douard sventatamente
mi  venuta un'idea!...
E si ferm di colpo, con una sensazione di sacrilegio. Che
importanza poteva avere la sua commedia, quando Batrice lo
aveva lasciato!
Quello che non ho capito riprese in fretta  la fine
della lettera.
La tir fuori dal portafogli, rilesse il poscritto e guard Nicolas
con occhi incerti.
Dice di essere troppo scema per me,  strano, e che forse
m'impedisce di scrivere.
Nicolas sorrise;
 la primissima volta che vedo in lei un riflesso di onest,
o meglio di umilt.
Credi che lo pensi veramente? disse douard. Credi che
abbia veramente paura di rovinarmi la vita?
E all'improvviso, perch quell'ipotesi era l'unica che potesse
liberarlo dal suo dolore e che riuscisse perfino a mutarlo in felicit,
douard ebbe la sensazione di scoprire la verit, di capire
la verit: Batrice, la bella, tenera, pazza Batrice si credeva davvero
inferiore a lui, intellettualmente, credeva davvero che fosse
una cosa importante; e certo era partita con strazio, quella mattina,
da Lille.
Attento, disse Nicolas non si tratta mica della Signora
delle camelie, sai! Ti avverto che Batrice non ha spirito di
sacrificio e...
Ma douard era gi balzato in piedi, trionfante e sconvolto.
Se penso, disse se penso che non avevo capito! Ieri sera,
tornando in camera, mi ha trovato al lavoro, e deve aver
pensato... Oh, ma  pazzesco! continu meraviglioso ma pazzesco...
E gi correva verso la porta, gi volava verso Beatrice, gi
ardeva dal desiderio di consolarla, di rassicurarla e scusarsi.
Pieno di gratitudine tardiva, si volt verso Nicolas:
Arrivederci, Nicolas, disse e grazie.
Di niente disse Nicolas con un sorrisetto.
E dalla finestra vide douard attraversare la strada di corsa,
buttarsi in macchina e ripartire verso il suo destino. Gli ricordava
una di quelle farfalle notturne, distrutte, inerti al buio, ma
che non appena si accenda una lampada le corrono di nuovo
incontro per crocifiggersi, sempre con la stessa, identica ebbrezza.
E Nicolas alz le spalle.
Ma gi sulla strada di Roubaix, boccali di Birra Munchen
si offrivano alle mani di douard e Batrice, gi gli aerei
TWA scalpitavano a terra impazienti di portarli verso una spiaggia
dorata, e douard cantava. Non poteva sapere che quello
stesso pomeriggio Batrice, credendo a ci che aveva scritto,
dimenticando che solo perch douard l'annoiava si era dichiarata
noiosa e perch le pesava si era creduta leggera, Batrice
aveva sinceramente e dolorosamente rinunciato alla sua parte
di ninfa egeria; e, rassegnata a essere solo un'attrice carnale, era
scivolata, sullo slancio, nel letto dell'attor giovane. Per due ore.
Arriv all'alba, si fece annunciare e sal immediatamente. Batrice
era distesa sul letto, con l'aria stanca. Agostini, l'attor giovane,
era un misero amante, e passare accanto al piacere aveva
sempre scavato occhiaie a Batrice che invece, a raggiungerlo,
prendeva un'aria riposata e quasi infantile. Del resto, douard
attribu subito quegli occhi pesti al dolore. Lui stesso, dopo
quella giornata infernale, la strada e le pillole, aveva un aspetto
stravolto, mal rasato, e pareva un fantasma in giacca di velluto.
Batrice, risolutamente stanca della parte di cortigiana, si domand
come aveva potuto preferire quell'abominevole guitto al
ragazzo attraente, sfinito e patetico che si trovava davanti. Come
aveva potuto farlo soffrire? E come aveva potuto tradirlo? Ma
quelle due domande se le era poste tanto spesso in passato, e
tanto vanamente per non poterle rivolgere ad alta voce, che
non cercava pi una risposta. Tese le braccia a douard che
vi si gett e, ritrovando il profumo familiare, il calore, la dolcezza
della sua pelle, quella sua voce bassa, si sent finalmente a
casa. Si diceva;  pazzesco,  pazzesco essere cos felici, e Batrice,
che sentiva i sussulti del cuore di lui, si preoccup.
Calmati, disse stai tremando... Da dove vieni, a quest'ora?
Da Parigi. Stamattina, quando mi sono svegliato, ero imbestialito,
e sono tornato a Parigi. Poi ho riletto la tua lettera e
sono ripartito. Appena ho capito...
Hai capito cosa?
Batrice aveva dimenticato quello che aveva scritto. Sul
momento, la lettera le era sembrata molto abile e molto commovente
(e per una mezza giornata, molto giusta). Adesso la rammentava,
ma dopo la deplorevole parentesi con Agostini poteva
solo rinnegarla. No, lei non era una di quelle donne facili, be',
facilmente appagate. Aveva esigenze intellettuali, non solo sentimentali.
E insomma, sentendosi frustrata, sentiva di avere un'anima.
douard, che non poteva seguire tutte quelle oscillazioni
morali, o perlomeno mentali, continuava a parlare
Sei pazza, Batrice. Prima di tutto, sei intelligente, e molto
spesso pi intelligente di me. Tu mi aiuti a scrivere, a vivere.
Non potrei pi fare niente senza di te, non avrei pi voglia
di fare niente, capisci?
Aveva alzato la testa, la guardava, sembrava terribilmente sincero.
Batrice sorrise: certo che aveva bisogno di lei in quel momento,
dato che l'amava, e certamente lei gli avrebbe impedito
di scrivere un giorno, se avesse sofferto troppo. E certamente
si sarebbe anche ripreso, un altro giorno. Nel frattempo, era
un bambino. Gli pos una mano sul volto, disegnando con l'indice
le sopracciglia, gli zigomi, la curva della guancia, poi il contorno
della bocca. Chiuse gli occhi. Era un bambino, certo, ma
era anche un amante, e un ottimo amante. Questo, lo ricordava
molto bene.
Spogliati disse.
S, disse douard s...
Era sconcertato. Era venuto per parlare di equivoci, di in
comprensione, di sentimento, ma lo sguardo di Batrice che gli
era parso braccato, lucido di lacrime, s'andava facendo opaco,
animale, lontano, nel suo desiderio. Cos'era mai successo in
quella giornata? Quella giornata da pazzi furiosi, tutti quei chilometri
per ritrovarsi davanti a quella sua unica fonte di vita, a
quella bocca piena, il labbro superiore arcuato, quello inferiore
diritto, coperta adesso da un leggero sudore. Il mio destino,
pens il mio destino... La stanchezza e l'abbandono dei nervi
raddoppiavano il suo desiderio di lei. Stava tremando, adesso,
accanto a quel letto. Lei chiuse gli occhi e lui si chin.
Pi tardi, gli diceva; Stai zitto stai zitto anche se lui taceva.
Pi tardi, lo morse l dove nasce il collo, e pi tardi, si volt
a bocconi e disse:
Sai, quando scrivo delle cose spiacevoli su me stessa, come
quel poscritto, le penso veramente.
Ma poi non volle rispondere alle domande di lui, e si addorment
di colpo con il braccio piegato sulla nuca, come se avesse
paura del freddo o della scheggia di una bomba.

Note.
1. Come accade spesso nei libri della Sagan, Il letto disfatto  pieno di citazioni e riferimenti letterari. Qui l'autrice riprende Baudelaire (Lj servante au grand coeur..altrove si tratter di Shakespeare, Ronsard, De Musset, La Fontaine... [N.d.T.]

 Capitolo 7.

Era una mattina grigia e azzurra, una mattina piena di odori,
di rumori della strada, di variazioni luminose: pareva tutto concertato
da un uomo solo. Proust, per esempio. Qualcuno, fuori,
dirigeva quel gigantesco e ingenuo macchinario del mondo, orchestrava
le nuvole, i venti, i clacson degli autobus e il profumo
dei lilla con la mano, il fervore e l'abilit di un grande artista.
Per douard, che non credeva in Dio, quell'armonia era la
prova dell'esistenza dell'Arte. Disteso sul suo letto, da solo, chiudeva
gli occhi per la felicit. Perch era cosa rara, adesso, che
la sua vita, la sua vita che gli correva sempre accanto di profilo,
si fermasse all'improvviso e girandosi verso di lui, gli confessasse
di colpo: Eh s, io esisto ed esistono anche l'Arte, e la bellezza,
e l'armonia, e tocca a te descriverle, tradurle e provarle agli
altri. E allora, un forte sentimento di felicit misto a impotenza
invadeva douard. E gli faceva provare una forte gratitudine
per il fatto di scrivere e insieme il desiderio di rompere tutte
le matite. Avrebbe voluto, in quei momenti, non amare pi nessuno,
non essere pi amato da nessuno, avrebbe semplicemente
voluto essere pi intelligente, pi sensibile, e starsene immobile,
attento, avido, pronto a registrare tutto, a capire tutto e a tradurre
tutto in parole. Per se stesso, principalmente, e poi per gli
altri. Certo, la traduzione per gli altri sarebbe risultata in qualche
modo fasulla, perch le parole, una volta raccolte, si fanno traditrici.
Ma in quella raccolta arbitraria e unica, perch sua, avrebbe
toccato la propria verit.
E sapeva anche che proprio nella differenza tra ci che
avrebbe voluto dire e ci che finiva con il dire (e quali potessero
essere i suoi sforzi per diminuire quella differenza) stava il suo
stile, la sua voce, e forse il suo talento. Le parole gli erano padrone
e serve insieme. Sapeva che, molto spesso, nella vita, era
solo Un compagno desolante e desolato in questa brutta commedia
realistica che tutti, tutti i viventi, si ostinano a recitare con
gravit o frivolezza a seconda dei giorni. Sapeva di balbettare
davanti agli altri e di commettere errori psicologici o di comportamento,
e che andandosene se la sarebbe poi presa con se stesso.
Ma pi tardi, molto presto, si sarebbe ritrovato solo, in
camera sua, davanti a un foglio bianco, e allora tutti i cavalli
e i violini della fantasia si sarebbero sbrigliati per lui. E che
importanza avrebbe avuto, allora, che i cavalli fossero dei brocchi
o i violini tutti stonati? In ogni caso, se lo sarebbero portato
via al volo e la vita sarebbe ridiventata reale, gonfia di sensi
e di sangue. Si sarebbe buttato in mare, rifugiandosi nei segreti
recessi del pensiero come un sommergibile impazzito e cieco.
E in superficie, sarebbe rimasto soltanto il suo corpo, la testa
e le mani appoggiate sul tavolino. Anche il suo sguardo, sarebbe
rimasto, se qualcuno lo avesse disturbato, ma uno sguardo senza
riflessi, senza niente, nient'altro che quello che avrebbe visto
solo lui, nel periscopio della sua fantasia, e nessun altro avrebbe
potuto vedere. Se non decifrando i segni intricati e neri che
la sua mano, come un telegrafista in catalessi, avrebbe tracciato
sulla carta.
Dopo di che, naturalmente, avrebbe dovuto rientrare in quel
corpo, in quelle mani, in quello sguardo. Avrebbe dovuto ritrovare
gli altri e, come dicono loro, rituffarsi nel mare della vita.
Ma lui, proprio in quel momento ne sarebbe emerso, emerso
in pieno sogno, si sarebbe sentito tornare a galla, come un annegato,
sulla superficie vuota e scolorita della realt; quello spaventoso
oceano della realt le cui uniche isole si sarebbero chiamate
Batrice; le uniche cui potesse approdare, perlomeno; perch accanto
a lei, amandola come scrivendo, poteva sognare, e cio
vivere. Per il resto del tempo, occupava il suo corpo e la sua
epoca con tutta la paura e la benevolenza possibili, e gli altri
lo avvertivano, per quanto incerte potessero essere le loro
deduzioni. Stai ancora pensando ai tuoi personaggi, vero? alle tue
storie dicevano, e sorridevano con indulgenza. E lui, felice di
quel nobile alibi, rispondeva sempre di s. In realt, non pensava
mai veramente ai suoi personaggi se non quando lavorava.
Molto spesso, gli scorreva nella testa un film confuso, con un
pessimo missaggio, un patchwork fatto di pezzi di poesie, musiche
incompiute, battute mancate e situazioni inestricabili, che
si divertiva a rendere inestricabili. In queste ultime, Batrice
faceva sempre la parte del leone. Non sognava di salvarla dalle
fiamme n di vederla ai suoi piedi, follemente innamorata. Mai.
Trovava la realt gi cos abbagliante, malgrado tutti i dubbi
e i terrori, che non gli veniva in mente di aggiungervi una virgola.
Non voleva che le cose cambiassero ma semplicemente
che continuassero. N in meglio n in peggio, dato che in ogni
modo non poteva esistere niente di meglio che Batrice tra le
sue braccia, e niente di peggio che Batrice fuori delle sue braccia.
Gli accadeva dieci volte al giorno: quella meraviglia e quello
strazio. Tremava all'idea che il suo bel caos cambiasse, che la
caduta si frenasse, che quell'impalcatura si facesse solida. Voleva
che tutto restasse immobile, entro la trottola folle della sua passione.
Immobili, lui e lei.
E intanto, a Parigi era primavera. Batrice doveva tornare
il giorno dopo, a tourne finita, e lui era l, nella sua casa, con
la finestra aperta, tutto felice. E consapevole di esserlo. Poteva
impigrirsi su quel letto, o alzarsi e andare a leggere il giornale
nell'amaca. Batrice aveva sistemato due amache e una tavola
di ferro, che in inverno parevano lugubri quanto romantiche
erano in estate, nel giardinetto che prolungava il pianterreno.
douard adorava quel posto. Poteva anche telefonare all'amico
Nicolas e andare a colazione fuori con lui, nel qual caso gli
avrebbero chiesto notizie di Batrice - perch ormai tutti gli
chiedevano notizie
di Batrice, e questo lo riempiva di gioia -
oppure andare a teatro, da Kurt, e assistere a una di quelle prove
feroci e scrupolose di cui il regista aveva il segreto. Poteva anche
lavorare, ma qui si sentiva legato da mille corde e, di colpo,
come inchiodato al letto, da parere un vecchio: la pigrizia, il
dubbio, la paura, l'impotenza, l'umilt, la vertigine; doveva
saltare attraverso tutti quei cerchi in fiamme, come un cane da un
circo, prima di ritrovare il suo eroe, Frdric. Ha una bella
fortuna, lei, pu scrivere quello che vuole,  libero. Eh gi, certe
volte gliel'augurava proprio, la sua libert! A tutti. Era libero,
d'accordo, liberissimo di prendersi a sberle, quando le cose non
funzionavano.
La cameriera di Batrice, la dolce Catherine, chiamata ovviamente
Cathy, entr. Aveva un debole per douard. In dieci anni
aveva conosciuto parecchi amanti di Batrice, e aveva preso l'abitudine
di giudicarli soprattutto dalla loro gentilezza e generosit.
L'evidente sensibilit di douard l'inteneriva e, facendole
prevedere una prossima rottura, le faceva assumere nei suoi
confronti un atteggiamento da infermiera. Vedere quella donna
di sessant'anni, tutta vestita accanto al letto, a mezzogiorno passato,
imbarazz douard. E per questo, scelse il pi austero dei
suoi progetti: sarebbe andato da Kurt e gli avrebbe parlato un
poco pi a lungo della sua commedia. Vedere il riflesso di Frdric
alzarsi negli occhi altrui, sapere che Frdric esisteva gi
fuori di lui, che non era solo un fantasma, lo avrebbe rassicurato
e aiutato a continuare. E a parte Kurt, non c'era nessuno cui
potesse parlarne; sapeva istintivamente che Batrice non avrebbe
capito niente di Frdric, che non era della stessa razza n
aveva la stessa costituzione mentale; e ne era desolato come se
avesse dovuto presentare uno all'altra un'amante adorata e un
fratello ostile. Sentiva che Frdric non sarebbe piaciuto a Beatrice,
e cosa ancora pi strana non era sicuro che Batrice sarebbe
piaciuta a Frdric. L'eventualit di un incontro tra i due,
nel salotto per esempio, lo paralizzava dal terrore e dall'imbarazzo.
Si rese conto che stava farneticando, si mise a ridere da solo
e si alz.
La sala era piccola, buia, e sul palcoscenico nudo, due attori
capelluti stavano visibilmente aspettando qualcosa. Seduto nell'oscurit,
in prima fila, Kurt van Erck sembrava aspettare
anche lui. douard gli pos una mano sulla spalla e gli sedette
accanto, senza dire una parola. Conosceva la tecnica di Kurt
il silenzio. Lasciar riflettere gli attori e lasciarli pensare. A tratti,
del resto, douard aveva l'impressione che certi attori
approfittassero di quelle pause per pensare ad altro, e perfino, sacrilegio,
che Kurt facesse altrettanto. Ciononostante, sapeva che era
sconveniente turbare quel silenzio, e il suo arrivo gli era gi
sembrato di qualche imbarazzo. Kurt faceva provare la commedia
di un autore ceco piuttosto ermetica, commedia che
douard aveva letta e riletta faticosamente, pur trovandole una
certa qual bellezza, ed era curioso di vedere cosa ne avrebbe
tirato fuori Kurt. Quello che non capisci, quello che non vedi,
era solito dire Kurt tocca a me tirarlo fuori. Quello che c'
tra le battute, ecco cosa m'interessa. douard aveva tendenza
a pensare che la cosa interessante fossero proprio le battute,
ma sapeva bene che si trattava di una nozione alquanto primitiva,
glielo avevano spiegato spesso.
D'altro canto, se ne infischiava. Purch le parole delle sue
commedie venissero dette con un tono che gli andava bene,
e da recitanti con un fisico adatto, lui era contento. Gli sembrava
che tutto si basasse sugli attori, sulla loro bravura, e che
il regista si limitasse a puntualizzare la loro parte, a farli entrare
e uscire, e a illuminarli opportunamente quando era necessario.
Ma di questo, naturalmente, dopo una prima spiegazione
burrascosissima non aveva parlato mai pi con Kurt che lo avrebbe
definito egoista, cieco e antiquato. (L'affetto autentico che li legava,
del resto, sembrava incomprensibile a entrambi.) In capo
a due minuti, si stava decisamente annoiando. Era bello, fuori,
talmente bello, e la via era cos viva, cos allegra sotto il sole.
Cosa ci faceva l dentro, al buio, con quella gente tristissima?
Kurt dovette avvertirlo perch si alz.
Da capo disse.
I due attori tornarono ai loro posti e la ragazza, una biondina
dall'aria stanca, si volt lentamente verso il suo compagno.
Dove vuoi andare? disse non hai biglietti, per far
niente, non hai biglietti per la vita, non ne hai neanche per
l'autobus!...
Il giovane capelluto era visibilmente scocciato:
 vero, non ho biglietti, non ho mai avuto nessun biglietto,
sono un uomo senza biglietti...
Un momento!
La voce di Kurt era imperiosa;
Un momento, Jean-Jacques. Quando dici di non avere biglietti
per la vita, perch lo dici? Credi di essere uno schizofrenico
o un semplice velleitario? Che ne pensi? E tu, Armanda,
quando gli rimproveri di non avere biglietti, lo fai con piet
o rimprovero? Be', e allora? ? ?
Non so proprio, disse la suddetta Armanda vorrei tanto
che me lo dicessi tu...
Ma secondo te? insistette Kurt.
Lei guard il compagno, poi Kurt, e alz le spalle con aria
impotente.
Bene, e allora cercate di pensarci un po' su, rispose Kurt
rileggete il testo, e forse... Torno fra dieci minuti.
Port douard nel bistr di fronte. Bofonchiando:
Ma li hai sentiti? Abbiamo fatto dieci letture, gliel'ho spiegato
venti volte, chi erano, sono otto giorni che proviamo e vedi
un po' a che punto...
La piccola non  male... disse douard per pura cortesia.
E tu? interruppe Kurt. Cominciamo dalla cosa pi importante.
A che punto sei con la commedia?
Improvvisamente, douard non aveva pi nessuna voglia di
parlare di Frdric. Un raggio di sole attraversava il caff, facendo
spumeggiare la birra bionda nel boccale di un tizio grasso
appoggiato al bancone, svegliava i comandi dei flipper, pareva
scherzare con tutti gli elementi lucidi del locale. Frdric era
nascosto al calduccio, nel buio della sua testa. Frdric aveva
bisogno solo di lui per vivere, e basta. Una pulsazione nuova
gonfi, per un attimo, il cuore di douard, un sentimento di
orgoglio, di possesso e di segretezza.
Funziona, disse va avanti bene.
E alz la mano con un gesto deciso che, come sapeva, proibiva
a Kurt, secondo le norme in vigore, d'insistere. Esisteva,
grazie a Dio, quella convenzione pomposa e ridicola che chiamano
il mistero della creazione, dietro alla quale anche il pi
timido degli autori, perfino lui, douard, poteva rifugiarsi con
aria altera e pudica.
Non insisto disse Kurt. Benone, e allora e represse o
fece finta di reprimere un leggero sbadiglio dimmi come
vanno i tuoi amori!
Bene disse douard con lo stesso tono frivolo. Va
tutto bene.
Se non hai niente da dirmi, n sul lavoro n sui tuoi amori,
di cosa vuoi parlare? osserv Kurt, con una sfumatura di rimprovero.
Ho fatto un salto per salutarti, disse douard con aria innocente
non volevo disturbarti.
Ci fu una pausa di silenzio e i due giovani si scrutarono.
douard constat ancora una volta e distrattamente che Kurt
aveva sopracciglia molto basse, mascella forte, occhi azzurri e
mani quadrate, mani da operaio come diceva spesso e volentieri.
E che sembrava anche scocciata
Passavo da queste parti, riprese e dato che non avevo
niente da fare...
Ma noi, disse Kurt stiamo provando, noi.
Va bene, disse douard alzandosi scusami.
Kurt lo acchiapp per una manica e lo costrinse a risedersi.
Senti, diamoci un taglio, okay? Sono contento che tu sia venuto.
Avevo bisogno di parlarti. A questo punto fece una
pausa, una lunghissima pausa, come nelle sue regie. La tua Batrice
non vale un fico. Come attrice, passi; ma quanto a te, proprio
per te, meglio perderla che trovarla.
Ma... disse douard stupefatto so bene quello che faccio.
No, sei un bambino e non sai proprio niente. Del resto,
puoi dirmi cosa diavolo hai fatto in questi ultimi tre mesi? Hai
scritto qualcosa?
S, una scena, disse douard e ti giuro che ho pensato
alla commedia.
Certo, negli intervalli tra un appuntamento e l'altro, presumo.
Ci hai pensato quando la signora Batrice Valmont te ne
ha lasciato il tempo. Una commedia iniziata cos bene! Dovresti
averla gi finita da un pezzo, ormai, e invece per via di una
buonadonna...
douard s'irrigid di colpo. Gli sembrava che Kurt lo avesse
conosciuto quand'era adolescente e che non volesse rendersi
conto che, grazie a Batrice, era diventato adulto. E soprattutto,
e per la prima volta, Kurt gli pareva stonato e volgare:
douard detestava i termini buonadonna, buonuomo o
tipo ingamba.
Ma lo sai cosa vuol dire lavorare veramente, tu? disse Kurt.
S rispose tranquillamente douard.
E si alz e usc.
Fuori, cammin a grandi passi per calmare la rabbia, e istintivamente
si avvi verso casa. Quella casa in cui lo aspettavano,
alla rinfusa, gli abiti di Batrice, il suo profumo, il loro letto,
la loro amaca, e dei fogli di carta bianca. Non avrebbe permesso
a nessuno d'intromettersi tra s e quelle cose. Ciononostante,
si sentiva leggermente triste. Dopotutto, Kurt era sempre uno
dei suoi migliori amici, insieme a... A chi altro, in fondo? Camminava
per la citt, tentando di ricordare il nome di qualche
essere umano con cui avesse spartito tempo, emozioni, idee, o
qualche volta il letto. Cercava di ricordare un volto, una voce,
una persona, nell'immensa commedia umana del suo passato.
Ma ci vedeva solo dei generici anonimi. Pedone alato in un deserto
sovraffollato, bruciava tutti i semafori e le strisce pedonali
che una volta rispettava. L'unica circolazione di cui ormai tollerasse
le regole era quella del proprio sangue. Perch, s, sapeva
bene cosa vuol dire lavorare, e avrebbe potuto dirglielo a Kurt.
S, lavorare  ben altro che far ripetere a pappagallo da vittime
innocenti e ignare un testo scritto da un altro. S, lo sapeva
bene, lui, cosa significava lavorare veramente. E quando Batrice
sarebbe tornata, l'avrebbe presentata a Frdric.

 Capitolo 8.

Appena arrivata, e dopo un abbraccio frettoloso, Batrice si era
precipitata fuori al galoppo per le vie di Parigi, con la frenesia
di una provinciale o di un'esiliata, anche se in realt era stata
via solo due mesi. Non aveva pi niente da mettersi addosso,
diceva, e quindi douard poteva solo scegliere fra starsene nella
sua amaca un altro pomeriggio e seguirla in giro per compere.
Fu cos che alle cinque si ritrov ad assistere, accasciato sopra
uno sgabellino di una famosa sartoria, alla decima prova di Batrice.
Si sentiva di troppo, fuori moda e un po' ridicolo, gli
pareva di essere un vecchio elegantone primo novecento. Ogni
tanto, Batrice lo consultava con un'occhiatina sulla scelta dei
vestiti, ma dopo aver constatato che, attraverso tutti quei veli,
l'unica cosa che affascinasse douard era la sua pelle nuda,
decise di non badargli pi. A poco a poco, la sua voglia di abiti
era diventata un autentico bisogno, come tutte le sue voglie del
resto - e s'innervosiva, brontolava esasperata contro le vendeuse.
In quel momento stava sorvegliando una ragazzina rossa che,
inginocchiata ai suoi piedi, in un primo tempo altera e sicura
di s, si era presto raddolcita davanti al tono brusco e ai modi
imperiosi di quella cliente.
 la quarta volta che mi punge! disse Batrice. Cos', mi
ha scambiata per San Sebastiano?
Con grande costernazione di douard ma anche con sincera
meraviglia di Batrice, la ragazza scoppi in lacrime e usc barcollando.
La prima vendeuse arriv immediatamente, con aria
molto contrita;
La prego di scusare Zo, signora, disse a Batrice con
questo caldo... siamo tutte cos nervose, qui, in questo momento.
Senta, finir la prova personalmente.
Ti aspetto al caff di fronte disse douard.
E usc. Era furibondo e sconvolto. Non sopportava che si
strapazzassero i camerieri dei caff, le vendeuse o i maitre, e
in poche parole tutti quelli che non sono in grado di difendersi.
Gli sembrava il colmo della volgarit. Per cui, quando Batrice
entr trionfante in quel caff e gli sorrise ordinando un Gin
Fizz con voce allegra, lui si limit a ripetere l'ordinazione al
cameriere con aria tetra, senza sollevare gli occhi dal tavolino.
Dio, che pomeriggio! disse Batrice. Quel vestito arancione
 delizioso, non trovi?... Ma cos'hai?
Sto pensando a quella ragazza, disse douard a quella
povera ragazza che piange, l, in sartoria. Devi averle rovinato
la giornata, e la serata.
Voleva impormi una lunghezza di gonna che mi sta male
disse Batrice. Avr delle clienti ben pi dure di me, credimi...
Oh, ma insomma douard, spiegati meglio per piacere.
douard si lanci allora in un discorso confuso e umanitario
(che a poco a poco si rivelava pi confuso che umanitario) sul
livello sociale delle persone, sui rapporti di forza, sulla dignit
altrui, eccetera... Batrice lo ascoltava senza dire una parola, picchiettando
di tanto in tanto il bicchiere con l'anello. Il suo volto
era freddo e quando douard, sopraffatto dalla pomposit del
suo stesso discorso, tacque, gli alz addosso uno sguardo amabile,
quasi di approvazione, che gli fece paura.
Hai ragione, disse sono stata veramente un po' troppo
dura con quella ragazzina. Tenter di rimediare.
Da qualche minuto stava guardando la strada, e all'improvviso,
lasciando l la borsa, si alz e l'attravers a passi decisi. La
sartoria si stava svuotando e douard, stupefatto, vide Batrice
puntare verso il gruppo delle impiegate, acciuffarne una (la sua
vittima) per il braccio, e impegnarsi con lei in una discussione
sorridente. Stranamente, l'altra sembrava negare qualcosa, difendersi,
scusarsi quasi, poi, cedendo di colpo, segu Batrice che
la guidava dritta verso douard. Che si alz, tutto imbarazzato.
Signorina, disse Batrice le presento douard Maligrasse.
douard, questa  Zo, la ragazza che ho maltrattato. Per provarmi
che non mi tiene il broncio, ha accettato di pranzare con
noi, questa sera.
Veramente, disse Zo (lanciando verso Batrice occhiate
entusiaste e confuse) veramente, ho detto alla signora che non
 stata colpa sua. Ho dei dispiaceri per conto mio, e con questo
caldo...
Beva un po' di champagne disse allegramente Batrice.
Siamo tutti fuori fase, oggi. Anch'io sono appena tornata da
una tourne, vede, non so bene quello che dico.
douard la contemplava inebetito. Cos, il loro primo pranzo
parigino dopo quell'interminabile tourne, quel pranzo che
aveva immaginato in giardino e nel fresco della sera, si sarebbe
svolto in compagnia di un'illustre sconosciuta che gi alzava la
cresta e che, dietro sua richiesta, chiamava Batrice per nome.
Avrebbe dovuto alzarsi e andarsene, ma aveva paura che quella
Zo lo prendesse per un gesto di snobismo o che, pi tardi,
e in buonissima fede, Batrice potesse rimproverargli di aver
cambiato atteggiamento. Il pranzo fu terribile. Le due donne
parlarono di vestiti, del cinema e delle sue glorie. Zo si ubriac
un poco, ridacchi, disse una decina di volte che nessuno l'avrebbe
mai creduta - a proposito di quel pranzo - e, quando
se ne and, baci Beatrice sulle guance. Quest'ultima era stata
deliziosa per tutto il pranzo, allegra, divertente, e i suoi occhi
avevano spesso incontrato apertamente, e senz'alcuna ironia, pareva,
gli occhi esasperati e tristi del suo amante. Erano le dieci
e mezzo di sera. Erano entrambi in piedi sul marciapiede, davanti
al ristorante, e guardavano sparire verso il metr la sagoma
della loro invitata.
Deliziosa, vero? disse Batrice con voce allegra. Credi che
si sia consolata?
E gir verso douard un volto liscio, sincero, quasi preoccupato.
Lui la fiss per una buona decina di secondi prima che
lei scoppiasse a ridere andando a buttarsi sopra una panchina,
distante pochi metri. Diceva; La tua faccia, douard... Dio!...
Avessi visto che faccia!... e ricominciava a ridere come una
pazza. I passanti si giravano verso la panchina dove quella bella
donna bruna singhiozzava dal ridere davanti a un giovanotto
visibilmente furibondo. Alla fine, Batrice dichiar che bisognava
berci sopra e douard, deciso a ubriacarsi, la segu in
un night.
In quel nigfrt, sempre lo stesso, c'erano Nicolas, Tony
d'Albret e altra gente. Batrice si butt entusiasticamente fra le loro
braccia dando subito il via a un resoconto, che risult spassosissimo,
del loro pranzo. Nicolas e Tony si strozzavano dalle risate.
Batrice per abbozzava un ritratto di douard tenero e insieme
comico, di cui lui non poteva lagnarsi. In realt, se ne rendeva
perfettamente conto, quello che lo faceva soffrire in questa stupida
storia non era la ridicolaggine della sua parte, ma la sua
scarsa importanza. Qualsiasi compagno di Batrice, soggetto a
crisi di sentimentalismo o a false tendenze sinistroidi, avrebbe
potuto recitarla. Quello che lo faceva soffrire era che lui era
il suo amante, che Batrice era tornata proprio quel giorno e
che, piuttosto di pranzare sola con lui, aveva preferito dargli
una bella lezione; e che per di pi, tutti parevano trovare la
cosa normalissima. Del resto, come diceva Tony, asciugandosi
gli occhi da Batrice ci si pu sempre aspettare di tutto.
In realt, aggiunse Batrice trionfante quella Zo ha cercato
veramente di rovinarmi la prova, raffazzonava. E tutto
perch erano le sei! Odio la gente che raffazzona il proprio
lavoro un tanto al cento, non mi piace.
E qui, poich aveva ripreso un tono serio, il suo pubblico
scosse la testa in segno di premurosa dignit. E di colpo,
douard ordin una terza vodka. Era una bibita che lo faceva
spensierato. Sapeva che entro mezz'ora avrebbe finito per ridere,
come loro, e come loro, per prendere in giro quel ragazzo un
po' babbeo, falsamente pietoso delle lacrime di una piccinina.
E non che avessero tutti i torti, perch anche se era stato lui
a sottolineare l'odiosit della loro differenza sociale, era stata
proprio Batrice, e solo lei, che aveva saputo dimenticarla e farla
dimenticare a quella Zo per tutto il pranzo. Aveva lasciato la
sua vittima - se tale si poteva considerare - entusiasta della
serata, mentre lui, douard, quello che faceva il comprensivo,
l'egualitario, aveva solo saputo fare discorsi stonati e mettere
il muso.
Insomma, insistette Tony d'Albret  un uomo di sinistra,
lei, vero? La cosa non mi stupisce.
E sorrideva con malizia, puntandogli contro l'indice.
Io non faccio politica, ma sono portato verso la sinistra,
questo s ammise douard. Perch la cosa non la stupisce?
Prima di tutto, per questa storia di prove disse Tony e
poi e qui, si mise a ridacchiare non si arrabbi, ma non capisco
niente di quello che scrive, e in genere, quando non capisco
quello che uno scrive, vuol dire che  di sinistra.
Doveva aver bevuto mica male anche lei, e improvvisamente
se ne rese conto. E grazie a quel prodigioso istinto che, nel bel
mezzo di un naufragio, le avrebbe fatto porgere l'ultimo salvagente
al passeggero pi ricco - foss'anche stato un illustre sconosciuto
in pigiama di flanella - fece subito marcia indietro:
douard, dopotutto, era un autore e, di sinistra o no, i critici
erano talmente strambi al giorno d'oggi che aveva forti probabilit
di successo.
Dico cos per dire, disse, dandogli dei colpetti sul braccio
ma naturalmente esagero. Mi piace molto, quello che fa, e
ormai siamo abbastanza amici, no? E poi non abbiamo
certo finito di vederci, mio caro douard, con quel bell'esemplare
l...
E indicava con il mento Batrice, che in quel momento stava
ballando, tutta sorridente, a occhi socchiusi, tra le braccia di
Nicolas. Ballavano molto bene insieme.
Bella coppia, eh? disse Tony. Non si preoccupi per loro,
mio piccolo douard,  ormai acqua passata. E poi, se ha delle
preoccupazioni, mi telefoni. Se c' qualcuno, a Parigi, che conosce
Batrice, sono proprio io.
Attimo di silenzio.
No, grazie disse infine douard.
Malgrado la vaga ubriacatura, si sentiva orripilato: prima di
tutto, per la proposta di Tony, e poi per la pausa che gli ci
era voluta prima di rifiutarla. Tony lo nauseava, certo, ma
che fosse il caso di farsi un'amica di quella pseudo Enone?(1) Gi
s'immaginava di telefonarle all'alba, supplicandola di fornirgli
qualche traccia, un mezzo per rintracciare Batrice fuggitiva. Gi
si vedeva preso in un ingranaggio infernale. Un Feydeau tragico
in cui lui sarebbe stato il pollo, Tony la confidente e Batrice,
ovviamente, la civetta crudele.
Come in una commedia disse ad alta voce.
La parola commedia ridest definitivamente la coscienza
professionale dell'impresaria.
A proposito, come va la sua? Mi dica, mi dica tutto, dato
che ormai siamo amici. C' una parte per Batrice, nella sua
commedia?
douard la fiss, sbalordito, come se fosse pazza, poi cap.
Era uno scrittore, Batrice era un'attrice, e lui l'amava. Si rese
conto di non avere mai contemplato, nemmeno per un attimo,
la possibilit di scrivere una parte per lei. Era un'idea totalmente
assurda, e volgare, come una specie d'insulto alla gratuit della
loro relazione. Il suo amore era una cosa, il suo lavoro un'altra,
e l'idea di mischiarli gli sembrava, per la sua stessa logica, un'oscenit.
Si sent quasi colpevole.
No... no... balbett la parte principale  maschile, e avevo
incominciato a scriverla prima di... prima di...
A questo punto annaspava, quasi scusandosi.
Be', e allora dovr proprio pensarci, riprese allegramente
Tony per la prossima volta, ormai. Noti che in questo momento
siamo sommerse dalle proposte. Non le ha detto niente,
Batrice?
No disse douard sorpreso. No, niente.
Effettivamente, Batrice non gli aveva detto niente. Batrice
non gli parlava mai del suo lavoro, se non per brontolare contro
gli orari impossibili o gli obblighi verso la stampa. Grazie a Dio,
pareva avere a questo proposito lo stesso pudore che aveva lui.
Strano, comment Tony e dire che pensa solo a questo...
Tranne quand' innamorata, ovviamente aggiunse per cortesia.
Ma l'ultima frase, lungi dall'aggiustare la prima, diede a
douard la classica mazzata. Evidentemente Batrice pensava
solo a quello, al suo lavoro, e doveva essere sicuramente vero;
evidentemente non aveva abbastanza fiducia in lui per parlargliene,
e evidentemente ogni tanto le capitava di essere... innamorata;
prima di lui ce n'era stato un altro, e dopo di lui, chi
c'era all'orizzonte? Lui non era il destino di Batrice che invece
era il suo. Certezza che, anche se rimuginata giorni e notti, gli
parve all'improvviso cos abbagliante, cos definitiva, che gli
venne voglia di alzarsi e scappare. Ma gli amici continuavano
a ballare, i camerieri a portar bicchieri, Tony a sbrodolare, e
lui non poteva pi andarsene. Come se fosse salito sopra una
giostra in movimento, una giostra rumorosa, caotica e disastrosa
da cui avrebbe voluto scendere a qualsiasi costo - da cui sapeva
che sarebbe stato buttato gi, senza alcun preavviso, un giorno
o l'altro - ma sulla quale, oggi, la velocit acquisita e le leggi
fisiche della gravit lo tenevano inchiodato. Riordin da bere,
e la nottata pass in progetti mirabolanti, e in teorie confuse.
Solo alle quattro del mattino, douard Maligrasse, che non
beveva mai, fu riportato a casa, sbronzo duro, dalla sua bella
amante. Che lo spogli, lo baci sulla fronte e gli si addorment
accanto tutta esilarata.

Note.
1. La confidente di Fedra, nella tragedia omonima di Racine. [N.d.T.]

 Capitolo 9.

La mattina dopo, Batrice, fresca come un acquerello e una
sfida, si dondolava nella sua amaca fin dalle undici.
Seduto in punta di sedia, e piuttosto a disagio, douard cercava
di non guardarla.
Ah, come sto bene! diceva Batrice.  orribile! ma quando
folleggio, mi sento sempre benissimo. Ahim, oggi per mi
tocca lavorare.
Il verbo lavorare suon come un colpo di gong nel cranio
dolente di douard. Batrice si mise a ridere.
Sembri un po' sul crollo, douard. Eppure, ci siamo divertiti
parecchio, no?
Senza trucco, in una vestaglia estiva, leggermente spettinata,
sembrava improvvisamente giovanissima e molto allegra. Tamburell
sul manoscritto che aveva accanto.
Guarda qua, disse  il nuovo copione di Raoul Dantys.
Vorrebbe incominciare a girare in ottobre. Il soggetto  lugubre
ma interessante. Non vorresti leggerlo per me?
Ma s, certo disse douard.  una bella parte?
Quella principale, comunque; e come sai, Raoul ha un gran
mucchio di soldi. Pu farlo. Credo proprio che finir col dire
di s. I soggetti di Raoul sono sempre buoni, un po' rozzi, se
vogliamo, ma efficaci. E poi ho bisogno di soldi. Ho
sempre bisogno di soldi, del resto. Non so proprio dove li butto...
E tu?
Oh, io! disse douard ho i diritti d'autore, vanno abbastanza
bene, in Europa. Se ne occupa Kurt.
Dovresti affidare tutto a Tony.  un vero mastino, quella.
douard si mise a ridere:
Ma lo ha detto lei, che non capisce niente di quello
che scrivo.
Ragione di pi, disse Batrice la cosa le darebbe fastidio,
e quindi ti venderebbe due volte pi caro. Stai scrivendo, in
questo momento?
douard trasal:
Ho incominciato qualcosa, sai, quello che stavo scrivendo
a Lille...
E si ferm, per scegliere le parole. Non si sentiva granch
brillante, quella mattina, n molto sicuro di s. Gli sarebbe piaciuto
parlare della sua commedia dopo l'amore, al buio, quando,
sicuro di s come amante, si sarebbe forse sentito sicuro di s
anche come autore. Ma l, sotto quel pallido sole, e con quel
sapore di fumo freddo in bocca... Batrice sporse la mano e
gli carezz i capelli, con tenerezza.
Senti, disse se la cosa ti secca, non parlarmene. A
me, per, piace molto quello che scrivi. Siamo anche amici, tu
e io, no?
La sua voce aveva un'inflessione dolce e inquieta che meravigli
douard. Ah, ma  proprio vero, si disse  vero che
mi crede troppo intelligente, troppo intellettuale per lei. Certo,
lo aveva pi o meno coperto di ridicolo, la sera prima, ma che
non fosse semplicemente per rassicurare se stessa? Quegli occhi
scuri che lo guardavano non avevano pi niente d'ironico, adesso.
Erano solo attenti e teneri, e un leggero vento di felicit
arruff douard. Temeva tutto di lei, d'accordo, ma c'era una
parte di lui, e stranamente, non una parte sentimentale, che le
dava oscuramente fiducia. Forse, un giorno, lo avrebbe torturato,
ma non gli sarebbe mai venuta meno - nel vero senso del
termine. Di questo era sicuro. Ed era anzi probabile che avrebbe
finalmente potuto trovare la risposta alle domande, alle innumerevoli
domande che non si era mai chiaramente posto, ma che
gli scalpitavano dentro fin dall'infanzia, proprio attraverso le
sofferenze che lei gli avrebbe imposto.
Gli sorrise e a lui parve che avesse capito, che gi sapesse
ogni cosa; di lui, di s, e dei loro rapporti. Per la prima volta,
ebbe l'impressione chiara e folle che erano complici (come, dopotutto,
dovrebbero esserlo coloro che, ciascuno per conto suo
naturalmente ma insieme, cercano di sfuggire alla propria solitudine
natale). Solo che quella complicit, non avrebbero mai
potuto confessarsela n l'uno n l'altra, o prenderla in considerazione,
o rifugiarvisi, perch era una complicit contro natura,
contro la natura stessa dei legami tra uomini, donne, esseri
amanti, esseri amati, soggetti e oggetti; si trattava di una complicit
che, rifiutando qualsiasi rapporto di forza, rendeva, proprio
per questo fatto, il loro amore, qual era gi esistito una volta
e quale esisteva ancora adesso, artificiale e falso. E a quello, a
quell'amore cieco e storpio, douard teneva immensamente -
come certe madri, a quanto si dice, tengono particolarmente al
figlio mongoloide. Era un ben strano figlio quell'amore che, picchiato
e respinto fin dalla nascita, da una madre indegna e da
un padre inerme, era finalmente tornato, cinque anni dopo, a
rintanarsi in loro, trionfante e sornione. E douard si domandava
se, di loro tre, non fosse proprio quel bimbo il pi
vitale e importante, qualsiasi cosa potessero fare, in seguito, per
rinnegarlo.
Sarei felice di leggerti quello che scrivo, disse ma non
so se ti piacerebbe.
Senti, disse Batrice prima di tutto arrampicati sull'amaca,
bevi il tuo caff caldo e respira piano. Non a fondo, mi raccomando,
non bisogna mai respirare a fondo. N fare ginnastica
tutti i giorni, n evitare i grassi, n togliersi il trucco con cura,
tutte cose che ammazzano in dieci giorni. O in dieci anni, il
che  ancora peggio.
douard si meravigli:
Non credi ai consigli dei giornali?
Ah, no! disse Batrice, e si stiracchi a lungo, con aria sdegnosa.
C' una categoria di persone che ne ha bisogno, d'accordo,
ma  tutta gente che ha bisogno di permessi e di proibizioni
vita natural durante. Per esempio, adesso possono fare l'amore
in sei, ma non devono pi fumare. Grazie a Dio, ci sono anche
gli altri, la gente come te, come me, come la portinaia della
casa di fronte, e l'autista del mio taxi di ieri, gente allegra,
intelligente e libera... Ti dir, douard, che i francesi mi piacciono
molto.
Che novit  questa? credevo che te ne infischiassi. Delle
idee generali, voglio dire.
Non sai niente di me, disse Batrice con voce tenerissima
non sai niente di me, mi ami. Come si chiama il tuo eroe?
Frdric.  un giovanotto un po' pazzo, che vive in una
famiglia molto per bene. Un giorno, eredita una fortuna e obbliga
tutti i membri della famiglia a recitare una parte estrema;
sua madre deve innamorarsi di lui, il padre deve odiarlo, la sorella
fargli vergogna eccetera. A poco a poco, s'immedesimano
talmente nella loro parte che finiscono con il crederci e viverla;
e la sua commedia butta male...
Ma  una storia orribile disse Batrice indignata. Con
quale diritto vuole cambiare la gente?
All'inizio, voleva solo che gli badassero un po' di pi, come
tutti, del resto. Allora, gli appiccica una maschera. Ma quando
le maschere diventano vere...
Scusa, disse Batrice il telefono...
E si precipit in casa. Con sollievo, pens douard. Decisamente,
non era capace di raccontare una storia. Furibondo
contro se stesso, raccolse il copione di Batrice e lo apr:
Non posso vivere diceva l'eroina, una certa Cla. Senza
il tuo amore, non so pi respirare. Cammino per via come un
automa e non vedo pi il colore del cielo. Devi amarmi. Il mio
sangue ti appartiene...
Dopo un iniziale disgusto, douard scoppi a ridere. Dopotutto,
stile a parte, era proprio la stessa storia, quella che lui
e quel Raoul o lo sceneggiatore volevano raccontare. La stessa
storia. La stessa supplica di sempre, lo stesso terrore e le stesse
esigenze: non lasciarmi solo! Non valeva proprio la pena di cercare
altrove. Tutta la letteratura e tutte le musiche derivano da
questo grido, con tutti i loro corollari pi o meno ridicoli; come
la gelosia, per esempio, che lo colpiva crudelmente proprio in
quel momento: a chi diavolo stava parlando Batrice da tanto
tempo? Perch era saltata gi dall'amaca cos in fretta? (come
se stesse aspettandola, quella telefonata). E chi mai le aveva comunicato
un'opinione cos lusinghiera sui francesi? Opinione
che, del resto, douard condivideva. E quando lei torn dicendo
che Tony d'Albret si era autoinvitata a colazione, douard, che
pure la trovava sempre pi detestabile, si sent umiliato per l'improvviso
sollievo.
Siete adorabili! sembrate un disegno di Peynet!... esclam
Tony d'Albret. Questo giardino  una pura delizia.
Effettivamente, il giardino era incantevole e del tutto inaspettato,
all'Alma, vicino a quegli Champs-lyses in cui le forze
vive di Tony d'Albret si disperdevano quotidianamente. La
donna si pos accanto una pesante borsa da avvocato e si lasci
cadere in una poltroncina da giardino.
... Una vera oasi riprese. Parigi ti assassina! Batrice,
tesoro, Raoul vive attaccato al mio telefono per sapere se accetti
o no. Hai letto il copione?
E quando avrei potuto leggerlo? Siamo andati a letto alle
quattro, no?
Alle quattro e mezzo disse Tony. Quanto a me, ero in
piedi alle nove. Si sente meglio, douard3 Era piuttosto andato,
ieri sera, mi pare... Nel frattempo, non ho certo dimenticato
la nostra conversazione.
douard arross. Che stesse alludendo al loro breve dialogo
su Batrice, e proprio davanti a lei? Decisamente, temeva tutto
di quella donna. Era l, bell'e seduta, nel suo tailleurino di gabardine
color corda, con i capelli corti, l'occhio vispo, un rossetto
trasparente sulle labbra sottili, le unghie lucide e brillanti, e, sull'indice,
un orrendo e spocchioso anello berbero che le sottolineava
la febbre isterica dei movimenti. Nella piccola fortezza
d'astuzia, di ambizione e pesante buonsenso rappresentata da
Tony, era questa l'unica incrinatura immaginabile: i suoi nervi.
Ho incontrato Maddison, annunci con voce squillante
Maddison in persona! Al Fouquet's.
E, notando la faccia ottusa di douard, prosegu:
Non mi dir che non conosce E. P. Maddison, vero? Il
dittatore di Broadway! Ho avuto un colpo di genio, douard,
l'ho spedito a vedere la sua commedia. Ci andr stasera
stessa, perch ha una serata libera.
Niente male, come idea! disse Batrice ammirata.
 proprio il genere di teatro che va in America, in questo
momento disse Tony - come se stesse parlando di qualche
bizzarro costume della Papuasia. Meno ne capiscono e pi gli
piace, a quelli l. Mi sono permessa di dirgli che sono la sua
agente. Dato che Maddison ha fiducia in me, era la cosa migliore.
E poi, chi  il suo agente?
Non ce l'ho rispose douard debolmente.  Kurt che ha
letto la commedia per primo, che ha trovato il teatro e che si
 dato da fare per farla recitare a Stoccolma e a Londra.
Non ha un agente?! esclam Tony, con voce totalmente
incredula.
Se douard avesse dichiarato di essere cieco dalla nascita o
in imminente pericolo di vita, non avrebbe certo avuto un'aria
pi costernata. Batrice si mise a ridere.
douard  orfano, disse  caduto dal cielo su quell'amaca,
e solo a fatica sono riuscita a convincerlo che poteva affidare
tre camicie a Cathy...
Era vero che douard, per un miscuglio di superstizione e
delicatezza, non aveva ancora trasportato un solo vestito n una
sola vestaglia in casa di Batrice. Il che l'obbligava a fare continuamente
la spola tra l'appartamentino funzionale e vuoto in
cui abitava prima, e la camera azzurra, la sua unica vera casa,
come gli sembrava.
Non scherzare disse Tony con aria seria. Non voglio
impormi a nessuno, douard, ma lei conosce le mie referenze,
vero?
douard, che non conosceva proprio niente, annu con
aria grave. Incominciava ad avere una gran voglia di ridere
anche lui.
Non credo esista qualcuno disposto a dirle una parola
contro di me, sulla piazza di Parigi. Sono un po' brutale, questo
s, perch dico sempre quello che penso, e perch amo l'Arte
come una cretina. Solo che i miei, diciamo cos, puledri sono
prima di tutto amici, ecco. E questo deve ficcarselo bene in testa,
douard; se viene con me, sar come amico. Prima di tutto.
E dopo, il dieci per cento aggiunse Batrice con
voce serafica.
Insensibile, Tony spazz via con un gesto della mano quel
particolare ozioso.
Non parliamo di soldi. douard non  un uomo venale, l'ho
sempre sentito. douard  un artista, tesoro... disse, in tono
di rimprovero, a Batrice che, imitando la sua voce, attacc;
... Ed  a quest'artista che io, Tony d'Albret, assicurer una
vita materiale grandiosa e senza problemi. Ed  grazie a me che
quest'uomo potr finalmente dedicarsi tutto alla sua Arte.
Tony d'Albret, fiuto e abilit!...
Il tono della sua voce era talmente identico alla voce di Tony
che douard si mise a ridere. Tony si alz e si avvicin alla
sua amaca;
Qua la mano, douard. Per me, una stretta di mano vale
quanto un contratto.
douard, incerto, lanci un'occhiata a Batrice che, a questo
punto, scoppi a ridere apertamente
Sei impagabile, Tony. Siamo alle rudi strette di mano, adesso...
Ah, le ho viste proprio tutte, in vita mia! Di grazia,
douard, dalle la mano, che poi ci stappiamo una bottiglia di
champagne!
douard esegu e Tony torn a sedersi in pompa magna.
Dovremo incominciare con l'allestimento della seconda
commedia disse. Potrebbe farla Woodward, per esempio. Sarebbe
geniale, Woodward.
Ma, disse douard debolmente ma a Londra hanno adoperato
la regia di Kurt. E Kurt era...
Kurt, Kurt, interruppe Tony con aria seccata, il suo Kurt
 un regista intellettuale e in voga, Dio solo sa il perch! Ma
gli americani sanno il fatto loro, lo sanno sul serio quelli... 
lei che ha scritto la commedia, no? E allora? Ha firmato qualcosa
con Kurt?
No, ammise douard disperato ma in fondo  lui che...
che mi ha dato una mano all'inizio e...
In ogni caso, tagli corto Tony con o senza Kurt la commedia
sarebbe uscita lo stesso. Un talento come il suo... ma
s, ma s, douard, non resta a lungo ignorato. Kurt  stato
fortunato, mi creda. No, non lei, ma lui. Da questo momento
in poi, me la sbrigo io, non si preoccupi. Ah, era proprio tempo
che arrivassi!
E come per sottolineare quell'urgenza, butt gi d'un fiato
la coppa di champagne che Batrice le porgeva. douard si sentiva
vagamente nauseato e non aveva voglia di bere champagne,
ciononostante, per pura cortesia, si sent in dovere di vuotare
il bicchiere.
Dovr darmi i suoi testi riprese Tony ormai lanciata. Chi
 il suo editore?
Dovrai darle i tuoi testi e anche spiegarglieli disse Batrice
a douard con un sorrisetto. O meglio farle un riassunto dell'azione.
Potrai tenerci dei corsi serali, qui, al chiaro di luna. Impareremo
insieme, Tony e io, a decifrare i codici e i silenzi del
teatro moderno. Avrai una piccola classe molto disciplinata e
molto attenta.
Parlava con un'ironia un po' triste che sorprese douard; le
lanci uno sguardo interrogativo.
Cinque anni fa, riprese Batrice con aria pensosa quando
ti ho conosciuto, eri un agnello. Eri un... contabile, no, o un
assicuratore? Be', ma adesso, povero tesoro mio, fra il tuo talento
e quello di Tony, eccoti lupo. Un autore di successo, insomma.
Hai qualcosa contro il successo, tu? s'inform Tony.
C'era un vago sarcasmo nella sua voce, e lo sguardo che si
scambiarono era carico di mille cose ma privo di qualsiasi amicizia.
Batrice distolse gli occhi per prima.
No, disse con voce ferma non ho assolutamente niente
contro il successo. A proposito, hai qualche notizia del nostro
amico Jolyet?
douard trasal. Era l'ultimo dei nomi che avrebbe voluto
udire. Jolyet era un uomo sui cinquantanni, seducente, allegro,
disinvolto, che, in certo qual modo, per la sua intelligenza e
libert di spirito, avrebbe potuto piacergli molto, cinque anni
prima, quando lo aveva conosciuto. Sfortunatamente, Andr
Jolyet era proprietario di un teatro; sfortunatamente, Batrice
gli piaceva fisicamente; e sfortunatamente, la giudicava un'attrice
molto dotata; quindi, le aveva offerto due parti principali:
una, sul palcoscenico del suo teatro, l'altra, nel suo letto.
douard, che in quell'epoca viveva da due mesi con Batrice,
era stato messo letteralmente alla porta. Non aveva mai saputo
- il che gli aveva rigirato il coltello nella piaga - se Batrice
aveva seguito Jolyet per pura ambizione o per altro. Non era
riuscito a capire la verit, che pure era semplice: Batrice aveva
amato Jolyet perch quest'ultimo le dava l'occasione di avere
successo. E lo aveva amato sinceramente, per questo, senza meschinit
n calcolo. Perch in fin dei conti, ci si permette pure,
qualche volta, di amare qualcuno che poi ci toglie tutto, intelligenza,
spirito e coraggio. E allora, perch mai non ci si pu
permettere di amare qualcuno il cui amore, invece, ci permette
di adoperare quell'intelligenza, quello spirito e quel coraggio?
Come amare chi ci fa soffrire non  pi morale che lasciarsi
amare da chi ci fa piacere, cos si pu amare sinceramente qualcuno
per il suo denaro, se quel denaro ci d il tempo di sognarlo,
comperargli mazzi di fiori, e cercare di piacergli.
douard, quando aveva conosciuto Batrice, rappresentava la
devozione assoluta e il riflesso di se stessa che lei cercava in
quel momento. Ora, quel riflesso, grazie a Jolyet, poteva trasformarsi
in realt. E Batrice, sapendo che a Parigi c'erano mille
bei ragazzi pronti a invaghirsi di lei ma un unico direttore di
teatro pronto a lanciarla, Batrice aveva freddamente detto a
douard che non lo amava pi. E proprio questo, lui non era
riuscito a sopportare. Se lo avesse tradito con Jolyet e se si fosse
data la pena di mentirgli, di nascondergli la nuova relazione,
avrebbe potuto buttarsi sulla gelosia, sul disprezzo. Ma era stata
onesta, e questo era insopportabile. Gli aveva detto: Non t'amo
pi, ed era vero. Ma vi sono casi in cui la sincerit, anche
se pretesa con urla e alte strida da tutti gli amanti, ci sono casi
in cui la sincerit somiglia al disprezzo. Grazie alla facilit, all'evidenza
e all'onest di quella rottura, douard aveva serbato
la sensazione di non aver rappresentato proprio nulla per quella
donna, se non, forse, un'occasione sensuale; e chiss: era tanto
giovane, allora, e tanto goffo.
Ormai sarebbe stato sempre, nei confronti di lei, ci che era
stato per un'ora, in un caff dell'avenue Montaigne, quando lo
aveva congedato: un ragazzo tremante, smarrito, che trovava
quel congedo normale quanto terribile. E anche se non c'erano
specchi, in quel caff, gli pareva di vedersi ancora com'era in
quel momento: poverocristo con una vecchia giacca di tweed
grigio. La memoria pu essere bugiarda come la fantasia, e altrettanto
crudele nelle sue menzogne. In ogni caso, il nome di
Jolyet era sempre stato accuratamente evitato tra loro, come per
un tacito accordo. Finora.
L'ho incontrato ieri, sugli Champs-lyses, disse Tony
dimagritissimo... Ma fischiettava e camminava sotto il sole, come
se niente fosse.
Come se niente fosse... che cosa? domand Batrice.
Non lo sai? Dicono che abbia un... be', una specie di
tumore... mi capisci?
Tony aveva abbassato la voce, ma il mormorio era per lei
tanto poco normale da far sobbalzare chiunque.
Cosa? Vuoi dire un cancro? Parla pi chiaro, Tony. Anche
i tuoi pudori sono fuori posto.
Cancro alla gola, per di pi. Ma credo che non lo sappia,
dato che passeggiava fischiettando. Ci sono stati di grazia che...
Non per Jolyet la interruppe Batrice. Sono sicura che
sa tutto. Non c' mai stata grazia per lui, mai, l'ha sempre avuta
lui per due: per la vita e per se stesso. E adesso, per la morte
e per se stesso.
C'era nella sua voce una specie di calore e di tenerezza che,
invece di tormentarlo, commossero douard. Immagin Jolyet
che camminava, seguito da un codazzo di ricordi frivoli, verso
una morte estremamente reale, lo immagin a passeggio sotto
gli ippocastani che non avrebbe visto rifiorire, con un sorriso
coraggioso. Guard Batrice: aveva arrovesciato la testa.
 bello, disse quello che hai detto. L'idea che si possa
avere grazia per due. Lo amavi molto? Ti fa male?
Lei si gir e lui vide che aveva gli occhi appannati, liquidi.
E si spavent. Non che temesse la rivalit di quel moribondo,
n che gli si fosse ridestata l'antica gelosia. Solo che aveva paura
di quella donna tenera, e sensibile alla dignit altrui, aveva paura
di quella sconosciuta pietosa, cos lontana dalla statua barbarica
che amava. Ma lo rassicur subito.
Piangevo su me stessa, disse come al solito. Non preoccuparti.

 Capitolo 10.

Passarono dieci giorni, dieci giorni deliziosi e tutti uguali. Batrice
leggeva il suo copione, e si occupava delle piante con una
competenza che trascendeva douard, proprio lui, nato e vissuto
in campagna. Non vedeva praticamente nessuno. Non ho
amici diceva a douard che si meravigliava. Non ho mai desiderato
avere amici, non ne ho mai avuto il tempo. Ho il mio
mestiere e i miei amanti. E la cosa mi basta ampiamente. Glielo
diceva con una specie di orgoglio tranquillo di cui lui non
sapeva se essere contento o no. L'amicizia era per lui sinonimo
di costanza, di fiducia, e pareva proprio che Batrice ignorasse
totalmente quei due termini. In compenso, la cosa gli permetteva
di starsene solo con lei. Che ascoltava dischi, passeggiava
canticchiando, e di tanto in tanto, a qualsiasi ora del giorno
o della notte, gli diceva; Vieni qua. Facciamo l'amore, con
voce imperiosa. Entravano allora nella camera azzurra, chiudevano
le imposte per lasciar fuori il sole, e si amavano.
Quella primavera, c'era un'opera che piaceva particolarmente a
douard; ne conosceva tutti gli slanci, tutti i ritegni, e cercava
sempre di portare nello stesso istante al diapason i gemiti di
Batrice e dei violini. Il disco era sempre sul grammofono, e
lui lo faceva andare, con aria distratta, quasi ogni volta. Batrice
lo aveva notato ma non diceva niente. Aveva strani pudori e
impudicizie bizzarre. A volte, quando giaceva sul letto, appena
di traverso, morto di sete e di stanchezza, douard guardava
le ombre della sera allungarsi nel giardino, contemplava in controluce
la sagoma delle amache e quella del vecchio albero.
Quell'immagine pacifica e ingenua, quello scenario incongruo, fuori
posto, sistemato sullo sfondo delle lenzuola sconvolte e della
moquette sparsa d'indumenti, gli faceva venire in mente qualche
brano di poesia imparata a scuola, o sui diciott'anni:
Con i suoi baci e le sue strette amiche, era un cielo, un vero
cielo scuro il luogo ove entravo, e dove avrei voluto essere lasciata,
povera, sorda, cieca e muta...
... Frasi di Rimbaud e la voce tranquilla di Batrice al telefono,
dietro di lui, quella voce posata, composta, la stessa che mezz'ora
prima aveva udito tanto scomposta e tanto poco posata.
Senza girarsi, senza distogliere gli occhi dal giardino verde e
dalle tende gonfie del vento della sera, tendeva una mano all'indietro
e incontrava un fianco caldo e consenziente. Nello stesso
tempo, fuori, gli uccelli feroci e teneri, falsamente infantili, gi
protestavano contro la notte che li prendeva molto in fretta,
ormai. Gli uccelli parevano avvertirlo di qualcosa, gli dicevano
di stare molto attento, di guardare bene quei disegni di luce,
d'impregnarsi tutto di quel calore cos vicno, d'imprimersi con
forza nella rtina, e per sempre, quell'immagine precisa; perch
era l'immagine della felicit e, un giorno, quando non sarebbe
pi esistita, quando non l'avrebbe avuta pi, avrebbe rappresentato
il ricordo stesso della felicit, perfetta perch passata.
Non sapeva ancora che la memoria non ha di questi estetismi,
che la memoria non ha buongusto, e che l'immagine della felicit
perduta si sarebbe mutata in un'immagine anonima e poco
interessante: Batrice che si voltava verso di lui, per esempio,
prima di salire in taxi. Non ci si ricorda mai, quando qualcuno
non ti ama pi, la sua voce che, prima, diceva; Ti amo; ci
si ricorda la sua voce che diceva; Fa freddo, stasera oppure
Hai il maglione troppo lungo. Non ci si ricorda un volto disfatto
dal piacere, ci si ricorda un volto distratto, incerto, sotto
la pioggia. Come se la memoria fosse, proprio come l'intelligenza,
deliberatamente ribelle ai moti del cuore.
In quei momenti accadeva a volte che Batrice, toccata dalla
grazia dell'attimo o contagiata dalla felicit di Edouard, si voltasse
verso di lui dicendogli: Ti amo. Lui sorrideva, allora, ma
senza crederle. Quelle parole d'amore gli parevano deliziose,
certo, ma come prese da una commedia fuori moda, vecchia,
e che avrebbe potuto scrivere cinque anni prima, in un momento
di follia. Gli pareva, quasi, che le parole di Batrice suonassero
false. Se non lo aveva amato un tempo, non era possibile
lo amasse ora. Non sapeva che si pu cambiare nell'indifferenza
come si cambia in amore. Non sapeva che il tempo si diverte
a fare questi strani giochi, questi capovolgimenti che sbalordiscono
sempre chi ne  testimone; e che, una sera, ti puoi ritrovare,
morto di desiderio, davanti a colui o a colei che dieci anni
fa hai mandato all'inferno. Ciononostante, quelle parole, che lei
gli diceva comunque tanto di rado, provava una specie di felicit
disperata ad ascoltarle, a fargliele ripetere, giurare. Si diceva:
Non  vero, non essendo abbastanza lucido per dirsi: 
troppo tardi. Giacch allora avrebbe dovuto spiegare a se stesso
perch era troppo tardi - dopotutto era pur sempre l, e l'amava!
Ma per questo, non aveva risposte.
Nel frattempo lavorava, lavorava parecchio, e la commedia
cominciava a risuonargli dentro, a tratti, come qualcosa dotato
di un'esistenza propria. Una sera in cui si era sentito particolarmente
ispirato e in cui aveva bevuto qualche bicchiere di porto
insieme a Batrice, in giardino, cerc di leggergliene un brano.
Naturalmente, invece che dal primo atto, volle iniziare da ci
che aveva scritto nel pomeriggio e che quindi gli pareva la cosa
migliore. E Batrice, sbattuta all'improvviso tra quegli eroi di
cui non sapeva nulla, pot solo confondersi, innervosirsi, e alla
fine annoiarsi visibilmente. douard, la cui voce s'affievoliva
man mano che si sentiva abbandonato, perse improvvisamente
il controllo poi, con un gesto drammatico, si alz e strapp le
pagine scaraventandole ai piedi di una Batrice stupefatta.
Hai ragione, disse hai ragione, non vale proprio niente!
Rientr in casa e and a buttarsi sul letto. La sua prima preoccupazione,
una volta calmata la rabbia, fu di ricostruirsi nella
mente la scena appena distrutta. Grazie a Dio, la ricordava a
memoria, e grazie a Dio, doveva anche averne un abbozzo da
qualche parte, in un cassetto. Prov un sollievo immenso. Ecco
la cosa pi importante il suo testo. L'approvazione di Batrice
gli sembrava d'un tratto secondaria. Del resto, era tutta colpa
sua; non avrebbe mai dovuto sbatterle in faccia la tirata di Frdric
contro la madre senza spiegargliene il motivo. Nessuno,
neanche i critici pi parziali, avrebbero potuto apprezzare la violenza
che sperava di averci messo. Solo che adesso avrebbe
dovuto combattere contro una certa reticenza da parte sua,
quando avrebbe ritentato di leggerle la commedia. Batrice
avrebbe ormai sempre temuto la noia. Si annoiava con lui?
douard era di per s cos lontano dalla nozione di noia, e ogni
attimo gli pareva cos fragile e intenso, che non gli era mai accaduto
di domandarsi cosa ne pensasse Batrice che, lei s, teneva
in mano le redini del Destino, della loro solitudine a due. Forse
lo trovava banale, scialbo, quando non facevano l'amore, e forse
quell'impressione di tenerezza, di risate condivise, esisteva solo
in lui. S, forse si annoiava. Se un condannato a morte non si
annoia mai, forse il boia sbadiglia, prima di decidersi.
Il boia rientr in camera, con aria grave, e sedette in fondo
al letto. Aveva una mano dietro alla schiena.
Scusami, disse douard sono stato ridicolo.
... Ma molto divertente l'autore esasperato che strappa il
manoscritto e lo sbatte sulla faccia di un pubblico ottuso. Non
ti sapevo cos suscettibile.
No, disse douard debolmente  che, leggendo, ho capito
che era brutto...
Batrice lo interruppe
No, non  brutto, ma tu leggi veramente male, povero
douard. La prossima volta, la darai a me e la legger per conto
mio, la tua commedia. Prendi.
E tendendogli la mano gli porse i fogli ricomposti. Aveva
messo insieme il puzzle con del nastro adesivo e molta abilit.
Ecco la tua opera disse. Non mi piace veder distruggere
un lavoro per rabbia.  preziosa, una persona che inventa gesti
e idee. Non hai nessun diritto di fare una cosa del genere, tu,
e poi  ridicolo.
Gli parlava come si parla a un bambino, e, improvvisamente,
sembrava triste, un po' stanca. douard aveva voglia di scusarsi,
compassionarsi e compassionarla, ma non sapeva bene perch
n per che cosa. Si chin e appoggi la testa sulla spalla di Batrice.
Che gli mise una mano sulla nuca accarezzandogli i capelli.
Se ne stavano immobili, intorpiditi. Sapevano entrambi che l'altro
inseguiva pensieri diversi, e entrambi provavano una rassegnazione
oscura. Si appoggiavano uno sull'altro come due cavalli
stanchi e per una volta non c'era desiderio in loro, violento
e preciso come il panico. Per una volta i loro due corpi si toccavano
al di fuori d'ogni sensualit, nascente o saziata. Provavano
infine un sentimento uguale, ma era solo malinconia.
Batrice si riscosse per prima. Si alz, fece qualche passo
verso il giardino e si volt. Era in piedi, contro la portafinestra,
la luce metteva in risalto gli spigoli del volto, la pienezza della
bocca, sottolineava le linee del corpo, e douard ritrov di
colpo desiderio e diffidenza. Gli orologi ricominciarono a battere
e loro due non furono pi eguali, ridiventarono amanti.
Ho invitato a colazione Jolyet per domani disse Batrice.
Se la cosa ti secca o t'imbarazza, puoi far colazione fuori. Potresti
telefonare al tuo amico Kurt.
Il tutto, con un tono di voce decisamente sgradevole. Per la
prima volta, in dieci giorni.
Cosa vuoi dire? domand douard.
Improvvisamente preso dal panico. Aveva sbagliato a starle
sempre vicino per dieci giorni, a seguirla, interrogarla continuamente.
Aveva sbagliato a volerle leggere la sua commedia.
Aveva sbagliato a voler spartire con lei qualcosa, qualsiasi cosa.
Aveva oltrepassato il limite di sicurezza. Non lo sopportava pi.
Voglio dire che sei un po' leggero con il tuo amico Kurt.
Avresti gi dovuto avvertirlo, a proposito di Tony. Gli hai tirato
una bella stoccata, no?
douard trasal.
Ma lo hai visto anche tu, come sono andate le cose! Del
resto, non ho ancora deciso, non ci ho ancora pensato...
Non ci hai pensato, non hai pensato a niente, lo so. Ma
dopo, non venire a farmi la morale sulla mia mancanza di riguardi
verso gli altri. Quanto a Jolyet, vorrei proprio che si
divenisse domani, e non credo che la presenza di un giovanotto
con il muso sarebbe molto distensiva.
Ma perch dovrei fare il muso?
Perdeva vertiginosamente terreno. Il giorno era calato del
tutto, e non riusciva pi a riconoscere in quella sagoma, dura
e sprezzante, in quello sguardo nero e di un'ostilit quasi minerale,
la donna tenera e stanca che, due minuti prima, gli carezzava
i capelli parlandogli del suo lavoro.
Certo che farai il muso, ti verr in mente che cinque anni
fa ti ho lasciato per lui: e comincerai a rimuginare tristi ricordi
piangendoti addosso. Mi domando cosa diavolo hai fatto, in
questi cinque anni, douard. Vivi solo nel passato, tu. Quanto
a me, il passato mi annoia. Ricordo a malapena com'eri, in quell'epoca.
Mi sembra solo che fossi un poco pi magro, e meno
abile a letto. Quando alludi al nostro amore di allora, ho sempre
la sensazione che tu stia parlando di un'altra persona. Eri una
parentesi per me, douard, una vaga parentesi. Mettitelo bene
in testa.
Lo sapevo disse douard. Lo so. Sono sempre e solo stato
una parentesi. Del resto,  l'unica parte che mi si addice, no?
Batrice sorrise.
Le mie, sono sempre state solo parentesi, douard, pi o
meno lunghe. Ma checch tu ne possa pensare, la lunghezza non
dipende sempre da me.
Ti annoi con me, vero?
douard si udiva parlare con una specie di orrore; come
poteva fare domande cos dirette e pericolose? S'era ripromesso
di lasciarsi andare sul filo della vita, al fianco di Batrice, di
abituarla a lui, di non mettere mai sul tappeto la loro storia
ma, al contrario, di fargliela apparire inevitabile e naturale. E
se Batrice gli avesse risposto: S, mi annoio con te, cos'avrebbe
mai potuto fare, se non andarsene, andarsene lontano da lei,
chiss dove, per vivacchiare a fuoco lento come d'una lenta
morte? E la sapeva capace di rispondere S, con voce secca,
la sapeva capace di rinnegare di colpo, di scuotersi di dosso
gli ultimi due mesi e tutte quelle notti d'amore e tutte quelle
grida e tutti quei sospiri, e dimenticarlo una volta per tutte.
Se con te mi annoiassi, disse Batrice ti lascerei. In
questo momento ti trovo un po' nervoso, ma non quel che si
dice noioso.
E si mise a ridere, improvvisamente rilassata.
Stasera danno un ottimo western alla televisione. Proprio
adesso, credo. Metti a posto le tue carte e non strapparle pi.
Non ho intenzione di passare la vita a rincollarle. Ho sempre
detestato riappiccicare, qualsiasi cosa.
douard rimase sul letto, stremato, come fosse appena scampato
da un pericolo mortale. Aveva la sensazione d'essere tutto
pesto, di colpi e di prove inconfutabili: Batrice non lo amava,
non lo avrebbe mai amato e, un giorno, lo avrebbe lasciato.
Era ridiventata l'estranea crudele di un tempo, e lui si stupiva
di sentire nella disperazione una sorta di piacere.

 Capitolo 11.

Diventi sempre pi bella disse Jolyet con aria pensosa.
Tese il braccio e fece oscillare leggermente l'amaca di Batrice.
Era seduto in una poltrona, ai piedi di Batrice; douard
s'era sistemato dall'altra parte e cos, tra tutti e due, formavano
una scorta; il giovane e il moribondo, come un'allegoria. Jolyet
era elegante come al solito, e vivace e smilzo. Solo gli occhi
si erano fatti grandi e pi torbidi, e parevano incastonati come
due pozze azzurre, stranamente smarrite in quel volto ironico.
Avevano parlato di teatro, di letteratura, di politica, e Jolyet
s'era mostrato disinvolto e allegro. Ogni tanto tossiva un poco,
con aria distratta, e allora Batrice lo guardava attentamente,
fisso negli occhi, ma lui non batteva ciglio. douard avrebbe
voluto alzarsi alla fine del pasto, e andarsene con una scusa,
ma Jolyet gli aveva detto con voce cortese ma autoritaria che
non poteva andarsene cos presto e che lui, Jolyet, era sinceramente
contento di rivederlo.
Del resto,  diventato pi bello anche lei aggiunse, volgendosi
verso douard. Aveva gi fascino, cinque anni fa, ma
adesso ha qualcosa di meglio, e di pi. Mi piacciono molto le
sue commedie. L'ultima, soprattutto, anche se  un po' triste
per un uomo della mia et.
Sembrava sincero e douard si sent conquistato. Provava
quasi sempre un vivo imbarazzo, quando qualcuno gli parlava
delle sue commedie, ma c'era, nel tono di Jolyet, un'approvazione
tranquilla, una complicit autentica, quella di un uomo del
mestiere che discute con un altro. Batrice, che fino a quel
momento li aveva guardati e ascoltati alternativamente, si stir e
si alz dall'amaca:
Scusatemi per un attimo, devo telefonare a Raoul. Credo
proprio che lo far il suo film.
Li lasci soli e i due uomini la guardarono rientrare in casa.
Lo sguardo di Jolyet incontr lo sguardo di douard.
 sempre innamorato come prima disse.
Sorrideva affettuosamente, e douard gli restitu il sorriso
senza alcuno sforzo. Adesso che erano soli, vedeva meglio le
piccole rughe sul viso di Jolyet, agli angoli delle labbra, delle
palpebre, una serie di piccoli attacchi, di cicatrici che non parevano
dovute alla vecchiaia ma a qualcos'altro, all'abitudine
troppo presto contratta di soffrire in sordina, forse.
Lei mi aveva commosso allora riprese Jolyet. Le secca
se gliene parlo?
No disse douard. Al contrario.
Mi aveva commosso perch la credevo totalmente inerme.
Se avessi saputo che scriveva, mi sarei preoccupato di meno.
Accese una sigaretta, toss, guard la sigaretta con una
sorta di rabbia distaccata, e aspir una seconda volta con visibile
piacere.
Ero molto infelice, comunque disse douard.
Ah s ammise Jolyet e si vedeva bene. Dicevo a Batrice
di risparmiarla, ma, come lei sa, risparmiare il prossimo non
 proprio il suo forte!
Si mise a ridere, toss e, improvvisamente esasperato, butt
per terra la sigaretta schiacciandola con il piede.
 irritante disse. Passi, morire, ma queste continue piccole
baruffe con le cicche sono cose veramente odiose...
Lanci una rapida occhiata a douard che si era irrigidito.
Lei lo sa naturalmente continu Jolyet. Immagino che
quell'orrore di Tony d'Albret l'abbia messa al corrente. A Batrice
piacerebbe che le parlassi della mia prossima morte, ne sono
sicuro, ma, vede, ho un vecchio residuo d'educazione provinciale
che m'impedisce di parlare di malattie davanti alle donne. E
dire che a loro piace tanto...
Soffre molto? disse douard
Jolyet esit, guard, stranamente, l'ora, e rispose:
Non ancora. E quando la cosa diventer troppo spiacevole
ho tutto l'occorrente per farla finita. Tra un mese o due, penso.
Non bisogna farci un romanzo, sa. Del resto, e in certo qual
modo,  divertente andare a spasso per la citt e guardare la
gente senza pi sentirsi coinvolti, ormai. Se avessi sempre vissuto
nel futuro - certe persone vivono bene solo nel passato -
sarei disperato senza dubbio, ma sono sempre vissuto solo nel
presente. Non parliamone pi, adesso. E lei,  felice, lei?
Non lo so disse douard. N me lo sono mai chiesto.
Non ne ho avuto il tempo.
Aveva una gran voglia di confidarsi con Jolyet. Gli sembrava
l'unica persona cui potesse spiegare la propria vita, con cui desiderasse
farlo, l'unica persona che, forse, a causa del suo distacco,
avrebbe potuto aiutarlo.
In tutti i modi, continu so che senza di lei sono
infelice.
Batrice  una donna di tutto rispetto, disse Jolyet feroce,
ma di tutto rispetto. Ho vissuto un anno con lei. La commedia
che ha recitato nel mio teatro l'ha lanciata, come dicono, e per
un anno ha creduto in me o nella mia fortuna, con molta fedelt.
Poi  arrivato un attore inglese o americano, non ricordo bene.
Quando ha tentato di giustificarsi, di mentirmi, le ho detto che
non bisogna mai difendersi n scusarsi con nessuno. Se non
con chi si fa soffrire. E poich non poteva farmi soffrire...
Era vero? domand douard.
A met... In ogni caso, ci siamo lasciati da buoni amici, e,
trattandosi di Batrice,  una vera e propria prova di forza.
Adora lasciarsi dietro rovine fumanti. Sono felice di constatare
che lei, douard  risorto da quelle rovine.
Si era alzato e passeggiava per il giardino, con l'aria di niente.
Si appoggi all'albero e vi sfreg la guancia, per un attimo, con
gesto animale e dolcissimo, gi pieno di nostalgia, come avesse
trovato per caso una musica dimenticata. Si stacc dall'albero,
gli lanci un'occhiata e torn a sedersi davanti a douard che,
affascinato, non gli toglieva gli occhi di dosso. Spazzol via dei
pezzetti di corteccia dal risvolto della giacca, e douard not
la lunghezza, la magrezza e la bellezza della sua mano. Era uno
dei pochi direttori di teatro parigini che avesse conservato una
fama d'esteta, pi che di commerciante.
Dovrebbe curare di pi i personaggi secondari, nelle sue
commedie disse Jolyet. Il personaggio di Pnlope, per esempio,
nell'ultimo lavoro, avrebbe potuto essere splendido, se lo
avesse sviluppato... Ma  solo un particolare. Lei  uno scrittore
di razza, douard. Sono felice d'averglielo potuto dire. E se la
cosa pu darle sicurezza...
Non si  mai sicuri di quello che si fa.
Oh, ma non parlo di questo. Volevo dire che lei non ha
granch da temere fino a quando continuer a scrivere. Gli scrittori,
le persone che creano qualcosa, sanno dominare bene sia
il cuore che il corpo. Nutrono sia l'uno che l'altro, quando scrivono,
e con la stessa disinvoltura. I loro appetiti, per quanto
violenti possano essere, si fanno secondari e la felicit sentimentale
diventa solo una necessit, quasi fastidiosa. Se si sbagliano
e ne soffrono, lo fanno quasi allegramente, alla fin fine,
poich in ogni caso non possono sbagliarsi. Non veramente,
voglio dire.
Non lo credo disse douard. (Si sentiva pi ferito che
rassicurato.) Se Batrice mi lasciasse non sarei pi capace di
scrivere.
Per quanto tempo? domand Jolyet.
Si alz, si avvicin a douard e lo fiss.
Lei mi trover troppo agitato o troppo solenne. Di fatto,
sono agitato perch mi piace molto muovere i muscoli delle
gambe. Sono stato sempre un pedone, o un camminatore, come
preferisce... E poi, dopotutto, se mi trova solenne non  un
fatto grave dal momento che me ne infischio altamente del suo
giudizio; malgrado tutta l'amicizia che sento per lei aggiunse
con un sorrisetto.
E il fascino, il celebre fascino di Jolyet riapparve per un attimo,
illuminando gli occhi azzurri, rendendo meno pallido, pi
liscio, il viso.
Vado da Batrice, disse Jolyet mi star aspettando. Del
resto, sono di buonumore, pu darsi che per farle piacere mi
butter singhiozzando sulla sua spalla. Cos le dar un bel ricordo.
Pi tardi, racconter che la mia apparente disinvoltura
celava un uomo molto umano e che, del resto, ho pianto sulla
sua spalla proprio un mese o due prima di... eccetera.
Scoppi a ridere, diede un colpetto sulla spalla di douard
e rientr in casa. douard lo guard allontanarsi con una strana
disperazione in cuore. In quel momento avrebbe dato volentieri
il suo braccio destro perch quell'uomo che aveva tanto odiato
potesse vivere un anno di pi. Gli pareva che in quella specie
di circolo vizioso, brillante e nello stesso tempo nauseabondo,
in cui lo trascinava il successo, Jolyet rimanesse l'unico cavaliere
dell'eleganza e di una certa passione per quell'"Arte che Tony
d'Albret sbandierava a destra e a manca. Sapeva che stava per
perdere un amico proprio nel momento in cui lo aveva trovato.
Sapeva anche che Jolyet aveva ragione, quanto al personaggio
di Pnlope. E che se non gli mentiva, o meglio se non mentiva
pi, era perch non ne aveva pi il tempo.
Quando, un'ora dopo, Batrice torn fuori, aveva gli occhi
rossi. Con un gesto insolito, and a sedersi sul bracciolo della
poltrona di douard nascondendogli la testa contro la spalla.
Non disse niente n lui fece domande. Solo, pi tardi, nella
notte, gli domand con una voce dolce e quasi supplichevole
che non le aveva mai udita se voleva passare con lei qualche
giorno al sole, nella villa del Midi, dove Jolyet andava a riposarsi,
la settimana prossima.
Ma certo... disse douard.
Le baciava piano gli occhi, la guancia, la fronte, come si bacia
un bimbo infelice.
... Certo che andremo, certo...
E per la prima volta si sent pi forte di lei, pi maturo,
per la prima volta ebbe la vaga impressione che avesse bisogno
di lui, e una felicit senza incrinature n reticenze e, una
volta tanto, senza timori, lo inond facendogli venire le lacrime
agli occhi.
Del resto, proseguiva la voce di Batrice accanto a lui
non ci far certo male abbronzarci un po'...
Quindici giorni dopo douard era appoggiato a un parapetto,
poco pi alto del mare. In lontananza, una barca a vela scivolava
controvento, e su quella barca a vela poteva distinguere, grazie
a un potente binocolo scoperto nella villa di Jolyet, il profilo
di Batrice e quello di un ragazzo giovanissimo che la baciava
sulla bocca. Lei gli aveva intrecciato le mani sulla nuca abbronzata,
e sorrideva; il suo corpo era dorato, armonioso, i capelli
alzati dal vento, era bella. Adesso il ragazzo si chinava sui seni.
Il binocolo scivol dalle mani sudate di douard che lo raddrizz
febbrilmente. Una decina di metri dietro a lui, Jolyet, vestito
di cotone bianco, con una sigaretta spenta tra le dita, lo stava
guardando. Pareva vedere anche lui, in quel binocolo, e sorrideva
tristemente. Il mare sobbalzava in fondo al binocolo, pareva
sfuocato e spumante adesso, vuoto. Quando improvvisamente
la ritrov, Batrice non sorrideva pi; con il busto rovesciato,
aveva gli occhi chiusi, e la testa del ragazzo era scomparsa. E
douard vide Batrice buttarsi di colpo all'indietro, vide la sua
bocca aperta. Con un ultimo e irrisorio riflesso, si tapp le orecchie.
Il binocolo and a schiantarsi sulle rocce sottostanti.
Quando si volt, non c'era nessuno dietro a lui, solo qualche
mimosa appassita, un patio pretenzioso, deserto, sul quale gli
pareva gi di vedere, dritta contro una colonna, come la regina
di un dramma da vaudeville, l'immagine grottesca e terrificante
della gelosia.

 Capitolo 12.

Non prende ancora un po' di souffl, douard? domand
Jolyet.
douard non rispose. Batrice gli lanci un'occhiata curiosa,
poi sorrise. Si stava divertendo. Che strana idea, andare da sola
sulla barca di Gino. Era da tempo che non vedeva un cos
bell'animale, certo, ardito e tanto spontaneo nel suo ardire. All'inizio
aveva protestato, e poi l'ardore del sole, il dondolio delle
onde, la freschezza di quella bocca, tutti quei piaceri distinti s'erano
improvvisamente riuniti e assommati per formare un
totale irresistibile e brutale, quello del desiderio. E davanti a
quell'evidenza imprevista il suo corpo, simile a un matematico
sorpreso ma onesto, s'era inchinato - come sempre - con
obbedienza tranquilla, un'obbedienza di cui non si vergognava
affatto. Al contrario, provava come una specie di orgoglio nel
ritrovare intatti indipendenza e appetiti di quel suo corpo indomabile.
Aveva sempre avuto un'immagine trionfante della propria
sensualit, e tranquilla, perch si era sempre confessata i
suoi desideri e, quasi sempre, li aveva appagati. I gusti sessuali
le sembravano condannabili solo se erano settari, e i fantasmi,
i segreti, le vergogne e gli esibizionismi che facevano strage tra
i suoi infelici contemporanei le erano assolutamente estranei.
Infine, trovava quell'epoca che dichiarava obbligatorio il piacere
ridicola quanto quella che, dieci anni prima, lo proibiva. E quella
sera, stranamente rassicurata, si sentiva perfettamente a suo
agio, come se, con quel tradimento, il suo corpo le avesse dimostrato
d'essere in grado di proteggerla da se stessa.
Tornata molto tardi, aveva trovato i suoi due uomini sulla
terrazza, a contemplare il mare senza parole invece di discutere
di teatro e letteratura, come facevano sempre da una settimana
a questa parte. Batrice aveva appena cominciato ad annoiarsi,
quando avevano incontrato Gino in compagnia della madre,
un'ex amante di Jolyet. E non era certo colpa di Batrice se
douard non amava il mare, n se quel totale era saltato fuori
in un modo cos clamoroso e cos discreto. douard non ha
nessuna ragione di fare il muso pensava, e sorrise a Jolyet che
faceva i salti mortali per sostenere la conversazione. Gli fece
anche un occhiolino complice cui per, con sua grande sorpresa,
lui non rispose.
Cosa avete fatto voi due nel pomeriggio? indag.
douard non alz gli occhi. Jolyet tossicchi.
Quanto a me, mia cara, ero stanco, e sono rimasto in camera
a leggere. douard ha fatto lo stesso, credo.
Avreste dovuto venire anche voi. La passeggiata in mare
 stata splendida. Il piccolo Gino ci ha portati fino a Cap-Martin.
Siamo anche passati davanti a casa.
E a chi alludi, con quel plurale? chiese douard.
A lui e a me disse pacificamente Batrice. All'ultimo momento
sua madre non ha voluto venire.  un ragazzo carino,
aggiunse molto educato.
Jolyet respinse il piatto e si alz.
Scusate, disse sono veramente stanchissimo stasera;
vado a letto.
Era la prima volta in otto giorni che confessava d'essere
stanco e Batrice si preoccup. Era stato cos affascinante, cos
allegro e, apparentemente, aveva badato cos poco al suo stato
di salute, che quel crollo improvviso suonava come un avvertimento,
un richiamo all'ordine.
Non si sente bene? gli domand.
Ma gi in piedi, lui la rassicur, le baci la mano, diede un
colpetto sulla spalla di douard e si avvi verso la scala. Lei
lo segu con lo sguardo, e si volt verso douard che sembrava
impietrito.
Mi preoccupa disse. Ma cosa diavolo hai, tu? aggiunse
con aria seccata.
douard alz lo sguardo per un attimo, poi lo riabbass.
Faceva una fatica terribile, quasi meccanica, ad aprire la bocca;
Jolyet ha un bellissimo binocolo da marina disse con voce
piatta. Ho voluto provarlo, nel pomeriggio, e per caso ho trovato
la tua barca...
Un attimo di silenzio. douard strisciava la forchetta sulla
tovaglia, non la vedeva e si sentiva ronzare le orecchie.
Ah, disse Batrice con voce sognante un caso sfortunato...
Per un attimo douard rest interdetto. Si aspettava di tutto
tranne che quella calma. Da tre ore attendeva quella scena come
si attende lo schianto dei piatti in una partitura, ma era solo
un fagotto tranquillo, questo.
Fa bene l'amore, Gino? domand.
Batrice accese tranquillamente una sigaretta, cinematograficamente
quasi, prima di rispondergli:
Non male... Non male, anche se meno bene di te.
E guardava fissamente douard che pot solo chiudere gli
occhi perch la vedeva ancora urlare di piacere, quella bocca
tranquilla. Gli sembrava che sul volto impassibile di Batrice
avrebbe sempre visto sovrapporsi l'altro volto, quello disfatto
dal piacere inquadrato dal binocolo. Sul volto che aveva davanti,
naturalmente, non c'era ombra di rimorso n di timore. La tensione
infernale cui era stato sottoposto da sei ore a questa parte
crollava davanti all'evidenza: non gli sarebbe servito a niente
picchiarla, gridare o supplicarla. C'era un'unica cosa da
fare: lasciarla; una cosa che era incapace di fare, e lei lo sapeva
quanto lui.
Batrice si alz e prima di arrivare alla porta si volt:
Non  poi tanto grave, sai e la sua voce era indulgente
e tenera, come se fosse lei a perdonarlo. Non torturarti troppo,
douard. Ubriacati e vai a dormire nella camera accanto. Non
ti resta altro da fare.
Ma tu non capisci! url douard.
E si alz a sua volta, quasi implorando. Assurdamente, disperatamente,
voleva che lo capisse, che lo consolasse perfino.
... Tu non capisci, vi ho visti, come ti vedo adesso! E proprio
nel momento in cui...
Batrice scosse il capo, come fosse sinceramente colpita.
Deve essere stato terribile, douard. Sono desolata...
credimi.
Pareva stesse valutando il dolore o il dispiacere di un amico
molto caro (e desolarsene), ma senza provarne alcuna responsabilit.
douard, che si era messo una mano sugli occhi, se ne
rese finalmente conto e si infuri.
E allora, perch?... grid.
Si ferm di colpo: Batrice era uscita dalla stanza. Avrebbe
salito le scale, si sarebbe tolta il trucco, spogliata e addormentata,
con il braccio sulla nuca, annoiata e intatta. Ma lui, douard,
era solo nel salone, e guardava con odio i mobili leggeri, il
grammofono automatico che rimetteva per l'ennesima volta lo
stesso disco, e la bottiglia d'alcool che, dietro consiglio di Batrice,
stava vuotando. Non capiva pi niente, del suo dolore. Che
al momento era stato un dolore fsico ma che, ora, era diventato
un dolore morale, quasi intellettuale. Nel racconto minuzioso
e fitto che si scriveva nella mente, tutti i giorni - il racconto
della sua passione per Batrice - quell'ultimo primo piano, indecente
e terribile, gli pareva una specie di errore grossolano;
come se un editore pazzo avesse improvvisamente deciso d'inserire
tre pagine di disegni a fumetti tra due intelligenti capitoli
di uno scrittore del diciannovesimo secolo.
Per di pi, quel primo piano, quell'immagine non gli ripugnava
affatto. Rendeva Batrice pi che mai esotica, perversa e desiderabile
perch, qualsiasi cosa lei ne facesse, il suo corpo gli
apparteneva; glielo aveva regalato e quel dono era irrimediabile.
Essere privato, privarsi di quel corpo noto, tiepido e generoso,
fatto per lui dall'eternit?- Era impensabile. Solo lui poteva
adorarlo fino a quel punto, e il corpo lo sapeva, anche se la
testa matta della sua proprietaria cercava di dimenticarlo.
Quando lei dormiva - forse, tradendolo anche in sogno - lo
vedeva, lui che restava cos spesso sveglio anche nell'oscurit,
vedeva bene quel corpo avvicinarsi al suo come un cavallo fedele.
Gli vedeva le cosce, che di giorno certo si aprivano ad altri,
cercare le sue. Vedeva quella mano illanguidita, che di giorno
certo faceva cenni a sconosciuti, cercare la sua fronte, il suo
torso, meccanicamente, come di nascosto dalla testa bruna, cieca
e solitaria, abbandonata sul cuscino. E del resto, se si chinava
su quel volto crudele, se posava piano la bocca su quella bocca
inerte, la sentiva subito sveglia e consenziente, molto prima che
la stessa Batrice potesse riconoscerla. Quel corpo, quel corpo
femminile e nudo, non gli era stato prestato, gli era stato reso.
Suonarono le tre e, naturalmente, stava barcollando, ma l'alcool
non entrava affatto nell'impeto che gli fece salire le scale,
attraversare la camera di Batrice e buttarsi sul suo letto. Nell'oscurit,
sotto la coperta, riconosceva la donna che era il suo
bene, la sua virt, la sua forza, il suo unico amore, e glielo diceva,
adulando e insultando, con parole ingarbugliate. Si addorment
cos, ma Batrice, che non aveva battuto ciglio a quel
delirio, Batrice stent parecchio a riaddormentarsi.
Batrice e Jolyet facevano la prima colazione parlando inconsapevolmente
a bassa voce. douard era disteso poco lontano,
a occhi chiusi, immobile, come un convalescente.
 strano commentava Jolyet. Ieri lo vedevo di spalle
mentre ti guardava, e avevo la sensazione di vedere anch'io in
quel maledetto binocolo. Mi avrebbe messo in imbarazzo, se si
fosse voltato. Povero ragazzo...
Non  poi tanto da compatire, sa. Avrebbe dovuto sentirlo,
stanotte... Parlava di me, con una tale aria di possesso, in un
modo cos strano, come se parlasse al mio doppio!... Mi ha fatto
paura...
 logico che tu gli appaia doppia, dal momento che sei la
donna che ama e sei anche, in potenza, il personaggio che un
giorno scriver.
Vuole dirmi che si serve di me?
Batrice sembrava orripilata.
Ma certo, anche se non lo sa. Lo hai lasciato cinque anni
fa, e nel frattempo gli eroi delle sue commedie sono, quasi tutti,
uomini abbandonati. Mi domando come saranno i prossimi...
Uomini traditi? Masochisti?
E perch non potrebbero essere uomini felici? domand
Batrice con voce severa.
Perch la gente felice non  mai stata buon personaggio
da romanzo disse Jolyet. Checch tu ne pensi, la felicit 
l'ultima cosa che douard cerca vicino a te. Insomma, per il
momento ti ama ciecamente, come si dice.
Sono sempre stata amata ciecamente ribatt Batrice con
amarezza ma si trattava di falsi ciechi: erano solo uomini che
amavano i miei difetti e basta.
 una sfumatura giustissima. Ma forse i tuoi difetti sono
pi eccitanti delle tue qualit? o forse permettono di sognare
di pi, anche a un tipo come douard?...
Batrice prese la sua tazza di t, se la port alle labbra poi
la riappoggi di scatto sul tavolino.
Senta, Andr, disse le ho sempre detto la verit... pi o
meno. Lei sa bene che mi libero di me solo su un palcoscenico
di venti metri per dieci, e che mi sento sincera solo recitando
il testo di un altro. E douard  come me  sincero solo nella
finzione.
Ma c' una grande differenza, ed  che tu, recitando, cerchi
di dimenticare te stessa. Mentre lui, douard, scrivendo, cerca
di trovarsi. Per di pi, tu, come i musicisti che odono i loro
accordi o i pittori che vedono i loro colori, hai degli echi, delle
prove immediate del tuo talento, i silenzi della platea e i suoi
applausi, hai piaceri immediati e fisici, sensuali direi, che uno
scrittore non ha mai. Tranne qualche volta, all'alba, quando ha
l'impressione di scoprire ci che gi sapeva, ma  un piacere
astratto, e solitario. Vedi, non ho paura per douard, ho paura
per te. Ho paura che tu finisca con il recitare i testi che ha
scritto per s.
E, poich lei abbozzava un gesto di diniego, si mise a ridere.
Grazie a Dio, sei egregiamente protetta dai tuoi stessi difetti:
una folle ambizione, il grande amore per gli uomini, la passione
del tradimento. Tienili ben stretti, questi ultimi due vizi,
qualsiasi cosa abbia potuto consigliarti finora. Sono o possono essere
delle virt. La migliore vittima fa il peggior boia aggiunse, indicando
con il mento douard che si stava alzando e venendo
verso di loro.
douard si sentiva fisicamente abbrutito dal sole e moralmente
pesto dai ricordi del giorno prima. Non riusciva a stabilire
la pi piccola relazione tra quella notte di tortura, la donna
bruna e il tranquillo gentiluomo che sgranocchiavano fette biscottate
sotto l'ombrellone. (Non ricordava neanche pi il volto
di Gino.) Avrebbe voluto sedersi ai loro piedi, ascoltare un po'
di musica, con la fronte appoggiata sulle ginocchia di Batrice,
e poi morire, mille anni dopo, cos, senza che accadesse nient'altro.
Ma dovevano tornare a Parigi, ritrovare la citt, gli studi
cinematografici, i palcoscenici, gli altri, e probabilmente altri
Gino. L'estate prossima, non ci sarebbero pi stati gli occhi
color pervinca di Jolyet che scrutavano il mare, ma avrebbero
continuato a esserci lui e Batrice, l, insieme, e sempre pi
inseparabili; e Batrice non poteva farci niente. Il suo tradimento
del giorno prima gli parve improvvisamente rassicurante lei
aveva potuto tradirlo, lui aveva potuto accettarlo, e che la cosa
si risolvesse in questo modo significava che l'irreparabile non
avrebbe mai potuto venire di l. Rifiutava di ammettere con
se stesso che non era certo della propria accettazione, che aveva
dubitato. No, la cosa di cui aveva dubitato era che l'accettasse
lei, quella sua accettazione. Ci sono donne fatte cos, donne che
tradiscono i loro uomini, allegramente, affettuosamente, ma che,
non appena scoperte, non possono pi accettarli, essendosi il
rispetto di s rifugiato negli occhi dell'altro. Grazie a Dio, Batrice
non si rispettava abbastanza, o era tanto indifferente alla
propria immagine da non esigere, nell'occhio di douard, un
riflesso puro e intatto. Ciononostante, confessandole d'averla
vista, douard aveva rischiato parecchio. E solo un orgoglio
virile e un po' sommario gli impediva di ammetterlo.
Sarebbero tornati a Parigi, avrebbe ricominciato a scrivere.
Quel paese di sole non lo spingeva verso la commedia, ma al
contrario, lo allontanava. Avrebbe dovuto sentirsi benissimo in
quella bella villa solitaria; ma si sentiva invece oppresso. Per
scrivere, gli ci volevano cieli imbronciati, mutevoli, stanze di
passaggio, pomeriggi tetri o notti senza sonno. Per lui, le parole
sgorgavano da ceneri tiepide, non dalle fiamme. E aspettava con
impazienza il momento in cui avrebbe potuto, decentemente,
fingere d'aver dimenticato Gino. E gi, non era ben certo di
dover fingere.
Un telegramma di Tony d'Albret affrett la loro partenza,
e Jolyet non fece niente per trattenerli. Malgrado la sua grande
cortesia, pareva sempre pi assente dagli altri e da s. douard
lo vide parecchie volte lanciare ciottoli a rimbalzello sul mare,
con un miscuglio di rancore e di piacere antico. Pur con tutta
la sua freddezza e il suo coraggio, Jolyet doveva provare rancore
verso quel mare sempre uguale e azzurro, cos inalterabilmente
azzurro anche nei suoi capricci, e cos indifferente al destino
dei suoi ammiratori. Una sera, alla vigilia della partenza, andarono
a pranzare a Beaulieu, poi, spinti da un Jolyet che sembrava
in gran forma, a bere il bicchiere della staffa al night-club dell'albergo.
Fu allora che videro arrivare Gino, pi bello che mai,
sorridente e visibilmente felice di incontrarli. Invit Batrice a
ballare e, poich lei rifiutava tranquillamente, insistette con un
certo tono. douard, che pure aveva bevuto pochissimo e che
non s'era mai picchiato con nessuno, o almeno cos gli pareva,
dall'epoca del servizio militare, si ritrov a rotolare sulla pista
da ballo, in una lotta tumultuosa e confusa quanto inefficace.
I vari maitre, indignati e divertitissimi, fecero presto a dividerli,
e douard si ritrov negli spogliatoi, in compagnia di Jolyet
che l'aiutava a mettersi un po' in ordine. Con sua grande gioia,
il giovane Gino aveva il naso sanguinante e l'aria intontita.
 stato bravissimo disse Jolyet.  molto difficile battersi
a freddo; perch non ne aveva nessuna voglia, vero?
douard si mise a ridere. Si sentiva bene, rilassato, come
dopo l'amore fisico.
No disse. Ma ho pensato fosse meglio nei confronti di
Batrice. Le botte non mi piacciono, ma non ho paura dei Gino.
Neanche moralmente.
E sa perch? disse Jolyet. Perch  bello. Strano, vero?
Anche Batrice  bella; e tutti questi belli, quelli che fanno della
bellezza un mestiere o una vocazione, formano un sesso a parte
dal quale, una volta tanto, l'omosessualit o l'uguaglianza sono
bandite.
Stavano passeggiando sul ripiano della scalinata esterna, adesso,
aspettando Batrice.
Perch dice che le persone belle formano un sesso a parte?
ripet douard, incuriosito.
Perch sono tanto abituate all'ammirazione altrui che non
possono bastarsi reciprocamente, dentro un letto. Ci ho sempre
pensato, quando si separava una coppia di attori;  chiaro:
mentre l'uno si stiracchiava voluttuosamente sul cuscino, l'altro
si inchinava graziosamente al pubblico, e ciascuno dei due (in
cuor suo) con un bel primo piano. Ma il pubblico non c'era;
e non c' nulla di peggio per loro.
Batrice li raggiunse, e si congratul con douard per la velocit
dei suoi diretti.
Non sapevo d'essere in coppia con uno sportivo disse.
Questi intellettuali sono decisamente pieni di sorprese...
Sorrideva. Certo, ai suoi occhi la virilit si dimostrava pi
in un letto che su un ring. Ciononostante, aveva apprezzato il
fatto che douard, quell'uomo dolce, avesse deciso di battersi
per lei, facendo il gallo. Solo rispettando quelle commedie, quegli
atteggiamenti puerili e convenzionali, i rapporti tra uomini e
donne avevano una piccola probabilit di farsi veri, o di restarlo.
Batrice, in quanto amante e in quanto attrice, non avrebbe mai
tollerato a lungo di amare un vigliacco senza vergognarsene.

 Capitolo 13.

Si era all'intervallo, e la prova generale di Kurt era gi un bel
disastro. douard, che aveva letto la commedia, si domandava
dov'era mai andato a finire quel fascino un po' fragile, un po'
straziante, alla Cecov, che aveva sentito mentre la leggeva. Durante
il primo atto s'erano visti dei robot compiere gesti arbitrari,
spostare da soli scene nichelate e osservare silenzi inutili e
pesanti. Un sapiente gioco di luci - sapiente perch lasciava al
buio la persona che parlava e illuminava un oggetto qualsiasi
- non era bastato a risvegliare l'interesse del pubblico, che pure
era pronto, sulla fama di Kurt, a dichiarare stupendo e pieno
di trovate quel pessimo esercizio. Nel foyer, la gente passeggiava
sussurrando e inalberando una faccia costernata, tutta di circostanza
naturalmente, e che in genere nascondeva una soddisfazione
sorniona.
douard era triste e preoccupato per il morale di Kurt.
Quanto a Batrice, s'era comportata benissimo in quell'ardua
prova. Aveva intrecciato le mani sotto il mento, fissato una
volta per tutte lo sguardo sul palcoscenico, e non si era pi
mossa. Non si era permessa alcun movimento, n sbadiglio, n
colpo di tosse, anche se chi la circondava non se n'era certo
privato. Solo qualche giovane, partigiano del teatro d'avanguardia,
guardava con disprezzo e derisione quel pubblico da prova
generale, quelle vecchie volpi imborghesite, ma quell'atteggiamento
quasi minaccioso ricordava vagamente l'Action Francese.
In un corridoio, douard e Batrice incontrarono un critico
che, vedendo il bel volto truccato di Batrice, trasal e si precipit
verso di loro.
Andr Beretti: douard Maligrasse li present Batrice.
Felice di conoscerla disse in fretta il critico. Dio, Batrice,
ma cosa ci fai tu, qui? Non mi dirai che ti piace questo pastrocchio
pieno di pretese? Dio, che noia!...
Se vuoi il mio parere disse Batrice lo trovo molto interessante.
I due uomini la guardarono. Aveva adottato un'aria leale, pulita,
leggermente triste, che certo giudicava ammirevole. E nello
stesso tempo, pareva dire a Beretti: So bene che sai quello che
penso, ma preferisco essere ridicola che tradire. Era tanto
chiaro ed era, del resto, una parte tanto nuova per lei, Batrice
Valmont, che sempre, in qualsiasi circostanza, aveva optato per
la brutalit e ignorato il senso della parola lealt, che il critico
non riusc a trattenersi e scoppi a ridere, stupefatto e come
affascinato da quel nuovo volto.
Sei veramente meravigliosa, Batrice disse.
Le baci la mano e girandosi verso douard, aggiunse:
I miei complimenti, signore. Credo che Kurt van Erck sia
un suo amico.
douard, che aveva attentamente seguito quel giochetto, si
sentiva esasperato. Avrebbe preferito che Batrice gli dicesse:
 una seccatura, noiosissimo, andiamocene, invece di ostentare
in quel modo una commiserazione e una fedelt che non
poteva certo provare. Non sapeva che Batrice faceva la commedia
solo per mascherare i suoi veri sentimenti. Detestando Kurt,
e godendo realmente del suo fiasco, si era rifugiata in un atteggiamento
completamente opposto solo per non infierire su
douard. Gli rivolse quindi un sorriso dolce, intenerito, il sorriso
di una donna leale, e lui si sent pi seccato di prima, non
poteva impedirselo: lo credeva proprio cos scemo?
Lo trovi veramente interessante? disse.
Lei lo guard fissamente e, dalla sua espressione, si rese conto
di aver fatto un passo falso, che quella storiella rischiava di
buttar male. Allora, con una rapidit stupefacente che solo lei
poteva avere - perch dopotutto  difficilissimo passare da una
commedia stilizzata alla massima sincerit in meno di un secondo
- rispose con voce squillante:
Lo trovo veramente orribile, s.
Adesso, era douard a essere sconcertato, tanto pi che Batrice
continuava a ripetere: Orribile, orribile, con voce
sempre pi alta, una voce giubilante e forte, e gi qualche faccia
stava girandosi a guardarli. La prese per un braccio e la trascin
verso una galleria meno frequentata, dove appoggiarono i
gomiti sulla balaustra.
 grottesco, disse lei, improvvisamente acquietata grottesco
e squallido. Il tuo amico Kurt  un fascista, bello mio.
Un fascista?
douard stava per protestare, ma gi lei gli tendeva la mano,
lo prendeva per la cravatta e lo scrollava piano, il tutto lanciandogli
frasi scherzose ma convinte.
Tu vieni da una famiglia di notai di provincia, douard,
e Kurt da una famiglia di avvocati tedeschi, no? Io, vengo da
una famiglia parigina di modeste, modestissime condizioni, dalla
quale ho sempre voluto evadere. Conosco meglio il popolo,
come dice lui, di Kurt. E per di pi, quando fa delle commedie
per il popolo, il popolo ha sempre un'aria pezzente e oppressa.
E questo gli scoccia da morire, al popolo! In genere, la gente
ha solo una trentina d'anni da vivere decentemente, e lo sa.
douard la guardava, a bocca aperta. La collera si addiceva
a Batrice, che sembrava pi rosea, pi bruna, ancora pi pericolosa;
e soprattutto sembrava pi vera di tutte le teorie di Kurt.
Solo che si sentiva gemere dentro un vecchio ricordo, lui, che
comprendeva la fiducia di Kurt negli anni precedenti, il suo
aiuto, i suoi consigli, le prove, e le loro speranze. E se i tentativi
astratti di Kurt lo esasperavano, le ricette concrete dei mondani,
quelle, gli facevano schifo. In fondo, lui non sapeva chi era, n
quale fosse la sua origine. Pure, sapeva che un giorno avrebbe
dovuto, in mezzo a tutti quei turbini opachi, a quelle false verit
e a quelle mezze bugie, disegnare - a Parigi o altrove -
un'immagine precisa di se stesso. Naturalmente, la pi sicura
gli sarebbe venuta dalla sua opera. E tuttavia... avrebbe dovuto
forzatamente essere interpretata, incompresa, tradita o
sublimata. Avrebbe dovuto essere giudicato da persone che considerava
senza giustizia, o ammirato da persone che non ammirava. Questo,
era il suo destino di autore drammatico, a Parigi. E un bel
giorno, si sarebbero tutti riconciliati tacitamente a spese sue,
o pi esattamente si sarebbero messi d'accordo su una determinata
immagine di lui. Era l'epoca delle etichette, quella, ma lui
sarebbe sempre stato quello che sapeva d'essere veramente,
come tutti i creatori, buoni o cattivi: inclassificabile. No, era
chiaro, l'unico giudizio che gli facesse battere il cuore e chinare
il capo, per quanto falso potesse essere, era quello di Batrice.
Non sapeva che succedeva solo perch era giovane, un giovane
scrittore, e i battiti del cuore nascondevano ancora per lui le
fanfare e i tamburi del successo.
Il secondo atto fu uguale al primo, con l'unica differenza che
qualche invitato, trovando elegante la volgarit, abbandon rumorosamente
il teatro prima della fine dell'atto. Tra le quinte,
douard ritrov Kurt, amaro, sarcastico e furibondo, che gli
diede un colpetto assente, come per ributtarlo in mezzo a quella
gente, tutta quella gente muffita che non era in grado di apprezzare
la sua regia. Il suo gesto significava: Dato che fai parte
di quella troupe di saltimbanchi, resta pure con loro. E i
balbetti calorosi, goffi, di douard non cambiarono le cose di una
virgola. Era molto depresso, e si sent sollevato quando Batrice
sugger di tornare a casa.
Quella sera, Batrice lo prese tra le braccia. Gli diceva: Fascista,
sei il mio piccolo fascista come certe madri irresponsabili
dicono Carognetta mia. Faceva caldo, e l'odore del gelsomino
bianco, in giardino, pareva rievocare un'amicizia passata, una
fiducia perduta, e un naufragio felice; poich, china su di lui
con le dita inchiodate sulle sue palpebre, Batrice gli diceva di
non prendersela tanto, che lui aveva un gran talento, una voce,
e che tutti gli attori di Parigi, Londra e New York gi sognavano
o un giorno avrebbero sognato di chiedergliela in prestito,
quella voce. Gli diceva anche, con una calma rivoltante, che
erano quei mestieri - i loro - a produrre quelle situazioni. E
che nel momento in cui lui aveva preso carta e penna, per cominciare
a scrivere la sua prima commedia, si era matematicamente
augurato che fosse rappresentata, ragione per cui aveva
accettato in anticipo i mille tradimenti, le mille pastette e tutte
le cose nauseanti del teatro. Gli diceva teneramente, e quasi con
malinconia, che non avrebbe mai dovuto fidarsi di niente e di
nessuno: che la commedia era forzatamente sorella della finzione,
come la pretesa era sorella del talento, e che, in quel campo,
la purezza, l'intransigenza erano solo maschere dell'impotenza
e del fallimento. E lui lo sapeva bene, dal momento che ogni
frase che aveva scritto era destinata a fare il suo effetto, e lui
vi si era attardato con compiacimento. E anche se invidiava Shakespeare,
Racine, e gli dispiaceva di non essere loro, era in
fin dei conti abbastanza contento di s, certe sere; come lei, del
resto, quando credeva di trovare per un personaggio che non
le piaceva o non le assomigliava un accento o una tonalit che
somigliasse a quel personaggio.
Fu quella sera che, per la prima volta, fece l'amore con deliberato
altruismo - come una puttana o un'infermiera. Aveva
messo sul grammofono il loro disco, e fu lei stessa che, ostentatamente,
lo port fino al piacere, proprio nel momento in cui
di solito cercava di farlo lui. douard, al settimo cielo, volle
dirle che non ne valeva la pena, che le sue ferite morali erano
solo false ferite, ma quella nuova forma di sensualit non cambiava
nulla al suo status di amante, faceva soltanto di lui non
pi il sacerdote, ma la vittima del sacrificio. Di primo acchito,
la cosa poteva sembrare uno scambio delle parti, ma poich era
solo lei a deciderlo, quello scambio non era affatto tale. Decisamente,
c'era una specie di melodia, nella loro storia, e in
qualsiasi modo la potessero orchestrare, quale ne potesse essere
la chiave, e quali le improvvisazioni inevitabili dei suoi interpreti,
douard sapeva che l'avrebbe ritrovata in ogni luogo, intatta,
indimenticabile, e per lui sempre ammirevolmente intonata.

 Capitolo 14.

Contrariamente a quanto aveva previsto, douard stentava a
scrivere la sua commedia. Parigi si svuotava e Batrice era
sempre tenera, ma le parole gli sfuggivano. Passava ore e ore
in giardino a scarabocchiare annotazioni che poi, la sera, gettava
via. Di tanto in tanto, Batrice gli chiedeva di ripassare le battute
con lei: aveva finalmente accettato di girare il film di Raoul
Dantys, in settembre. Per una delle tante ironie della sorte,
doveva incarnarvi una donna nobile e fedele, torturata da un
marito geloso. I dialoghi, che douard aveva inizialmente trovato
solo piatti e verbosi, ben presto gli parvero odiosi, e quando
ebbe domandato due o tre volte a Batrice-Laure (era il nome
dell'eroina), con voce bianca, se lo aveva tradito si o no, per
sentirsi rispondere con ammirevole fermezza che non era possibile,
s'innervos e scaravent il manoscritto in fondo al
giardino. Inizialmente stupefatta, Batrice fin per capire e scoppi
a ridere.
Senti un po', disse cerca di essere serio. Devo ricordare
tutte queste parole, sto lavorando, io... E ho ben altre preoccupazioni
che il pensiero di ipotetici Gino.
Era veramente indignata, e fu la fedele Cathy a sostituire
douard. Del resto, man mano che passavano i giorni, Batrice
diventava sempre pi nervosa. Diceva lei stessa che quei
dialoghi erano uno schifo. Passeggiava continuamente per il
giardinetto, seguendo un itinerario ben preciso, scrollava i
capelli, batteva i piedi a terra e si appoggiava agli alberi arsi
dall'estate come se fossero quinte. Tony d'Albret, preoccupata,
raddoppiava le visite e faceva domande insidiose a douard,
che non sapeva cosa rispondere.
Una telefonata salv la situazione. Il Thtre des Buttes che
aveva rimesso in cartellone Aprs Midi.., la commedia che
aveva lanciato Batrice, era diretto da Barberini. Un vecchio signore
sempre al verde anche se perennemente sostenuto dalla
critica. Una volta tanto, pareva che la ripresa di quel lavoro dovesse
garantirgli un successo piuttosto stabile, quando la prima
attrice si ammal. La giovane attrice che aveva ripreso la parte
creata da Batrice aveva dato di Claire, l'eroina, un'interpretazione
pi intellettuale, pi interiorizzata, pi moderna, secondo
l'espressione fatale, e parecchi critici s'erano affrettati a sottolineare
quella differenza in termini pi o meno piacevoli per
Batrice. Fu cos che, non sapendo pi che pesci pigliare e con
l'acqua alla gola, Barberini chiam Beatrice domandandole senza
crederci troppo di riprendere, per un mese, quella parte che solo
lei conosceva a memoria. Con grande stupore di tutti, Batrice
accett. Non aveva niente da guadagnare, in quell'avventura, e
poich la generosit non era il suo forte, tutti si estasiarono
sulla grande solidariet della gente di teatro e sull'improvvisa
carit dell'implacabile Batrice Valmont. Dopo qualche prova,
che risult superflua tanta era la memoria di Batrice - per i
suoi ruoli, almeno - si and in scena.
Dopo aver rifiutato la compagnia di douard e Tony, entr
nel suo camerino un'ora prima dei tre fatidici colpi. Di fatto,
l'innervosivano entrambi: douard, perch credeva che recitasse
per pura bont, e Tony, perch credeva, al contrario, che lo
facesse per puro spirito di rivincita. Ma Batrice sentiva che
non si trattava n dell'una n dell'altra cosa. Si trucc e vest
alla svelta, ed era pronta con una mezz'ora di anticipo. Cos,
quando il direttore di scena passando lungo i corridoi, grid
con la sua voce monotona: Fra mezz'ora in scena!, lei trasal
stupita del flusso di sangue che le saliva alla gola facendola arrossire.
Pure, quella sua immagine nello specchio non aveva
niente a che vedere con l'altra immagine, quasi dimenticata, di
cinque anni prima! Si stava giocando la carriera e la vita, allora.
Mentre, stasera, non aveva niente da perdere.
Pure, le sue mani tremavano, e le batt violentemente sul
ripiano della toletta, e ve le tenne ferme, come se avesse voluto
schiacciare qualcosa che forse era paura e, certamente, collera:
a Batrice non piaceva sorprendere se stessa, non ne aveva l'abitudine.
Chiam la guardarobiera, le domand un cognac, poi
la interrog sulla sua vita, sull'andamento di quel teatro, e sulle
mille chiacchiere cui generalmente non badava, e insomma impieg
un'energia febbrile per colmare il vuoto di quella mezz'ora.
Ma quando si trov finalmente sul palcoscenico, dietro al sipario
scuro, non aveva ancora smesso di tremare, n di stupirsene.
Ci fu la solita lacerazione frusciante, e si trov in piena luce
davanti a quei volti pallidi, nell'oscurit, davanti a quella massa
confusa e anonima. Respir a fondo, lanci con voce chiara la
prima battuta. Si allontan dal pianoforte dov'era appoggiata.
Cammin verso il partner. E in quel momento, seppe felicit,
libert, invenzione, sincerit, forza, di colpo le veniva reso tutto.
Il suo cuore non batteva per la paura, ma batteva sotto un altro
impulso, molto diverso da quello del desiderio, della stanchezza
o dell'ambizione - il cuore le batteva con un ritmo nuovo, profondo
e regolare. Batteva forte, la sua voce suonava giusta e
finalmente, finalmente Batrice diceva la sua verit! La sensazione
di menzogna, di sogno a occhi aperti, di sentimenti contraddittori,
di nostalgia che faceva da sfondo e da scenario alla sua
vita di tutti i giorni, era scomparsa; di fronte a lei, tutti quei
volti erano diventati un volto solo, l'unico che amasse poich
non gli doveva niente e non lo avrebbe rivisto mai pi. E quel
volto esigeva che gli mentisse, che lo facesse sognare, ridere
o piangere, quel volto, insomma, esigeva tutto da lei, tranne la
verit. Quella verit banale, arbitraria e priva di fascino che
le avevano sempre sollecitato, e sempre invano, genitori, amici
e amanti. Mentre quell'impostura folle e totale che era la sua
parte scenica non lo sarebbe stata mai abbastanza per tutta
quella gente lontana e vicina: il suo pubblico. Sarebbe sempre
rimasta al di qua delle loro esigenze. Attraverso quelle parole
scritte da un altro, attraverso quei gesti decisi da un altro, e
davanti a quegli altri che non conosceva, poteva finalmente
essere se stessa. E diceva: Ti amo al suo partner (pederasta
notorio) con una sincerit mille volte maggiore di quella con
cui mai lo aveva detto a un amante. E quei mobili falsamente
inglesi, affittati a un tanto al mese e vuoti per ventidue ore su
ventiquattro, le erano pi familiari di quelli di casa sua; e il cielo
dipinto su di una tela, dietro alla finta finestra, rifletteva un vero
giorno di sole. E quando dovette, nei panni di Claire, uscire
all'indietro abbandonando quello squallido scenario, fu con voce
realmente straziata che si ud domandare al partner di curare
ogni giorno la pianta di plastica verde, al posto suo. Pur non
amando nulla di ci che vedeva, n quel giovane imbrillantinato,
n quei mobili fasulli, n quegli oggetti d'accatto, si sentiva presa
da un amore selvaggio e insostituibile verso di loro e la loro
provvisoriet, verso quell'artificiosit stessa.
La sala le attribu un'ovazione che, una volta tanto, lei non
cerc di prolungare tornando alla ribalta, e quando il suo partner,
apparentemente sincero, le disse raggiungendola davanti al
camerino:  stata meravigliosa, Batrice! Ci ho creduto anch'io,
si meravigli che lei rispondesse senza sorridere, e con
una specie di stanchezza esasperata: Lo spero bene. Non si pu
credere a nient'altro, in ogni modo. Scambiando la risposta per
un sottile giochetto da commediante, seppure un po' sofisticato,
s'affrett a ripeterlo in giro.
Di nuovo sola e chiusa nel suo camerino, Batrice si tolse
accuratamente, rabbiosamente, il trucco con mani fredde e occhi
pieni di lacrime. Ma quando, un quarto d'ora dopo, raggiunse
douard e Tony che, ammirati e commossi, l'aspettavano nel
foyer, si diresse verso i loro fantasmi sfoderando un sorriso di
trionfo. Durante il pranzo offerto dal direttore che sbavava di
riconoscenza, chiacchier del pi e del meno, e se i complimenti
e i commenti l'annoiavano un poco, non lo dimostr affatto.
In ogni caso, domani, fra poche ore, dopo aver compiuto lo
sforzo di passare la notte, il giorno, dopo aver fatto l'amore
e discusso di progetti di film, sarebbe tornata dietro al sipario
nero, e il moto del suo sangue sarebbe ridiventato normale. Era
una semplice questione di pazienza. Del resto, bevve talmente
quella sera, per ritrovare gli altri e la propria esistenza, e and
a dormire in uno stato tale che, una volta tanto, Batrice ment
a se stessa, e attribu all'alcool la sua malinconia.
Appoggiato al gomito, douard la guardava dormire. Aveva
lasciato aperto il balcone, e, di tanto in tanto, il vento sollevava
i capelli di quella sconosciuta accanto a lui. L'aveva udita dire
Ti amo sulla scena, quella sconosciuta. L'aveva vista ferita,
incerta, braccata, vulnerabile. L'aveva vista stranamente simile
all'idea che aveva di se stesso nei suoi confronti, e gli sarebbe
piaciuto dirle Chi ti ha ferita? Quando? E perch non ne sei
guarita?. Solo che non era quella, la donna che amava, ma
un'altra. Un'altra che aveva veduto prenderlo in giro, che aveva
perfino visto mentre lo tradiva senza poi commuoversi minimamente
del suo dolore. E allora perch, quella sera, Batrice che
guardava ansiosamente quella ridicola pianta di plastica verde
lo aveva turbato? Perch aveva sofferto con lei quando aveva
dovuto lasciare quel bellone? E perch mai aveva sperato che
se ne restasse dietro quel pianoforte, fin dalla prima battuta,
come dietro a una barricata? Batrice era un'attrice; e una brava
attrice, questo lo sapeva gi. Non c'era quindi niente di strano
nel fatto che sapesse simulare un sentimento che non conosceva,
e rifiutava di conoscere. E lui ora, immobile e chino su quel
volto remoto, misterioso e cieco, si domandava di dove mai gli
venissero l'angoscia, e quel falso rimorso, che lo tenevano sveglio,
accanto a lei, come una sentinella o un colpevole. Colpevole
di che cosa? Da quando la conosceva l'aveva sempre amata
e glielo aveva sempre detto; aveva sempre sofferto a causa di
lei e aveva accettato ogni cosa. Sapeva che aveva pi fiducia
in lui che in tutti quelli che lo avevano preceduto. Sapeva d'essere
un amico, un amante di gran lunga migliore dei suoi predecessori,
e che nella vita incerta, impulsiva e vanitosa di Batrice,
rappresentava attualmente l'unica certezza, l'unica fiducia e,
forse, l'unica tenerezza. E dunque? A ogni modo, aveva una gran
voglia che quella commedia, la ripresa di quella commedia, finisse
presto, che Batrice si togliesse quella maschera provvisoria
e ridiventasse, brutale e sconcertante, l'oggetto della sua
passione.
L'alba lo trov seduto alla tavola della sala da pranzo; perch,
come se per questo fossero indispensabili il dubbio e la tristezza,
Frdric - il suo eroe - era tornato a lui. E rivedeva ancora
una certa consistenza, in quel giovane indeciso, e un certo senso
nella sua indecisione. La causa del suo ritorno, di quella ricomparsa
non gl'interessava n punto n poco, bench la sentisse
torbida e tra le pi indecifrabili: come Batrice, dodici ore prima,
aveva ritrovato la propria voce. Fu cos che, lei addormentata
e protetta dal suo sonno, e lui insonne e aggrappato alla mancanza
di sonno, passarono entrambi quelle poche ore dell'alba
- senza saperlo, naturalmente - di nuovo simili.
Poi ebbero, per quindici giorni, grazie a momenti di felicit
del tutto solitari, il loro pi bel periodo di felicit a due.

 Capitolo 15.

douard era seduto in un prato sopra una piccola cassa di legno
graziosamente prestata da un macchinista, e stava guardando
Batrice, distante una ventina di metri, che, con aria estatica
e braccia tese, camminava verso un giovane biondo sulla cui
spalla si abbatt poi in lacrime.
Stop! url il regista.
E con grande sollievo di douard il quale, suo malgrado e
dopo tre settimane dal primo colpo di manovella, continuava
a rodersi dalla gelosia quando giravano una scena d'amore. Batrice
si svincol dalle braccia dell'attore. Lo guard, e lui le rivolse
un piccolo applauso silenzioso che lei sembr ignorare.
Era il termine esatto: Batrice lo ignorava. Certo, si trattava del
gran finale e lei doveva concentrarsi tutta per girare la famosa
felicit piena di lacrime di cui Raoul, il regista, era tanto ghiotto;
ma erano al sesto ciack, la squadra tecnica incominciava a
scalpitare, e quella specie di misticismo, di estraneit al resto
del mondo in cui Batrice pareva immersa in quel momento,
sembrava a douard eccessivo. Batt le mani pi forte, producendo
veramente un piccolo suono di applausi. Batrice lo
guard e distolse immediatamente lo sguardo proprio come se
douard fosse una pietra miliare dimenticata sul set. douard
si lasci cadere le dita molli nel palmo dell'altra mano, poi si
mise entrambe le mani tra le ginocchia, e allung le gambe guardandosi
attentamente le scarpe. Da quando seguiva le riprese
del film, si ritrovava invariabilmente nella stessa posizione
testimone indesiderabile di giorno e innamorato ingombrante di
notte. La risata di Nicolas, dietro di lui, lo fece sobbalzare.
Sembri un cane da caccia nato e sputato disse Nicolas.
E gli sedette accanto, strapp un filo d'erba e lo mastic,
felice come una pasqua. Batrice lo aveva fatto scritturare per
una parte di secondo piano con un'autorit e un esemplare
senso di cameratismo che era piaciuto molto a douard. E solo
dopo dieci giorni di riprese, si era reso conto che Batrice,
quando iniziava qualsiasi lavoro, aveva bisogno di tirarsi dietro,
come una zingara, alcuni membri della trib; in questo caso,
la cameriera, Tony d'Albret, Nicolas e lui facevano parte della
carovana. Sfortunatamente, dopo un periodo di mezza depressione,
Batrice, rientrata nell'ingranaggio, s'era perfettamente calata
nella parte; e nel carrozzone ormai in marcia dovevano restare
solo gli zingari in qualche modo utili, Tony, che discuteva i rimborsi
spese, Nicolas, utile malgrado l'esiguit della sua parte, e
la fedele Cathy che stirava e cuciva tranquillamente in albergo.
Quanto a douard, non aveva alcun impiego specifico in quel
viaggio. L'ultimo dei macchinisti, e lo sentiva bene, era diventato
per Batrice pi utile di lui. Quando alla sera, tutti, dal
truccatore al regista, si mettevano a discutere sulle riprese della
giornata, douard, anche se vi aveva assistito conoscendone le
minime peripezie, si sentiva sempre il parassita, l'estraneo, l'escluso
della compagnia.
Aveva tentato qualche andirivieni tra Parigi e la Turenna -
dove si svolgeva il film - aveva anche tentato di parlare dei
propri appuntamenti, dei propri lavori, ma la cosa non aveva
interessato nessuno, tranne Tony d'Albret che aveva finalmente
venduto i diritti della sua commedia a un ottimo teatro di
Broadway. Ma anche la stessa Tony gli parlava di contratti e
progetti quasi sottovoce, quasi di nascosto, come se, dopo tre
settimane, fosse stato indecente parlare di qualcosa che non
fosse Ailleurs, peut-itre, titolo del film di Raoul. Del resto, quell'indifferenza
non era certo dispiaciuta a douard che aveva
sempre provato una sorta di orrore maniacale nel parlare dei
suoi scritti. Ci che lo turbava, era piuttosto che l'indifferenza
generale e diurna fosse anche un'indifferenza privata e notturna,
e che, perfino a letto e perfino durante l'amore, Batrice si tenesse
dentro qualcosa d'estraneo, di solitario, qualcosa che rifiutava
di spartire con lui e che lui non riusciva a capire. Perch,
in fin dei conti, la sua parte nel film era quella di una donna
commovente ma cretina, di una rompiballe, come diceva allegramente
lei stessa. Prendeva in giro ferocemente il suo personaggio,
ma faceva di tutto perch gli altri ci credessero. E la
distanza che inizialmente aveva mantenuto nei confronti della
sua parte, diminuiva a vista d'occhio. Era un'Emma Bovary moderna,
quella che stava interpretando, e douard, che non era
Homais n Rodolphe, poteva solo darle fastidio.
In fondo, le aveva detto una sera che rifiutava per la terza
notte di fare l'amore in fondo preferiresti fare l'amore con
Cyril era il nome del primo attore piuttosto che con me.
Batrice aveva riflettuto un attimo.
 vero, aveva ammesso eppure Dio sa se non mi
piace...
douard s'era sentito morire, poi, assorbito profondamente
il colpo, aveva ribattuto:
E allora che cosa ti trattiene? forse?...
Non lo aveva lasciato finire la frase, era scoppiata a ridere.
Ma si pu essere pi sciocchi di cos! Andiamo, douard,
ma quando si ha voglia di qualcuno si fa presto a trovare un
posto e un momento per fare l'amore, no? anche con settanta
tecnici nei paraggi...  una cosa risaputa, la rapidit degli attori
in questi casi. No, riprese la vera verit  che, gi che non
mi piace e che faccio fatica a far finta di amarlo, se per di
pi sapessi che a letto non vale niente, mi sarebbe ancora pi
difficile...
douard aveva allora attaccato con voce piatta e tranquilla
perch sapeva che solo a quel tipo di voce atona Batrice avrebbe
forse potuto rispondere sinceramente:
E Raoul?  innamorato di te, il tuo regista, no?
Oh s, aveva detto Batrice con aria svagata ma questo
 un bene. Quanto a lui, ti posso garantire che sbaver fino
alla fine del film. Ci sono delle inquadrature, tesoro, e delle luci
che solo una donna sconosciuta nel senso biblico del termine,
se cos posso dire, pu ottenere dal suo regista. Oppure, aveva
aggiunto con voce pi allegra avrei dovuto passarci all'inizio
e poi fare l'innamorata fino alla fine delle riprese. Nel qual caso,
tu non saresti qui, tesoruccio mio. E poi, dopotutto, aveva riattaccato
attirandoselo contro sono innamorata di te, io...
Nicolas, al quale douard indignato aveva ripetuto quei discorsi
cinici, gli aveva confermato che si trattava del sillabario
delle relazioni classiche, sul set di un film. In conclusione, intorno
a quella troupe completamente assorta a riprendere una
storia tinta di erotismo, regnava una strana atmosfera di castit,
come se il fatto di simulare l'amore e di vederne ripetere
meccanicamente i gesti dieci volte al giorno fosse bastato a disgustarli
tutti.
Credo che farei meglio ad andarmene disse a Nicolas che
gli offriva una sigaretta con aria intenerita.
Te l'avr detto almeno una decina di volte ribatt l'altro.
Nicolas, da parte sua, si trovava bene come un papa,
mollemente sdraiato a masticare fili d'erba. Le collinette della
Turenna erano immerse nella luce dolce, obliqua e gialla del
settembre, le tegole tiravano al lilla chiaro; sui tetti delle case,
e nella bellezza di tutti quei rossi, di tutti quei gialli, che qua
e l facevano macchia nel verde gi vinto dell'estate, si veniva
insinuando una specie di malinconia. L'inverno era vicino. E
l'inverno faceva paura a douard. L'inverno era per lui la citt,
gli altri, il rumore e il furore. Non aveva mai passato l'inverno
con Batrice. La prima volta che l'aveva conosciuta, era la primavera,
una primavera finita con la sua disfatta, e, quando l'aveva
ritrovata, era di nuovo primavera. Aveva ormai spartito con
Batrice quasi tre stagioni, e adesso si domandava perch mai
la quarta gli facesse tanta paura.
E perch dovrei andarmene, poi? disse. Non sai come
posso annoiarmi, a Parigi, adesso che ho finito la mia commedia...
 un'ottima cosa, questa. Soprattutto perch, sai,  stupenda.
Si chin appoggiandogli una mano sulla spalla, e lo scroll
affettuosamente.
Sai, disse  stato molto bello da parte tua farmela leggere.
Una cosa che mi ha commosso.
douard gli sorrise di rimando. In effetti, e non sapeva perch,
Nicolas, quel buonannulla, quel buffoncello d'ubriacone era
l'unico cui avesse potuto affidare la sua commedia. Quel volto
troppo bello, e per di pi truccato in quel momento, quei denti
troppo perfetti, quell'aspetto falsamente giovanile, quella caricatura,
insomma, della simpatia e della seduzione, era diventato
per lui il volto dell'amicizia e della fiducia. Stranamente, mentre
tutto ci che Nicolas faceva restava sempre un po' fuori -
le sue risate, le sue spiritosaggini, i suoi gesti e le sue dichiarazioni
quando aveva bevuto - ci che invece s'asteneva dal fare
era sempre sensibile e intelligente. Nicolas aveva un modo di
tacere, di stornare lo sguardo, di non ridere, appunto, che rivelava
un cuore puro.
Commedia a parte, disse douard credi che dia veramente
fastidio a Batrice, se rimango?
S, credo proprio di s. Non fai parte del film, sei di troppo.
Sei sempre tra i piedi, non te ne sei accorto? Se si vede un'ombra,
 la tua, se davanti alla macchina da presa c' qualcuno,
sei tu; e se si sente un rumore nel magnetofono, sei tu che hai
tossito...
 vero ammise douard. Ma cosa vuoi, sono terribilmente
infelice lontano da lei.
E indicava Batrice che, gli occhi al cielo, pareva stesse abbattendo
mentalmente l'aereo che vi ronzava. Aveva il mento all'ins,
picchiava nervosamente il piede a terra, e in mezzo ai tecnici
e alla piccola folla che aspettava con lei la scomparsa di quell'aereo
inopportuno, sembrava la pi impaziente e feroce di tutti.
Nicolas si mise a ridere.
Che arpia!... disse.
douard gli fece eco e ripet le parole Che arpia con il
piacere un po' tremante dello scolaro indisciplinato.
Cosa posso fare? domand. Cosa potrei fare per rendermi
utile? Non posso mettermi a scopare il set, vero!...
No, non sei iscritto al sindacato e per di pi non lo sapresti
fare. Non so proprio, vecchio mio, pensaci un po'... E adesso,
disse rialzandosi torniamo al lavoro.
E torn a piazzarsi davanti alla macchina da presa. Segu un
lungo silenzio artificioso: Batrice, con gli occhi lucidi di pianto,
corse verso il giovanotto biondo e gli cadde tra le braccia. Fu
allora che a douard venne un lampo di genio.
La sera stessa, nel bar dell'albergo, si trovavano tutti e quattro
seduti davanti al fuoco e ascoltavano la pioggia che, una volta
tanto, aveva trovato opportuno arrivare quando era attesa. Tony
d'Albret, tornata da Parigi (perch si era eclissata, appena aveva
visto Batrice nei panni del personaggio), Tony d'Albret pareva
al colmo della felicit. Il contratto di douard per l'America
era firmato, le fotografie di scena del film gi pubblicate nei
giornali erano notevoli e, per lei, tutto andava nel migliore dei
modi nel migliore dei mondi. In verit, Tony d'Albret era talmente
affascinata dalla vita privata dei suoi attori, dalla loro
carriera e dai benefici che ne avrebbe potuto trarre che dimenticava
di averne una propria, di vita privata. A volte, ricordando
improvvisamente - e come per una sorta di decenza - di essere
donna, si buttava su un giovanotto alle prime armi stordito ma
pronto a tutto, se lo portava a letto e poi lo esibiva trionfalmente
per un paio di settimane, tirandoselo dietro da un cocktail
a una serata di gala come un cagnolino. Dopo di che, un bel
giorno se lo dimenticava in uno di quei luoghi sinistri. Ma di
tanto in tanto, in seguito, quando sentiva parlare di Grard L.
o di Yves B, ricordava e sospirava: Ah, quello, se solo avessi
voluto.... E questo sottintendeva che quel povero ragazzo non
solo aveva voluto, ma anche potuto, e che solo per mancanza
di tempo - e per dedizione verso i suoi ragazzi - Tony non
aveva potuto garantire la carriera, e la felicit, dello sventurato.
(Da come lo diceva si poteva anche pensare che il povero ragazzo
serbasse di Tony la duplice immagine di una fata benefica
ma terribilmente affaccendata e di un'amante scatenata e sazia.)
Apparentemente, la vita sentimentale di Tony d'Albret finiva
l - se si esclude una vecchia madre molto malata in una remota
provincia, le cui sofferenze venivano per rievocate solo quando
si discuteva di percentuali. La stessa Batrice, che pure univa
alla sua crudelt naturale un'abilit machiavellica, non era mai
riuscita a sapere se esistesse veramente, una signora d'Albret
madre, sempre agonizzante e sempre quinquagenaria.
Credo che domani dovr proprio andarmene dichiar
douard con voce triste.
Intorno a lui, i tre volti assunsero tre diverse espressioni: contrariet
intenerita, su quello di Nicolas, curiosit, su quello di
Tony, e sollievo, su quello di Batrice.
E perch proprio domani? domand quest'ultima.
Ma la sua voce poteva anche voler dire: E perch non
l'altro ieri?.
Non ho scelta, devo rivedere alcune cose della commedia
disse douard con l'aria di scusarsi. La cosa mi secca. Soprattutto
per la faccenda con Show-Show...
Come, Show-Show? s'inform Tony.
Si trattava del settimanale pi letto in America dalla gente
di spettacolo. E, solo a sentirlo nominare, tutti gli impresari
e quasi tutti gli attori americani e europei si mettevano a
scodinzolare.
Be'... ma non glielo avevo detto? disse douard, con aria
di niente. Quando hanno saputo che la mia commedia doveva
essere rappresentata a New York, mi hanno domandato di scrivere
qualcosa, a mia scelta, cos gli ho proposto di parlare del
film di Raoul.
E allora?
Tony ansimava.
Forse non lo sa, riprese douard ma Raoul  abbastanza
conosciuto da quelle parti, dopo il suo ultimo film. Come diavolo si chiamava?...
Les Fruits de l'Aube tagli corto Tony.
S, proprio, Les Fruits de l'Aube.  stato un bel successo,
no?
Ma certo, disse Tony esasperata lo sanno tutti, e allora?
E allora, disse douard, con voce pacifica li divertiva il
fatto di pubblicare un articolo di un autore francese sulle riprese
cinematografiche di un regista francese. Ecco tutto.
L'espressione dei tre volti che lo guardavano era totalmente
cambiata; su quello di Nicolas si leggeva una specie d'ilarit incredula,
su quello di Batrice lo stupore, e su quello di Tony
un miscuglio di rabbia e di angoscia.
E allora?
Le due donne avevano emesso una specie di pigolio simultaneo.
douard sembrava la meraviglia in persona.
Come sarebbe a dire, allora? Da quando mi hanno telegrafato,
e cio da una settimana a questa parte, ho tentato in tutti
i modi di prendere degli appunti qua e l, ma ho sempre avuto
la sensazione di disturbare un sacco di gente; cos, non ho avuto
il coraggio d'insistere con le domande dove va piazzata la macchina
da presa, per esempio, o cose del genere, i rapporti degli
attori con il testo, eccetera...
Ma insomma, brontol Batrice insomma, perch non mi
hai mai detto niente?
Nicolas si era alzato e era andato ad appoggiarsi contro il
bancone del bar dall'altra parte del locale. Aveva le spalle scosse
da sussulti nervosi, come stesse singhiozzando. douard dovette
respirare a fondo per non mettersi a ridere anche lui.
Ma Batrice, disse non volevo annoiarti.  gi abbastanza
duro, il tuo lavoro durante il giorno, perch venga anche a farti
delle domande la sera, ti pare? Come per Raoul... come faccio
a parlarne con Raoul? E di che cosa potrei parlare poi? Non
capisco niente del cinema, io! E gliel'ho anche spiegato, a quelli
di Show-Show!
Cosa? disse Tony. (Si era alzata, era perfino impallidita,
e douard per poco non l'ammir.) Coosa?... Ha rifiutato di
farlo?...
S, e gliel'ho scritto. Del resto, non so neanche se ho gi
spedito la lettera...
Si alz a sua volta e fece finta di frugarsi nelle tasche. Nicolas
che, essendosi calmato, stava riavvicinandosi con un bicchiere
in mano, se lo lasci sfuggire e si chin precipitosamente
sui cocci.
Guarda, eccola qua, disse douard non l'ho ancora spedita.
Lo far domani da Parigi.
Ci fu un attimo di stupore. Nicolas, sempre chino, mandava
una specie di gemito continuo; finalmente, torn a sedersi con
gli occhi pieni di lacrime.
douard, disse Tony con voce secca si sieda, sediamoci
tutti. douard, lei deve fare quell'articolo. Deve, mi capisce,
douard? Deve farlo e basta.
douard si sedette di nuovo, con l'aria pi stupefatta che mai.
Tentando disperatamente di evitare lo sguardo di Nicolas.
Ma cosa vuole che scriva? Non vorrei disturbare Raoul e
sono sempre tra i piedi, io...
E con questo? grid Tony con voce chiara. E con questo?
abbiamo sempre qualcuno tra i piedi, sa! E, creda a me, non
si tratta sempre di un giornalista di Show-Show", per la miseria!
E Raoul? Chi crede che sia Raoul?  un regista, no? E il suo
film uscir bene in America, no? Lo vedr, se non ha il tempo
di rispondere alle sue domande, il caro Raoul! Pu interrogarlo,
mio piccolo douard, pu interrogare proprio tutti. E tutti le
risponderanno. Me ne incarico io. Anche Batrice risponder!
douard spost lo sguardo su Batrice: lo stava guardando
con aria pensosa, e vagamente ammirata.
Ma chi te lo ha chiesto, l'articolo?
Millane, Edward Millane, un nome del genere... (Aveva
passato un'ora a informarsi telefonicamente.)  il vice di Matthews,
che  il redattore capo, mi sembra.  strano, pagano un
tanto a parola, quelli... Un dollaro a parola. Pazzesco, no?
Ma gi Tony gli si era buttata addosso e lo abbracciava freneticamente,
e, stringendoselo al cuore, lo baciava chiamandolo:
Il mio piccolo genio, la mia colomba, il mio caro douard.
Poi prese un tono teatrale, e rivolgendosi a Batrice
Tesoro, disse una volta tanto, complimenti! Hai scovato
un'autentica miniera, una vera piccola miniera d'oro, questa volta!
riprese, stringendosi al seno la faccia sorniona di douard.
Se rimango, disse douard mezzo sepolto nel maglione
profumato di Tony d'Albret se rimango, risponderai anche tu
alle mie domande, Batrice?
Se non saranno troppo personali rispose quest'ultima
ridendo.
E, alzandosi, and anche lei a baciarlo teneramente su una
tempia, come una madre felicemente sorpresa di vedere il suo
diavoletto riuscire improvvisamente primo al Politecnico.
Quanto a Nicolas, sembrava felicemente sorpreso, ma per ben
altre ragioni, lui. Ordin lo champagne, poi svegliarono Raoul
e il suo assistente, e douard, diventato il grande eroe del set
dopo esserne stato l'ultima delle comparse, ripeteva,
infiorettandola sempre di pi, la sua parte con un miscuglio di malizia
e spavento. Un giorno, l'inganno sarebbe stato scoperto e, quel
giorno, non avrebbe dato un soldo per la propria pelle. Nel frattempo,
si divertivano parecchio, Nicolas e lui.
Fu cos che a trentasei anni, e pur essendo scrittore da sempre,
douard Maligrasse scopr tutte le delizie e tutte le angosce
della menzogna. E quando pi tardi, durante la notte, Batrice
gli disse sorridendo: Vuole che le mostri come fanno l'amore
le francesi, signor giornalista? si sent il pi colpevole e insieme
il pi furbo di tutti gli amanti.

 Capitolo 16.

Bench fosse lui stesso un parassita quasi ufficiale, Nicolas aveva
anche qualche parassita in proprio, e lo manteneva. Era uno
di quei rari uomini che, dichiarando che il denaro non ha importanza
ed  solo un mezzo, applicava questa dottrina nei due
sensi: vale a dire, trovava normalissimo dare quanto ricevere.
Fece quindi venire da Parigi, a spese della produzione ma anche
a spese proprie, un irlandese senza il becco di un quattrino che
avrebbe dovuto impersonare il fotografo di Show-Show. Provvisto
di una vecchia Leica affittata per pochi soldi, un bel mattino
Basil Keenan arriv in Turenna e, dopo un breve colloquio
complice con douard, venne presentato a Raoul e agli altri
componenti la troupe.
Basil Keenan era alto, molto bruno, con gli occhi chiari, la
famosa allegria e il famoso fascino irlandese. Batrice e lui si
piacquero, si capirono fin dal primo sguardo. Passarono quindi
una settimana intera a evitarsi, con un'ostentazione che fin per
inquietare un po' tardivamente l'imprudente Nicolas. douard
invece, inebriato dalla nuova parte, non si rendeva conto di
niente. Si sentiva un eroe di Machiavelli e Feydeau messi insieme
e, per lui, quello spilungone flemmatico d'irlandese era solo
una comparsa. Non suscit in lui alcun sospetto. Naturalmente,
dopo una danza del desiderio sapiente quanto deliberata, Basil
e Batrice finirono con il trovarsi soli, uno di fronte all'altra.
Si girava in esterni, quel pomeriggio, e quando incominci
improvvisamente a piovere a catinelle tutti corsero a cercare
riparo nei caff o nelle case vicine. Fu in un fienile che Basil
raggiunse Batrice, come per caso. L'odore del fieno biondo e
grigio, tagliato da poco - che pareva una tenera eco dell'estate
- si mischiava a quello della terra zuppa di pioggia, che invece
dichiarava tutta la sua felicit per l'arrivo dell'autunno. Batrice
aveva i capelli appiccicati alle tempie, le ciglia e la bocca bagnate,
un'aria selvaggia, e Basil le and incontro, senza dire una
parola ma con un sorriso cui lei rispose. Mentre la baciava e
le si sdraiava tranquillamente accanto, Batrice si stupiva di
quell'istinto, di quel miracoloso e infallibile istinto che, sempre
e dovunque, fa riconoscere un uomo e una donna votati al piacere
- o pi precisamente, accolti nella sua massoneria chiusa,
segreta e onnipotente - come se fossero segnati dallo stesso
marchio. Basil fece l'amore con un'abile violenza e Batrice, scatenata,
per non urlare dovette mordergli una spalla.
Pi tardi, acquietata, si mise a guardare con autentica tenerezza
l'eterno profilo di quell'eterno passante un nuovo amante.
L'acquazzone era gi terminato e gi, da fuori, qualcuno chiamava.
Si tir su. Appoggiato su un gomito, Basil le lisciava i capelli
con le grandi dita, togliendole qualche filo di fieno, mentre lei
gli riabbottonava la camicia e riannodava la cravatta. Avevano
i gesti tranquilli e bene accordati di una vecchia coppia. Sorridevano.
Con un moto di gratitudine, lui baci la mano di Batrice
e, con lentezza studiata, lei ricambi il gesto prima di uscire.
Davanti alla macchina da presa, Nicolas pareva aspettarla, e
Batrice gli rivolse un sorriso da bambina viziata che lui afferr
immediatamente. Ma questa volta, il che sorprese lui stesso, si
arrabbi.
Non dovresti fare una cosa simile a douard sibil
tra i denti.
Batrice, altrettanto sorpresa, lo guard e ripet in assoluta
buonafede
Fare che cosa, a douard?
Nicolas, disorientato, esit. Dopotutto, douard non avrebbe
mai saputo nulla e n lui, n Basil, erano certo persone indiscrete.
Ragione per cui, pass dalla parte del giudice, troppo nuova
per lui, a quella, pi familiare, del consigliere.
Sai, disse Basil  un buonannulla.
Non trovo proprio disse Batrice.
E scoppi in una risata allegra, soddisfatta, evocatrice che fin
per contagiare Nicolas.
Sei volgare, disse lui ridendo come un matto sei infame...
e sei anche volgare.
Smettendo di ridere, Batrice alz la testa verso di lui:
Eh s ammise con un sorrisetto. Hai ragione, ma douard
mi ama proprio per questo, no?
C'era nella sua voce un interrogativo triste che sconcert
Nicolas.
Sei strana disse.
E in che cosa? In cosa sono strana? Batrice fece spallucce.
Lo sai che non sono mai riuscita a resistere a un uomo con
gli occhi azzurri...
Era appoggiata contro di lui e il ricordo del passato, la vicinanza
di quella donna appena uscita dall'amore, commosse fugacemente
Nicolas.
No, senti, brontol  veramente un buonannulla quel
Basil, sai.
E perch? disse Batrice dopotutto  un fotografo. Stai
diventando snob?
Era meravigliata, e sinceramente, perch lei stessa era lontanissima
da qualsiasi snobismo nei confronti dei suoi amanti. Per
tutta la vita - che fossero produttori, parrucchieri, macchinisti
o semplici vitaioli - Batrice se li era freddamente tirati dietro
nelle serate di gala, alle prime e per i vari pranzi e pranzetti.
Avrebbe anche potuto ostentare il pi dubbio degli gigol, e
lo ammetteva volentieri e non senza una certa fierezza. Ed era
stato proprio questo, il caso che, cinque anni prima, aveva
fatto la fortuna di douard, allora semplice galoppino delle assicurazioni.
Ho solo il corpo snob aveva detto un giorno a Tony -
che le rimproverava un amante pi imbarazzante degli altri.
Ma i miei snobismi epidermici sono pi implacabili dei tuoi,
credi a me! E meno inspiegabili.
Dicendo questo, indicava con il mento la coorte che Tony
riveriva e che dei giornalisti smarriti per la noia e la stanchezza
avevano ribattezzato il Tout-Paris.
Si credono degli arrivati, aveva aggiunto ma arrivati
dove? Non lo sanno neanche loro. Io, almeno, lo so ogni volta.
Ed era tornata sorridendo dal suo graziosissimo passante.
Nicolas smise d'insistere. Dopotutto, non era il caso di preoccuparsi
pi dello stesso douard.
Inizialmente impacciato, quest'ultimo s'era ormai lasciato
prendere la mano e era diventato un fanatico della settima arte.
Il povero Raoul veniva mitragliato da domande ingenue, cui,
contento e insieme esasperato, rispondeva infaticabilmente.
Grazie al loro dialogo, douard scopriva che quel pesante, ambizioso
e reboante regista aveva una vera passione per il suo mestiere
e che, a tratti, diventava perfino commovente (aggettivo
che, in genere, era proprio l'ultimo che venisse riferito a Raoul
Dantys). Si trattava di un uomo sanguigno, un colosso,
come diceva lui stesso, e gli piaceva molto fare l'Orson Welles
della situazione, sfortunatamente senza il genio dell'americano.
Avendo l'abitudine di condividere il letto delle sue interpreti
- abitudine che seguiva veramente per una specie di dovere,
come un feudatario che, anche mezzo morto, deve per forza
esercitare il suo ius primae, et secundae, noctis - Raoul si era
inizialmente un po' seccato per l'amabile ma irremovibile rifiuto
di Batrice. Non per motivi sentimentali, ovviamente, n per
una questione di sensi - Raoul infatti, come parecchie forze
della natura, ne usava ben poca in un letto - ma solo per una
questione gerarchica; il feudatario aveva il diritto di valersi della
famosa legge o no, ma la sua giovane contadina, non avendone
proprio nessuno, non poteva certo sottrarvisi. D'altra parte, essendo
l'infedelt, l'indifferenza di Batrice note e risapute da
anni, fino a quel momento aveva considerato douard come
un puro e semplice alibi. Ma adesso, improvvisamente trasformato
nell'inviato speciale di Show-Show, douard aveva acquisito
ben altra consistenza, diventando una pedina sulla
grande scacchiera della carriera di Raoul che, all'istante, incominci
a interessarsene molto. Questo ragazzo ha un bel po'
di fascino diceva tenendolo per le spalle, mentre douard,
imbarazzato, si guardava dietro; come se il proprio fascino fosse
stato un gran cane pazzo che non aveva saputo addestrare bene.
Quanto a Batrice, aspettava non senza malizia che douard
facesse il suo mestiere di reporter. Arriv perfino a rifilargli
frasi alambiccate e vuote come: Eh, l'arte,  la vita. Ogni attore
si porta dentro il suo doppio che rappresenta la sua parte
peggiore e quella migliore insieme e mille altre assurdit del
genere. Ma diceva quelle sciocchezze con aria cos seria, quasi
insistendo perch le annotasse, che douard, sconvolto e confuso,
arrivava talvolta a chiedersi se la sua bella amante non fosse
per caso cretina. O se, al contrario, fosse al corrente di tutta
la commedia e stesse prendendolo in giro; e, a questo punto,
un venticello gelido gli attraversava la mente, paralizzandolo di
terrore. In realt si sbagliava di molto: Batrice credeva sinceramente
a quell'articolo e ci teneva a fare una bella figura. Si divertiva
a esagerare deliberatamente la pomposit e la stupidaggine
delle sue dichiarazioni, sperando di provocare cos la reazione
critica di douard, reazione che avrebbe aiutato lei a diventare
vera. Ma, poich lui non batteva ciglio, arriv a pensare che
quelle idiozie non lo meravigliassero affatto, venendo da lei, e
che egli dovesse giudicarla una povera di spirito: pensiero che
l'esasper. Era sicura dell'amore di lui come lo era del suo desiderio
(e generalmente, nei confronti dei suoi uomini, questo le
bastava). Ma adesso, improvvisamente, avrebbe voluto essere
sicura anche della sua stima. Solo che questo era proprio l'ultimo
sentimento che passasse per la testa di douard. La validit
morale di Batrice lo interessava esattamente come a un tossicomane
interessa la composizione molecolare della morfina. Sicch,
tra douard e Batrice s'instaur presto una tensione al
limite del litigio che, lungi dal salvarlo dal nervosismo di lei
- secondo il suo progetto iniziale - lo espose al suo astio. I
nodi vennero al pettine un sabato sera.
Batrice, che il giorno dopo non doveva girare e aveva quindi
dimenticato qualsiasi obbligo estetico, aveva bevuto troppo e
sentiva un'attrazione irresistibile quanto nefasta per la verit. Si
trovavano nel salotto dell'albergo, soli una volta tanto, perch
Nicolas era andato a sedurre una nuova comparsa.
Non mi domandi, disse improvvisamente Batrice non
mi domandi come ho deciso di diventare attrice?
douard, che aveva completamente dimenticato la sua parte
di giornalista, trasal:
Gi,  vero che non te l'ho mai domandato... come lo hai
deciso?
Se vuoi veramente scrivere quell'articolo, tagli corto Batrice
sarebbe meglio farla finita una volta per tutte: fai delle
domande, io ti risponder, e non ne parliamo pi. Da dieci
giorni a questa parte, ho l'impressione di vivere un'eterna intervista,
 molto stancante.
Ma, sai, disse douard imbarazzato non  una vera intervista,
sono solo considerazioni... una specie di riassunto delle
mie impressioni personali, ecco...
Insomma, replic Batrice  una faccenda talmente personale,
il tuo scartafaccio, che tutto quello che possiamo dire o
fare, Raoul, Cyril e io, non ha proprio nessuna importanza?
Ma no, non  questo incominci douard.
Poi, vedendo l'espressione di Batrice e il suo modo di versarsi
risolutamente un altro bicchiere di vodka, pens che era
meglio fare un piccolo sforzo:
E allora, dimmi come hai cominciato! chiese, con una voce
che avrebbe dovuto essere piena di brio.
Batrice vuot il bicchiere:
Ho sempre saputo d'essere destinata al teatro disse con
aria enfatica. Fin da bambina recitavo, gi a due anni. Niente
e nessuno avrebbero mai potuto impedirmi di seguire la mia
via, lo sapevo...
Guardava fissamente douard, mentre parlava, con una
specie di sfida, e lui, non sapendo cosa fare, arross per lei.
E allora? disse Batrice. Cosa fai, non scrivi quello che
ti ho detto? Non  abbastanza solenne, n abbastanza scemo,
n abbastanza altisonante? Vorresti che ti raccontassi i miei anni
di miseria alla scuola di recitazione? le mie fantasticherie di ragazzina
su Fedra? i panini mangiati in fretta e furia per potermi
pagare i corsi?
Ma disse douard stupefatto cosa ti prende adesso?
Mi prende che ne ho abbastanza! La verit su Batrice Valmont
 molto pi banale: ho incominciato a recitare per caso,
perch mio marito, il mio primo marito, era molto noioso,
molto ricco, e perch uno dei miei amanti era un attore. Te
l'ho detto cento volte, del resto. E allora, perch mi fai delle
domande cos cretine?
Ma obiett douard sei tu che le fai, le domande cretine.
Sei tu che te le fai. Non ti ho fatto nessuna domanda, io.
E allora perch? perch non mi fai delle domande?
E improvvisamente, chin-il capo e scoppi in singhiozzi.
Dio mio, pensava sono ubriaca,  ridicolo; la vodka mi ha
sempre fatto questo effetto. Eppure, sono di ottimo umore. E
in realt, non si sentiva affatto triste, non conosceva l'origine
delle sue lacrime frettolose e brucianti. Quanto a douard, ne
era sconvolto. Non ricordava di avere mai visto piangere Batrice,
oppure l'aveva vista cacciare furiosamente indietro le lacrime.
Ma quella sera, sembrava vi si fosse abbandonata con una
specie di delizia, di approvazione. Le si inginocchi accanto, le
prese le mani:
Non capisco, diceva non riesco a capire che cos'hai.
Batrice piangeva a pi non posso. Si asciug la faccia contro
la giacca di douard e butt gi un'altra sorsata di vodka, come
un colpo di grazia.
Non lo so neanch'io, disse con voce rotta dai singhiozzi
ti parlo a slogan assolutamente cretini e tu hai l'aria di trovarlo
normale. Mi credi proprio cos scema? domand, con un moto
d'allegria improvviso e vivace.
Poi, abbandonandosi sulla spalla di douard, moltiplic il suo
pianto. douard, protettore, con le braccia intorno a lei, si lasciava
prendere dal rimorso. Eppure lo sapeva bene che Batrice
aveva dei complessi, dei dubbi sulla propria intelligenza, lo
sapeva fin dalla famosa notte di Lille. E sapeva anche che, al
contrario, Batrice era una donna intelligente. Si era comportato
come un egoista e un cafone, ecco tutto. E adesso doveva assolutamente
rassicurarla. L'idea che toccasse proprio a lui,
douard, rassicurare Batrice lo riempiva di felicit. La cullava,
mormorandole mille tenerezze. Era stupito dal fatto che le lacrime
di quell'animale cos feroce e bello, appoggiato contro il suo
braccio, dipendessero da lui. Batrice nel frattempo, avendo improvvisamente
rinunciato a una spiegazione di cui non ricordava
neanche pi i motivi, si diceva sorridendo che douard era
un essere terribilmente complicato. Basil, per esempio, non le
avrebbe davvero chiesto di parlare della sua arte. Del resto, gli
avrebbe concesso un'intera ora, a quel caro Basil, il giorno dopo,
come lui la supplicava, o quasi, di fare fin dal primo incontro.
Era molto dotato, Basil... Ma Batrice non voleva confessare
a se stessa che, pi che al ricordo delle attrattive di Basil, avrebbe
ubbidito a un cieco rancore contro douard.
douard, estatico, si beveva quelle lacrime, seguendole con
le labbra lungo la guancia, e prendendole quando arrivavano
al collo, proprio all'angolo del mento, con un movimento avido
e tenero che turb la dolce ebbrezza di Batrice. In verit, 
un vampiro, pens questo giovane inerme nasconde un Otello,
e l'agnello  un vero sadico.
In fondo, sei felice che io pianga, vero?
Se  per causa mia, s confess douard.
Per la prima volta Batrice lo guardava con curiosit, e per
la prima volta douard si sentiva visto e giudicato non come
un amante provvisorio.
 strano, disse lei con aria pensosa che la cosa ti faccia
piacere. Io, invece, vorrei che tu fossi molto felice, in futuro,
anche senza di me.
douard replic fulmineo:
Perch non mi ami.
Ma s, ribatt lei carezzandogli i capelli ma s, certo. Ti
vedo gi, fra una ventina d'anni, in una poltrona di vimini,
sopra una terrazza, di sera. Stai correggendo le bozze della prossima
commedia; c' una donna bionda accanto a te, c' anche
una lampada di porcellana, un cane, un tiglio e forse un bambino
con gli occhi castani come i tuoi...
Che dolcissimo quadro comment lui con ironia. Firmato
da chi? Vuillard?
Batrice non capiva niente di pittura, come, del resto, di
letteratura e di musica. Pi esattamente, tutte le arti della terra
passavano attraverso l'implacabile ottica del suo mestiere che
trasformava qualsiasi personaggio in una parte da recitare: le
piaceva Sthendal per via della Sanseverina - parte che le sarebbe
piaciuto moltissimo recitare, un giorno; le piaceva Goya per via
della Maya Desnuda alla quale uno dei suoi rari amanti colti
(Jolyet, probabilmente) l'aveva paragonata; le piaceva Dostoevskij
per via della Filippovna de L'Idiota e di Grushenka de I
fratelli Karamazov. Le piaceva perfino Proust, per l'interpretazione
sensuale, bizzarra e gelida che le sarebbe piaciuto dare di
Oriane de Guermantes; si vedeva, s'immaginava gi nell'atto di
dire a Swann, che le annunciava l'agonia ormai prossima: Lei
esagera. Del resto, riusciva a immettere in quei ruoli
un'immaginazione reale e scatenata dal suo perenne desiderio
d'imbroglio che affascinava i registi. Era questo il suo apporto
personale, e proprio qui, lavorava veramente molto. Grazie a
quel partito preso, aveva letto parecchio, e la sera si divertiva
a recitare per douard, stupito e affascinato, qualsiasi personaggio
le chiedesse. Una volta, recit perfino nei panni di Fedra,
per lui, ed era Fedra in un modo cos straordinario che douard
non riusc a imitare a lungo il saggio comportamento di Ippolito
e quasi la violent tra un verso e l'altro. Inoltre, adorava la musica;
ma quel Vuillard di cui parlava douard le era ignoto e
la disturbava: eluse dunque la domanda.
E tu, disse come mi vedi tu?
Nuda, nuda e scura, sdraiata davanti a uno specchio a spiarti.
Oppure, sdraiata su una spiaggia al sole. Ma sola, comunque!
S, sola.
Lei scoppi a ridere.
Lo vedi come sei cattivo? Ma pensaci un po', douard, fra
dieci anni avrai dimenticato tutto di noi - come me. Tutta
questa passione ti sembrer esagerata, e allora ti rifugerai nella
tenerezza insieme a un'altra.
Parlava con un tono cos sereno, descriveva cos tranquillamente
quell'esistenza, priva di senso per douard, quel deserto,
quella derisione, che si scost da lei con furore.
E tu? url quasi dove andrai a rifugiarti, tu?
Da nessuna parte. Fra dieci o vent'anni reciter ancora, sar
vecchia, bella e carica di trucco. E vivr con qualcuno che mi
amer o finger di amarmi.
Che ti amer come me?
Lei esit un attimo prima di rispondere: No, ma solo perch,
una volta tanto, era sicura di quel no. Nel prisma smisurato,
vitreo e lampante dell'alcool, lo vedeva com'era veramente:
pazzo d'amore, kamikaze, l'amante ardente e arso. Si vedeva addosso
il suo sguardo liquido e purissimo a forza di desiderio,
un desiderio assolutamente intatto dopo otto mesi e di cui Batrice
stupiva di stupirsi... Perch, dopotutto, ne aveva pur conosciuti
altri, di uomini cos, innamorati, fanatici; ma questa volta,
ci che aveva scoperto in douard non era il fanatismo di chi
possiede, del proprietario, ma il fanatismo del posseduto. Poteva
fargli di tutto, dirgli di tutto, non ne avrebbe mai avuto abbastanza.
Avrebbe sempre reclamato baci, sguardi, qualsiasi cosa,
insomma, anche le botte. Non perch fosse in alcun modo masochista:
aveva inimitabili sospiri di felicit, lunghi sospiri di
bimbo al settimo cielo quando, inavvertitamente, si dimostrava
tenera con lui. Si rese conto che inavvertitamente era proprio
la parola giusta e che il suo rifiutare la pi piccola distensione
era deliberato: rifiutava a entrambi la pi piccola tranquillit.
Era lei che guidava il tiro a due e costringeva douard al duplice
morso del desiderio e dell'inquietudine. E perch mai? Chi
la costringeva a quel ruolo di domatrice? Chi l'avrebbe portata,
domani o dopodomani, tra le braccia di Basil che non faceva
l'amore meglio di douard? Chi mai le impediva di dire noi
quando parlava di loro due? (per il futuro come per il passato).
Chi le impediva perfino d'immaginarselo, quel futuro? Certo,
aveva sempre ammesso che i suoi amori sarebbero stati provvisori,
ma in quel pensiero non aveva mai visto altro che una
semplice evidenza astratta, quasi banale. Perch adesso, ci teneva
tanto a ricordarla di continuo? Perch si affannava a somigliare
alla propria immagine e perch si sentiva rassicurata solo
quando quell'immagine primitiva e feroce coincideva con il riflesso
che vedeva negli occhi di douard? douard non era davvero
il suo pubblico! Si supponeva cercasse la verit in lei, e
forse perfino la trovasse. Ma quale verit? Dopo tutte le menzogne
e tutte le vite che aveva avuto, chi era Batrice?
E all'improvviso, ricord se stessa a dodici anni, nel suo
grembiule nero di scolara, un giorno di pioggia a Rouen. Era
davanti a una finestra, e sua madre urlava forte e urlava parole
terribili; Ma insomma chi sei? Io non lo so, non lo so pi!
Chi sei?. S, quelle parole l'avevano terrorizzata perch non
sapeva rispondere alla domanda, perch non ci aveva mai pensato,
prima, e perch le sembrava che dovesse essere proprio sua
madre la depositaria della risposta, pronta a dargliela poi a
tempo debito. Ed ecco che sua madre non la conosceva, ed ecco
che voleva da lei la risposta. Dio, che vertigine, che spavento!
Ma chi sapeva, allora? Chi poteva sapere? Batrice rivide il riflesso
del grembiulino nero nel vetro, la pioggia bionda di sole
che schizzava sull'altra faccia di quel vetro, il volto roseo e collerico
di sua madre che fatto improvvisamente grigio scompariva
senza dir nulla, senza neanche scusarsi per aver svelato il suo
spaventoso segreto. A quel punto le palpebre le bruciavano sul
serio. Ma sapendo bene, adesso, di dove venivano le lacrime,
le ricacci indietro schiacciandole con il pugno come una vera
scolaretta. Tentava disperatamente di prendersi in giro: dopotutto,
cosa diavolo gliene importava d'essere questo o quello o che
la sua esistenza avesse avuto questo o quel senso? S'era sempre
interessata esclusivamente ai propri impulsi, ai propri desideri,
alle proprie ambizioni e ai propri piaceri, e allora? Non si era
mai amata n odiata. Tutt'al pi, aveva apprezzato la sua forza
nei colpi avversi, la sua abilit nei colpi mancati e la sua indifferenza
nei colpi sanguinosi. Non si era mai trovata interessante.
E se talvolta si era piaciuta era solo perch si faceva ridere,
e rideva d'allegria e di disgusto. Certo, sapeva bene che gratuit,
bont, fiducia e fedelt non erano termini vani per tutti ma
sapeva altrettanto bene che lo erano e lo sarebbero doppiamente
stati per lei, per la sua natura e per il suo mestiere. Non si
mentiva mai, a quel proposito, era lucida e ne provava un certo
orgoglio, come d'una specie di forza - mentre probabilmente
si trattava invece della sua unica debolezza: credeva di
rifiutare tutte le illusioni mentre in realt erano le illusioni che rifiutavano
lei.
Vi sono lucidit peggiori dei peggiori accecamenti. Nel momento
in cui accettiamo il nostro riflesso come definitivo, importa
poco sapere se lo specchio, l'occhio, deformi o no; bisogna
che quel riflesso sia bello o tenti di esserlo; perch, se non lo
 e se ci si rassegna ad accettarlo cos, si arriva al punto di
cercare il peggio, cercando semplicemente d'accentuarne la ferocia,
proprio come quei perdigiorno gi brutti per conto loro
che, nelle fiere di paese, riconoscono immediatamente nello
specchio deformante la propria immagine caricaturale, e si divertono
ad accentuarne l'orrore invece di fuggire. Perch gli
altri perdigiorno, allora, si raccolgono e ridono apertamente di
quella bruttezza maiuscola, della quale, quand'era semplicemente
minuscola, potevano solo sorridere di nascosto. Finalmente,
anche quel che  insignificante viene notato! E cos'altro vuole,
il mediocre o lo sciocco, se non essere notato? Tutti, quando
camminiamo, vogliamo che qualcuno si volti a guardarci, o,
quando non dormiamo, che qualcuno si preoccupi, e, se ci abbandoniamo
al riso o alle lacrime, che qualcuno ci oda. E, se
siamo felici, che qualcuno c'invidi. Proprio per questo, forse, le
rotture e i divorzi sono cos dolorosi. Non l'essere amato, il
complemento o la differenza, il padrone o l'oggetto, vengono
a mancarci, ma l'altro, il testimone, quel microfono o quella
macchina da presa in perpetua azione. Colui o colei che con
desiderio o con odio - non ha importanza - ti vedeva alzarti,
vestirti, fumare, uscire, colui o colei che ti udiva fischiettare,
sbadigliare o tacere (anche se non ti guardava, anche se non
ti ascoltava). E improvvisamente, non c' pi nessuno! Perch
allora, e per chi - anche se non lo sopportavi pi - per chi
schiacciare la sigaretta in un portacenere invece che in mezzo
al tappeto? Per chi - anche se non lo desideravi pi - spegnere
la lampada e spogliarti? Per chi - anche se non avresti pi
voluto ritrovarlo al mattino - chiudere gli occhi e cercare il
sonno? E in fin dei conti - anche se sei adulto - per chi dormire,
se Dio non esiste, e per chi svegliarti? Chi potr testimoniare,
domani, che ti sei lavato bene i denti? E davanti a chi?
Se questo non era il genere di domande che si poneva Batrice,
in compenso, era proprio quello degli eterni interrogativi,
a volte teneri come lilla, a volte feroci come orchidee, che da
sempre fiorivano nei giardini segreti di douard. Proprio da
loro erano nate le due commedie (gi rappresentate), il romanzo
(incompiuto) e le sue poesie (buttate, perdute). La sua opera
altro non era che il racconto un po' sconclusionato di un giardiniere
trasceso dai suoi fiori, le parole, un giardiniere impazzito
che si metta ad annaffiare solo i tutori delle giovani piante gi
devastate a forza di zappature. Ma, molto spesso, era anche un
giardiniere stupefatto e abbagliato di veder spuntare, nel bel
mezzo della strage, e oscillare al vento, una rosa di velluto, fragile
e carnosa, una rosa sconosciuta fatta di parole e di petali
miracolosamente in boccio, un'espressione felice insomma. E
da quelle tre parole colte e banali: un'espressione felice,
douard riconosceva l'ineffabile felicit di esprimersi e la probabilit,
la folle probabilit, di essere capito.

 Capitolo 17.

L'autunno precipitava, i giorni si accorciavano, proprio come
il termine previsto per girare gli esterni. Sulla Turenna pioveva
di continuo e la troupe s'impantanava nelle praterie fangose e
gialle. Batrice che, per la stranezza del montaggio, era obbligata
a girare le prime scene del film, era esasperata. Pioveva, e i prati
fumavano dopo la pioggia, i pioppi parevano spiare l'inverno
o sognare ad altro. In albergo, dalla finestra di camera sua,
douard guardava senza vederlo quel paesaggio scivoloso. Inconsciamente,
lo sistemava nell'immenso album iniziato da sempre,
quello della sua storia con Batrice. Un album eterogeneo
nel quale, un giorno, si sarebbero mescolati, ma dove gi si trovavano
accostati in un'uguaglianza falsa e cordiale, certi ricordi
sempre vivi: la fine di un'autostrada, il Magritte, un letto spalancato,
parole, parole balbettate e crude, la linea purificata di una
barca a vela, una bocca nuda nella notte, un vecchio motivo
d'opera, il mare. E non cercava gi pi di ritrovare, in quel guazzabuglio,
il profilo di Batrice segnato dal piacere e cerchiato
dal binocolo, durante un pomeriggio d'estate. Istintivamente, ricordava
solo i momenti di felicit, e si domandava perch la
sua memoria fosse cos selettiva, cos deliberatamente rivolta
verso un passato felice, mentre la sua immaginazione restava
odiosamente disfattista, proponendogli solo un futuro straziante.
In fondo, doveva proprio essere uno di quei falsi vigliacchi, lui,
o di quei falsi coraggiosi, che subiscono senza batter ciglio i
colpi pi duri ma tremano come conigli davanti agli imprevisti,
anche se questi ultimi non sono certo peggiori di ci che hanno
gi passato. Inoltre, si sapeva incapace di serbare rancore se
il ricordo della barca a vela, per esempio, e di Gino, manteneva
la forza di un'orrenda ferita, non ricordava bene, al contrario,
chi gliela aveva inflitta. E se avesse dovuto nominare un colpevole,
avrebbe indicato la vita... La vita, s, ma Batrice, no.
Assolutamente, dal momento che dopo lo aveva ripreso tra le
braccia, baciato, amato, gli aveva dato piacere e lo aveva accettato
da lui. Solo la sua imprudenza era in discussione. Non bisogna
mai dimenticare la natura dell'altro; e Batrice era quella che
era, libera, sensuale e infedele lui non avrebbe mai dovuto lasciarla
andare da sola su quella barca, con un bel ragazzo. Dopotutto,
bisogna avere un disprezzo orribile, quasi meschino, per
non accettare colei che si ama cos com', per rifiutare di accettarla,
o anche di proteggerla. Certo, ai suoi occhi aveva fatto
la figura di una puttana, ma agli occhi di lei lui doveva aver
fatto la figura dell'imbecille. E se in quella faccenda preferiva
la parte di Batrice - come tutti i sognatori ammirava l'uomo
o la donna d'azione - aveva una gran paura che anche lei facesse
altrettanto. Se lui rispettava Batrice per la sofferenza che gli
aveva inflitto quel giorno, non voleva dire davvero che lei lo
rispettasse per averla provata. E aveva ragione. Assolutamente
ragione. Non esiste dolore che valga un piacere, n malinconia
che valga uno slancio, n rimpianto che valga un desiderio. Di
questo era sicuro, e non era certo il minore dei fascini di Batrice
quello di portarlo, ogni giorno, a sentirsi pazzo furioso, affamato,
sazio: un uomo.
Il giorno dopo, Batrice incontr Basil nel corridoio dell'albergo
e cap immediatamente che, tra loro, era tutto possibile
e desiderabile. Si trovavano solo a due porte dalla sua stanza,
le sorrise. Aveva voglia di seguirlo e lo avrebbe fatto. Avrebbe
seguito quelle spalle larghe, quelle lunghe gambe, quello sguardo
e quel desiderio chiaro. Un'ubbidienza torbida, ben nota, l'obbligava
di colpo a chinarsi di fronte alla voglia dell'uomo, facendogliela
considerare come un ordine, un dovere. S, a una specie
di dovere ancestrale e confuso, ma la cui fondatezza era riconosciuta
dal suo sangue, dalle sue mani, dalle sue gambe, si sarebbe
abbandonata. Aveva appartenuto a quell'uomo per un'ora, e lui
a lei, si erano piaciuti, non c'era nessun motivo per spezzare
quel patto naturale e tacito in nome di uno sconosciuto. Perch,
in quello stesso momento, in quel corridoio buio, silenzioso e
vuoto, douard era diventato uno sconosciuto, un'idea, quasi
un ricordo; in quello stesso momento, aveva un solo amico, un
solo simile, un solo uguale Basil, e lo sapeva. Del resto, il lato
irreversibile e quasi conformista dei suoi incontri casuali, e puramente
sensuali, aveva sempre fulminato Batrice. Fulminato
e appagato. Perch questa  l'unica circostanza in cui un uomo
e una donna si ritrovano alla pari, sullo stesso identico piano,
dal momento che subiscono la stessa deliziosa necessit: quella
di raggiungersi. Batrice si lasci quindi premere da quel grande
corpo esigente, e come un melomane che riconosce le prime
battute di un andante, sbatt istintivamente le palpebre, grata
al contatto di quel calore. Stranamente, le pareva che fosse la
parte pi onesta e pi incorruttibile di s, quella riversa su quel
letto d'albergo, e che quel corpo deciso e lascivo, il suo, aperto
al passante, fosse l'unica prova forse della sua rispettabilit.
Basil fu dunque estremamente rispettoso nella sua irrispettosit,
esasperato com'era da una settimana di contrattempi. Con
sua grande sorpresa, aveva veramente aspettato con ansia di ritrovare
Batrice, e si vendic deliziato di quell'attesa. douard
era andato a Parigi per la giornata, e loro ebbero dunque, dopo
l'amore, tutto il tempo di parlare. Aiutati dalla saziet, dalla
stanchezza e da una dolcezza malinconica - sapevano bene che
sarebbe stato difficile rivedersi da soli - arrivarono alle confidenze.
In alcune circostanze e tra due persone che si conoscono
poco, le confidenze possono essere solo indiscrezioni. Non potendo
arrivare fino ai sogni, ci si limita ai fatti, e fu cos che
Basil, che pure era un uomo discreto, raccont a Batrice il
motivo della sua presenza, il complotto di Nicolas, la truffa di
douard, in una parola. Poi, si sent immediatamente pieno di
rimorsi: certo, Batrice pareva ascoltarlo con aria flemmatica,
divertita, ma Basil sapeva che reazioni diverse possono avere
una donna illanguidita dall'amore e una donna riposata e in
piedi. La supplic di dimenticare la confessione, ma lei gli rise
in faccia.
Ma cosa credi? disse. Che mi tappi la bocca e prenda parte
alla farsa? douard  il mio amante, se non sbaglio. E non esistono
inganni tra noi aggiunse con perfetta incoscienza.
Usc dalla camera canticchiando e Basil se ne and in cerca
di Nicolas, che non trov. E cos douard, che nel viaggio di
ritorno aveva avuto tutto il tempo di aggiungere qualche altro
fiore alla sua storia, torn in albergo sfoderando l'aria occupatissima,
vissuta e efficiente del perfetto giornalista.
Ma s, perorava pi tardi vicino al caminetto ma s, l'inizio
dell'articolo  piaciuto molto. Ho passato un'ora con Williams,
il loro corrispondente. Trovano le foto ottime e stanno
perfino considerando l'eventualit di chiedermi un altro articolo
per l'uscita del film...
Erano riuniti nel salottino, e Tony d'Albret - che dopo aver
constatato l'assenza simultanea di Basil e di Batrice s'era abbandonata
per l'intero pomeriggio a una di quelle passeggiate igieniche
e insieme discrete di cui aveva il segreto - Tony d'Albret
era esultante.
Mi dispiace che non voglia farci vedere il suo articolo, caro
douard. Non le costerebbe niente, in fin dei conti.
Preferisco farvi una sorpresa disse douard.
Le sorprese non mi piacciono, intervenne Batrice con
una voce piatta e pericolosa e anzi troverei molto pi... decente?...
s, proprio decente, che ci facessi vedere l'articolo prima
della pubblicazione.
Quel riferimento inatteso, e strampalato, alla decenza faceva
prevedere una burrasca; Batrice, che di buonumore era deliziosamente
naturale, usava spesso e volentieri dei termini moraleggianti,
e per lei sconosciuti, quando il buonumore spariva. Tony,
sorpresa, inarc le sopracciglia. Perch, al contrario di quanto
accade per molte donne, il fatto di tradire i suoi amanti ravvivava
sempre la tenerezza di Batrice nei loro confronti, e anche
la sua considerazione. Non si trattava di condiscenza n di piet
n, ovviamente, di vergogna - sentimento ancor pi remoto
della decenza, nella mente di Batrice - ma era molto pi semplicemente
gratitudine. Questo, lo ignorava anche Tony; pure,
era proprio la gratitudine che prendeva Batrice, quando vedeva
rientrare, fischiettando, un uomo tranquillo che lei aveva passato
tutto il pomeriggio a dimenticare fra le braccia di un altro;
la gratitudine di vederlo tanto cieco, fiducioso o occupato, da
lasciarle il tempo di concedersi i suoi capricci senza precipitazioni
n drammi. Tony non arrivava dunque a capire la sua irritazione
di quella sera.
E tu, Tony, continu Batrice non lo trovi un po' leggero,
il comportamento di douard?
Quest'ultimo aveva una tale espressione da criminale braccato
che a Nicolas venne voglia di ridere, ma anche di protestare:
era il colmo, dopotutto, che douard, con il suo talento, il suo
fascino e la sua sincerit, si trovasse non solo tradito come un
cane, e bistrattato, ma trattato come il pi nero dei colpevoli.
Aspettavo che finiste di girare disse debolmente. Dopotutto,
sono solo un estraneo, qui. Guardo il film con occhi diversi
dai vostri e il mio articolo potrebbe, anche inconsciamente,
influenzare Raoul.
Ah no, sai, non metterti a parlare di occhi diversi, di ottiche
nuove n d'altre sciocchezze del genere! Non con noi, almeno.
Quanto a Raoul, non  assolutamente influenzabile,  la sua
unica forza e lo sanno tutti.
Non sapendo come prendere quell'ultima frase, Raoul diede
in una risatina trionfante e fece un piccolo inchino. Batrice
si volt verso di lui:
A proposito, Raoul, hai esaminato le fotografie fatte da quel
delizioso Basil? Sono buone? Siamo i degni rappresentanti del
cinema francese o sembriamo marionette fuori moda?
Ma cosa ti salta? esclam Tony sempre pi allarmata. (Mulinava
le braccia, gesto che faceva spesso ma che, avendo le
braccia molto corte, le dava immancabilmente l'aria di un pinguino
pazzo.) Perch t'innervosisci? Se quelli di Show-Show
sono contenti...
Non sono affatto nervosa, solo mi piacerebbe leggere l'inizio
dell'articolo, ecco tutto disse Batrice con voce severa.
Fissava douard, che si vide perduto. Non pens neppure
per un attimo che Basil lo avesse tradito, ma si era tanto abituato
alla sua parte di giornalista che si sent colpevole di non
essere riuscito a scriverlo veramente, quell'articolo. Pure, ci
aveva provato, per sembrare serio, per sembrare vero, e si era
reso conto di non avere la stoffa del giornalista. I suoi ricordi
del film erano solo quelli di un uomo innamorato. La prima
settimana gli era sembrata bella, la seconda, penosa, e la terza,
spaventosa, ma le sue impressioni erano solo il riflesso degli
umori di Batrice. Quanto alla tecnica di Raoul, avrebbe potuto
riassumerla in due frasi: faceva girare Batrice o la lasciava libera.
E sarebbe stato incapace di apprezzare o meno la recitazione
di Batrice, che era dappertutto, sempre, e continuamente, in
primo piano. Le ultime due settimane, come le precedenti del
resto, non avevano rappresentato per lui che un'unica, lunghissima
e quasi morbosa serie di primi piani immaginati e girati da
un regista, ossessionato anche lui. Non ricordava alcun aneddoto,
nessuno scherzo. Non ricordava niente di quello che era veramente
accaduto e, ancora una volta, si rendeva conto che la
realt, la veridicit non significavano proprio nulla per lui; e
che solo nella finzione o nell'emozione ritrovava un certo senso
della vita. Solo che ai lettori di Show-Show - se quella farsa
non fosse stata una farsa - non sarebbe importato granch
sapere che Batrice amava l'odore del fieno, detestava le omelette
e aveva la mania di portare scarpette a punta sui sentieri
pi fangosi; che trattava i tecnici con una familiarit assolutamente
nauseante e offriva alla macchina da presa sguardi, gsti
e pallori di piacere che facevano impazzire dalla gelosia lui,
douard. Lo sforzo ridicolo e inutile che faceva da dieci giorni
per iniziare quell'articolo fasullo s'era rivelato del tutto vano.
Perfino le parole, le sue fedeli alleate, i suoi sudditi, i suoi soldati,
erano diventate una marmaglia ribelle e disubbidiente. Aveva
perfino dovuto, per cancellare quel tentativo d'imbroglio e riconciliarsi
con le sue truppe, impegnarsi in una lunga e delirante
poesia che non era ancora riuscito a terminare.
Comunque, disse verr pubblicato fra sei mesi almeno,
e non prima.
Se verr pubblicato disse Batrice con voce dolce, tanto
dolce che tutti trattennero il fiato, Nicolas abbozz un passo
verso la porta e la stessa Tony, che pure era prodigiosamente
insensibile ai cambiamenti d'atmosfera, pos il bicchiere
sulla tavola.
Cosa vuoi dire? domand.
Ma Batrice aveva gi attraversato la stanza e preso per il
braccio un douard impietrito, trascinandolo fuori.
Dobbiamo parlare, noi due disse dalla soglia. Il signor
Maligrasse e io dobbiamo parlarci seriamente.
E piroettando su se stessa, esegu una di quelle uscite drammatiche
che tanto spesso le avevano garantito il successo, in
scena e fuori scena.
Era quasi notte, faceva quasi freddo, e il cielo, nel cortile dell'albergo,
era diventato azzurro cupo. Batrice si volt verso
douard, lo afferr per i risvolti della giacca e incominci a
fissarlo. douard cap che sapeva, ma la vastit della catastrofe,
la sua subitaneit lo lasciarono senza respiro, senza reazioni. La
guardava, con le braccia ciondoloni, e si sentiva il sangue battere
nelle orecchie. Non ricordava di aver mai provato un simile
terrore dal giorno in cui era stato sorpreso a fumare il sigaro
nella cappella, dal preside del collegio. Contemporaneamente,
notando che il labbro inferiore di Batrice era pi gonfio
del solito, si chiedeva confusamente chi mai avesse potuto
morderlo.
Cos, mi menti disse la voce di Batrice mille miglia
lontana.
E, poich lui non rispondeva, lo scroll leggermente. Allora
douard scosse docilmente la testa in su e in gi. Ricominciava
a pensare, e si stava gi domandando se Batrice si sarebbe servita
di quel pretesto per lasciarlo.
S, disse ti ho mentito. E allora?
Lei gli si avvicin, gli mise le braccia intorno al collo e gli
appoggi la testa sulla spalla, per la prima volta in un gesto
di donna sottomessa.
Dio, disse, quasi sottovoce Dio, come sono felice! Cos,
hai dell'immaginazione...
Poi, sollevando la testa, lo baci appassionatamente; douard,
sbalordito, ubriaco di felicit, pens quasi subito che non
sarebbe riuscito mai e poi mai ad abituarsi a quella donna n,
di conseguenza, a perdere l'abitudine di amarla.
Tu non sai cosa vuol dire, diceva la voce di Batrice semi
soffocata dalla giacca non sai cosa vuol dire vivere con un
uomo senza immaginazione. Preferirei vivere con un truffatore,
o un magnaccia. Almeno, la percentuale di quelli  il denaro;
mentre con un uomo senza idee, vedi, la percentuale  la noia.
Approfitta giorno e notte delle tue ispirazioni, lui, e ti odia a
morte se non lo sai distrarre dalla sua vita banale. Ma tu, tesoro
mio, aggiunse sollevando la testa e baciandolo sul collo
con un gesto quasi rispettoso non hai proprio niente del magnaccia,
tu.
E si mise a ridere. douard aveva chiuso le braccia intorno
a lei e contemplava, lass, quel cielo blu notte che per poco
non s'era mutato in dramma ma che adesso aveva dentro tutta
la dolcezza e tutta la calma beatitudine della provincia. Fece
quindi eco alla risata di Batrice, pensando che per la prima
volta pareva ammirarlo sul serio e che, per ottenere quel risultato,
era stato necessario mentirle.
Il giorno dopo, ebbe tutto il tempo per dimenticare quei
teneri rimorsi. Batrice era di ottimo umore, di un buonumore
pericoloso e, alle sette, dopo l'ultima ripresa, si scaten. I macchinisti
raccoglievano le loro apparecchiature nel cortile della
fattoria; Raoul, Cyril, il suo partner, Nicolas, Basil e douard
si dividevano una bottiglia di vino bianco, seduti su gradini di
pietra. Batrice, con un sorriso e una strizzatina d'occhio, aveva
gi rassicurato Basil che non riusciva a perdonarsi il tradimento
del giorno prima (douard non aveva avuto il tempo d'avvertirlo del fallimento del loro complotto).
Sai, Tony disse Batrice con voce piena di brio douard
si  finalmente deciso a leggermi le prime pagine del suo articolo.
 molto bello, molto, molto bello...
Nicolas e Basil, stupiti, si lanciarono un'occhiata.
... Ma continu Batrice l'ho trovato pochissimo romantico.
Gli americani adorano gli idilli, no? Quelli sul set, soprattutto.
Trovo che Basil dovrebbe scattare qualche fotografia di me
e Cyril teneramente abbracciati, cosa ne dite?
Che razza di idea... balbett Cyril.
Si dibatteva tra la tentazione di cancellare in quel modo il
vago alone di omosessualit che lo accompagnava e il terrore
di provocare cos l'irritazione di sua moglie: la bruna Margot,
come tutte le mogli dei pederasti, reagiva, nei confronti delle
sue ipotetiche relazioni femminili, con una gelosia morbosa
quanto inutile.
Ma andiamo, Cyril, disse Batrice Margot  lontana, non
corri proprio nessun rischio.
E, sedendosi accanto a lui, si scaten in una bella serie di
pose lascive. Basil li fotografava con fare beffardo mentre
douard, impotente, imbavagliato dalle proprie menzogne, mordeva
il freno. Fin per brontolare che tutto quello era ridicolo,
che non era un articolo di pettegolezzi, il suo, ma un articolo
di fondo.
Senti, disse Batrice l'ho letto o non l'ho letto, il tuo articolo?
Ti assicuro che manca di un po' di pepe - tra l'altro.
 vero che gli americani adorano pettegolezzi di questo
tipo comment Raoul. Le confesso, douard che vorrei
tanto leggerle anch'io, le sue paginette.
Ma insomma... bofonchiava Cyril tentando di staccare le
braccia di Batrice saldamente ancorate al suo collo insomma,
che cosa dico, a Margot, quando l'articolo verr pubblicato?...
Le dir che si trattava di una commedia, disse Raoul di
un trucco pubblicitario.
 sospettosa come una scimmia ribatt Cyril con voce lamentosa.
Raoul, Nicolas e Tony si scambiarono un'occhiata cattiva e
sbarazzina.
Bene, disse Batrice alzandosi e stiracchiandosi tutta e allora,
dato che, dopotutto, sono la vedette del film, perch non
fare un paio di fotografie con me, douard? Sul tipo amore folle,
per esempio! Basil, prepari la sua Leica.
E preso douard per un braccio, gli appoggi la testa
sulla spalla con aria languida. Tony fece gli occhi teneri e subitamente
attenti:
Ottima idea, disse, ricordando improvvisamente di essere
un'impresaria un'ottima idea per tutti e due, del resto: il giovane
autore di successo e la vedette... Molto romantico. E per
di pi, aggiunse con aria virtuosa  anche la pi pura verit.
Basil, sorridente, imperturbabile, mitragliava douard e Batrice,
e Nicolas faceva una gran fatica a non ridere. Solo lei,
pensava solo lei  capace di farsi fotografare da un amante,
tutta stravolta tra le braccia dell'altro! Ah,  decisamente impagabile.
La trovo una cosa imbarazzante, protest douard sottovoce
imbarazzante e ridicola.
douard la trova una cosa ridicola! esclam Batrice a
voce alta, parlando a tutti e a nessuno. Perch, ti vergogni?
Di' un po', douard, ti vergogni forse della nostra relazione?
E gli schiocc un bacio sulla guancia. Dal momento che, in
ogni caso, queste fotografie non saranno pubblicate... e che la
cosa mi fa piacere...
 proprio questo che trovo spiacevole replic douard
sempre sottovoce.  la prima volta che fai vedere quello che
provi, i tuoi sentimenti per me, e deve succedere per un articolo
che non esiste! E poi, chiss come mi giudica Basil, a questo
punto...
Lei si mise a ridere, di quel riso che douard detestava.
Ah, disse questa s, qui hai proprio ragione... Stop, Basil,
grid  finita. Ah no, un momento, voglio fare una foto di
voi due insieme: douard e lei, caro Basil. Vanno molto, in un
giornale, le fotografie di quipe!
Imbarazzati, furibondi, e trovando, ciascuno per un motivo
diverso, quell'idea di pessimo gusto, i due uomini sedettero con
le mani ciondoloni, a un metro di distanza l'uno dall'altro, come
due alari. Batrice gli punt addosso l'apparecchio.
Sorridete disse. Ah, I due sciocchi nati e sputati.
Ma non siete mica divertenti, sapete...
Neanche tu disse la voce di Nicolas alle sue spalle.
Ammirava in silenzio il giochetto cinico di Batrice, e di fatto
la faccia costernata di quei due vecchi ragazzi, entrambi convinti
di ingannarsi reciprocamente, aveva qualcosa di buffo.
E vai a posare con loro, dunque! sibil Batrice.
Le lanci una breve occhiata; aveva un ciuffo sulla fronte,
la pelle rosea, gli occhi scuri, e un'espressione maliziosa e appagata
che lo disarm. Dopotutto, era tanto seducente da potersi
permettere scherzi di quel tipo. Era un peccato, piuttosto, che
egli non avesse compreso prima quanto poteva essere scherzosa.
No, disse piano non andr. Sarebbe un errore cronologico.
Batrice scoppi a ridere, appoggi l'apparecchio per terra e
gli butt le braccia al collo. Ridevano entrambi, innocentemente,
con l'innocenza di chi  dolcemente corrotto.
Sta solo a te, riparare quell'errore disse mordicchiandogli
un orecchio.
Ma gi gli altri due, pieni di sollievo, li avevano raggiunti;
e, scortata da quei tre uomini, tutti e tre maschi e belli, diversi,
ma in quel momento tutti e tre ugualmente attenti a lei, Batrice,
entusiasta di loro, di se stessa e della vita, riprese la strada
dell'albergo.

 Capitolo 18.

Il sipario si chiuse per la quinta e ultima volta. Gli applausi
erano cos scarsi che il direttore di scena fece cenno al macchinista
di lasciar andare. Batrice, indignata, con gli occhi scintillanti,
attravers a grandi passi il palcoscenico dirigendosi verso
le quinte dove Tony e douard l'aspettavano tristemente. Pure,
il fiasco della nuova commedia poteva considerarsi gi stabile
e definitivo da ben quattro giorni. Ma Batrice non riusciva a
rassegnarsi; la sua rabbia era clamorosa e eloquente quanto era
stato discreto, distaccato, il suo piacere, sei mesi prima, in quello
stesso teatro, alla ripresa trionfale de L'Aprs-Midi.
Che tangheri! disse che branco di cretini!
 la commedia, disse Tony con voce lamentosa te lo
avevo detto che...
Non mi avevi detto un bel niente tagli corto Batrice.
La commedia  ottima, allestita e recitata ottimamente, da me
e da tutti gli altri. Sono i critici che sono degli imbecilli, come
tutti quelli che li leggono!
Era seduta in camerino, adesso, e si toglieva il trucco
mandando tuoni e fulmini: douard sorrideva. In quell'epoca
masochista e fiacca, la ribellione di Batrice gli sembrava deliziosamente
fresca. Rassegnazioni falsamente eleganti, responsabilit
scaricate sugli altri, mutismi eroici o allegrie stridenti, maschere,
insomma, con cui si traveste un fiasco, ne aveva viste parecchie,
ne aveva viste troppe per non essere entusiasta della veemenza,
della ferma malafede e dell'esasperazione di Batrice. Esasperazione
doppiamente giustificata, tra l'altro, perch anche il film
di Raoul andava male. Era stato montato troppo in fretta, lanciato
con un battage pubblicitario troppo esagerato, e Batrice,
che nel frattempo aveva accettato un po' alla leggera di creare
quella commedia che voleva essere brillante, faceva le spese di
tutta la situazione. Da tre settimane la trascinavano davanti alle
telecamere come un'accusata sotto processo, e gli intervistatori
erano diventati i suoi giudici. E lei non era assolutamente tagliata
per arroccarsi in difesa. Certo, avrebbe dovuto tacere e lasciar
passare un po' di tempo, solo che Batrice non accettava la
sconfitta o meglio si ostinava a credere che, in quel campo, esistessero
vittorie e sconfitte, e quindi buoni motivi per dare
battaglia; cos, perdeva la calma, si dibatteva e mordeva qua e
l, a caso.
Lungi dal deprimerla, quella lotta incessante, la defezione di
certe amicizie e la diminuzione delle telefonate, le procuravano
un'allegrezza nuova perch sconosciuta; il successo, con il suo
sapore di miele, le era sempre parso naturale e scipito. Nell'insuccesso
ritrovava invece il suo odore preferito: quello della
polvere da sparo. E i giornalisti, rendendosene conto, avevano
cominciato ad abbassare il tono. Non che urlassero di meno,
naturalmente, ma lo facevano insieme, come tanti sciacalli,
aspettando sempre di essere in gruppo. Una prudenza molto
rara in loro, che era stata provocata dalla disavventura di Patrice
Polivet, giornalista celebre per il suo astio, che nella sua trasmissione
aveva giudicato divertente riservare a Batrice un'accoglienza
falsamente compassionevole. Ma lei gli aveva subito
ricordato che non era affatto da compiangere, ma da ammirare,
da ammirare, in quella particolare circostanza, non per il talento
o il coraggio, quanto per la pazienza: la pazienza necessaria a
Batrice Valmont per rispondere alle stupide perfidie di un
inetto chiamato Patrice Polivet. La cosa aveva provocato uno
splendido scontro e alcuni colleghi di Patrice erano stati lietissimi
quando, davanti a venti milioni di telespettatori, Polivet s'era
fatto trattare come un idiota da una Batrice in gran forma e
per di pi meravigliosamente illuminata da tre riflettori. Inoltre,
un'ammirazione piena di rispetto aveva catturato per sempre la
mente di qualcuno dei personaggi - immutabili e intercambiabili
- che costituiscono il Tout-Paris delle Arti e delle Lettere. Infine,
Batrice che, fino a quel momento, era stata considerata un
temperamento solo dai propri amanti, aveva dimostrato di esserlo
anche davanti al grande pubblico, creando cos tra se
stessa e quella gente inafferrabile un nuovo legame, una complicit
divertita che nessun trionfo dovuto al talento sarebbe mai
stato in grado di darle.
Non era forse mai stata desiderata da tanti uomini - conosciuti
o sconosciuti - come in quel momento in cui aveva subito
due fiaschi, uno dopo l'altro. Lo testimoniava senza possibilit
di equivoco la posta che riceveva; lo testimoniavano certi sguardi
e certe osservazioni nei ristoranti notturni dove douard e
lei avevano l'abitudine di pranzare dopo la rappresentazione.
Ma, una volta tanto, quegli omaggi le erano indifferenti. Voleva
essere ammirata, non desiderata. Voleva essere ammirata dagli
uomini, invidiata dalle loro femmine, voleva capire una volta
per tutte che cosa vuole quel pubblico cieco, muto, indispensabile.
Per la prima volta in vita sua, s'interess al parere delle
donne (anche se non sentiva di appartenere in alcun modo a
quella razza che, nel suo sano egoismo, giudicava lamentosa e
rivendicatrice; e non provava il minimo senso di solidariet, e
nemmeno di fraternit, verso le altre rappresentanti del proprio
sesso). Ma ora firm due o tre petizioni femministe che, in tempi
normali, non si sarebbe neanche presa la briga di leggere. Infine,
con l'aiuto di qualche critico coraggioso - il coraggio consisteva
per la maggior parte di loro nell'esprimere, per dieci giorni, un
parere contrario a quello degli altri colleghi - Batrice arriv
a garantire un vago successo alle due imprese. Ma, di tanto in
tanto, si sentiva stanca; lavorava troppo, da troppo tempo, e
spesso beveva troppo, adesso.
Il successo, in compenso, volava verso douard. La sua prima
commedia era in via di allestimento, a Broadway, con grandi
clamori. I giornalisti d'oltre Atlantico scoprivano o avevano gi
deciso di scoprire in quel giovane autore francese un talento
originale, e i primi echi di quella gloria imprecisa, rimbalzando
sulle telescriventi, raggiungevano Parigi. Tony d'Albret, al settimo
cielo, faceva la ruota e con la consueta volgarit ripeteva
ovunque che solo lei, in tutta Parigi, era capace di vendere cos,
in anticipo e salatissima, una scatola vuota. In ogni modo,
douard che fino ad allora era sempre vissuto nell'ombra, si
ritrov improvvisamente intrappolato sotto i riflettori. Spaventato,
e con un'abilit del tutto involontaria, rifiut di concedere
qualsiasi intervista e perfino di andare a New York per presiedere
alla distribuzione delle parti. Quel suo fare distaccato fece
tanto rumore che tutti gridarono a una miracolosa abilit. Di
fatto, douard era tutto tranne che abile, e mentiva su un unico
punto: l'origine di quei rifiuti. Tirava fuori la nuova commedia
appena finita, fragile, ma non era certo questa che mangiava
tutto il suo tempo, immobilizzandolo a Parigi, come fosse legato,
nel cuore dell'inverno: era il suo amore per Batrice. Quell'aereo
scintillante, quella capitale magica e sconosciuta - New York
- i piaceri e la grancassa che lo aspettavano laggi, tutte cose
calorosamente descritte dagli amici, e dalla stessa Batrice, si
traducevano per lui in poche parole soltanto: essere separato
da lei. Tutti quei grattacieli non avrebbero forse impedito a Batrice
di tradirlo nella camera azzurra, e forse nello stesso momento
in cui lui li avrebbe scoperti, e quei produttori ossequiosi
o quei giornalisti entusiasti, neanche loro avrebbero potuto impedirgli
di rimpiangere, la sera, a letto, la massa di lunghi capelli
neri, quella massa di seta calda che voleva mettere per sempre
tra s e la vita, come uno schermo protettivo, un rifugio o una
trappola, che importa!
E douard che, pi affondava in quel mondo frenetico e moderno,
pi si vedeva come un personaggio fuori moda, stile
1900, una figura alla Vuillard appunto, douard si diceva con
una specie di orgoglio tranquillo che in mezzo a tutti quegli
affamati, a quei sedicenti affamati di piacere e di gloria, a quei
gaudenti patentati, soltanto lui, con i suoi guanti di pecari e
in mano un immaginario candeliere, era capace di piantare tutto
per passare una notte con una donna. E questo, non solo per
paura che quella notte lei la passasse con un altro, ma innanzi
e prima di tutto per il piacere che era sicuro di ricavare dal
corpo di quella donna; quel corpo di cui usava e abusava a suo
piacimento da pi di un anno, ormai, quel corpo infedele e
sottomesso, quel corpo perennemente desiderabile, che non gli lasciava
altra scelta se non quella di amarlo.
In ogni caso, quell'amore cos dispotico da abbagliarlo o terrorizzarlo,
di volta in volta, quell'amore di cui douard non
parlava mai, per la gente era diventato un simbolo. E si parlava
della passione di douard Maligrasse per Batrice Valmont con
quella specie di stupore invidioso, divertito e restio che solo
le felicit molto evidenti possono dare. Del resto, proprio a
questo proposito fu visto ridere in pubblico, per l'ultima volta,
con una delle sue celebri risate beffarde, l'elegante Jolyet, ora
morente: a una donna che gli domandava, o meglio si domandava
a voce alta cosa mai aveva potuto fare Batrice Valmont
a quel povero douard, Jolyet rispose: Tutto, gli ha fatto veramente
di tutto, un attimo prima di scoppiare a ridere per
poi ripiombare nella consueta indifferenza.
Interrotto il sogno, Jolyet tese la mano, incontr la frescura
del lenzuolo e per un attimo sospir di benessere. Poi il dolore
gli esplose in gola, raggiunse il torace, facendosi sempre pi
largo e pi profondo. Si raddrizz con un gemito e accese la
lampada sul comodino. L'interruttore era sempre sistemato nel
medesimo angolo, proprio accanto a lui, perch non aveva
tempo di mettersi a tastare nel buio. Bisogna fare in fretta, in
queste situazioni. Strizzando gli occhi, apr il cassetto del comodino
- un comodino delizioso, firmato Jacob, di cui andava
molto fiero un tempo. Le fiale erano l, tutte in fila come sull'attenti,
scintillanti, sottili e gelide, e, accanto a loro, la grossa
siringa pareva dormire. Con molta precauzione, stacc una fiala
dalla scatola e, con il pollice e l'indice dell'altra mano ne afferr
la punta e la decapit. Poi prese la siringa, l'affond nella fiala
che teneva in mano come un tesoro e ne aspir il contenuto
con lenta minuzia. Una fitta pi feroce, quasi un insulto, lo
costrinse a piegarsi in due; ma aveva gi acquisito i riflessi necessari
e le due mani preziose restarono immobili e dritte, nella
direzione giusta, mentre la testa si girava e rigirava sul cuscino
in preda al dolore. Sarebbe stato meglio aspettare, prima di farsi
l'iniezione, perch il dolore, fisico o sentimentale che sia, pu
sempre darti un movimento falso, ma non ne poteva pi e,
senza alcool, senza un po' di cotone, piegando semplicemente
le ginocchia contro il petto, si spinse ostinatamente l'ago nella
coscia. Aveva sempre odiato farsi male, e doversi bucare, dover
affondare quel pezzo di ferro nella pelle, attraversare quel fascio
di nervi tesi, gli pareva un atto contro natura.
Sempre rannicchiato, aspett. Soffriva, soffriva troppo,  incredibile
quanto si possa soffrire senza che la cosa provochi rivoluzioni,
follie, guerre! Incredibile, che si possano avere altre
preoccupazioni! Jolyet mordeva le lenzuola. E all'improvviso,
come teleguidata, una cosa si diresse verso la bestia che gli divorava
il collo e l'attacc. Sent che il dolore indietreggiava, e sospir
di felicit, un'immensa felicit anticipata. Accorgendosi di
avere ancora in mano la siringa vuota, la butt nella cesta accanto
al letto. E fu la grande sconfitta, il dolore si ritirava da tutte
le parti adesso. E finalmente pot girarsi, gir un corpo ridiventato
elastico, vivo e tiepido tra le lenzuola, e spense la luce lasciando
l'interruttore al solito posto, naturalmente perch la
cosa poteva ricominciare con la stessa violenza e la stessa rapidit.
E adesso doveva dormire, doveva riaddormentarsi, dormiva
gi. Doveva assolutamente succedere, non per mantenere il proprio
equilibrio - nozione ridicolissima per un moribondo - no,
ma per dimenticare quella certezza continua e crudele, per dimenticare
quel suo armamentario da farmacista, per dimenticare
che stava camminando verso l'oblio. E poteva dormire. C'erano
mille molecole chimiche e mille sbirri, adesso, a guardia del suo
corpo, del suo calore e della sua impunit, mille sentinelle che
avrebbero impedito l'arrivo di quella ninfomane, di quell'estranea
delirante che  la sofferenza fisica.
Sospir, riapr gli occhi e guard la sveglia luminosa nell'oscurit.
Erano le tre, ma di che notte, di quale stagione? Grazie
a Dio, il giorno sarebbe tornato domani, e con lui, Batrice.
Non ne aveva pi per molto, e Batrice era una delle poche
persone con cui gli piacesse stare. Ottenebrata dai suoi fiaschi,
gliene parlava con aria grave e, di tanto in tanto, ricordandosi
che era moribondo, gli diceva cose incredibili come Prende
troppa morfina, le far male, e insomma dimenticava scandalosamente
quella morte ormai prossima; e, quando se ne ricordava,
scoppiava a ridere insieme a lui, lo baciava con disinvoltura,
non mostrando mai e in nessun modo compassione. E questo
era esattamente ci che lui voleva. Quanto al resto, si era procurato
fin dall'inizio tutto l'occorrente per uccidersi il giorno in
cui avrebbe giudicato indecente il fatto di sopravvivere.
Nel frattempo, si rifiutava di sopportare il dolore, anche solo
per un attimo, e non appena incominciava prendeva la siringa
e gli scatenava dietro la droga meravigliosa. Era arrivato a cronometrare
la velocit di quella Diana detta morfina, perch
sapeva che il giorno in cui la selvaggina fosse diventata pi resistente
o la cacciatrice meno efficace, avrebbe dovuto farla finita
immediatamente. E Batrice lo sorprendeva spesso, con un cronometro
in una mano e una siringa vuota nell'altra, concentrato
e maniaco. Ci voleva proprio la morte diceva per trasformarmi
in contabile, e in un contabile pignolo anche.  vero
che la morte pu anche trasformare un contabile in un eroe,
a quanto dicono; solo che non sono mai stato un eroe, io! E
si metteva a ridere.
Durante il giorno, certo, soffriva di meno, anche se tossiva
parecchio, e in ogni caso in quei momenti il pensiero delle dieci
piccole fiale mortali nascoste nel cassetto, delle sue dieci piccole
sentinelle, lo rassicurava. Ma era della notte, che diffidava.
Perch a volte, di notte, nella solitudine della notte, perdeva
la testa, tornava bambino, avrebbe voluto rivedere sua madre,
avrebbe voluto, perfino, essere sposato o padre. Qualsiasi cosa,
pur di non essere solo. Jolyet non aveva amici o amiche cui
si sentisse in diritto di mostrare lo spettacolo del suo corpo
scheletrico, delle sudorazioni e dei suoi momenti di panico. Al
ritorno dalle vacanze - se si poteva chiamare vacanza il suo
breve addio al mare - aveva tentato di domandare a questa o
a quella delle sue puttane, perch era un gran puttaniere, di
recitare per lui la parte dell'infermiera. Pagava il massimo della
tariffa notturna e, dopo averla fatta pranzare con la sua solita
cortesia e averle spiegato il caso con voce precisa, le si sdraiava
accanto, senza il minimo desiderio, ovviamente, ma al caldo.
Sfortunatamente, certo rattristate nel vedere quel vecchio amico
ridotto cos e sembrandogli quella castit pi indecente di qualsiasi
lubricit, avevano preso tutte l'abitudine di bere parecchio
durante il pranzo. Molte volte, Jolyet era emerso dai suoi incubi
notturni per ritrovarsi accanto non un corpo tranquillo e fraterno,
non un respiro regolare, ma tutta l'agitazione e il russare
di una donna ubriaca. E questo lo esasper facendolo tornare
alla sua solitudine. Presto, incominci ad aspettare solo le visite
di Batrice. Batrice entrava, lo trovava a letto o nel salotto,
inerte e pacifico in quella vaghezza inebetita che gli dava la
droga. E si stupiva. Si stupiva della sua indifferenza, della sua
apatia; pensava infatti che lei, nelle stesse condizioni, avrebbe
voluto divorare la vita in tutti i modi e con qualsiasi mezzo.
Lo avrei pensato anch'io disse Jolyet quando Batrice
glielo domand. In fondo, adoro la musica, la pittura e ci sono
alcuni libri che avevo giurato di rileggere prima di morire. Solo
che, contrariamente a quanto pensavo di me, della mia natura,
tutto questo non mi serve proprio a niente, oggi. Nessun libro,
nessuna musica... Tutto mi annoia, mi stanca, tutto ci che mi
toglie un po' di tempo, dico. Del resto, aggiunse con un'ombra
di collera non esiste proprio nessuna natura di fronte alla
morte. Esiste solo un'accozzaglia di cellule che rifiutano ostinatamente
la disgrazia. Esiste solo il vuoto, il mio cuore che batte,
e l'unico rumore che tollero  proprio il battito del mio cuore;
l'unica cosa che ho bisogno di guardare  questa vena azzurra
che si gonfia ancora sul dorso della mia mano, questa mano
da vecchio. E l'unico contatto che desidero  quello della mia
pelle. Sai, Batrice, mi capita, proprio a me che nella vita sono
sempre stato attirato da tutto tranne che dall'onanismo, mi
capita di posarmi la mano sulla guancia, la mia guancia, capisci,
di stupirmene e restarne stupito... Come non lo sono mai stato,
di fronte a un altro corpo. Quanto alla gente, come ho mai
potuto desiderare tutti quei corpi, tutti quei volti? Non sopporto
neanche pi di vederli.
E io? chiese Batrice. Perch io s, allora?...
Jolyet l'interruppe
Perch tu non mi prendi sul serio, n come vivo n come
agonizzante. Perch tu non hai alcun rispetto per il mio stato,
n alcuna compassione, al contrario degli altri, e perch, proprio
per questo, rispetti l'unico Jolyet che rispetto anch'io: quello che
era allegro, rapido e disinvolto. E perch sei capace di tirarmi
un bidone, esattamente come vent'anni fa, anche la mattina della
mia morte. E questo mi rassicura. In ogni caso, aggiunse far
in modo che tu sia qui. Mi ammazzer nel pomeriggio, perch
ho troppo paura della notte e, la mattina, sono troppo stanco.
Parleremo d'altro, mi vedrai addormentare e saprai a cosa attribuire
la mia scortesia. La prima, spero...
Mi avvertir, quel giorno? domand Batrice vivacemente.
Non lo so confess Jolyet. Cosa preferisci, tu?
Lei esit per un attimo poi tese la mano e gliel'appoggi
alla guancia:
Preferisco che me lo dica. Almeno, sapr che io so, e si
sentir meno solo.
Jolyet la fiss per un attimo, con gli occhi offuscati.
Ti ringrazio, Batrice! Sei effettivamente l'unica persona
tanto barbara o tanto tenera da non chiamare un'ambulanza,
la polizia, o chiss quale altro orrore...
Con sua grande sorpresa, Batrice usciva da quelle conversazioni
nient'affatto depressa, ma stranamente rinvigorita. Del
resto, la precisione, la freddezza, l'ineluttabilit di quella situazione
non le facevano minimamente dimenticare le piccole liti, le
vaghe burrasche che in quel momento doveva affrontare. Non
si diceva mai che, a paragone di questo, le sue erano agitazioni
ridicole. Al contrario, era proprio quella la vita: l, in quei rigurgiti
meschini e violenti, in quel pantano di vanit e basse ambizioni,
e lei era sicurissima che Jolyet rimpiangesse amaramente
il fatto di non potervisi pi dibattere. Quella morte cos vicina
non le rendeva irrisoria la propria vita, ma al contrario la coloriva.
E il disprezzo stesso che le ispiravano certe mene, certe reazioni
parigine, lo sentiva quasi come un piacere. E infine,
quando douard la prendeva tra le braccia, quando la baciava
o quando se lo sentiva tremare contro, la notte, di stanchezza
o desiderio, pensava ogni tanto al tremore sconsolato e solitario
di un altro uomo poche vie pi in l, mentre cercava di non
rovesciare una fiala sul cuscino. S, proprio come nei romanzi
d'appendice, l'amore era esattamente il contrario della morte.
Certo, un giorno avrebbe dovuto affrontare anche lei quella
spiaggia deserta e incolore che porta verso la morte, verso il
mare, verso niente, ma non se ne preoccupava. Era una cosa
che sapeva da sempre sarebbe morta in scena o ammazzata da
un uomo geloso oppure schiacciata dentro un'auto sportiva,
contro un platano. Nel frattempo, non rispondeva alle domande
di douard su Jolyet, perch quest'ultimo glielo aveva proibito.
douard  troppo sensibile, le aveva detto troppo vicino
a me, forse, troppo umano; sarebbe e mi farebbe diventare triste.
Preferisco di gran lunga la tua compagnia. E Batrice, sorridendo,
aveva preso il discorso per quello che del resto era: un
complimento.
Cosa devo farne, di lui? aveva domandato qualche tempo
dopo, sempre a proposito di douard.
Oh, in ogni modo non  da compiangere ti ama. E per il
momento, ti ha.
Mi  molto legato disse Batrice che, con suo grande stupore,
si sentiva arrossire per quella frase un po' sdolcinata.
Decider da solo. A dire il vero, ti confesso che la sorte
di quel giovanotto mi sembra veramente invidiabile. Pagherei
chiss che cosa per avere un terribile dispiacere amoroso.
Ma, dopo aver rifiutato con un gesto di rispondere alla telefonata
annunciatagli da un maggiordomo impavido quanto lui, si
era girato verso Batrice con curiosit:
Ma tu, aveva detto lo ami s o no?
La domanda aveva preso in contropiede Batrice, che era rimasta
interdetta per un attimo, e quasi indignata.
Ma infine, aveva ripreso Jolyet divertito non ho detto
una cosa volgare, ti ho solo chiesto se lo ami anche tu, il tuo
amante.
Le sembrer buffo, e strano, rispose Batrice ma non mi
sono mai posta la domanda.
Meglio cos. Secondo me,  gi abbastanza stupido domandarsi
se qualcuno ci ama, figuriamoci poi domandarsi se noi
amiamo qualcuno!
E avevano parlato d'altro.
Ma camminando per via, di ritorno a casa, quel pensiero
aveva continuato a turbare la mente di Batrice. Lo amava,
douard? S, in un certo senso lo amava, pi di qualsiasi altro
uomo che avesse mai conosciuto. Era innamorata di lui? S, in
un certo senso, la notte, quando gli diceva; Ti amo, non era
semplicemente il suo corpo a reagire. Ma sarebbe stata infelice
senza di lui? Era questa la domanda, la vera, l'unica domanda,
quella che non si era mai posta. Un douard che se ne andasse,
un douard che non l'amasse pi, era una cosa inimmaginabile.
Ma perch? Perch lei non aveva fantasia o perch lui aveva
reso impossibile quella fantasia? Abbandonandosi a quel modo,
legato mani e piedi, non l'aveva forse imprigionata dentro una
rete ben pi pericolosa di quella dei dubbi o delle consuete angosce
d'amore? Accettando i suoi tradimenti, sia pure con disperazione,
non l'aveva forse portata a considerare senza fascino
e senza gusto le sue eventuali future sbandate? Dichiarandosi
perdutamente innamorato di lei e perdutamente sicuro che un
giorno o l'altro lei lo avrebbe lasciato, non aveva forse fatto
nascere in lei, con una lunga e crudele sfida, la tentazione di
non abbandonarlo? E di tenerlo legato a s proprio in quello
stato, vivo, scorticato e pieno di terrore? Mai, mai aveva conosciuto
un uomo che le gettasse ai piedi tutte le armi fino a quel
punto, che firmasse la resa con tanta rapidit, tanta ostinazione,
tanto piacere. Agisce come un machiavelli pens Batrice sorridendo,
perch il pensiero di qualsiasi abilit esercitata da
douard nei suoi confronti le pareva estremamente comico.
Ciononostante, una certa diffidenza le era ormai entrata dentro,
qualcosa come una diffidenza... e un timore, un timore inatteso
e squisito.

 Capitolo 19.

Tony d'Albret era seduta sul grande divano del salotto di Batrice,
in quella che riteneva una posa estremamente abbattuta; i
piedi calzati di stivaletti ben allineati, le mani incrociate, il
trucco sfatto. Sfortunatamente, essendo la vivacit il suo unico
fascino, somigliava molto pi a un ruminante azzoppato che all'acuta
e stanca consigliera cui sperava di somigliare. Per la centesima
volta o gi di l stava rimasticando la sua triste istoria.
Walkers, il tizio che aveva comperato i diritti teatrali di
douard, si era contemporaneamente garantito l'opzione sui diritti
cinematografici. A questo punto, prevedendo un successo,
stava tallonando Tony per ottenere un accordo definitivo. E
Tony aveva tentato, ma invano, d'interessare douard al progetto.
Le offerte di Walkers si erano precisate in un periodo pieno
di tensione, proprio all'inizio del film di Raoul, e douard, preoccupato
degli umori di Batrice, non aveva mai dato retta ai
mirabolanti discorsi della sua impresaria. Tony, allora, vedendo
il suo dieci per cento ancora incerto e credendosi una brillante
psicologa, gli aveva lasciato intendere che Batrice sarebbe stata
sicurissimamente la vedette di quella coproduzione franco-americana.
douard che, in quel momento, si aggrappava a qualsiasi
cosa, era balzato a pi pari sull'argomento dichiarando che, a
questa condizione, era disposto a cedere tutti i diritti che voleva.
Almeno, si era detto allora almeno, se adesso mi lascia,
potr avere un'occasione, un pretesto per rivederla e, forse, riconquistarla."
Walkers aveva quindi rinnovato un'offerta decisa e molto
generosa e Tony, entusiasta, aveva deposto il contratto ai piedi
di douard tenendolo tra i denti, come un bravo cane da riporto.
Dopodich, le cose erano ridiventate perfette fra i due
amanti, ma Walkers, nel frattempo, aveva scritturato una star
americana. Tony, contando sulla distrazione di douard e dovendo,
del resto, rinunciare lei stessa alla chimerica percentuale
di Batrice, present a douard il cambiamento di programma
come un duplice sacrificio. Ma un sacrificio compensato da
un'impressionante quantit di dollari. Con suo grande stupore,
douard le aveva sbattuto in faccia il contratto. S'era arrabbiato
come un pazzo ed era perfino arrivato a minacciarla di sbatterla
fuori manu militari, se avesse avuto il coraggio di rifargli una
proposta del genere.
Ma in fin dei conti, douard, diceva Tony che, una volta
tanto spaventata, aveva cercato scampo sul divano in fin dei
conti, chi ci dice che la commedia andr bene? E se fosse un
fiasco solenne? In questo caso, i diritti cinematografici non varrebbero
pi niente... Del resto, quella Glenda Johns dovrebbe
essere meravigliosa in quella parte, no? E Batrice non ci pensa
neanche! non gliene abbiamo mai parlato...
Era vero che douard, temendo che la cosa potesse sembrare
un ricatto, aveva proibito a Tony di parlare di quel progetto
davanti a Batrice.
E con questo? ribatt brutalmente questo cosa cambia?
Cambia, cambia; non si sentir ferita. Bisogna mettersi al
posto di Walkers! Batrice ha avuto due flop, uno dietro l'altro,
e contrariamente a quello che lei sembra pensare, New York
non  poi cos lontana; si viene a sapere tutto.
douard ebbe un gesto di smarrimento e di collera che fece
diventare ancora pi piccola la povera Tony.
Lei ammetter riprese poi con voce lamentosa che sono
un'esperta in questo genere di cose! Batrice fa parte della mia
scuderia. La gente dimentica presto. E la sua carriera non dipende
da un'unica parte, anche se  la pi bella della sua commedia,
douard; e anzi, aggiunse a mezza voce personalmente non
ci capisco niente, di quella parte, e, secondo me, neanche Batrice.
Ma per lei, douard, quel denaro rappresenta la pace, la
sicurezza, la possibilit di scrivere altre commedie senza dover
vivere alle spalle di nessuno!
douard impallid e Tony, ancora una volta, mulin le braccia
convulsamente.
... non voglio dire che vive alle spalle di Batrice, sia ben
chiaro! So bene come stanno le cose, e direi anzi che  vero
il contrario, ma so anche che lei stessa le consiglierebbe...
Qui si ferm, perch la porta d'ingresso aveva sbattuto ed
era entrata Batrice, sorridente e arrossata dai primi freddi.
Tony d'Albret riprese coraggio. Batrice aveva dei difetti ma
era una donna pratica, grazie a Dio. Dopotutto, di quei soldi
avrebbe largamente approfittato anche lei, come se non pi di
douard. Su questo, Tony poteva fare affidamento.
Batrice, disse Tony Walkers offre a douard trecentomila
dollari per i diritti cinematografici di Un Orage Immobile con
Glenda Johns nella parte principale. Cosa ne pensi?
Batrice mand un piccolo sibilo ammirativo.
Complimenti! disse. Tutti i miei complimenti, Tony. Trecentomila
dollari! E prima della prova generale! Proprio niente
male. Devi accettare, douard.
Lui le guard una dopo l'altra e scand chiaramente Non
accetter mai!... prima di girare sui tacchi e uscire dalla
comune. La porta sbatt con violenza e Batrice, sbalordita,
scoppi a ridere prima di sedersi.
Ma cosa succede? domand.
Tony si lanci in un discorso lungo e confuso, sempre pi
lungo e sempre meno confuso. Calava la sera, ma Batrice dimenticava
di accendere le luci: stava ad ascoltare con aria pensosa
e uno strano sorriso sulle labbra. Tony fin per innervosirsi.
Be', senti! esclam. Che tu sia contenta di tenerlo in
pugno fino a questo punto, lo capisco, ma  cretino, no? Non
la trovi una cretinata, tu?
Oh certo, disse Batrice pensosa certo, trovo la cosa completamente
cretina.
Si accese una sigaretta, guard in giardino, mostrando cos
a Tony un profilo sognante e tenero, assolutamente sconosciuto.
Tanto pi aggiunse con aria distratta che in verit la
parte di Pnlope non mi tenta nel modo pi totale...
Tony sospir. Aveva trovato un'alleata proprio dove avrebbe
potuto trovare una nemica. Decisamente, pens scuotendo
il capo decisamente, questi artisti non sono persone come
le altre.
Non preoccuparti, disse Batrice senza guardarla e con lo
stesso tono distratto non preoccuparti, gli far cambiare idea.
Sempre rivolta verso il giardino, aggiunse:
Non ti trattengo, Tony, conosci la strada.
E fu solo quand'era gi uscita che Tony d'Albret si rese conto
che, per la prima volta in vita sua, era stata messa alla porta.
Rimasta sola, Batrice si lasci consumare la sigaretta tra le
dita, e poi un'altra. Continuava a guardare verso il giardino
ormai buio. Un odore di freddo, di citt, di reseda appassita
arrivava fino a lei. Bisogner pensare a proteggere le piante
per l'inverno si disse. E chiam Cathy perch l'aiutasse ad accendere
le luci. Quando douard torn con le braccia cariche
di fiori, per farsi perdonare l'uscita, trov Batrice impenetrabile
e tranquilla: non aveva saputo niente, quindi. Non poteva certo
sapere, lui, che le donne come Tony, quando si trovano incastrate,
cercano di battere l'avversario sul tempo. Non poteva immaginare
che proprio Tony avrebbe avuto, come aveva avuto, il
coraggio di mettere al corrente Batrice del suo tradimento, n
che la loro amicizia, quell'antica camerateria femminile, si basasse
sulla ferocia e il disprezzo reciproci. Quindi non si meravigli
affatto quando Batrice gli consigli, distrattamente, di firmare
il contratto.
Sai, diceva mentre si spogliava Glenda Johns, con i suoi
occhi da gatta e la sua aria intellettuale, sarebbe proprio perfetta,
nella parte di Pnlope. Non  una parte facile...
Credi?
Oh s! Io, comunque, non sarei capace di recitarla.
Ma se puoi recitare tutto! disse douard sorpreso.
Tutto quello che mi tenta, s. Ma stranamente, tesoro,
le parti che mi piacciono, nelle tue commedie, sono quelle
maschili.
douard era perplesso. Batrice aveva ragione, effettivamente.
Le sue eroine erano scialbe e gli premevano molto di pi gli
eroi maschili, ma per una ragione semplicissima: pensava infatti
che un giorno o l'altro uno di loro, per la sua follia, la sua
naturalezza o la sua stravaganza, sarebbe stato finalmente capace
di affascinare Batrice al posto suo. Per questo faceva dire ai
suoi personaggi quel che interessava a lui, douard, quello che
non osava o non poteva dire direttamente a Batrice. Era quindi
normale che i personaggi femminili, se paragonati ai suoi messaggeri,
sembrassero inconsistenti e quasi scialbi. Del resto,
l'eroe ideale che continuava a rigirarsi nella mente, l'uomo disinvolto,
coraggioso e irresistibile, non aveva mai tentato di metterlo
di fronte a un'eroina come Batrice, impastata di carne
e sangue. Per poterlo fare avrebbe dovuto conoscerne bene i
contorni, esserne certissimo. Ed erano cose irrealizzabili. Batrice
aveva certamente ragione, in questo campo. Conosceva bene
il proprio mestiere, lo amava e lavorava come un cane senza
mai lamentarsi. douard si commosse, la guard.
Batrice, con un braccio allungato sopra la testa, leggeva sdraiata
sul letto. Lui avvi l'aria operistica sul grammofono e si
distese accanto a lei. La voce della cantante si alzava, andava
incontro a quella del tenore, la raggiungeva, e entrambi armavano
sulla moquette i grandi velieri dell'amore e della morte.
douard li ascoltava e Batrice, messo via il libro, ascoltava
anche lei. Ma quando lui si volt, gli mise una mano sulla fronte
respingendolo con un gesto tenero.
No, disse non questa sera, ti prego, sono un po' stanca.
douard le pos la testa sulla spalla, meravigliato di non sentirsi
ferito come di consueto quando gli si rifiutava. Quella sera
lo aveva fatto in un modo tanto dolce, tanto insolito, quasi con
l'aria di scusarsi... S, pareva tenera e contrita. Ma ricordando
da quali giornate selvagge fossero generalmente seguite quelle
tregue, douard non sapeva se rallegrarsene o no. Per di pi,
la scenata con Tony, la propria collera lo avevano sfinito. E
si addorment quasi subito.
All'alba, nel biancore dell'alba, nel terrore dell'alba, fu svegliato
da qualcuno che gli scuoteva la testa e gli parlava. Si
terrorizz. Quale inferno lo stava aspettando? Cosa stava succedendo
e cosa gli stava dicendo? La voce di Batrice era imperiosa e
le sue mani quasi brutali.
Ti amo sul serio diceva quella voce nel buio - una voce
calma. Hai vinto, ti amo veramente adesso, amo solo te.
Stupefatto, si mise a sedere, balbett qualcosa, ma una mano
ferma gli chiuse la bocca.
Ti ho svegliato per annunciarti la bella notizia e, adesso,
muoio dal sonno. Non parlare, non dire niente, e riaddormentati.
E, girandosi verso la finestra, Batrice si addorment di
colpo, fulminata come al solito. Con il cuore in gola, douard
rimase a lungo immobile nell'oscurit. Erano cinque, no, sei
anni che aspettava quella frase detta da quella voce, e finalmente
era giunta. La frase stupenda, insperata; Ti amo, pronunciata
dal suo implacabile amore. Ma perch mai aveva scelto quella
sera? Perch quell'ora? E soprattutto, perch lui non se ne sentiva
pi felice n pi trionfante?

 Capitolo 20.

Il giorno dopo, s'intende, Batrice non accenn a nulla. Fu una
giornata piatta, monotona, e lui fin per domandarsi se non l'avesse
semplicemente sognata, quella frase, o se la stessa Batrice
non l'avesse sognata ad alta voce. E quell'idea gli dava insieme
sollievo e strazio. Solo a mezzanotte, dopo la rappresentazione
e un tranquillo pranzo tra amici, si ritrovarono soli. Si spogliarono
scherzando, ma quando douard fu in piedi accanto a lei,
nel bagno, Batrice s'irrigid e lo guard gravemente nello specchio.
Ho i capelli che sembrano una criniera pensava lui, e
le loro due immagini gli parvero improvvisamente buffe.
Che effetto ti fa chiese Batrice essere riamato?
Senza aspettare risposta, gli pass davanti e and a sedersi
in fondo al letto. Prese una lima e cominci a lavorarsi un'unghia
del piede. Canticchiava. Imbarazzato, douard la raggiunse,
le sedette accanto e tent di assumere lo stesso tono.
 una cosa molto piacevole, disse sorridendo ma tanto
difficile da credere...
Si sentiva sciocco, impacciato e non all'altezza della situazione.
In realt - pur odiando la semplice idea che lei potesse farlo
- si aspettava che gli scoppiasse a ridere in faccia, come dopo
uno scherzo bello e funesto.
Come mai ci hai pensato? chiese. Come fai a credere?...
Farfugliava. Batrice lasci stare l'unghia per un attimo.
Che ti amo? lo interruppe. (E si mise a ridere dondolando
il piede.) Oh, ma  semplice me lo sono domandato.
Non te l'eri mai chiesto?
No. Strano, vero? Vivevo con te senza pensarci, senza pensare
che ti amavo. Ma a questo punto ho riflettuto bene, stavolta
ti amo.
Aveva sempre lo stesso tono scherzoso e aveva impugnato
di nuovo la lima.
Ma cosa faccio io, allora? disse douard.
Si ud pronunciare quella frase, con stupore. Batrice lo guard,
stupefatta quanto lui, prima di sorridere.
Non ti proibisco di amarmi anche tu disse. Sar quello
che chiamano un amore reciproco; la felicit, insomma. Ma accidenti,
douard, detesto parlare! Butta via quella faccia da prima
notte di nozze, togliti la camicia e violentami! Violentami, presto,
aggiunse mettendo una mano sulla coscia del suo
amante sbrigati, ho voglia di te, ne ho avuto voglia per tutto
il pranzo.
Lui la copr. Si ritrovarono, e si fecero una violenza deliberata
e reciproca. Pareva loro d'abbandonarsi a una lotta, e all'ultimo
sangue, come a una specie di esorcismo. Come avessero ucciso
qualcuno insieme e stessero tentando di dimenticare. Lo sfinimento
li ritrov sulla moquette, a pochi passi l'uno dall'altra,
senza fiato ma finalmente in pace. Batrice gir la testa verso
douard, gli sorrise e mormor a voce bassissima:
Dimmi, douard, canaglia, fa molta differenza se ti amo o
no, in casi come questi?
Non lo so disse lui. Ed era sincero.
Neanch'io concluse Batrice con aria pensosa.
Ma una volta tanto mentiva a lui e mentiva a se stessa, e,
una volta tanto, lo faceva per timidezza. Con un senso di disperazione,
si spost, rotolando su se stessa per ritrovarsi china
sul volto di douard.
Cos, quel volto familiare, rassicurante, irritante a volte, era
il volto dell'amore. Batrice sbatt le palpebre poi abbass la
testa e baci gli occhi, le tempie, il collo di douard con una
lentezza rispettosa e casta, remotissima da lei. Per la prima volta
in vita sua baciava il suo vincitore, ma nello stesso tempo sentiva
la propria sconfitta nascere dalla vittoria di douard. E soprattutto,
sentendo che quella vittoria sopraffaceva il vincitore,
si spavent. Del resto, non aveva l'impressione d'aver donato
qualcosa a douard: quella notte aveva confessato la verit
molto pi a se stessa che a lui. E la verit era che la passione
di lui aveva battuto l'indifferenza di lei, e la devozione la boria,
e la tenerezza la ferocia. Ricambiare il suo amore e dirglielo
era un fatto di pura giustizia. Solo, si diceva Batrice solo
che  proprio questa la felicit, questo il momento di essere felici
e si meravigliava che quella felicit fosse pi evidente in
lei, prossima a tuffarsi in un mare di pericoli, che in douard,
che invece ne stava riemergendo.
Bene, amava douard e lo sapeva. I suoi amici, naturalmente,
non ci credevano. Nicolas le ricordava le sue innumerevoli
passioni, Cathy pareva disturbata nelle sue abitudini, e Tony trovava
manifestamente indecente, stupido e superfluo, che lei si
vantasse d'amare. Batrice trovava il tutto assolutamente normale:
la gelosia degli amici, la loro vigilanza istintiva, il loro senso
di possesso si adattavano male alla nuova importanza di
douard cos come s'erano adattati bene al suo scialbo ruolo
precedente. Tony s'indignava anche da un semplice punto di
vista professionale. Aveva fatto gran fatica per far ammettere,
addirittura apprezzare, l'insensibilit, la durezza e la sanit di Batrice
in un'epoca in cui erano di moda la solitudine, l'incomunicabilit,
le complicazioni sessuali, e nella quale tutti esigevano
umanit dappertutto, perfino negli attori. Era anche vero che
Batrice, quand'era circondata da altre stelle, aveva quasi sempre
l'aria di una belva ben pasciuta smarrita in mezzo a un gregge
di pecorelle affamate; e che la sua totale mancanza di imbarazzo
s'era spesso rivelata imbarazzante. Ma adesso, cosa diavolo le
saltava in testa di gridare ai quattro venti la sua folle passione
- piuttosto tardiva agli occhi dei parigini, seppure freschissima
ai suoi? Una cosa veramente ridicola, non da lei comunque.
Quanto a Batrice, non gliene sarebbe importato un bel niente,
di tutto questo, se a mostrarsi scettici fossero stati solo Tony
e soci. Ma c'era anche douard, che pareva diventare diffidente
e quasi astioso, come se gli avesse mancato di parola.
Un pomeriggio, mentre si trovavano in giardino e douard
la guardava con aria bieca, Batrice sbott esasperata:
Ma insomma, ti sembra cos perverso, o inutile, che io ti
ami e te lo dica?
Perverso? ma come puoi dirlo! protest lui.
Ma inutile s riprese Batrice. Ti eri abituato alla parte:
non t'importava niente di essere maltrattato, vero?
Ma s, disse lui certo che me ne importava, ci soffrivo
da morire, lo sai! L'ho accettato perch mi veniva da te. E l'accetter
sempre, del resto.
Ma adesso ti amo, porco di un cane! url Batrice
fuori di s.
Poi grid Cathy!, tanto forte che la cameriera apparve
subito sulla porta della cucina domandando, visibilmente spaventata,
cosa stava succedendo.
Succede che amo il signor douard disse Batrice e
che la prendo come testimone. Lei mi conosce da dieci anni,
vero Cathy?
Da dodici, signora rettific meccanicamente Cathy.
Bene, da dodici. E ha visto altri uomini da queste
parti, vero?
Cathy esegu allora tutta una serie di mimiche sorprendenti
e incantevoli in cui si mischiavano: a) l'aria desolata per il fatto
che s, effettivamente quei tristi errori erano accaduti; b) l'aria
fatalista ma decisa di chi non vuole assolutamente sparare giudizi
sul passato altrui; c) l'aria assorta, contrariata, della persona
improvvisamente costretta a un lungo e imprevisto calcolo
mentale. Quest'ultima espressione, che era anche la pi chiara
di tutte, acceler il discorso di Batrice:
Ebbene, Cathy, mi ha mai sentita dire a qualcuno di quegli
uomini, in pieno giorno e a digiuno: Ti amo?
Cathy prese un'aria discreta ma, a ogni buon conto, risoluta:
Anche se la signora lo avesse detto, non lo avrei sentito
disse con tutto lo splendore della discrezione.
Poi, davanti all'aspetto corrucciato di Batrice, riprese precipitosamente
... In ogni modo, la cosa mi avrebbe certamente colpita.
Rivolse un amabile sorriso a douard che scioccamente
glielo rese.
Grazie, Cathy disse Batrice.
E, scomparsa la cameriera, si avvent contro douard;
Ma ti rendi conto a che punto sono arrivata? A prendermi
Cathy come confidente di un dramma!  buffo per... ho l'impressione
di portare il mio cuore sul palmo della mano con
frutti, fiori e rami come dice Verlaine, di offrirlo, e che nessuno
lo voglia o che sia troppo tardi!
Ah, questo poi no, esclam douard questo no! Non 
troppo tardi...
La sua voce era tenera ma Batrice si era gi sviata.
Sarebbe anzi troppo presto, vero? Nota che per me  vero,
sai,  meraviglioso, ogni mio gesto ha un senso: se mi lavo i
capelli lo faccio per te, se sei in ritardo ho paura. E poi ho
voglia di raccontarti cosa ho fatto durante il giorno, ho voglia
di piacerti.
Gi fatto disse douard.
S, ma adesso mi fa piacere piacerti e mi piaccio facendolo,
capisci?
Lui esit poi le alz gli occhi addosso:
E io, disse ti piaccio?
Oh no, per te  molto peggio: ti amo; ho voglia di legarti
ai piedi del letto, quando esco, e di coprirti di sandalo, quando
ritorno. Ho voglia di vederti libero e felice e nello stesso tempo
che tu ti senta rimescolare qui gli picchiett il plesso
solare con un dito quando mi pensi. Non te ne importa, che
io ti ami?
Dio, ma se  quello che ho sempre desiderato! esclam
douard prima di ripiombare sulla poltrona.
Ed era vero. Lo aveva sempre voluto, fin dall'inizio. E veramente
non sapeva, non sapeva pi, adesso, da quando si era
deciso - o rassegnato - ad amarla pi che a esserne amato. Per
quale motivo quella reciprocit tanto desiderata gli faceva
adesso l'effetto di un tradimento o di una farsa? Perch non
ci credeva? Ma s, ci credeva. Vedeva aumentare di giorno in
giorno i mille segni di abbandono, di dolcezza e di sconfitta,
in lei. Durante la notte, adesso, fingeva a volte di dormire e
di non vederla, mentre lei, appoggiata al cuscino, e bella, tanto
bella con quello sguardo nuovo, vegliava sul suo sonno. Si rifiutava
di aprire gli occhi, aveva paura. Quasi domandandosi cosa
mai volesse, quella straniera troppo premurosa.
La gente se li disputava, prima separatamente, douard era
un autore di successo - perch anche se a Parigi quel successo
non era ancora stato avallato, douard era gi un nome, in
America, e questo era di grande prestigio - e Batrice si era
rivelata un autentico personaggio, quando, grazie alla televisione,
la sua aggressivit, suo antico handicap, s'era mutata in fascino.
In seguito li vollero insieme, poich si amavano e a Parigi
questo eccitava sempre la gelosia, la curiosit e, beninteso, la
voglia di distruggere. Svolazzavano di luce in luce, come due
falene, ma sembravano possedere una propria lampadina segreta
che, invisibile agli altri, pareva sempre riavvicinarli d'istinto per
quanto fosse grande la sala o caotica la serata di gala. Di notte,
si ritrovavano soli, e come sorpresi d'esserlo. L'approvazione
generale, quell'alone che li circondava in qualit di coppia, li
lasciava lievemente impacciati quando si ritrovavano uno di
fronte all'altra, come avessero dovuto continuare una commedia
troppo applaudita recitando a braccio. O perlomeno la cosa imbarazzava
douard, abituato a seguire, a essere l'eterno secondo,
quello che viene a rimorchio di qualcun altro e ha scarse possibilit
di andarsene in compagnia; quella situazione pubblica e ufficiale
gli riusciva quindi inquietante. Si diceva con orrore che
era per la sua abitudine al dolore e all'ansia, e che stava diventando
uno di quei personaggi disperati e disperanti al cui orecchio
la felicit suona sempre stonata.
Batrice avvertiva quello smarrimento in modo animale, ma
lo attribuiva allo stupore, tanto pi che lei stessa viveva sommersa nello stupore. Amava, amava qualcuno, amava quel ragazzo
malinconico che aveva lasciato cinque anni prima e che, da
un anno a questa parte, aveva rischiato di lasciare di nuovo una
decina di volte. E adesso, quando lui entrava in una stanza,
quando lo udiva ridere, quando lo guardava, quell'amore le
piombava addosso con un'evidenza quasi imbarazzante. Ne
aveva sempre parlato, ne aveva sempre sentito parlare, lo aveva
sempre provocato negli altri, l'amore, e simulato dentro di
s, e ora era accaduto a lei. E provava una fierezza incredibile, quasi
mistica, nei propri confronti: era dunque capace di amare;
poich la meraviglia di douard le impediva di fare dell'evento
una felicit gloriosa, decise di farne una felicit stravagante, assurda.
Invece di dirgli e dirsi:  meraviglioso, ti amo, diceva:
 buffo, ti amo. E invece di dire: Sognavo che succedesse,
diceva con un'alzata di spalle Doveva pur succedere, una volta
o l'altra. E se aveva un sorriso radioso, quasi per delicatezza
verso douard lo rendeva ironico. Non voleva malmenarlo, con
quell'amore, n preoccuparlo. Voleva solo che ne fosse felice.
In compenso, annunciava quell'amore agli altri: Tony, Nicolas,
eccetera, con una totale mancanza di pudore e modestia.
Sembrandole in questo modo di assumersi tonnellate di responsabilit
e pericoli, addirittura di rispettabilit. E diceva Amo
douard come una giovane donna avrebbe potuto dire Sono
incinta. Sfortunatamente, da molto tempo i suoi amici la
credevano sterile, almeno sentimentalmente; e alcuni di loro attribuivano
tutt'al pi al successo di douard quella specie di
gravidanza isterica che gonfiava ridicolmente i discorsi di Batrice.
Del resto, essendo una donna donna, Batrice pareva lanciarsi
nella passione come in passato si lanciava nella crudelt.
Cedeva le armi con lo stesso clamore scintillante del tempo in
cui se ne serviva, ma l'abbandono d'amore, la sua resa sbalordivano
gli amici meno della sua ferocia abituale. Di donne innamorate,
Dio, ne trovi dappertutto, ma le donne indipendenti,
e feroci, e fiere di esserlo, sono molto, molto pi rare. Sembrava
loro che Batrice avesse lasciato una parte brillante per una
parte volgare, e gliene volevano, anche se la cosa li rassicurava.
Se la crudelt pu essere clamorosa, la passione  per sua natura
discreta, e, sbandierando la propria, Batrice la rendeva poco
verosimile. Perch da persone di quel genere, da quelle belve,
dalle Beatrici insomma, ci si aspetta che amino in segreto,
contro la loro natura, loro malgrado, e che nascondano i loro
sentimenti come una malattia della pelle. E va benissimo scoprirle
capaci di amare, dopo, ma solo dopo, quando  troppo
tardi, quando  finito tutto, e finito male. Allora tutti dicono:
In fin dei conti, ci teneva, al suo piccolo douard, eh, ci teneva
molto pi di quanto ammettesse. Alla fin fine, s' fatta fregare
anche lei!. Tutto questo con aria beffarda o compassionevole,
mentre la povera vittima si nasconde, ride di se stessa o singhiozza
in segreto.
Ma Batrice, ancora una volta, se ne infischiava dei regolamenti.
E quando douard spariva per dieci minuti e lei perdeva
improvvisamente la testa, diventava pallida, lo cercava con lo
sguardo o interrogava i vari maitre, c'era un mucchio di gente,
anche bonaria, che trovava il suo comportamento artificioso, indecente
e, comunque, fuori posto. Solo che, una volta tanto, Batrice
non simulava affatto: s'era immaginata douard travolto
da un autobus, credeva di vedere quel corpo familiare fatto a
pezzi, quegli occhi idealmente castani, ormai velati, e quell'immenso
amore che sentiva per lei, distrutto. Allora tremava sul
serio e, quando douard tornava, gli diceva: Ma dove ti eri
cacciato? Ho avuto tanta paura! con una voce cos emozionata
che lui doveva limitarsi a sussultare, stupito che l'acquisto di
un pacchetto di sigarette fosse diventato di tale importanza. In
quei momenti si sentiva definitivamente incapace di credere a
quell'amore. Non poteva immaginare che Batrice, colta di
sprovvista dai propri sentimenti, ne subiva la barbarie e l'illogicit
senza alcun ritegno. Chiederle di simulare anche solo una
lieve indifferenza sarebbe stato assolutamente inutile; come dire
a un uomo morto di sete d'aspettare vicino a un ruscello che
gli portino il bicchiere. Proprio perch non era mai stata leziosa,
ora lo sembrava, e quando, per esempio, tornando da una pista
da ballo, si precipitava su douard seduto baciandolo lungamente
sulla fronte, non lo vedeva chiudere gli occhi, impietrito,
diviso com'era tra il piacere fisico, sempre violento che sentiva
per lei, e l'imbarazzo puro e semplice. Al contrario, era convinta
che lui fosse entusiasta dei suoi slanci appassionati. Quante volte
douard aveva mendicato un gesto come quello, una stretta o
uno sguardo? Era contenta, adesso, di poterglieli dare istintivamente,
e niente al mondo poteva trattenerla. Niente la
tratteneva, poich, di notte, si ritrovava accanto lo stesso ragazzo
affamato di sempre, il lupo e il cane di tutte le loro notti,
lo stesso uomo che, quando lei gli diceva: Ti amo, glielo
faceva ripetere mille volte, non si saziava mai di dirle; Ripeti,
ripetilo che mi ami, giuralo, ripetimelo. Cos, Batrice vedeva
sorgere mille albe beige di felicit, di stanchezza e di fatalit.
E proprio a una sorta di fatalit pensava douard, quando
rievocava la confessione di Batrice, quindici giorni prima. Neppure
per un attimo, e malgrado qualche insinuazione colta qua
e l, aveva immaginato che Batrice lo amasse per la sua fresca
gloria, per la sua celebrit nascente. Stimava Batrice; aveva
tanta fiducia in lei, obiettivamente, quanta sfiducia in lei nei
confronti di se stesso. Perch continuava a essere convinto di
vivere seduto sopra un vulcano, certo che un giorno lei lo
avrebbe vomitato via con gran fracasso. Ma quel congedo, quella
rottura, dopo le parole d'amore che gli aveva detto, gli sarebbero
sembrati un tradimento barocco e mediocre, invece di sopraggiungere
normalmente, come se li era immaginati, nitidi e abbaglianti:
Batrice barava al gioco, scoprendo le sue carte. Non
le serbava rancore perch certamente gli mentiva, ma perch
forse gli diceva la verit. Non sopporto la verit come non
sopporto la felicit si diceva, e questo pensiero non faceva che
raddoppiare il disprezzo verso se stesso, raddoppiando anche
i suoi dubbi rimpianti. Dov'era andato a finire il suo bel carnefice?
Da dove saltava fuori quell'innamorata? E quando Batrice
si chinava sul suo corpo, attenta alla sua come alla propria
volutt, douard, anche se travolto e come sommerso da quell'inesorabile
abilit, si sentiva, in seguito, preso da una strana nostalgia:
quella di un'altra donna - la stessa, in realt - ma di
un egoismo imperioso quanto sfrontato. Batrice poteva essere
irresistibile nelle sue esigenze come nelle sue sottomissioni, e
lo sapeva. Ciononostante, ignorava fino a che punto la cosa
fosse vera per douard. E fino a che punto l'amasse quando,
sovrana, lo chiamava nella sua stanza a qualsiasi ora e poi, senza
neanche lasciargli il tempo di spogliarsi, senza nemmeno toccarlo,
gli impartiva con voce secca gli ordini pi decisi e precisi,
le direttive pi crude e, per finire, gli insulti pi appagati. Quando,
dimenticandolo come fosse un oggetto o un incidente, buttava
la testa all'indietro, lontana da lui, spegnendo le sue grida
nel cuscino. Allora combaciava con il mito di douard e con
i suoi ricordi. A quella sacerdotessa feroce, lui sacrificava. Era
quella, la donna che fin dalla prima notte lo aveva iniziato a
quel culto ardente e sacrilego e aveva fatto di lui, fino a quel
momento mediocre praticante, un fanatico abbacinato.

 Capitolo 21.

Jolyet moriva. Batrice stava ormai aspettando di giorno in
giorno la decisione, ma lui, gi da una settimana, sembrava
sempre pi sognante e come dimentico della propria morte. Il
suo medico - amico e insieme complice - parlava di remissione,
con una specie di terrore, e Batrice tremava al pensiero che
anche Jolyet potesse tremare all'ultimo momento; e che un giorno,
arrivando come al solito, non lo trovasse pi supino sul
letto, con gli occhi fissi al soffitto e qualche siringa vuota sparsa
sulla moquette ma che, al contrario, il maggiordomo le annunciasse
con voce piatta; Il signore  andato all'ospedale. Dove,
Batrice lo sapeva bene, lo avrebbero privato della sua morte.
Lo avrebbero lasciato soffrire qualche ora di troppo, e lei non
avrebbe potuto fare pi nulla per lui, e lui neppure. L'idea le
faceva paura. Ma per chi, quella paura? Era proprio quello,
Jolyet, il seducente Jolyet, gran camminatore e gran donnaiolo, innamorato
dei marciapiedi e delle ragazze della sua citt? L'uomo
nato e fatto per gli aerei, le capitali e i letti di passaggio? L'uomo
che stava bene tra le quinte come nei camerini, a suo agio nel
successo come nel fiasco? L'erudito, dall'insolenza senza cattiveria,
il donnaiolo senza amore, il gran cacciatore perennemente
in fuga, era proprio lui, quella mummia dagli occhi azzurri e
immobili, che una volta tanto sembrava non poter pi fuggire,
fuggirsi, sfuggire, finirla? Cosa chiedeva, lei, a quel relitto saturo
di morfina che non trovava il tempo per morire cos come non
aveva trovato quello per amare? Un giorno, davanti a lei, spezz,
maldestramente una fiala, poi due, e la fronte di Batrice si copr
di sudore, insieme alla fronte di Jolyet, prima che riuscisse a
riempire la siringa. Si, tremava per lui. E se, quel giorno, non
avesse pi potuto compiere materialmente i tre miseri gesti
rituali dell'iniezione? Ma quello stesso pomeriggio le sorrise all'improvviso,
con il suo antico sorriso, e chinandosi apr il secondo
cassetto del comodino: gi pronta, e ricolma, una lunga
siringa pareva assopita. Batrice la guard con ammirazione
inorridita come avrebbe guardato una rivoltella, un pugnale,
come guardava le armi in genere; ma le armi sono belle, perlomeno.
Mentre qui... lo spirito, l'anima, lo sguardo di Jolyet, tutto
sarebbe stato annientato da quello stupido liquido incolore in
quella stupida siringa di vetro... Quando rialz lo sguardo incontr
gli occhi di Jolyet: racchiudevano lo stesso sgomento e
lo stesso rispetto dei suoi.
Buffo, vero? disse lui, richiudendo il cassetto.
Si riprendeva, era di nuovo lui. Era il momento buono, proprio
il momento in cui la morfina, dopo aver braccato e distrutto
il dolore, si riposava per un attimo prima di ricominciare
a correre lanciandosi alla ricerca frenetica di un'altra preda. L'altra
preda era il cervello di Jolyet, la sua lucidit. C'era sempre
stata una tregua tra la sofferenza, la sua scomparsa
- di gi - e l'inevitabile abbrutimento. Ma quelle tregue si
facevano sempre pi rare e sempre pi brevi.
Non preoccuparti, disse Jolyet con voce nitida non la
perdo mai d'occhio, quella donna...
Chiamava la sofferenza quella donna, e la trattava con insolenza,
ne parlava come di un'amante che sia stata pi ingombrante
o pi sciocca delle altre.
Ho sognato di nuovo cose molto piacevoli stanotte disse.
Ma non so pi dove bucare, ho le cosce che sembrano un
colabrodo... La battaglia cesser non per mancanza di combattenti,
ma perch manca il campo di battaglia! Non  stato troppo
noioso, venire da me tutti i pomeriggi?
No, no, assolutamente. Mi sono abituata a venire tutti i giorni.
E mi piace molto. Mi mancher ancora di pi aggiunse
sinceramente.
 il vantaggio che ho su di te, osserv lui l'unico: tu non
mi mancherai; no, non mi mancher niente, presumo. Credi in
qualche cosa, tu?
Io? disse Batrice.
Esitava. Si era sempre creduta atea ma, di tanto in tanto,
quando la vita le pareva ingiusta nei propri confronti, le capitava
d'invocare il nome di Dio. Un Dio che allora vedeva seduto,
con una barba bianca, ora come un giudice deciso a pronunciarsi
in suo favore, ora come un vecchio incapace e demenziale.
Ma di qui a crederci...
No, disse ma perch no, in fin dei conti?
Gi, annu Jolyet ma anche, in fin dei conti, perch? Insomma,
prendere un unico biglietto e solo di andata, mi sembra
di una tirchieria...
 vero che non sarebbe da lei disse Batrice ridendo.
Si scambiarono uno sguardo affettuoso.
 strano quanto sia duro prendere una decisione, quando
sai che  l'ultima. Quando sei sano, non ci pensi neanche un
attimo a fare un figlio o a uccidere un uomo in guerra...
Quando sei fottuto, non ti decidi mai a piantare questo pacco
d'ossa inutili...
Indicava il proprio corpo con un dito ironico. Batrice si sent
rassicurata. Adesso sapeva che Jolyet ce l'avrebbe fatta. Per un
attimo aveva temuto per lui. Eccomi rassicurata, ma perch?
pens. Lui morir... Sto impazzendo!" E le venne voglia
di ridere.
Domani, disse lui portami delle mimose se ne trovi. Ho
voglia di mimose, ho un mucchio di voglie adesso, come
una donna incinta. Si pu veramente partorire la propria
morte, di'?
Gli si chiudevano gi gli occhi. Lei si alz e, dalla porta, si
volt. Aveva riaperto gli occhi e le lanci uno strano sguardo,
poi sollev il pugno sopra la testa, alla spagnola, con un gesto
da compagno di lotta che non gli somigliava. Batrice torn
indietro.
No, disse non tra noi.
E si chin e appoggi la sua bocca fresca sulla bocca tiepida
di Jolyet pensando: addio.
Il giorno dopo, arrivando alla solita ora, non si meravigli
di trovare Jolyet addormentato. Pos le mimose accanto a lui,
sul cuscino, sedette nella solita poltrona e aspett che morisse,
cos, per pi di un'ora. Non pensava a nulla. Quando lui gir
improvvisamente la testa verso la finestra e riapr gli occhi, lei
non si mosse. Era gi buio. E quando, un poco pi tardi, il
maggiordomo venne ad accendere una lampada e lei lo vide
irrigidirsi improvvisamente, nascondendole Jolyet gi morto, se
ne and senza uno sguardo.
Fuori, fece fatica a trovare un taxi, pioveva, e la cosa l'innervos.
Solo un'ora dopo, dopo essersi cambiata, aver chiacchierato
con Cathy e scherzato con douard e Nicolas nel salotto azzurro,
solo un'ora dopo, davanti al fuoco, mentre i due ragazzi discutevano
sulla scelta del ristorante, ricord all'improvviso la
morte di Jolyet e l'annunci. Si alzarono insieme, come se avesse
detto una cosa indecente:
Jolyet... morto? Andr? esclam Nicolas. Andr Jolyet?
E tu eri l?...
S, disse Batrice con voce atona l'ho visto morire. Era
gi stabilito, del resto.
I due uomini la contemplavano senza dire una parola. Alla
fine, Nicolas s'inform a bassa voce:
E perch non ce lo hai detto prima?  gi un'ora che...
L'avevo dimenticato disse lei.
E scoppi in una risata nervosa, vedendo le loro facce
sbalordite.
 vero, riprese continuando a ridere vi giuro che lo
avevo dimenticato.
Capita, disse Nicolas in fretta pu capitare. Ci sono cose
cos, si vede, si crede...
E fece un vago gesto con la mano che parve rompere l'immobilit
di douard e scuoterlo. douard si avvicin a Batrice
e le mise una mano sulla spalla.
Soffri? chiese.
Allora lei si sorprese a piangere: lacrime calde, amare, lacrime
di rabbia, di dolore e di paura, lacrime piene di tenerezza e di
rimpianto. E di colpo, le torn in mente l'azzurro esatto degli
occhi di Jolyet, il suono della sua voce, il giorno prima, e l'odore
delle mimose in quella camera ormai vuota, laggi, definitivamente
priva d'ogni vita, della vita insostituibile e calda di
quell'uomo chiamato Jolyet, un uomo che adesso poteva solo
dimenticare.
 
Capitolo 22.

Il funerale fu splendido. Si mosse tutta Parigi e il tempo era
bellissimo. Per derisione, Jolyet s'era ordinato delle esequie solenni
perch, ben sapendo che in quell'ambiente la gente amava
piangere o fingere di (o entrambe le cose insieme) in pubblico,
non aveva voluto negare ai suoi simili quell'ultimo piacere.
Nel pomeriggio, douard e Batrice, seduti davanti al fuoco,
parlarono tranquillamente di lui. douard era affascinato dal
racconto di quell'agonia, di quel suicidio, o meglio della grande
semplicit che Batrice dava al racconto. A sentirla, pareva la
cosa pi naturale del mondo scegliersi l'ora della propria morte,
e entrarci in presenza di una persona informata e discreta. Batrice
lo trovava assolutamente logico e ragionevole.
E allora perch, chiedeva douard perch succede cos
raramente, e perch devono sempre esserci singhiozzi, menzogne,
grida e sorprese?
Perch la morfina  cara rispose Batrice con il tono di
donna pratica. E poi, perch la gente non ha amici discreti.
Jolyet sapeva che, quanto a me, non avrei detto niente.
Ed era vero che non aveva detto niente, neanche a lui,
douard. Istintivamente, gli aveva nascosto i suoi appuntamenti,
cos come, istintivamente, Jolyet, sentendosi finito, si era rifugiato
da lei e solo da lei: sapeva che Batrice era tanto animale
da poter aspettare la morte insieme a lui. Solo gli uomini, e
qualche altra specie molto rara, fuggono davanti ai moribondi.
Gli animali si raggruppano intorno a loro, e li riscaldano fino
alla fine. Gli animali e Batrice. E douard si meravigliava di
quell'inaspettato miscuglio di crudelt e tenerezza che aveva
portato, segretamente, tutti i pomeriggi quella femmina accanto
al vecchio maschio abbandonato. Si meravigliava del fatto che,
essendo vissuti entrambi tra gli artifici, i trucchi e i travestimenti
della loro epoca e del loro ambiente, essendo essi stessi due
archetipi di quella che chiamano la falsit del mondo del teatro
- quell'uomo e quella donna che, un bel giorno, si erano legati
per interesse, si fossero ritrovati e aiutati per istinto, un giorno
meno bello.
Ma, disse lo sapevi tu, il giorno prima per esempio, che
aveva deciso?
S, disse lei credo di s...
Tese le braccia verso il fuoco, si stir e fece una risatina.
L'ho perfino baciato, prima di andarmene. Doveva essere
furibondo: Jolyet non ha mai potuto soffrire che qualcuno lo
baciasse quando era sdraiato, malato o addormentato. Diceva
che  il mezzo che hanno le donne per violentare gli uomini.
Mi baceresti, tu, se io dormissi o avessi la febbre?
No,  vero, disse douard ne avrei voglia, ma non
lo farei.
Ebbene, sembra invece che noi donne facciamo tutte cos:
vi baciamo vostro malgrado - con la scusa di consolarvi. Del
resto,  buffo, ma non piace neanche a me. Non mi piace baciare
un uomo che dorme o  malato. Avrei la sensazione di derubarlo,
oppure paura di essere contagiata.
Rideva adesso, scuotendo i capelli all'indietro, e douard si
sentiva sempre pi sconcertato.
Perch hai baciato Jolyet, allora?
Lei si volt e lo guard, soppesandolo con gli occhi, poi scroll
le spalle, come se fosse gi rassegnata a non essere capita.
Ma gli rispose lo stesso.
Per irritarlo, disse per irritarlo e fargli piacere; perch
sapeva benissimo che lo facevo solo per questo: e perch gli
faceva piacere che avessi ancora voglia di irritarlo. Capisci? Era
un uomo, sai, disse con orgoglio e lo  stato fino alla fine.
E gli uomini adorano venire irritati.
Poi, chinandosi, lo baci sul collo, mordicchiandolo un po',
come per ricordargli che anche lui era un uomo, e che le piaceva
irritarlo. La prese tra le braccia.  una strana orazione funebre,
pens, rovesciandosela contro davanti al fuoco ma forse
 proprio l'unica che Jolyet - e anch'io, del resto - vorrebbe.
Pi tardi, il campanello della porta li riscosse dal torpore. Vestita
in beige e nero, con gli occhiali da sole che nascondevano
occhi poco probabimente arrossati dalle lacrime, Tony d'Albret
fece la sua comparsa in salotto. Era sempre perfetta, prima, durante
e dopo i funerali. Impresaria di una decina di celebrit
parigine viventi, si sentiva impresaria di tutte le celebrit morte.
Sedette quindi tristemente in una poltrona, diede un'occhiata
puritana e piena di disapprovazione a Batrice che si ripettinava
senza il minimo imbarazzo, e chiese un porto con voce depressa.
Ero sicura che saresti venuta, disse Batrice con allegria
lo avrei giurato.
So che gli volevi molto bene anche tu incominci Tony
e che la mia presenza forse...
Ah no! disse Batrice (e l'allegria era gi collera). Ah no,
senti! E prima di tutto, da dove vieni? Dove diavolo sei gi
andata a fare la prefica?
Ma via, Batrice, disse douard, colpito anche lui cosa
ti prende?
Mi prende che Jolyet non poteva soffrire Tony, la quale lo
ricambiava con tutto il cuore. E dunque beviamoci un porto
tutti e tre e parliamo d'altro. Se conti su di me, Tony, se speri
di tirarmi fuori qualche particolare appetitoso sulla sua morte,
scordatelo.
Passato il primo stupore, Tony, indignata e offesa, si scroll
come un cane, si tolse gli occhiali - rivelando cos due occhi
indenni - e ricuper la sua voce stentorea;
Ma  il colmo!  vero che non potevo soffrire Jolyet, quella
razza di snob. Ma sono venuta per darti una mano, ed  cos
che mi accogli?...
Batrice scoppi a ridere:
Ecco, disse adesso sei tu. Detto questo, douard, non lasciarti
imbrogliare, Tony soffre veramente: con qualsiasi persona
che conosce, seppellisce anche un'eventuale percentuale. E
questo le guasta il sonno.  l'unico impresario postumo di mia
conoscenza.
E si alz, fece quattro passi verso la porta, apparentemente
combattuta tra la collera e l'allegria, poi, alzando le spalle, usc
dalla stanza. douard e Tony si guardarono.
Bisogna scusarla disse rapidamente Tony a douard, come
se il maltrattato fosse lui. (E lui non riusc a impedirsi di sorridere;
era uno dei riflessi pi abili di Tony, questo, quando qualcuno
la insultava con troppa precisione generalizzava l'insulto
e implorava, per il suo aggressore, un perdono generale che i
testimoni, pi imbarazzati che altro, accordavano subito. Astuzia
grossolana che per le riusciva molto spesso.) Bisogna scusarla,
 molto nervosa. Si volevano molto bene, con Jolyet, gli doveva
molto, sa:  stato proprio lui che - all'inizio - l'ha messa a cavallo...
se si pu dire. Del resto, ah, come sono sciocca, s'interruppe
all'improvviso proprio sciocca, c'era anche lei, no?
Il richiamo al passato infortunio, quella piccola cattiveria gratuita,
divert douard. Un anno prima la cosa lo avrebbe nauseato,
ma ormai si era abituato ai modi degli intimi di Batrice,
e la stessa Tony non gli faceva pi paura. Era una delle cose
buone che Batrice, confessandogli il proprio amore, gli aveva
dato: la placida sicurezza nei confronti degli intermediari. Non
che cos si trovasse al riparo da una rottura, naturalmente, ma
al riparo da un incidente, s. Avendogli detto che lo amava, Batrice
sarebbe ormai stata costretta a dirgli - se succedeva - che
non lo amava pi. (Del resto, douard non si rendeva conto
della propria ingenuit, a questo proposito.) Comunque, adesso
le sorrise, invece di turbarsi o accusare il colpo, e quel sorriso
esasper Tony.
Ha riflettuto chiese a quel contratto? So bene che non
 il momento di parlare di queste cose, ma dobbiamo proprio
farlo, dobbiamo parlare d'altro. Non sono morbosa, io aggiunse,
guardando verso la camera di Batrice.
douard si sent incastrato. Il famoso contratto cinematografico
che non aveva mai voluto firmare era diventato un vero
problema, tanto pi irritante in quanto non lo era affatto.
Batrice non ci teneva, alla parte di Pnlope, e lo spingeva a firmare
subito, e Lawrence Herner, il grande regista inglese, aveva gi
chiesto di girare il film - quale che fosse l'esito della commedia.
Aveva perfino scritto a douard, il quale ne era molto lusingato.
Ammirava Herner. Certo, l'aveva scritta cinque anni fa, quella
commedia, e i suoi eroi erano diventati ormai come compagni
di scuola, per lui, amici d'infanzia o di viaggio: persone che ti
sono state tutto in un certo periodo della vita, molto vicine
o molto necessarie, e dalle quali, adesso, ti stupisci, non senza
provare una punta di rancore verso te stesso, di sentirti cos
staccato, cos lontano, quando il caso te le riavvicina. L'entusiasmo
intelligente di Herner era ancora pi imbarazzante dall'entusiasmo
fittizio di Tony d'Albret. douard si sentiva dire; Ah,
il suo Jeremy! Ah, la sua Pnlope! e gli pareva che quelle congratulazioni
riguardassero una parentela solida ma spenta, una
cuginanza dimenticata, mentre lui aveva gi preso il volo
verso una passione pericolosa, fragile e scintillante: la sua nuova
commedia.
Frdric, il suo eroe, era vivo, tanto pi vivo in quanto
ancora incompiuto, in quanto douard non se lo immaginava
ancora interpretato n interpretabile, e in quanto adorno, in
questo modo, di tutti i fascini dell'incerto, del fallibile e del desiderabile.
Era forse brutta la nuova commedia? Forse, per voler
dire la verit, era diventato noioso o confuso? Aveva forse accumulato
parole come foglie secche, e basta? Ma ogniqualvolta ci
pensava, si sentiva rinascere dentro il turbamento, la paura e
la meraviglia. Da quale caos, e da quali disordini, non era mai
nata quell'opera bizzarra? Come aveva fatto a non diventare mai,
neanche per un attimo, una cosa secondaria, dal momento che
l'aveva iniziata prima di ritrovare Batrice, e continuata e finita
proprio durante la loro relazione piena di burrasche? Da un
anno, tutto quello che aveva scritto se l'era letteralmente strappato
di dosso e insieme lo aveva subito, poich tutto il tempo
impiegato a scrivere, tutto quel tempo era stato sottratto al
tempo prezioso, sensibile, insostituibile in cui era l'amante di
Batrice. Non aveva mai avuto veramente il tempo di scrivere
per scrivere, n di giocare con le parole o le idee. Non aveva
neanche avuto il tempo di esitare a scriverla. Era stato una
specie di ventriloquo sulla pista di un circo che, con un'unica
marionetta a disposizione, e innamorato pazzo di una cavallerizza
pronta a fuggire, si costringa a rispettare il proprio contratto.
E le vertigini di felicit o di disperazione che aveva provato
nello scrivere quella commedia gli erano sembrate altrettanti miracoli
e malefizi. Come aveva potuto, quasi a sua insaputa, e
mentre in realt pensava sempre e soltanto a Batrice - come
aveva potuto dare una vita, un destino e dei progetti a quel
fantomatico essere chiamato Frdric? Come aveva potuto, specialmente
quando si era creduto abbandonato da Batrice -
morto, insomma! - scrivere quel dialogo che tutti trovavano cos
allegro, vivace e brillante? E soprattutto come aveva potuto scriverlo
con tanta naturalezza, con quella tacita accettazione del
divorzio tra il cuore impazzito e la mente agile? E come aveva
potuto, la sera in cui Batrice gli si era mostrata tenera per la
prima volta, tranquilla, quando, davanti alla portafinestra aperta
sull'estate, l'aveva sentita disarmata, e quasi legata a lui, come
aveva potuto - due ore dopo, lo ricordava bene - abbozzare
e poi scrivere quel monologo tristissimo, cos disperatamente
freddo e solitario del suo eroe, monologo che per lui era la cosa
migliore della commedia?
Tutto questo lo riempiva di uno stupore che rasentava la
paura, ma anche di un orgoglio puerile. Lo aveva sempre saputo:
il cuore  fatto per accecarsi e la memoria per ricordare - o
dimenticare, che importa: si tratta di due materie spugnose e
folli, irresponsabili, che serbano a caso le impressioni della vita;
l'intelligenza no, l'intelligenza  una cosa tagliente, fatta
per discernere e recidere come una spada. Ma non poteva certo
dire di non aver messo tutta la sua intelligenza al servizio
del suo amore; non aveva mai cessato, neanche per un attimo, d'immaginare,
sperare, lottare, fronteggiare, dibattersi, per nutrire e
saziare la sua fame sentimentale; e quando a volte l'intelligenza
aveva raggiunto in un unico slancio il cuore e la sensualit, allora,
e solo allora, aveva conosciuto la felicit: quando, appagato,
aveva saputo perch lo era. Adesso, l'intelligenza non occorreva
pi: Batrice lo amava. E questo mutava in legame il suo amore
infelice, legame che gli pareva dubbio nella sua logica apparente:
un autore di successo e una vedette, niente di pi banale, di
pi conformista. Avrebbe preferito restare ignoto, scialbo e insignificante.
In compenso, non avrebbe mai desiderato il contrario.
Sia per bont d'animo sia perch la sua fantasia erotica lo
esigeva, continuava ad augurarsi una Batrice trionfante, superba
e schiacciante. Non credeva all'uguaglianza in amore, non
ci aveva mai creduto, non ci avrebbe creduto mai. Di conseguenza,
non avendoli conosciuti, non poteva neanche credere
a quei gustosi o atroci capovolgimenti che fanno s che all'improvviso
l'adoratore incominci a sbadigliare e l'idolo a disperarsene.
E insomma, quella specie di corsa a tappe in cui amante
e amata si scambiano le parti gli sembrava appartenere al vaudeville,
non alla vita. Si era lanciato a capofitto, lui, troppo ciecamente
e troppo sinceramente, verso Batrice, per non trovare
indegno, mediocre, inverosimile che le loro parti potessero
essere intercambiabili. La loro storia era scritta e ben definita
con la stessa precisione delle tragedie di Racine. Ci si pu forse
immaginare Oreste improvvisamente amato da Ermione? Ma
dove si andrebbe a finire? Nel frattempo, a che cosa dedicare
il suo ingegno, i suoi presentimenti, il suo istinto? Perch, adesso,
se la commedia era finita e se Batrice lo amava, che altro
gli rimaneva da fare, se non essere felice?
E a lui chi aveva insegnato a essere felice? Chi gliene aveva
dato l'occasione? Era anche quella una cosa da imparare, la felicit,
e con le stesse difficolt che d il dolore. L'unica volta che
ricordava d'essere stato felice in vita sua era grazie a Batrice,
cinque anni prima, ma gliel'aveva tolta di mano quasi subito,
la felicit, come un giocattolo di lusso dato, inavvertitamente,
a un bambino povero. E adesso che quel dono gli era reso, cosa
mai pretendevano ne facesse? Non aveva fatto in tempo a conoscerne
il meccanismo. Non sapeva come funzionava. Di chi, la
colpa? Avrebbero dovuto lasciarglielo, quel giocattolo, cinque
anni prima, oppure non avrebbero dovuto renderglielo, adesso,
perch nei suoi confronti douard continuava a sentirsi un
bambino povero in castigo. Ed era quel bambino, del resto, che
aveva scritto la prima commedia cos goffa - ma anche cos
tenera, a quanto pare, dato che tutti la lodavano, adesso, e volevano
perfino farci un film e, gi che c'erano, coprirlo di dollari,
come per ringraziarlo d'essere stato buono e bravo. Ed era
sempre lo stesso bambino povero ad aver scritto la seconda
commedia, gi pi matura, gi pi facile a farsi, e pi valida.
Sempre lo stesso bambino povero che poi, anche quando gli
avevano reso il suo bel giocattolo di lusso, aveva continuato
in segreto a scrivere i suoi compiti a casa, a fare quella commedia
il cui eroe si chiamava Frdric e gli somigliava come un
fratello. Era quel bambino povero che aveva passato un anno
tremando, temendo, soffrendo e disprezzandosi - ma anche meravigliandosi
e abbagliandosi tra le braccia di quella donna. E
proprio da lui ci si aspettava adesso, con l'aria pi seria del
mondo, che fingesse d'essere sempre stato ricco e di essere
sicuro di restarlo per sempre? Eh no, mi dispiace, non poteva
farlo, non sapeva farlo! N Herner, n Tony d'Albret, n Batrice,
nessuno al mondo avrebbe mai potuto ridargli sul serio
quello che gli era stato rubato definitivamente, una volta per
tutte, sei anni prima.
Queste cose douard non se le diceva. N le pensava. Ma
un giorno le avrebbe fatte dire (sebbene ora lo ignorasse), le
avrebbe fatte dire a qualcuno su un palcoscenico, in un teatro
vuoto o pieno, chiss; avrebbe messo davanti a tutti un bambino
povero, vinto, umiliato, e si sarebbe chiesto chi diavolo aveva
potuto dargli un'idea del genere.
Mi sta ascoltando, douard? chiese la voce impaziente di
Tony d'Albret. douard sussult.
Lo stava osservando con curiosit, adesso, senza pi condiscendenza.
La condiscendenza se n'era andata con gli assegni
americani, sostituita subito dalla curiosit; dal momento in cui
quella sciocca di Batrice si era messa a confessare il suo sedicente
amore per douard, a gridarlo ai quattro venti. Tony l'aveva
giudicata perduta, come giudicava perduti i bei giuramenti,
le belle promesse di douard. Ne aveva visti molti, di uomini
cos, che soffrivano le pene dell'inferno e promettevano mari
e monti a giovani o vecchie oche; ne aveva visti anche troppi,
scappare come il vento o rimangiarsi le parole quando l'amore
veniva corrisposto. Aveva perfino temuto per le sue percentuali
perch, e lo sapeva bene, douard la disprezzava a fondo e Batrice
era il loro unico tramite. (Detto questo, se ne infischiava
altamente del disprezzo di douard, sicura che il suo successo,
il suo futuro e il suo avvenire dipendevano solo da lei, e sicura
che un giorno o l'altro avrebbe finito con il rendersene conto
anche lui). Ma douard continuava ostinatamente a essere innamorato
di Batrice, lo si vedeva lontano un miglio. E Tony provava
un duplice sentimento: prima di tutto irritazione - perch
gli sarebbe piaciuto, in quanto donna, che una volta tanto Batrice
mordesse la polvere - ma anche conforto, in quanto impresaria
(la sua protetta, quando acchiappava un uomo, se lo sapeva
tenere). E il fatto che Batrice potesse interpretare l'innamorata,
dopo aver interpretato per pi di un anno la bella crudele, era
una prova in pi della sua bravura di attrice. A dire il vero,
come tutte le persone prive d'una vita privata, Tony d'Albret
non ne attribuiva mai una agli altri. Non immaginava mai
Batrice dentro un letto, se non sulla scena. E se immaginava
Batrice dire: Ti amo, poteva pensarla solo davanti a un microfono.
Del resto, doveva essere quella sua mancanza d'immaginazione
a permetterle di adorare il suo mestiere e farlo cos
bene; perch altrimenti, invece di spingere verso il successo
tutte quelle creature belle e dotate, facendone macchine per far
soldi, amate e applaudite, avrebbe solo potuto sognare di mettersele
sotto i piedi.
Nel frattempo, Herner si spazientiva: bisognava assolutamente
che douard firmasse il contratto. Era ridicolo, adesso, sbandierare
quella fedelt a un giuramento che nessuno esigeva.
Batrice mi preoccupa parecchio disse Tony.
Si riprender, si riprender ribatt douard con una voce
intenerita che irrit l'ambiziosa Tony.
Non parlo del decesso, parlo di cose pi serie... pi attuali,
voglio dire...
S'inceppava, s'impuntava, e douard, sempre molto cortese,
le venne in aiuto:
Di cosa vuol parlare, Tony?
Le sembrer una cosa molto terra terra, in un giorno come
questo, ma parlo delle tasse. Come sa, mi occupo degli affari
di Batrice. Come sa, Batrice ha le mani bucate. E come non
sa, non credo che riuscir a pagare le sue tasse.
Si trattava di una mezza bugia. Effettivamente, Batrice univa
alla generosit il gusto del lusso - cosa molto rara per un'attrice,
nel 1975. Non aveva neanche previsto il pi piccolo snack-bar,
la minima lavanderia a gettoni dove rifugiarsi in caso di disgrazia
pubblica.  vero che pensava di morire in scena, e nel fiore
dell'et. Ma Tony d'Albret non condivideva quell'affascinante
superstizione e vedeva, con un miscuglio di terrore e di vaga
ammirazione, svaporare il denaro dalle mani di Batrice. Batrice
che, oltretutto, era capacissima di fare una scenata in un ristorante
per un conto giudicato eccessivo. Ma era anche capace
di firmare un assegno a una persona qualsiasi, e se lo stato delle
sue finanze non era proprio come lo dipingeva Tony, era anche
vero che il fisco, come il fulmine o Peczema, le era piombato
addosso; e che i due fiaschi consecutivi facevano presagire a
Tony un prossimo futuro che non era dei pi rosei.
Ah, s, disse douard annoiato le tasse...
Quanto a soldi, era di una distrazione totale, avendone avuti
pochissimi quand'era pi giovane e ignorandone ancora il pericolo
e il fascino. Batrice, del resto, gli rimproverava spesso e
volentieri la sua generosit e la sua spensieratezza in questo
campo, stimando che un uomo deve vegliare sul denaro come
sulla moglie.
Eh, s... le tasse riprese Tony. E lei, chi si occupa
delle sue?
Un amico di mio padre, un procuratore legale presso il quale
ho incominciato a lavorare appena arrivato a Parigi.
Quando sar miliardario bisogner prendere uno specialista
disse Tony d'Albret con aria sentenziosa. Costa caro guadagnare.
Nel frattempo, caro douard, non tocca certo a me
suggerirglielo ma lo far lo stesso: se lei firma quel contratto
cinematografico - lasciando libera la parte che Batrice, per di
pi, non vuole - potrebbe toglierla dalle peste.
Ma... disse douard esterrefatto ma certo. Non sapevo
che...
Era diventato rosso. Si rendeva conto con orrore di non essersi
mai preoccupato dei problemi materiali n dell'avvenire
di Batrice, si era limitato a pagare i loro conti d'albergo, di
viaggio o di ristorante, e tutto questo abitando in casa di lei.
Agli occhi del mondo si era comportato come l'ultimo degli
gigol. Sembrava tanto orripilato che Tony fraintese:
Naturalmente la rimborseremo, caro douard, e molto
presto anche!
Vuole scherzare! disse douard non si tratta di questo.
Tutto quello che ho  di Batrice, e subito. Io...
Balbettava per l'imbarazzo, e fu allora che vide il sorrisetto
trionfante e sornione sulle labbra di Tony d'Albret. Ah,  cos,
 per questo dunque, si disse pensava alla percentuale, e me
l'ha fatta. Ci non toglie che mi sia comportato come l'ultimo
dei burini. Guard Tony e disse con voce gelida:
Ma non ha ancora capito? io stesso appartengo a Batrice.
Firmer il contratto domani, dove vuole lei, e mi dir di che
somma ha bisogno.
Tony esit. Aveva avvertito un cambiamento di tono, un
cambiamento di ritmo, che l'aveva disorientata. Come sempre,
quando si trovava in posizione instabile, ricorse ai buoni sentimenti:
la cosa pi sicura, alla fin fine. Da un bel pezzo sapeva
che in quell'ambiente era sempre meglio passare per una sciocca
sentimentale che per una furba, e questo con chiunque, con la
gente pi corrotta come con quella pi pura.
Batrice ne sar commossa disse. Veramente.
Le proibisco di parlargliene. In genere, non parlate di affari,
che io sappia. E allora perch incominciare a farlo adesso? Per
me, forse?
Si guardarono come due nemici. Tra loro, sembrava prender
forma una specie di diffidenza, di odio, e farsi consistente. Ed
era tempo! Dopo tutti quei mesi di reticenze e cortesie! Tony
si sentiva accelerare i battiti del polso, invadere dalla collera
e insieme dal disprezzo: il disprezzo del disprezzo che ispirava.
 un vero cavaliere senza macchia, lei, caro douard disse
in tono sarcastico.
S, sono un vero cavaliere senza macchia e intendo continuare
a esserlo.
E improvvisamente sorrise, come avrebbe fatto un bambino
scherzoso. Per un attimo, Tony d'Albret cap che forse Batrice
era veramente innamorata di lui. Aveva un'aria cos vivace e
insieme cos debole, cos implacabile e cos abbandonata, faceva
pensare a un uccello sconosciuto, maschio e senza paura.
E se continuer a esserlo, mia cara Tony, sar grazie ai contratti
regali che lei agguanter per me. La ringrazio in anticipo.
Scoppi a ridere e, alzandosi, parve significarle, con il suo
atteggiamento impaziente e gentile a un tempo, che il colloquio
era finito, l'affare concluso, e che insieme a quei soldi Tony
s'era guadagnata anche il diritto di andarsene, e lui quello di
trasformare il diritto di andarsene in un dovere imperativo. Decisamente,
Tony d'Albret non era pi di casa, nel salotto azzurro...
Fu mentre si avviava alla porta che le attravers la mente
quel pensiero: il salotto azzurro che pure aveva un po' ammobiliato
anche lei, grazie ai suoi sforzi, alle sue telefonate e alle
sue astuzie, grazie alla sua grande dedizione, insomma... E
fin per andarsene come avrebbe dovuto arrivare: con le lacrime
agli occhi.

 Capitolo 23.

Batrice si affacci alla finestra, guard il giardino annerito dall'inverno,
poi torn verso la console e prese l'anello. Lo fece
saltare sul palmo della mano e lo sollev ancora una volta
contro la luce della lampada. S, era proprio un biancoazzurro
- non sbagliava mai in queste cose - e doveva essere sui trenta
carati. Glielo aveva portato douard, raggiante come uno dei
re magi. Ma, per la prima volta in vita sua, Batrice aveva
dovuto fingere la gioia aprendo un astuccio. Fino ad allora, i
gioielli le avevano sempre fatto piacere come cosa dovuta, una
specie di tassa che esigeva da tutti i suoi amanti ricchi (i quali,
del resto, non erano davvero stati i pi numerosi). douard,
che si era messo a spendere grazie ai contratti americani, non
faceva che seguire il loro esempio, quindi, e somigliargli. Ma
era la prima volta che douard assomigliava a qualcun altro,
a uno degli altri, e lei si sentiva smarrita, quasi triste. Le aveva
offerto qualcosa per lei sola, qualcosa che avrebbe potuto conservare
dopo di lui - se pure sarebbe esistito, un dopo di lui
- qualcosa da cui avrebbe cavato piacere lei sola. Era il regalo
di un uomo a una donna, regalo sontuoso, rovinoso, pi che
gentile, e Batrice si domandava perch avrebbe preferito un
fine settimana a Saint-Germain-en-Laye o un disco d'opera, un
maglione, qualsiasi cosa avesse potuto spartire con lui. Per una
donna che ha un passato, un gioiello  una traccia e una traccia
 ci che rimane, dopo, sulle spiagge svuotate dal tempo. E Batrice
non poteva pi immaginare la vita senza douard.
 l'ora pi brutta, questa, pens, rimettendo l'anello sulla
console l'ora che mi deprime. Era la fine del pomeriggio, e
per due mesi, quasi tre, aveva trascorso quel momento al capezzale
di Jolyet. Tra i suoi vari appuntamenti, mondani o professionali,
si era sempre riservata quel paio d'ore e continuava a
farlo meccanicamente - anche adesso che Jolyet era morto.
douard era andato ad assistere ai provini di diverse attrici insieme
a Lawrence Herner, Tony, da qualche giorno in qua,
pareva trascurare il salotto azzurro, Nicolas era lontano in tourne
e Cathy stava cucendo in cucina. Batrice si sentiva sola.
Quella sera avrebbe recitato la commedia fallita davanti a una
sala mezza vuota, poi sarebbero andati a pranzare con Lawrence
Herner e sarebbero tornati a casa. Allora, prima di andare a
letto, avrebbe sollevato ancora una volta la mano inanellata all'altezza
degli occhi - perch, naturalmente, avrebbe portato
quell'anello per tutta la sera - e avrebbe detto: Ma che pazzia,
douard, che pazzia! con una voce falsamente gaia, prima di
girarsi verso il volto - autentico, quello - del suo grande amore.
Com'era possibile che perfino allora, insieme a lui, proprio nel
momento in cui voleva tutto tranne mentire, nel momento in
cui le parole d'amore s'erano fatte vere (e in cui, perfino sul
palcoscenico, douard le mancava), com'era possibile dover dire
quella stupida frase Ma che pazzia, douard, che pazzia!, una
frase che aveva detto venti volte e con lo stesso tono ad altri
uomini che non amava? C'era in questo qualcosa di fasullo, di
ridicolo e crudele, ma non sapeva chi ne fosse responsabile. Non
douard, che l'amava e le aveva regalato quell'anello per farle
piacere. N era colpa sua, se aveva avuto qualche amante ricco
prima di conoscere douard. Al contrario, proprio perch aveva
avuto tanti amanti - ricchi e non ricchi - douard l'aveva
amata. douard non avrebbe mai amato una donna senza un
passato. Ma amava anche le donne senza avvenire, forse? forse
quel regalo offerto con tanto slancio e tanta gioia, al pensiero
della sua, era solo un preludio alla partenza?
Batrice torn alla finestra, appoggi la fronte contro i vetri
freddi e scosse la testa. Stava impazzendo! Da quando in qua
il fatto che un uomo si rovini, o non si rovini, per una donna
 una prova di disamore? Povero douard, se avesse potuto
immaginare gli effetti del suo regalo... Certo, non poteva sapere
che tutte quelle pietre che le erano state cos preziose erano
ormai diventate per lei, come per lui, semplici sassolini. Certo,
non poteva capire che era cambiata e che parole che l'avevano
sempre fatta ridere, come costanza, fedelt, fiducia, le parevano
ora acute, vive e calde come le parole ambizione o
smarrimento. Non poteva sapere che adesso lei suonava l'adagio
di una rapsodia sconosciuta, della quale, fino a quel momento,
aveva sempre suonato solo il controcanto senza neppure
conoscerne la melodia. In una parola, non poteva domandare
a douard di accettare cos presto ci che lui aveva sempre
desiderato: che lo amasse. E l'idea la fece ridere.
Era strana, a pensarci, la reazione di douard quando gli
aveva detto di amarlo! Aveva pensato che sarebbe impazzito di
gioia, che si sarebbe ubriacato di champagne, che si sarebbe rotolato
per terra e che avrebbe detto: Finalmente!, rendendo
grazie al Signore, alla vita e a lei. Aveva pensato di vederlo trasfigurato
dalla felicit. E lo aveva invece visto stupefatto, inerte,
e come disturbato. Poi, se l'era sentito respirare accanto, nel
buio, per molto tempo, con un respiro scosso, pesante, pieno
di pause che parevano sospiri. Certo, amava solo lei e passava
le notti a dirglielo e a provarglielo. Ma quando lei gli dava sullo
stesso tono, e una volta tanto senza mentire, una risposta altrettanto
smarrita, pareva a tratti che non l'udisse, e che pi che
a un dialogo tra amanti appagati si abbandonasse a un monologo
d'amante tradito. Allora, dentro di lei si risvegliava un'altra
donna - una vecchia, vecchissima amica - che zittiva quell'innamorata
maldestra, dalle parole troppo semplici, e le ridava i gesti
sapienti, silenzi e grida completamente estranei al suo cuore. E
per quella donna, douard si quietava, si sfiniva e si abbandonava.
Anche questo era normale: pur avendolo tradito, il corpo
di Batrice era sempre rimasto fedele al corpo di douard,
fedele nel piacere. E proprio da quel suo tenerissimo amico
douard, prima malmenato e poi sublimato dagli umori di Batrice,
andava a rifugiarsi, con un istinto che dopo tutti quegli
anni lei non si sentiva di rimproverargli...
Era tornata accanto al letto: si sdrai, con gli occhi chiusi,
sfinita. Non era abituata all'introspezione, avendo sempre e solo
provato sentimenti fragili, pronti a nascere quanto a morire -
senza mai un commento da parte sua. E quell'analisi imprevista
l'annoiava, la metteva a disagio. Fuori era ormai buio. Allung
un braccio e accese la lampada. La luce la rassicur di colpo:
si tir su, sedette sulla sponda del letto e appoggi i piedi sulla
moquette.
Sarebbe un bello schifo disse ad alta voce, con un impeto
d'allegria, un'ironia acerba del tutto indipendente da lei (ironia
che aveva sempre avuto, ma che si era sempre rifiutata d'ascoltare
perch le avrebbe impedito di arrivare), e fu dunque con
allegria amara che aggiunse: sarebbe proprio un bello
schifo se, per una volta che amo qualcuno, la cosa non gli facesse
piacere!.
douard era tornato. Correva verso di lei e ormai non si trattava
pi di disinvoltura: la stringeva fra le braccia, le diceva
di aver visto sfilare sullo schermo tutta una serie di manichini
inerti, che nessuna di quelle stelle valeva il suo mignolo, che
aveva passato il pomeriggio a sognarla. Poi la fece ridere: raccontava
le proprie esperienze di autore drammatico alle prese
con il cinema, con una beffarda e sconcertante ironia verso se
stesso. A sentir lui, erano sempre la sua ingenuit, la sua stupidaggine
e la sua mancanza di autorit a provocare mille complicazioni
e mille disastri; e Batrice, abituata a udire gli uomini
del suo serraglio vantare perennemente il loro successo, la loro
ironia e la loro intelligenza, trovava quei racconti masochistici
terribilmente affascinanti. Perch mai era stata cos triste per
tutto il pomeriggio? Di cosa poteva lamentarsi? douard la
teneva stretta, supplicandola di non uscire a pranzo, di mangiare
l da soli, douard l'amava, glielo diceva e le chiedeva di
fare l'amore con lo stesso desiderio e la stessa febbre insaziabile
di sempre.
Pi tardi, molto pi tardi, distesi uno accanto all'altra, si
scambiarono parole sguscianti, dolci, luminose e piatte, le parole
degli amanti felici, parole con cui, inconsapevolmente, si ringraziavano
per essere arrivati insieme a quell'indifferenza felice e
provvisoria dei loro corpi. douard aveva messo su un disco,
il grammofono era in fondo al letto, e canticchiava insieme a
Frank Sinatra, con la testa sepolta nei capelli di Batrice.
 il tuo vecchio motivo operistico? chiese lei. Non si
sente pi...
Quel vecchio motivo era la loro musica privata, l'aria per cui,
senza dirsi una parola, si avvertivano reciprocamente del nascere
del desiderio, l'aria con cui avevano fatto l'amore per tutta
l'estate e per tutta la primavera, l'aria che li aveva portati al
culmine del piacere e della musica, grazie a quella cantante italiana
e alla sua splendida voce. L'aria che per tanto tempo era
stata un loro segnale d'incendio, e la ricompensa.
Lo ricompro, se vuoi disse douard gi assopito. Il disco
 tutto rigato.
Meglio cos. Incominciava a stancare, vero?
S, disse vagamente douard, affondando sempre di pi
nel profumo, nel calore, nel collo di lei s, certo. L'abbiamo
ascoltato troppo.
Si addormentava, era felice. Non poteva sapere che Batrice
invece aveva improvvisamente riaperto gli occhi, e che la domanda
che gli aveva rivolto era una vera domanda.

 Capitolo 24.

douard aveva oltrepassato l'ufficio passaporti e si trovava sulla
scala mobile. Batrice lo guardava scomparire a poco a poco
in quel corridoio di plexiglas, pi preoccupante che romantico.
Era voltato verso di lei, agitava le mani, era pallido; e per vederla
ancora un po', si pieg sulle ginocchia accovacciandosi a
mezzo. Cos, chino in avanti, controcorrente, in quella fila di
viaggiatori disincantati e disinvolti, pareva un bimbo smarrito
che venisse strappato alle braccia della madre. Moriva dalla voglia,
si vedeva bene, di scendere all'incontrario quel meccanismo
sinistro, di ripassare davanti ai doganieri sbalorditi e ripiombare
in salvo tra le braccia di Batrice: salvato dall'America, da quei
viaggi, da quegli alberghi, salvato dalla loro separazione. Batrice
aveva adottato un'aria scherzosa ma, vedendolo partire, si sentiva
gli occhi umidi e la gola stretta. Finalmente, le scarpe di
douard sparirono del tutto e Tony d'Albret si mise a ridere.
Ma  inaudito! un uomo della sua et, e se ne va in questo
bel modo! Se pensi che non ha neanche mai visto New York...
Credi che far tutto il viaggio all'indietro?
Batrice non rispose. Stavano tornando a Parigi, adesso, verso
casa, verso la camera azzurra, senza pi douard e verso un
letto troppo grande perch condiviso per troppo tempo. Era
l'una del pomeriggio, pioveva, e lei sapeva che verso le nove
douard ubriaco di stanchezza, di noia e di solitudine, le avrebbe
telefonato da uno dei suoi grattacieli. Nel frattempo, circondato
da sconosciuti e legato al sedile di quell'enorme aereo, lungi
dal tremare d'eccitazione o di timore all'idea dei flash e delle
mille mitomanie americane, doveva invece tremare di stanchezza
e rimpianto al pensiero della camera, della porta-finestra e
del giardino d'inverno. Doveva certo sentirsi molto infelice. E
veramente, ci erano voluti gli sforzi congiunti suoi, di Tony e
di Nicolas - finalmente tornato - per deciderlo a partire. Era
assolutamente impensabile - gli avevano spiegato tutti e tre
- che la commedia iniziasse senza di lui, che fosse tanto scortese
da non assistere neanche alla prima, di non congratularsi con
i suoi interpreti, o consolarli. E avevano tre ragioni diverse,
nel fargli quel discorso: Batrice, per vedere se sarebbe veramente
andato, Tony, perch era il suo mestiere e Nicolas, perch,
al posto di douard, sarebbe gi partito da un bel pezzo per
l'America, a fare la bella vita. Tutti e tre dicevano: Ti far bene,
vedrai, ti cambier le idee e anche se uno di loro non pensava
affatto quello che diceva, la cosa non si vedeva per niente.
Passata la prima emozione, guardando Parigi sfilare dietro al
finestrino, Batrice si sent improvvisamente contenta. Il suo
amante, il suo bell'amore stava volando verso un probabile successo,
avrebbe sentito la sua mancanza e sarebbe tornato pi
innamorato di prima. Lei stessa, per qualche giorno, avrebbe
provato il piacere finora sconosciuto di pensare al suo amore,
di ricordarlo e aspettarlo. Il piacere di sognare qualcuno che
nello stesso momento sta sognando te. Questo la mise di ottimo
umore, e quando Tony d'Albret propose di andare a colazione
con Nicolas e qualche altro amico, Batrice si sent improvvisamente
molto giovane, molto libera e molto socievole.
Arrivarono tardissimo al ristorante, dove Batrice venne accolta
da una folla di ex amici o ex amanti che le fecero grandi
feste. Si rese conto con stupore che da sei mesi non aveva visto
letteralmente anima viva. Certo, si diceva mentre Nicolas,
beato, la teneva per le spalle certo, nessuno di questi uomini
vale un mignolo di douard. Ma.erano l, erano allegri, e certi
sguardi le ricordavano di essere donna in modo veramente delizioso
- non che douard glielo avesse fatto dimenticare, ma
il suo sguardo diceva che era una donna amata, e non pi una
donna da amare. E, sapendosi desiderata da quell'amante che
ogni minuto portava sempre pi lontano, si sentiva anche
sempre pi desiderabile per quei semi sconosciuti improvvisamente
cos vicini. Sorrideva, rispondeva con voce chiara, rideva,
civettava, s'innervosiva: tornava a essere la bella, insolente e lunatica
Batrice Valmont. Nicolas vide la sua euforia e, malgrado
la sua amicizia per douard, ne prov piacere. Perch insieme
al suo amante in esilio, Batrice dimenticava dieci, vent'anni,
e Nicolas si ritrovava intatto e molto giovane insieme a lei.
Doveva accadere tra loro qualcosa di tangibile, seppure inconsapevole,
perch Tony d'Albret esclam:
Ed eccoli tornati, i due complici! Siete proprio una bella
coppia voi due.
Loro si scambiarono prima un'occhiata, poi si guardarono
nello specchio, e si sorrisero con fatuit. Era vero che Nicolas,
con i suoi capelli biondi, gli occhi azzurri e l'aria allegra, andava
a pennello con il lato nero, leonino e distante di Batrice. Salutarono
entrambi con un cenno del capo l'immagine riflessa nello
specchio, in segno d'omaggio reciproco, congratulandosi per essere,
quindici anni dopo, altrettanto belli, allegri e amici.
Tony li lasci subito dopo il caff, per correre a uno dei suoi
eterni appuntamenti, e loro bevvero un paio di cognac brindando
alla sua salute, continuando a parlare di lei con il solito miscuglio
di disprezzo, affetto e sarcasmo. Quando uscirono dal
ristorante, erano le cinque del pomeriggio, ed era gi buio. Tentarono
invano di entrare in due o tre cinema del quartiere. Le
fotografie dei film li scoraggiarono, come le code di persone
che aspettavano e come l'idea di spezzare quel fascino amichevole,
quell'allegria e quella disponibilit.
Andiamo a casa tua, piuttosto disse infine Nicolas. Prenderemo
il t e ti racconter della tourne.
La casa era vuota. Batrice aveva approfittato dell'assenza di
douard per dare qualche giorno di ferie a Cathy. Accolse con
sollievo l'idea che Nicolas andasse con lei in quella casa buia,
l'aiutasse ad accendere le lampade, il fuoco, e a tirar fuori il
ghiaccio dal frigorifero - perch, naturalmente, dopo tutti quei
bicchierini, il pensiero del t era nauseante. Batrice and in
camera, butt il cappotto bagnato e infil un pullover asciutto
e caldo, un paio di calzoni e le ballerine; poi raggiunse Nicolas
che, seduto davanti al fuoco come un grosso gatto, pareva fare
le fusa. Era una delle sue attrattive, quel poter entrare in una
casa estranea o dimenticata e sistemarsi immediatamente, nel
posto migliore, con una disinvoltura pari alla gratitudine. Perch
Nicolas stava bene in casa d'altri, si sentiva utile, e piacevole,
in una casa, era felice di trovarsi l e felice di farlo vedere. Guardava
Batrice seduta vicino a lui, con il volto fresco e lavato
dalla pioggia, gli occhi lucenti per l'alcool che avevano bevuto
insieme, e si diceva che avrebbe vissuto volentieri come un pacifico
pasci accanto a quella donna pericolosa, che si sarebbero
intesi alla perfezione e che era stato un bell'idiota a non capirlo,
dieci anni prima.
E allora, com' andata la tua tourne? Chi hai sedotto? La
piccola Beaufour?
No... s, ma solo un poco...  alla bella Hermione che
piaccio...
Dio mio! disse Batrice. Ma quanti anni ha?
Nicolas rise:
Lo ignoravo anche prima di dividere il suo letto, non penserai
che lo sappia adesso...? Ma  una donna squisita.
 vero disse Batrice. E rabbrivid. Ho preso freddo aggiunse.
Povero douard, geler a New York. Credi che faccia
molto freddo, laggi?
Ma no disse Nicolas, leggermente seccato, senza saperne
il perch gli avrai ben messo una sciarpetta in valigia, no? E
le sue gocce?
Sei un gran fetente! E se andassimo a ballare, stasera? Ho
voglia di ballare.  da mille anni che non ballo...
Si alz stirandosi.
Non hai voglia di ballare, tu?
Nicolas distolse gli occhi dal fuoco e si volt verso Batrice.
Era in piedi davanti a lui, la luce delle fiamme dava al suo volto
un aspetto diabolico, e aveva voglia di ballare.
Ce l'hai un grammofono, no? chiese con voce sorda.
E s'allung, districando le lunghe gambe, le pass davanti e
mise un disco sul grammofono con una vaga sensazione di
fatalit. Era uno slow, ballabile, e Nicolas mormor: Mica male,
questo prima di voltarsi e andare a inchinarsi davanti a lei
con un gesto che conteneva una sfida e insieme una specie di
rispetto cerimonioso. Lei sorrise amabilmente prima di scivolargli
tra le braccia, ma quasi subito mut sorriso. Sbagliarono
qualche passo, come sorpresi di ritrovarsi uno contro l'altra,
prima di riuscire a ballare. Il braccio del grammofono era automatico
e rimetteva lo stesso disco all'infinito. Ballarono una
volta, due volte, senza parlare. Non pensavano pi niente di
molto preciso, non ricordavano neppure con precisione chi fossero,
l'uno nei confronti dell'altra, sapevano solo che lui era un
uomo che aveva voglia di una donna, e lei una donna che la
voglia di quell'uomo turbava immensamente. Che buffo, pensava
Batrice, a occhi chiusi che buffo, Nicolas... Che buffa
idea! Nicolas... Ma nello stesso tempo si sentiva dentro una
tale felicit, una tale voglia di vivere, un tale piacere di vivere...
E lungi dal pensare che in quel modo rinnegava douard, lo
tradiva o lo dimenticava, indovinava confusamente che lo slancio,
la fame felice del suo corpo per il piacere che stava per
darle un altro uomo, li doveva proprio all'amore fedele e totale
di douard. Se non l'avesse amata tanto, se lei fosse stata meno
sicura del suo amore, sarebbe stata triste, o inquieta; e tutto
ci che allora avrebbe potuto chiedere a Nicolas sarebbe stata
una solida spalla, un po' di compassione, un discorso tranquillizzante.
Tisane, insomma; tisane di sentimenti amichevoli e scialbi,
invece dell'alcool bruciante del desiderio. Quel desiderio che
adesso le spezzava il corpo facendole pulsare il sangue dappertutto,
nei polsi, nelle gambe, nel cuore profondo del suo stesso
essere; e ora sulla bocca, che Nicolas, a occhi chiusi, premeva
con la sua. Lo stesso disco li ritrov un'ora dopo sul tappeto,
davanti al fuoco spento.
Nello stesso momento in cui Nicolas, con un gesto stanco,
tendeva la mano per chiudere il grammofono, il gigantesco
aereo di douard atterrava in una New York scossa da raffiche
di vento. douard, allocchito, si lasci trascinare dal gregge del
Boeing ed ebbe formalit, dogane, passaporti, un taxi giallo, la
pioggia che schizzava sulla strada, la traversata del ponte, e
quella citt fantasma, irreale e grigia in mezzo a tutte le sue
luci. Poi, l'albergo, voci accoglienti, valigie, persone, e gi
qualche messaggio. E finalmente, stanco, stordito ma sopravvissuto
al viaggio, douard riusc a staccare il telefono e chiamare
Parigi.
Ud subito - all'altro capo della terra, gli sembrava - la voce
bassa e tenera di Batrice, e gli sembr di rivivere, e, malgrado
quel viaggio da incubo, d'essere improvvisamente rassicurato e
capace di vedere veramente, di trovare bella e stupefacente
quella citt ritta ai suoi piedi. Grazie alla sua voce e al calore
della sua voce, Batrice gli offriva New York. S, sentiva gi
la sua mancanza, s, lo amava, s, lo aspettava. douard si addorment
in pace, e del resto aveva perfettamente ragione di
esserlo. Batrice non gli aveva mentito.
Era nel suo letto, lei, in preda a un misto di stanchezza e
di euforia, e l, solitaria e beata d'esserlo, fumando una sigaretta
nel buio, pensava a lui con amore.

 Capitolo 25.

douard piacque molto agli americani. Era abbagliato da New
York e lo dimostrava con tanta grazia che incant sia i giornalisti
che la gente di teatro. Un miracolo, quell'uomo di trentacinque
anni che dichiarava in tutta innocenza di non essere mai
stato in America, prima d'allora, n in nessun altro posto! Che
novit, quel vecchio ragazzo di provincia che non negava n
si vantava d'esserlo! La naturalezza di douard non poteva che
sedurre i giovani della sua et, e per fortuna a New York ce
n'erano a bizzeffe. La sua aria entusiasta, ma non montata, il
suo inglese zoppicante ma volonteroso, lo fecero improvvisamente
diventare, con l'aiuto del corrispondente di Tony, il
cocco di tutta New York. Donne e uomini gli piombarono addosso,
e solo la sua cortesia e il suo misero inglese gli permisero
di sfuggire a mille abbracci di varia specie. L'interprete principale
della sua commedia che, essendosi esibita fra le sue braccia
per due sere di seguito, aveva deciso di restarvi, rimase a bocca
aperta quando seppe che non era pederasta ma solo innamorato
pazzo, e fedele. Allora, da delizioso si fece originale. L'attrice
dichiar ai quattro venti il suo fallimento e le ragioni del fallimento,
e quel novello Candide divent la posta di molte scommesse;
scommessa che, in una serata di sbronza, fu vinta da
una deliziosa stellina; o meglio persa, dato che al risveglio
douard, nauseato e furibondo, pensava solo a tornare in albergo
e a chiamare Batrice. Dio mio, si diceva rivestendosi, non
senza un'atroce emicrania ma che cosa ho? Questa ragazza 
stupenda... Perch mi sono annoiato tanto?  un miracolo che
ce l'abbia fatta: mi sembrava di fare l'amore con una figurina...
Decisamente, Batrice mi ha separato dalla razza umana. E in
verit, douard era come un eroinomane al quale abbiano rifilato
un po' di hashish. Intossicato di Batrice, il corpo di douard
si ritrovava all'improvviso carente, come scacciato da quella
zona di sensualit che lo circondava da un anno. Doveva aver
bevuto veramente molto, o il suo corpo doveva aver contratto
abitudini davvero imperiose, per aver tentato di dimenticare il
suo cuore - una volta tanto, pi lungimirante - dentro un letto.
E invano. Quella pantomima ridicola cui s'era abbandonato, a
un cinquantesimo piano, non aveva niente a che vedere con
i ricordi fulminanti di altri gesti, in una camera azzurra aperta
su un giardino d'inverno.
Attorniato, spinto di qua e di l, vezzeggiato e fotografato,
douard trov un appoggio solo nel portiere di notte del suo
albergo, un vecchio italiano malinconico con il quale prese
l'abitudine di discutere tranquillamente quando rientrava. La nostalgia,
la dolcezza e soprattutto il fatalismo di quel vecchio gli
permisero di sopportare ogni giorno lo spaventoso dinamismo
e la non meno spaventosa efficienza dei suoi partner. Poich
la prima della commedia era stata rinviata, incominci a visitare
New York e, fuggendo Manhattan, scopr i quartieri sporchi,
stranieri, i sobborghi, il porto di New York, e ne fu affascinato.
Al telefono, descriveva a Batrice posti straordinari, caffeucci,
angoli che lei, malgrado le frequenti visite a New York, non
aveva mai sentito nominare.
Finalmente, in una baraonda infernale, la commedia venne
presentata al pubblico per la prima volta. La sera stessa, alcuni
critici gridarono al genio, altri all'esoterismo, ma quella sera,
quando torn in albergo alle due del mattino, douard non era
pi sconosciuto al grande pubblico americano. Non che la cosa
gl'interessasse molto - gli era pi o meno indifferente (sognava
solo di rivedere Batrice) - ma si sentiva fiero di tornare non
solo indenne e indipendente - come uno degli uomini vivaci
e frettolosi di Paul Morand - ma anche coperto di allori. Sapeva
che non appena li avrebbe deposti ai piedi di Batrice, li avrebbe
dimenticati, - e che solo Tony si sarebbe preoccupata perch
non appassissero troppo presto. Eluse varie proposte gigantesche
e sfocate che lo avrebbero portato in citt fantomatiche
come Los Angeles o San Francisco. Malgrado il fascino di New
York, per douard esisteva un'unica citt abitata, e quindi viva:
Parigi. Telefon subito a Batrice la data del suo ritorno con
voce trionfante, e pass la vigilia della partenza con il vecchio
portiere italiano, nel ristorante di lusso dove lo aveva invitato.
douard torna domani disse Batrice con voce neutra.
Nicolas, seduto per terra come al solito, prima rimase immobile,
poi si riscosse e la guard.
 contento? chiese.  andata bene, a quanto dicono.
S, sembra contento. Di tornare, soprattutto.
Dopo quello slow, come per un tacito accordo, avevano
sempre evitato accuratamente di parlare di douard. Nicolas era
tornato da lei il giorno dopo, con la massima naturalezza, e avevano
passato cos quasi tutti i pomeriggi; a carezzarsi, ad amarsi,
ma anche a discutere come due vecchi amici. Erano anche
andati a ballare, ma con un'aria talmente briosa che nessuno
avrebbe mai potuto pensare che tra loro ci fosse qualcos'altro,
oltre alla semplice amicizia di due compagni. La gente chiedeva
a Batrice notizie di douard, apertamente, come fosse suo marito,
lei rispondeva sullo stesso tono, e l'aria soddisfatta di Nicolas
impediva qualsiasi supposizione d'altro genere.
Pensi di dirgli qualcosa? domand Nicolas.
Batrice sussult.
Ma no, sei pazzo! Perch dovrei dargli un dolore?
Nicolas svi lo sguardo tornando a fissare il fuoco.
Credi che sarebbe veramente un dolore? Voglio dire, solo
un dolore?
Cosa vuoi dire?
Era seccata, e improvvisamente in collera. Con quale diritto
Nicolas - anche se era il suo pi vecchio amico, il suo migliore
amico e attuale amante - con quale diritto s'impicciava di quella
che era molto semplicemente la base stessa della sua vita? E
tuttavia avrebbe voluto essere ancora pi sorpresa di quella domanda,
o pi indignata.
L'ha saputo, una volta, disse e, credimi, non l'ha
presa bene.
Non pu certo prenderla bene: ti ama. Ma non ti ama forse
un po' anche per questo?
Vuoi dire che  un masochista? chiese Batrice.
Oh no, sarebbe troppo semplice. Quando va tutto bene 
felice con te. Ma volevo dire che lo  anche quando va tutto
male. Si sente vivere quando ha paura di perdere tutto, ecco...
Non corre il rischio di perdere tutto ribatt freddamente
Batrice. Lo amo, e lui lo sa.
S, lo sa; come sa che lo hai piantato cinque anni fa, e tradito
sei mesi fa... come sa che puoi mentire.
Batrice, che era seduta vicino a lui, si alz di colpo e and
a sedersi in una poltrona, un poco pi in l.
Non immischiarti, Nicolas disse.  una cosa che non ti
riguarda.
 vero, ma se per caso venisse a sapere di te e di me, cosa
pensi che farebbe? Ti lascerebbe, ti picchierebbe, ti tradirebbe
per ripicca? No, vero?
Batrice si sentiva spinta verso una verit ignota ma odiosa,
un segreto oscuro, torbido, nascosto dietro a un muro, un segreto
che non l'interessava affatto ma che pure esisteva. E istintivamente
si fece elusiva.
Non vedo come potrebbe venire a saperlo disse.
Oh, ribatt Nicolas sorridendo non certo da me, carina,
lo sai benissimo. Ora che l'ho scoperta, questa parte di amante
ad interim fra uno e l'altro dei tuoi futuri amanti mi sembra
una cosa deliziosa. Veramente deliziosa.
Si alz, si avvicin a Batrice e le mise un braccio intorno
alle spalle. Dimenticando la collera e la paura, Batrice gli si
appoggi contro, con un gesto meccanico. Era Nicolas, dopotutto.
Lui le carezz in fretta i capelli e indietreggi.
Me ne vado disse. Presumo che non vorrai saperne di
me oggi. Metti in ordine l'appartamento e compera dei fiori in
onore di douard. Se li merita, credi a me...
La salut con la mano e usc velocemente, lasciandola interdetta.
Ma, subito dopo, Batrice si rese improvvisamente conto
che douard stava tornando, che sarebbe tornato a casa, che
lei avrebbe ritrovato i suoi occhi marroni, la sua voce, il suo
modo di ridere, che tutto stava per ridiventare pazzamente logico:
che stava per essere felice, insomma. Felice, io, si disse
che espressione!
Nella sua nativa lucidit, aveva sempre tenuto in gran disprezzo
quel gusto forsennato della felicit - quel quasi dovere
- che sbandierava la sua epoca. Fino a quel momento gliene
era importato ben poco, della felicit; l'unica cosa che le importasse
era stare su un palcoscenico, colmare l'aria intorno a s.
Solo che adesso, se pensava all'arrivo di douard doveva pure
ammettere che quell'impazienza schiumosa, quel desiderio, tanto
pi forte in quanto stava per essere appagato, si chiamavano
proprio felicit. Era impossibile mettersi a cavillare su questo
e dubitare di quella parola, felicit, come sarebbe stato impossibile
riprendersi, se la stessa parola fosse scomparsa. Aveva
detto: Ti amo a douard senza mentire, come gli aveva detto:
Siamo felici. E di colpo, grazie alla sua assenza e all'imminenza
del suo ritorno, scopriva quel luogo comune, quella felicit scintillante.
E al pensiero di rivederlo, di stringerselo addosso, il
suo corpo diventava nervoso e tremante come nei brutti romanzi.
E non si trattava solo di desiderio fisico perch mai, la settimana
scorsa, aveva aspettato Nicolas come oggi aspettava
douard. Non era la stessa attesa, anche se fino a quel momento
la sua sensibilit e la sua vita non l'avevano abituata a distinzioni
di quel genere. Adesso le sembrava che dopo essersi trovata
parallela a Nicolas - parallela nel senso pi spinto del termine
- stava per essere, grazie a quella convinzione pomposamente
chiamata amore, riafferrata, dissolta e mescolata con douard.
Si sdrai, stirandosi sul letto con gioia beata. Domani avrebbe
avuto un piede sopra il suo, un peso sopra il suo corpo, un
essere umano accanto per tutta la notte, che l'avrebbe ingombrata
e insieme rassicurata, qualcuno che non avrebbe potuto,
n voluto, buttar fuori dal letto anche se la disturbava nelle sue
forze vitali, quelle del sonno e dell'oblio; qualcuno che una volta
tanto avrebbe sopportato rappresentasse la scomodit, il
dubbio e le complicazioni, e pi ancora, qualcuno a cui le avrebbe
chieste.
La sua felicit arriv a Roissy all'ora stabilita. douard sembrava
abbronzato, vivificato dal vento di New York come da
un vento di mare, e aveva senza saperlo quell'aria spigliata, di
successo (vero o falso), che l'America conferisce sempre ai suoi
passanti: New York  una citt senza sfumature, dove non puoi
scendere a patti con il trionfo o il fallimento. L'uno e l'altro
sono rapidi, netti e, senza rendersene conto, anche gli esseri pi
distaccati ne escono timbrati come i loro passaporti. Quel giovanotto
dagli occhi castani che scendeva la scaletta in completo
di tweed e correva a perdifiato verso la porta, quel giovanotto
non era un vinto, ma il contrario. E Batrice, che aveva sempre
gradito il successo dei suoi amanti - perch confermava il suo
successo personale - si meravigli di sentirsi delusa da quel
viaggiatore frettoloso, che chiamava un facchino, ricuperava i
bagagli e evitava la dogana con disinvoltura. Era stata troppo
abituata all'efficienza infantile e vanitosa di uomini che non
amava, per non trovarla fuori posto, e chiassosa, nell'uomo che
finalmente amava. Senza confessarselo, si aspettava di veder arrivare
in quell'aeroporto futurista un emigrante senza valigie e
senza allori, un douard ferito, infantile, da consolare. Il giovane
autore trionfante che credeva di riportare a casa la deluse e
quasi la rattrist. douard apr subito i bagagli: c'erano pacchi
e pacchetti, per lei, per Cathy e per Nicolas. Il nome di quest'ultimo,
detto al volo, non le fece battere ciglio, perch aveva gi
quasi dimenticato - grazie alla sua famosa memoria selettiva -
il loro ritrovarsi tardivo ma delizioso. Fu quindi uno sguardo
severo, nient'affatto vergognoso, quello che pos su douard
scapigliato, chiacchierone e visibilmente fiero di s.
Non poteva sapere che la causa di tutta quella fierezza, di
tutta quella felicit, era il semplice fatto di avere potuto resistere
per tanto tempo senza di lei, di essere sopravvissuto a quel viaggio
crudele e inutile, di averla ritrovata. Scambi il suo sollievo
per vanit; credette fosse riuscito a essere felice senza di lei e
ne soffr.  orribile si diceva con una buona fede scandalosa
dopo aver tanto immaginato, temuto e sofferto per quest'uomo,
ritrovarlo cos allegro. Quanto a lei, Batrice era propensa a
considerare che l'essersi presa Nicolas, il solito e discreto Nicolas,
come amante, sapeva quasi di fedelt; dopotutto, non era
certo la prima volta, non lo avrebbe saputo nessuno, e per di
pi la cosa le aveva garantito, insieme al suo equilibrio personale,
di passare il tempo senza rischi, senza fantasie e, soprattutto,
senza fantasticherie che non fossero rivolte a douard. Era
questa una delle cose che Batrice aveva imparato meglio, dalle
lezioni del suo amante: in amore il grande delitto, il grande tradimento,
 proprio immaginare, sognare qualcun altro. Sapeva
- perch glielo aveva detto lui - che douard non aveva mai
sognato n immaginato nulla all'infuori di lei. E lei stessa aveva
dedicato materialmente troppo tempo a Nicolas, per poterne
anche fantasticare.
A prima vista, douard e Batrice si erano reciprocamente
traditi durante quei quindici giorni: se douard aveva fatto l'amore
con un'altra donna - il che lascia sempre la possibilit
di un vero tradimento - Batrice, d'altro canto, s'era lasciata
cadere tra le braccia di un vecchio amico. Ma aveva pi di trent'anni
e, a quell'et, la memoria, l'abitudine dei sensi attraggono
quanto la novit. Nelle intenzioni, quindi, erano pari. (E proprio
questo avrebbe detto Jolyet se da due mesi non si fosse trovato
sotto terra, allegramente disposto a nutrire le piante, gli insetti
e i misteriosi elementi dei cimiteri di Parigi.) Solo che, se la
famosa felicit tanto sbandierata da ogni bocca e in ogni luogo
era veramente un criterio, e se dal successo di un atto derivava
la sua moralit, bisognava pur ammettere che quel tradimento
era stato positivo solo per Batrice; l'douard furibondo, sperduto
nei corridoi di un grattacielo surriscaldato e la Batrice
appagata, che vedeva andarsene un Nicolas altrettanto felice,
non avevano effettivamente niente in comune. Non era giusto,
ma nessuno poteva farci nulla, proprio come nessuno aveva
potuto farci nulla quando, cinque anni prima, douard, che era
un ragazzo delizioso e sensibile, era stato abbandonato e messo
alla tortura da Batrice, che era una donna giovane e bella, per
Andr Jolyet che all'epoca era un seducente quinquagenario.
Questa  la vita, con la sua giostra sbaraccata e traballante.
Quanto a Tony d'Albret, non aveva timori. Desiderosa, per
ragioni pubblicitarie, che il ritrovarsi dei suoi due protetti fosse
dei pi splendidi e la loro relazione consolidata, aveva deliberatamente
ignorato la presenza di Nicolas nel salotto azzurro. E
si preparava a dare una festa in onore di douard, quando un
bacillo K 672, ignoto ai cinesi, temuto dai tedeschi e disprezzato
dagli spagnoli, ebbe la sfrontatezza di attaccare Batrice. Ragione
per cui douard, appena tornato, si ritrov al capezzale
di Batrice.
Questa giaceva in un'incantevole gamma di azzurri, come la
vestaglia leggera e elegante che indossava, le pareti, i segni che
le cerchiavano gli occhi. Si sentiva molto male. douard sapeva
che per Batrice ogni abbassamento di pressione e ogni malattia
erano un insulto, e non voleva provocare paragoni con la propria
salute n con la felicit del ritorno. Comprendendola molto
bene, o meglio credendo di comprenderla, incominci a gironzolare
tra giardino, sala da pranzo, salotto e cucina, come un
malfattore o un indesiderabile. Sfortunatamente, Batrice vide
in quella delicatezza solo una forma di indifferenza. Un anno
fa si diceva mi sarebbe rimasto vicino, tutto tremante, con
termometro, iniezioni, medici, libri e gelatine di frutta. Non mi
ama pi.
L'equivoco divenne totale: lui voleva essere discreto e lei lo
credeva assente; lui bisbigliava in cucina e lei lo credeva in un
bar, a raccontare i suoi trionfi.
Contagiata anche lei dal disagio ambientale, Cathy, il loro
unico tramite in quei giorni di febbre, si limitava a dire Sstt,
sstt, sstt quando uno dei due chiedeva dell'altro. Finiva per
condividere l'inquietudine di douard e per rassicurare se stessa
come Batrice, arrivava a descriverglielo spensierato e allegro,
quando quest'ultima la interrogava. E Batrice, tossendo a pi
non posso, s'innervosiva, domandandosi per quale terribile
errore quell'uomo cos devoto e cos chiaramente fatto per trovarsi
in un letto con lei - sia come amante che come infermiere
- fosse sempre lontano. E giunsero, loro malgrado, a estremi
veramente ridicoli: douard, lanciato in una stupida coreografia,
abbozzava due o tre passi dentro la camera, baciava la mano
di Batrice, le giurava d'amarla con voce piatta e se ne andava
quasi di corsa; mentre Batrice, con la fantasia distorta dalla
Traviata che ascoltava di continuo, arrivava a identificare
douard con Armand Duval e se stessa con Violetta (terzo
atto). Solo la rabbia, l'orgoglio e l'ambizione (ravvivata dalla proposta
di una nuova parte, una volta tanto affascinante) le impedirono
di fingersi in agonia e di prolungare le crisi di tosse.
Tra loro due, Tony e Nicolas, entrambi smarriti, circolavano
senza capire niente. E come una grande nave perduta, presa tra
le alghe su intollerabili profondit, l'amore di Batrice e
douard cominciava a ristagnare, a inclinarsi a tribordo. Vuol
dire che il mio ritorno la disturba pens lui, dopo qualche giorno.
Vuol dire che non aveva voglia di tornare pens lei. E
quest'ultima idea rallentava il ritorno di Batrice, esasperata, alla
convalescenza.
Una sera, per, il vento della febbre cadde, e Batrice volle
vedere douard. Era troppo affaticata, troppo triste, e insieme
ai mille veleni chimici dovuti all'influenza l'assenza di douard,
o, pi semplicemente, quella dell'amore, le impoveriva il sangue.
Ma proprio quella sera douard, anche lui stremato dall'inquietudine
e dalla malinconia e temendo di disturbarla anche a due
pareti di distanza, aveva pensato bene di uscire. Quando Cathy
le disse: Il signore  uscito, Batrice fece per la prima volta
in vita sua un gesto melodrammatico: si alz, prese il vecchio
disco rigato che, tra l'altro, aveva ritrovato solo due giorni
prima, lo mise sul grammofono e, malgrado le prescrizioni del
medico, aggiunse parecchi cognac ai gi parecchi antibiotici.
Vide allora il suo letto mutarsi in una zattera e andare alla
deriva insieme a lei, febbricitante, con i capelli appiccicati dal
sudore, verso un oceano di moquette e solitudine di cui non
aveva mai sospettato l'esistenza. Si credette mal amata e pianse.
Nel frattempo douard, alla tabaccheria dell'angolo, si stava domandando
come avrebbe potuto tornare in camera senza svegliarla,
e ritrovare cos il profilo abbandonato, addolcito dal
sonno del suo unico amore. Fu cos che, alla fine, lui non ebbe
il coraggio di rientrare quella notte, e che lei non dorm.

 Capitolo 26.

Sistemato in una poltrona, con le lunghe gambe rispettosamente
piegate, Nicolas guardava Batrice con aria perplessa. La malattia,
la febbre le avevano ridato una magrezza da adolescente,
una fragilit che sorprendeva in quella vamp generalmente altera.
Sprofondata nel letto, lei lo guardava senza vederlo e Nicolas,
una volta tanto, provava una certa difficolt a disturbarla.
 buffo, disse non ti avevo mai vista cos.
Cos come?
Ma... disarmata, senza spada e senza cotta di maglia.
Batrice alz le spalle.
Eppure, mi hai gi vista nuda.
Ma sei pi armata che mai, in quel momento ribatt Nicolas
con galanteria. E pi esplicita, anche.
Non  vero neg Batrice furibonda. Sono pudica, io,
tutte le persone sensuali sono pudiche. Non si baciano mai in
pubblico, e neanche piangono.
Puoi baciarmi benissimo - o piangere scherz Nicolas:
siamo soli!.
Lei rise troppo forte e chin il capo. Quando lo rialz, aveva
gli occhi pieni di lacrime:
douard non mi ama pi disse con voce secca. Non come
prima, almeno. E ne soffro.
Ah disse Nicolas.
Il suo piccolo universo crollava di colpo, e in modo sgradevole.
Che Batrice avesse dei sentimenti, era gi molto; ma che
ne confessasse apertamente il fallimento, era troppo. Nello
stesso tempo si meravigliava di sentirsi inquieto, proprio lui,
che avrebbe volentieri immaginato, e che negli ultimi tempi si
sarebbe perfino augurato, la fine del regno di douard, per diventarne
poi il felice successore. La subitanea resa di Batrice
lo spaventava tanto pi che ne ignorava i motivi. Cosa le stava
accadendo? Le veniva forse dall'et quella debolezza imprevista?
Se le cose stavano cos, sarebbe stato veramente terribile. Perch
se Batrice invecchiava, invecchiava anche lui; e presto si sarebbe
scontrato senza abbellimenti n rinvi con un'immagine di
s, inesorabile e fuori moda; quella riflessa dal suo specchio
come dagli sguardi altrui: l'immagine di un attore fallito. Decise
quindi immediatamente di fare qualsiasi cosa per evitare a Batrice,
e a se stesso, un simile insulto. Al di fuori dell'attrazione
reciproca, erano uniti anche da anni di lotte, di piccoli intrighi,
di terrori e di piaceri; in poche parole, di amicizia.
Ti sbagli disse con fermezza. douard ti ama. Sono
sei anni che ti ama, non pu pi cambiare. Cosa diavolo ti
ha detto?
Niente. Non mi ha detto proprio niente, appunto. Da
quando  tornato non fa che parlare dell'America, di Broadway,
delle sue storielle: fa la ruota.
Ah no, disse Nicolas non  giusto, non ha mai fatto la
ruota! Ricordati che non  mai stato sicuro di te, se non a letto.
E quando  tornato avevi gi l'influenza, no? Eri stanca e di
cattivo umore...
E Batrice, che in realt avrebbe trovato faticoso e fuori
posto fare l'amore con douard mentre stava male, esclam allora,
dimenticando la propria vita - o ricordando la parte di
una commedia:
Avrebbe dovuto violentarmi!
A questo punto Nicolas fu preso da un riso irrefrenabile. E
Batrice, rendendosi conto d'aver superato i limiti, delusa di non
essere riuscita a conservare la sollecitudine e l'ansiet del suo
confidente, scoppi in singhiozzi.
Fa gi due volte in quindici giorni si disse che adopero
i kleenex per qualche altra cosa, e non per togliermi il trucco.
 grave... Nicolas, che trovava buffissima anche la semplice
idea di douard che costringeva o forzava Batrice, faceva una
gran fatica a smettere di ridere.
Cosa ne pensa Tony? chiese infine.
Sai bene che Tony non pensa... Non vede niente, non capisce
niente, il suo cervello  solo una macchina calcolatrice.
douard le ha reso tanto, io le rendo tanto, la qual cosa
vuol dire: parecchio, fra tutti e due. Quindi, ci amiamo, quindi
siamo felici... Che stronza! aggiunse con la sua bella voce, di
nuovo chiara e acerba. E si soffi il naso.
Nicolas, sollevato, respir. Le donne infelici che aveva conosciuto
- e Dio sa se ce n'erano - non offrivano una gamma
di sentimenti molto vasta. Disponevano solo di pochi riflessi
elementari, sempre gli stessi: desolazione, dubbio e speranza.
Tutti sentimenti dipinti con colori ingenui e violenti, accanto
ai quali la riflessione o l'ironia sembravano pastellini di maniera
- anche se eminentemente desiderabili. Batrice, una volta tanto
sensibile allo stato d'animo altrui, vide rinascere in Nicolas l'allegria,
e si sent rasserenata.
E poi, riattacc adesso basta. Se quell'idiota mi d troppe
seccature, faccio presto a rispedirlo dove si merita.
Era una bravata, e Nicolas lo sapeva, ma non era certo il
momento di farglielo notare. Prese al contrario a difendere (il
che era perfettamente inutile) il povero douard che, a cinque
metri di distanza, seduto nel salotto vuoto, si preparava a interrogare
il suo vecchio amico Nicolas sui sentimenti di Batrice.
E faresti malissimo disse, alzando una mano. Io, che ho
letto la commedia di douard quest'estate, posso dirti che  stata
scritta da un uomo sensibile, intelligente e tenero... Ma cos'hai?
domand con voce mutata.
Perch Batrice, che fino a quel momento si era sentita solo
vagamente seccata del fatto che Nicolas le fosse stato preferito
come lettore, aveva di nuovo le lacrime agli occhi. Ecco la prova
lampante della sua impotenza, la prova che per douard era
semplicemente un'amante eccitante, o un seducente carnefice,
e basta. Non piangeva pi su se stessa, adesso. Piangeva sugli
sforzi che non aveva fatto, sulle crudelt che non aveva evitato;
e su una solitudine che non aveva saputo spezzare: quella del
suo amante.
Nicolas era seduto in un'altra poltrona, ma questa volta con
le gambe allungate e di fronte a douard, che lo aveva bloccato
al volo. Rassegnato e leggermente beffardo, appoggi il piede
sinistro sulla gamba destra - tanto per cambiare - e si accese
una sigaretta. Doveva avere veramente un cuore grande cos,
pensava, per sballottarsi in quel modo, come una saggia Enone
o uno Jago gentile, tra quei due amanti complicati. Ascoltare
lamenti, dare pacche sulla schiena e medicare ferite no, non
era il suo passatempo preferito. Se non avesse ricordato che,
una settimana prima, aveva rovesciato su quella moquette - la
stessa moquette, l, ai suoi piedi - il corpo consenziente di Batrice,
avrebbe potuto sentirsi ferito nella sua vanit di seduttore.
Prese il bicchiere che gli tendeva douard, con aria stanca e
bonaria, ma, rialzando la testa, vide lo sguardo ansioso dell'amico
e fu colpito dal suo pallore. E dimenticando il lato
vaudevillesco della situazione, dovette improvvisamente ammettere che
voleva un gran bene a quei due tonti, che erano senza dubbio
i suoi migliori e unici amici.
douard aveva i capelli troppo lunghi, sintomo infallibile di
malinconia per l'occhio esperto di Nicolas; sfoggiava perfino un
sorriso fasullo, tipo compagno - amico - complice, che gli
andava da cani. Che sciocco.., torn a pensare Nicolas con
tenerezza che sciocco, e che stupida! Quindi, poich douard
continuava a sfoggiare quel sorriso ebete e falsamente aperto,
decise di aiutarlo.
E allora? chiese. L'America? Contento, no?
S, s, disse douard trasalendo s, certo, non  andata
male, sai. Insomma, credo che Tony sia molto contenta.
E allora... contenta Tony, contenti tutti, no?
Dopo lo smarrimento - autentico - davanti alle lacrime di
Batrice provava una reazione nervosa, una voglia di scherzare
che controllava a stento. E continu:
E tu? Come sono le ragazze laggi? Sono state carine
con te?
Con suo grande stupore, douard arross, il che gli parve
delizioso. Anche lui era andato qualche volta a New York, generalmente
al seguito di una signora, e ricordava di aver navigato
pi o meno volentieri da un cocktail a un letto e da un letto
a un cocktail. Quel povero douard doveva aver recitato la
parte del frenchman, in una sera di sbronza, e adesso si stava
mordendo le dita per la vergogna.
Non so, disse douard sono rimasto cos poco... Ma
dimmi, come hai trovato Batrice?
Bene, benissimo, a parte l'influenza.
Ho l'impressione che ci sia stato qualcosa durante la mia
assenza, qualcosa o qualcuno... Nicolas deplor per un attimo
che tutte le cosiddette parti classiche, recitate o meno da personaggi
delicati, finiscono sempre per somigliare a caricature un
po' grevi. Non  pi la stessa, le do sui nervi. Non mi sopporta
pi in camera sua. Ho l'impressione d'essere tornato troppo
presto o troppo tardi. Non ti ha detto niente?
Guardava Nicolas con aria ansiosa, e improvvisamente
Nicolas si meravigli dell'esistenza di quel giovanotto pieno di
talento, trasparente e inalterabile, che mendicava una risposta
proprio a lui, il traditore. Era possibile, e perfino probabile, che
douard invecchiasse peggio di lui. Certo, non gli sarebbe mai
venuto in mente di fare un po' di ginnastica, di prendere le
distanze in campo sentimentale o di lottare contro il peso degli
anni, come faceva Nicolas, e gi da qualche tempo. Forse lo
snello douard sarebbe diventato, dopo i cinquanta, calvo, inabile
o impastato? E forse il suo fascino fisico sarebbe scomparso
per far posto al fascino poco redditizio e cos disprezzato della
virt? Ma quando avrebbe guardato una donna con amore,
quella donna avrebbe sempre avuto la sensazione d'essere amata
sul serio - e incondizionatamente. Forse la gente avrebbe detto
di lui: Ma lo sa che  piaciuto parecchio?, mentre di Nicolas
avrebbe detto: Ma lo sa che  ancora piacente?. E tuttavia se
Batrice una sera al lume di candela, seduta accanto al fuoco...,
avesse parlato con qualcuno dell'amore, avrebbe visto
emergere dal passato il volto di douard, e non il suo.
Se fossi in te, disse infine, e si alz in preda a un rancore
veramente inaspettato se fossi in te, mi farei meno domande.
Aspetterei che Batrice stesse meglio e farei all'amore. Nel frattempo,
portale dei fiori, delle caramelle, e il tuo manoscritto.
La voce di douard lo ferm sulla porta.
Ma diceva credi che... sei sicuro che non mi abbia
tradito?
E c'era qualcosa nel tono della sua voce, nel suo atteggiamento,
qualcosa che somigliava tanto a una speranza, che Nicolas
rimase interdetto. E di colpo gli sembr di dover difendere Batrice
da qualcosa d'ignoto, di pericoloso, quasi di ambiguo. E
fu proprio come protettore di quella donna feroce, e non come
amico di quel ragazzo sensibile, che rispose seccamente:
In ogni caso, io non ho sentito parlare di nessuno.
E usc a precipizio per non dover verificare la sua intuizione.
Per non veder piombare sul volto di quel giovane perdutamente
innamorato le ombre trasparenti della delusione.
 
Capitolo 27.

Erano distesi uno accanto all'altra, douard sul tappeto, ma con
la testa appoggiata sulla spalla di Batrice. Si sentiva bene. C'era
solo una lampada accesa, nella camera azzurra, che, circondata
da un cerchio di luce gialla, tranquillo come un grosso cane,
li riscaldava. douard si abbandonava alla felicit. Solo un anno
prima, come avrebbe potuto credere che si sarebbe trovato
ancora l, a quell'ora, credere che Batrice lo avrebbe amato,
e che rifiutando qualsiasi altra presenza le sarebbe piaciuto starsene
tutta contro di lui, quasi senza parlare? Erano stati
molto fortunati, pens, fortunati in tutto, e baci piano le mani
di Batrice.
Senti, mormor lei vorrei tanto leggere la tua commedia.
douard sorrise. Prima di andarsene, Nicolas doveva averle
fatto la lezione e adesso, malgrado la febbre, Batrice era pronta
a immergersi in un testo che l'annoiava e che, come aveva confessato
lei stessa, non capiva. Pur soffrendo molto, ma senza
dirselo, del fatto che lei fosse cos chiusa alla sua letteratura,
douard non aveva mai pensato di rimproverarglielo. C'erano
due passioni nella sua vita; la letteratura e quella donna, e considerava
quasi normale, perfino salutare, che le due cose non si
mescolassero. Non aveva alcun significato particolare ai suoi
occhi, n contro la sua opera n contro la sua amante. Si trattava
di due mondi diversi, ecco tutto. Lo aveva sempre saputo, fin
dall'inizio, e non aveva mai sognato una comunione spirituale
con Batrice. Era una voglia di lei, cieca, possessiva, quella che
lo abitava, un'ossessione lontana dal giudizio quanto una stella.
Non stancarti a leggerla disse. Prima di tutto, non 
ancora finita, e poi sai bene che ti annoierebbe.
Con quest'ultima frase, voleva semplicemente ammettere l'esistenza
nei suoi teatri di un'oscurit che lui si augurava poetica,
ma che per una mente rapida e spicciativa come quella di Batrice
poteva risultare urtante. Parlava contro se stesso ma lei, naturalmente,
cap tutt'altra cosa. Vide della condiscendenza, nelle
sue parole, e una specie di disprezzo. Tuttavia, quella commedia
le era diventata cos importante che insistette:
Nicolas per l'ha letta! Non  un giudice migliore di me,
credo, e mi ha detto che  stupenda.
Pronunciando il nome di Nicolas, non faceva che completare
lo schema gi abbozzato nella mente di douard: era stato proprio
Nicolas a suggerirne la lettura a Batrice, poich proprio
con Nicolas si era appena lamentato della sua indifferenza.
douard la guardava intenerito. Aveva passato un pomeriggio
pieno di dubbi e di tristezza ma adesso, qui, accanto a quella
donna distesa nella dolcezza della sera e della convalescenza,
sapeva di essere felice e che Batrice non aveva nulla da
rimproverarsi.
S,  vero, disse con aria allegra - e gi teso a cambiar
discorso e riparlarle d'amore  vero che Nicolas l'ha letta, ma
 stato un caso, lo sai. Adesso la sto facendo ciclostilare, ma
tra una decina di giorni potr dartene una copia - se la vorrai
ancora.
Tutte quelle parole che per lui erano prove di tenerezza
sembrarono a Batrice altrettante scappatoie. Soffriva, e si meravigliava
di sentirsi attaccata e morsa dai mille pirafia dell'umiliazione
e del dolore. Le sembrava che la camera azzurra fosse
diventata grigia e che quell'ora di vita fosse semplicemente
un'ora di tregua. Perch sapeva bene che non avrebbe tollerato
a lungo il disprezzo di douard. E gi, malgrado la stanchezza,
incominciava nella sua salute indistruttibile a immaginare quale
vendetta si sarebbe presa e quali forme diaboliche le avrebbe
dato. Gli uomini sono animali abitudinari e soffrono sempre
pi per una rottura. Era tempo di rammentare tutti quegli assiomi,
quei luoghi comuni forse, che per si erano sempre rivelati
assolutamente esatti. E gi intenerita - poich lo amava - dalle
inevitabili sofferenze di quel ragazzo dai capelli cos morbidi,
gir la testa verso di lui e gli sorrise di rimando. Si guardarono
a lungo, sensibilizzati e estranei l'uno all'altro come non mai.
Che spettacolo delizioso! Affascinante spettacolo! dichiar
un bel timbro di voce.
E Tony d'Albret, con la borsa a tracolla e i capelli incollati
alla testa, fece irruzione nella stanza.
Mi sono permessa di entrare perch Cathy m'ha detto che
eravate soli dichiar d'un fiato, pensando cos di finirla, una
buona volta, con le asfissianti regole della buona educazione.
Speranza subito delusa, per.
 proprio quando le persone sono sole disse Batrice che
non bisogna entrare.
Povero tesoro, brontol Tony nel tuo stato e con la
febbre che hai... Spero che siate ragionevoli.
douard si mise a ridere, fece un inchino e, con la mano
sul cuore, rispose:
Lo giuro! con un tono allegro che Batrice trov estremamente
spiacevole.
Tony si volse verso douard. Lui, almeno, era un gentiluomo.
Dimenticando che, prima del successo, lo considerava solo antiquato,
era entusiasta di trovarlo ora pieno di raffinatezza. Batrice
e lui stavano giusto per diventare una di quelle coppie di
amanti terribili, coppie ormai rarissime dopo la guerra. Era gi
- e questo dopo aver detto per pi di un anno che douard
sminuiva Batrice - era gi arrivata a dire che la completava.
Eh s, douard, incominci con voce funerea eh s, la
conosco bene, la nostra Batrice. Quindici anni?... Dodici anni?...
E chi lo sa.
Sei disse Batrice con aria precisa.
Forse, ma a me sembra di conoscerla da sempre. Ricordo
che la prima volta in cui l'ho vista eravamo in casa del povero
Jolyet, e mi sono subito detta: testa pazza ma buon cuore...
douard, cui il discorso era visibilmente rivolto, guardava per
terra, mentre Batrice sbadigliava a pi non posso.
Sono dieci anni continu Tony che la vedo agitarsi,
agire...
Di' un po', tagli bruscamente corto Batrice non  che
hai bevuto un paio di bicchieri in pi?
Tony sorrise, con aria intenerita e stanca, e torn a rivolgersi
a douard:
Ebbene, douard vuole proprio che glielo dica?...
Non vuole che tu gli dica proprio niente, vuole solo
che tu la smetta di rompergli le scatole dichiar Batrice,
esasperata.
E tanto peggio allora, glielo dico lo stesso: Batrice  una
donna fedele.
A questa frase sarebbe stato opportuno esaminare polso, pressione,
riflessi e tutti i miliardi di reazioni chimiche, biologiche
e mentali che si scatenarono immediatamente in douard e Batrice;
Nessuno dei due avrebbe saputo dirne il perch, ma quella
frase aveva gi avuto una risonanza catastrofica. Grazie a Dio,
Tony aveva gi riattaccato:
Non mi riferisco solo a questioni di amicizia, questo lo ha
gi dimostrato: dico in amore.  stato via quindici giorni vero,
douard? E con chi crede che sia andata in giro Batrice, per
tutti quei quindici giorni? A pranzare e a ballare? Con Nicolas,
esclusivamente con il caro, vecchio Nicolas...
Per un attimo, Batrice si domand se stava sognando o se
aveva ignorato per ben sei anni e fino a quel punto che Tony
d'Albret era un'umorista. Ma un'occhiata la rassicur: Tony, annegata
nel porto e nella chiacchiera, era sincera:
... Tutte le sere insieme a ridere come bambini, due vecchi
bambini, e quando Batrice incominciava a sognare - di lei -
Nicolas sapeva tacere. Che uomo squisito, Nicolas aggiunse.
douard una volta tanto d'accordo con lei, annu.
Avevo paura, continu Tony - felice di trovare finalmente
qualcuno che l'approvava sa, la gente  talmente cretina e Batrice
talmente imprudente... Avrebbe potuto uscire con chiunque,
con un orrore anche, come il povero Cyril, e ne avrebbero
fatte di chiacchiere. Ma Nicolas, il fedele Nicolas! Questo ha
chiuso il becco a tutti. La gente ha un bell'essere viziosa...
Eh gi, disse douard eh gi...
Era leggermente sconcertato e leggermente deluso. Era partito
rassegnato, non al fatto che Batrice lo tradisse - non poteva
neppure pensare a quello senza pensare contemporaneamente
al suicidio - ma al fatto che lei approfittasse della sua assenza,
dopo tutti quei mesi di coabitazione, per verificare il proprio
fascino su altri uomini. Mentre Nicolas, che gi aveva subito
quel fascino e vi era sfuggito, lo considerava ormai immunizzato.
Secondo douard, erano i Gino che doveva temere, quelli
nuovi. Non ricordava fino a che punto quella giovane donna
graziosa e nuova, a New York, gli fosse parsa priva di fascino
paragonata a Batrice. S, per cinque anni aveva patito il martirio
a volte, nel suo letto solitario, ricordando certi gesti di Batrice,
ma non aveva mai pensato che quei ricordi folli e ardenti
potessero essere i pi duraturi, n che la loro persistenza potesse
obbligare a volte i cuori pi distratti alla fedelt.
Poco abituata a lodare la virt, Tony incominciava ad annoiarsi
e ritrovava poco a poco la naturale ferocia.
Finalmente, sghignazz finalmente il bel Nicolas incomincia
a stancarsi... A vent'anni, forse si sbatteva in tutti i letti,
ma adesso, quando ci entra, lo fa solo per dormire.
Credi proprio?
Batrice aveva parlato con una voce calma, pacifica, la voce
che annuncia tempesta. In realt, non sapeva bene perch avesse
pronunciato quella frase. Sapeva soltanto che non aveva nulla
a che fare con il suo amore per douard, con la gelosia o il
disprezzo di lui, inevitabili quanto le ciance di Tony. Non aveva
nulla a che fare nemmeno con lei stessa, n con la sua storia
personale. Si trattava di tutt'altra cosa; la settimana prima era
andata a letto con un ragazzo chiamato Nicolas, ne aveva ricavato
un gran piacere, e non era una cosa da rinnegarsi. Se, a suo
parere, i doveri di una donna non andavano oltre, quella volta
obbediva a una legge morale strana per molti, ma fondamentale
per lei: la riconoscenza. (Legge che, per fortuna, veniva osservata
da pochi ma inflessibili cittadini dei due sessi.) Perch
insomma le riusciva intollerabile sentir parlare, come se fosse stato
un eunuco o un burattino, di quel corpo solido, di quelle mani
dolci, di quella bocca esperta, e in poche parole di quell'uomo
che si era dedicato al suo piacere come lei si era dedicata a
quello di lui. Anche se aveva avuto per molto tempo idee ridicole
sull'amore sentimentale, non ne aveva mai avute sull'amore
fisico. Aveva sempre pensato che ci fosse un debito d'onore tra
un uomo e una donna, se quel debito era stato contratto in
un letto. E che gli aggi di quei debiti si fossero tradotti quasi
sempre per lei in grida, lacrime e sanguinosi regolamenti dei
conti, non importava. Ma sarebbe stato disonorevole rinnegare
tutto quello, quei momenti meravigliosi passati con la bocca
sulla bocca, le imperiose domande e le evidenti risposte, quelle
necessit assolute, e il bisogno che avevano avuto l'uno dell'altra.
Anche se adesso non desiderava pi quello sguardo, quella
bocca o quel corpo, e anche se onorarli nella memoria, e rifiutarsi
di rinnegarli o mascherarli, poteva causarle la pi crudele
delle infermit - la perdita di un altro corpo, di un'altra bocca,
e di un altro sguardo.
Quel sentimento troppo nobile le era anche troppo ignoto
per non tentare immediatamente di minimizzarlo. Non si trattava
di onore, dopotutto, si trattava di esattezza. Con quale diritto
quelle due pallide comparse accusavano Nicolas d'impotenza, di
candore o lealt, mentre lo avevano sempre saputo donnaiolo,
senza vergogna e senza scrupoli? Cominciava a sentirsi esasperata
- da quell'amante distratto e intellettuale che lei non riusciva
a capire e da quell'impresaria avida che diceva una bestialit
dopo l'altra. Con quale diritto potevano dubitare della virilit,
della sensualit di Nicolas e della perversit di lei, Batrice?
Come avrebbero potuto sapere che nella loro vita di fondali,
trucchi e maschere, erano proprio queste, spesso, le uniche grida
autentiche e gli unici autentici doni che gli attori potessero avere
- sempre che fossero dotati di un po' di sensualit, beninteso.
Non erano attori, loro, e quindi non erano della sua razza.
Tony, stupefatta, attacc:
Cosa? Cos' che devo credere? Cosa vuoi dire? Non credo
proprio niente, io...
Ma s spieg Batrice con aria paziente. Lo hai appena
detto: credi che siamo usciti insieme per quindici giorni, Nicolas
e io, che ci siamo scambiati cari ricordi e che, tutte le sere, mi
abbia poi riaccompagnata alla porta di casa, non  cos?
Ma certo, annu Tony che, sconcertata, si rifiutava di prendere
in considerazione qualcos'altro e allora?
Allora  vero concluse Batrice. Solo che, tutte le sere,
l'ha anche aperta, quella porta,  entrato con me e siamo andati
a letto insieme.
Segu un attimo di silenzio in cui tutti, vale a dire Tony e
douard, pregarono Dio, il cielo, Batrice, il fulmine, di aver
udito male, che non fosse vero. O pi precisamente, nel caso
di Tony, che quella frase non fosse mai stata pronunciata: sapeva
bene come certi tradimenti, che, tenuti segreti, sembrano spenti,
possano diventare vivi se confessati. Guardava douard: immobile,
impietrito, le rivolgeva una faccia esterrefatta ma come
divertita che esasper Batrice. Doveva credere che lei stesse
recitando una delle sue solite farse, doveva anche pensare che
stesse esagerando un po' troppo. Non soffriva ancora, era chiaro
che non aveva capito. Allora si lev una donna, una donna intrattabile
e sanguinaria che esigeva la verit, tutta la verit e
nient'altro che la verit, una donna che Batrice non aveva mai
avvicinata n sfiorata, e ancor meno stimata, in tutta la sua esistenza,
e quella donna che non era veramente della sua razza
prese la parola. Batrice si ud dire (e quell'espressione tanto
usata, una volta tanto, era esatta), ud la propria voce dire:
 successo il giorno della tua partenza, douard. Ero triste.
Abbiamo fatto colazione da Lipp e Nicolas mi ha riaccompagnata
a casa. Dato che Cathy non c'era - era in vacanza, come
sai, - mi ha aiutata ad accendere le lampade.
E poich si rivolgeva a lui, soltanto a lui, e poich aveva
di nuovo quella voce lontana, definitiva e quasi mondana che
non aveva pi da tanto tempo, douard, riconoscendo quella
voce, cap finalmente quello che diceva, e credette. E subito,
vide la loro strada e il tempo piovoso di quel giorno, vide la
birreria familiare, luminosa e affaccendata. E in uno scorcio fulmineo,
vide Nicolas, il bel Nicolas nudo, sdraiato sopra un altro
corpo nudo, pronto a tutto, un corpo che lui conosceva troppo
bene. Fu un'immagine cos precisa che, preso dal panico e in
cerca d'aiuto, chiuse la mano sulla mano di Batrice, dimenticando
che lei era lei e lui era lui.
Stai scherzando diceva in lontananza la voce lamentosa e
nasale di Tony ed  uno scherzo di pessimo gusto, sai...
Ma Batrice era immobile, bianca e nera, la camera non si
era mossa e douard, dopo essersi rialzato a met, sedette di
nuovo piegandosi in due con molta lentezza come se avesse
voluto eseguire un difficilissimo esercizio yoga. Una volta tanto,
Tony d'Albret si sent di troppo - fuori posto, insomma. Si tir
su, raccolse la borsa che era caduta, aprendosi, sulla moquette,
e si alz, rossa, spettinata e, Dio sa perch, piena di vergogna.
Prima di uscire silenziosamente, camminando all'indietro, lanci
uno sguardo scintillante e carico di rimprovero, o almeno cos
credeva, a Batrice che non lo vide: guardava la schiena curva,
le scapole, la nuca e i capelli sottili di quell'uomo piegato in
due dal dolore, un dolore che lei aveva provocato deliberatamente,
si sentiva battere il cuore, meravigliandosi che fosse cos
lento, e aveva improvvisamente, terribilmente e, le sembrava,
per sempre, solo voglia di rimanere sola.
douard era arrivato al decimo bar, e per un uomo relativamente
sobrio era parecchio. L'alcool gli dava una gran voglia
di parlare, di lagnarsi, e se avesse avuto un'educazione di altro
genere si sarebbe certo confidato con il simpatico barman che
gli porgeva senza far storie il suo ennesimo whisky. Gli avrebbe
parlato di Batrice, di quella donna che aveva tanto amato, per
tanto tempo, e che amava ancora. Quella donna in cui aveva
tanta fiducia - e che, subito dopo la sua partenza, si era buttata
tra le braccia di un altro, il suo migliore amico - quella donna
che proprio nello stesso pomeriggio aveva finto d'interessarsi
alla sua vita, alla sua commedia, seguendo i consigli ipocriti dell'altro
amante. Il barman, lo sapeva bene, sarebbe stato solidale
con lui. Tutti gli uomini sarebbero stati solidali con lui, e tutti
avrebbero condannato lei. Lei per avrebbe dovuto sapere,
come lo aveva sempre saputo lui, che tra un uomo e una donna
che si amano la fiducia, la stima e la fedelt sono obbligatorie
e necessarie proprio come il piacere fisico. Poi, lui aveva creduto
che fosse pi chic dimenticarsene, ma lei lo costringeva a ricordare
adesso, provandogli cos definitivamente che lui aveva
avuto ragione fin dall'inizio. L'amore consiste nello spartirsi la
vita, come ci si spartisce il pane, con allegria o tristezza, ma
non consiste mai, e in alcun caso, nel fare di questa vita
un'altalena di carezze e frustate, qualcosa che bisogna subire o
infliggere. E Batrice aveva approfittato di quell'accecamento,
aveva accuratamente nascosto le sue armi. Aveva perfino dato
a vedere che quelle armi erano spuntate, che avevano perso il
filo, gli aveva perfino detto che lo amava. Aveva verificato a
fondo la sua debolezza prima di passare all'attacco e tagliarlo
in due, o meglio farlo a pezzi, tanto si sentiva male. E perch
lui, fin dall'inizio, le aveva confessato d'essere malato di
lei, lei non aveva avuto pace fino a che non ne aveva fatto
un moribondo.
Come aveva potuto crederle, credere che amasse proprio lui,
douard? Povero douard, ridicolo douard... amante ridicolo,
ridicolo autore di successo, ridicolo viaggiatore, amico ridicolo!
Si vide nello specchio, vide il proprio riflesso castano e longilineo
sempre pi sfocato, con l'aiuto dell'alcool: Batrice aveva
avuto ragione a preferirgli quel buffone, quel magnaccia e quel
partner brillante che si chiamava Nicolas. Dovevano aver riso
parecchio, insieme, quando lui telefonava disperatamente triste
dal suo cinquantesimo piano. E doveva essersi molto divertita,
lei, a incastrarlo in quella bella parte di burattino che lui aveva
sempre recitato, che si era perfino rassegnato a recitare nei confronti
di lei e del suo Tout-Paris (quell'accozzaglia di snob, d'ignoranti
e di parvenu). Doveva essersi divertita parecchio, certo,
a insultarlo o a sedurre Gino. A quali altre bassezze si era data
a sua insaputa? A quante sbandate, protette dalla presenza cieca
e dall'amore costante di lui, douard, lo scribacchino di provincia,
l'imbecille, il male amato?
Ma perfino in quel momento, in quel bar ottuso, denso e
carico di fumo, non pensava a vendicarsi di lei n a dimenticarla
e neanche ad aspettare cinicamente che diventasse pi vecchia,
che avesse paura e che corresse a cercarlo. Pensava di scappare,
di tornare nella sua Dordogna, di ritrovare la gradinata davanti
a casa, i piccioni chiassosi, le carte di quand'era bambino, pessime
poesie e un letto da ragazzo. Ma appena arrivava a quella
tappa immaginaria, era il ricordo del presente - e non la memoria
dell'infanzia - a prenderlo alla gola. Invece di un letto stretto,
chiuso tra due tavole di legno, e di un'imposta aperta a perdita
d'occhio sui campi odorosi, vedeva ergersi un letto troppo
grande, sconfinato, sempre disfatto, buttato sopra una moquette
azzurra, che talvolta cullava un vento incendiario, cittadino, inquinato,
venuto da un giardinetto scarso; e su quel letto vedeva
una donna dai capelli sciolti, gli occhi chiusi, che implorava sottovoce
cose indicibili. E di nuovo, udiva la vecchia musica
logora di un disco d'opera, e seguendo quella musica, nella sua
vertigine, rivedeva quella donna improvvisamente appagata, e
urlante di piacere, proprio nel momento in cui lui - il castano,
lo sconosciuto, l'incolore - ve la costringeva. E gli stessi quadri
alle pareti, la stessa moquette, le stesse tende, e sempre la stessa,
impassibile, Cathy che si scusava per non aver pensato di
bussare a quell'ora, e lo stesso bagno troppo grande, e quell'accappatoio
da uomo di cui non era mai riuscito a scoprire il
proprietario, ma che, a quanto pare, pendeva dal suo attaccapanni
molto pi saldamente di tutti i suoi eventuali e passeggeri
occupanti; e Batrice che sbadiglia, e Batrice che si rannicchia
prima di dormire, e Batrice che dice tu, e nomina, e chiama
l'amore con il suo tono di comando, e Batrice che fa, dice,
mente, Batrice sempre e comunque, Batrice...
Quando rincas, all'alba, con la barba lunga e tutto scombinato
nei vestiti e nell'anima, ritrov effettivamente Batrice sdraiata,
bocconi, con la testa nascosta da un braccio, in preda a uno
di quei sonni implacabili e brutali in cui, da un anno, l'aveva
vista naufragare tante volte. Guard il suo profilo, la mano che
penzolava dal letto, le lunghe ciglia, e si butt sul letto accanto
a lei, senza svegliarla. Il suo destino, quello del loro amore, non
gli apparteneva pi: era una cosa inappellabile, irrefutabile.
Come fu irrefutabile, tre ore dopo, al suo risveglio, la felicit
di Batrice.

 Capitolo 28.

douard dormiva. Era tornato per chiedere dei particolari, farsi
male, picchiarla o scusarla. Per avere una spiegazione, secondo
il termine preferito dalle persone ingannate. Ma l'alcool ha di
questi tradimenti, e douard dormiva. Batrice lo guardava; nel
sonno, aveva un'aria che non aveva mai quand'era sveglio:
quella di un uomo felice. Il suo sonno aveva sempre turbato
Batrice; quell'uomo complicato, affamato e senza riposo dormiva
come un bambino soddisfatto; i suoi sogni sembravano felici
e lui pareva felice di sognare. Nel vederlo cos, disteso, rilassato,
con la mano sul cuore, Batrice notava il tacito accordo fra quel
corpo e quell'anima. Nel vederlo cercare a tentoni un altro
corpo dentro al letto e poi rinunciare a ripiegarsi su se stesso,
sempre con quel sorriso, pensava di assistere al riassunto, al
sommario simbolico di tutta la sua vita d'uomo. E, nei suoi
sogni, come nella realt, pareva le mille miglia distante dagli
altri amanti di Batrice, da quegli uomini contratti, lamentosi
e tacitamente urlanti - quelli che, a volte, si concedono solo
una smorfia spaventata. douard, invece, dormiva come il puro
di cuore che era e che lei amava. E l'amava anche lui, se era
tornato. Doveva aver riflettuto, aver capito che la storia con
Nicolas era, se non fasulla, perlomeno esagerata, e l'aveva perdonata.
Lo guardava, barbuto, sparuto, pieno di fiducia, e si domandava
perch mai, per quale perversit aveva potuto parlargli
di Nicolas, la sera prima, che bisogno aveva mai provato di dire
la verit a un uomo che non la sopportava e che, d'altro canto,
amava proprio per questo.
Canticchiando, pass nella camera accanto, la camera detta
di douard, quella in cui lui metteva le sue carte; e dove dormiva
da quando lei era ammalata. Dovr cambiare le tende,
la moquette e i mobili di questa camera pens, e constat con
allegria che, paradossalmente,  sempre nel momento in cui
decidi di tenerti un uomo in camera e nel letto, preferibilmente
per sempre, che ti metti a sistemargli un angolino da celibe,
dove potr trovare un rifugio, un attimo di respiro lontano dal
tuo amore. In compenso, per un uomo che non piace pi, non
si prevedono rifugi n ripari di sorta; dovr rifare alla stessa
andatura (il galoppo) - ma in direzione contraria - il breve percorso
che lo aveva portato dall'ingresso alla camera da letto.
Il quaderno azzurro di douard era sul comodino e, aprendolo,
Batrice si stup di trovarlo cos chiaro, cos pulito, e scritto
in modo accurato. Pens di sfogliarne l'inizio, poi sarebbe
andata a farsi un caff.
Ma due ore dopo aveva dimenticato l'esistenza del caff e
quella dell'amante: stava aspettando il ritorno di Frdric, l'eroe
della commedia. Era un uomo forte, Frdric, e nello stesso
tempo un debole, un pulcino, ma parlava in modo vero, e le
sue donne gli parlavano in modo vero; si dicevano cose terribili
e buffe, bizzarre e dolci. Alcune frasi facevano alzare immagini
splendide e altre, nella loro nudit spoglia, spezzavano il cuore.
E Batrice si sentiva improvvisamente pesante. Portava un
nuovo carico, adesso, leggero e pesante, che non avrebbe potuto
ignorare n respingere mai pi: quello del talento di douard.
Avendo letto le altre commedie, sapeva bene che esisteva; ma
in questa aveva fatto enormi progressi: aveva teso tutte le corde,
asciugato il dialogo: le aveva dato sangue e tenerezza. In poche
parole, era diventato un grande autore drammatico. E tutto
questo accanto a lei, senza di lei, poich non gliene aveva mai
parlato. Ma di questo Batrice non si curava. Non c'era egoismo
che tenesse, di fronte al bello, al compiuto e allo sfumato di
quel testo e, lungi dal sentirsi messa in disparte, Batrice si sentiva
pienamente appagata. Perch quella commedia era stata
scritta proprio accanto a lei, e se anche non era successo direttamente
grazie a lei, era perlomeno grazie al calore del suo letto
e alla brutalit dei suoi colpi che douard aveva portato a
termine quell'opera. Si sentiva fiera di lui, fiera di s e fiera di
loro due.
douard continuava a dormire di traverso sul letto e lei gli
pos una mano sulla fronte. Lui apr gli occhi e li richiuse subito,
meravigliato di trovarsi l, e gi inquieto: aveva paura che
lei gli serbasse rancore.
Sei tornato molto tardi. Vuoi un po' di caff?
Allora ricord tutto e la stessa ondata, nata dallo stesso
amore e dalla stessa disperazione, gli si rovesci addosso. Aveva
creduto d'aver perso tutto: quelle pareti azzurre, quella porta-finestra,
quei mobili moderni, e soprattutto quella donna bruna,
cos attraente nella sua vestaglia alla russa. Li aveva rivisti tutti,
la sera prima, in quel bar, aveva voluto rivederli al passato,
come ricordi strazianti, e perfino ora, nella luce del mattino,
conservavano come un'oscura e crudele bellezza. Afferr Batrice,
le mise la testa sulla spalla baciandole il collo. Aveva l'impressione
di puzzare di tabacco e disperazione. Ricordava tutti
quei bar, tutti quegli sconosciuti, tutti quei rimpianti, e si sent
pungere gli occhi. Ma Cathy stava gi portando il caff e diceva
Buongiorno con la sua solita voce, e gi, in lontananza, suonava
il telefono, e tutto l'universo si metteva in moto per dimostrargli
che quello della sera prima era stato solo un terribile
incubo. Arreso alla felicit, strapp la caffettiera dalle mani di
Batrice, e le baci le braccia, le ciglia, il seno, le guance, tornando
lo smarrito, il pazzo, l'innamorato inerme che aveva conquistato
Batrice.
Sai, disse lei, lisciandogli i capelli ho letto la tua commedia,
stamattina, mentre stavi dormendo...
douard mosse bruscamente la testa come preparandosi al
colpo e, comprendendolo, Batrice aggiunse in fretta:
 bellissima, sai, veramente bellissima. Sei un grande scrittore,
douard.
Lui riapr gli occhi, incontr lo sguardo di Batrice e seppe
che era vero. Lacrime di trionfo e di stanchezza gli scesero
lungo le guance. E allora, contemporaneamente a lui, lei seppe
che qualsiasi cosa si dicesse e si fosse detto, il giudizio di lei,
Batrice, l'istintiva, la feroce, era l'unico che gli importasse. L'amava.
Quel ragazzo complicato, castano e tenero, quel ferito
grave, che scoppiava di segreti e di doni, quell'animale ingenuo,
irresistibile e geloso apparteneva a lei. E chinandosi, gli appoggi
la testa sulla fronte e mescol le sue lacrime a quelle di
lui, come nel pi stupido dei romanzi. Piangevano entrambi,
senza scosse; e quando il sole di febbraio, un sole dimenticato,
sconveniente e pallido, attravers la camera e li raggiunse, le
venne da credere in Dio, nel genere umano e nella logica irrefutabile
di questa terra ballerina.
Anche douard aveva gli occhi aperti e si abbandonava al
profumo di Batrice, al contatto con la sua pelle e a quella miracolosa
scheggia di sole. Era proprio per lei che aveva disegnato
Frdric, ed era a Batrice, e solo a lei, che Frdric aveva avuto
l'incarico di parlare a nome suo. Ma in segreto. Nelle diversit
stesse che aveva stabilito tra la situazione, l'et, la natura, le
ambizioni dei suoi eroi - e le loro - douard aveva messo tutto
il suo rispetto verso di lei. Non c'era nulla, in quella commedia,
che somigliasse alla vera Batrice, nulla che le permettesse d'identificarsi
con l'eroina. Aveva voluto piacerle solo attraverso
la sua forza di scrittore, e senz'altra referenza che non fosse
quella della bellezza; e forse, lei sola era in grado di misurare
il rigore di quella decisione, in grado di apprezzare la maniacalit
sublime e quasi folle che gli ci era voluta per essere obiettivo
fino in fondo. Aveva sperato che lo capisse, ma non lo aveva
mai creduto. E adesso, davanti a quelle lacrime, a quegli occhi
e a quella voce, era come fulminato dalla felicit: lo amava, lo
capiva, lo ammirava, e lui era sicuro di tutto, di lei, di s,
e anche dei Nicolas a venire. Adesso, erano legati da quelle lacrime
felici, finalmente condivise, dopo le lacrime solitarie di Batrice
su Jolyet, o le proprie, di tante volte e tante notti... Si
erano fatti soffrire, ne avevano sofferto, e, dopo un anno, potevano
ancora dirsi: Ti amo con lo stesso timore religioso. E
quando lui glielo disse, lei si limit a rispondere: Anch'io,
con una voce come impaurita. Nello stesso momento, il sole
inaspettato usc dalla camera graffiando la moquette, e lo videro
indugiare sulla soglia per un attimo, beffardo, teatrale, e come
divertito dalla sua scherzosa e rapida apparizione.
Potrebbe recitartela Jonas disse Batrice e nella parte
femminile, Zelda, cosa ne dici?
 buffo, proprio buffo, lo sai che ho sempre pensato
a loro?
Sarebbero fantastici disse Batrice.
Si guardarono fissamente. C'era una nuova complicit tra loro
adesso: quella passione condivisa e finalmente riconosciuta per
il teatro e tutti i suoi incanti: l'odore del legno fresco, il buio
delle prove, l'orchestrazione delle voci, la grazia inconsulta di
uno sguardo, la paura, il caso...
Ma tu, chiese lui reciteresti una mia commedia?
Se mi ci vedi, s, certamente. Solo che... S'interruppe di
colpo, raddrizzandosi. Solo che, il giorno in cui mi smonterai
per poi mostrarmi in pubblico, come quella donna l, vuol dire
che non mi amerai pi.
douard sorrise.
Non si pu scrivere per la persona che si ama?
Oh, s, ma solo per piacerle. Non la puoi descrivere, puoi
descrivere te stesso, nei suoi confronti. Per esempio, Frdric,
sei tu...
 proprio quello che diceva Jolyet pens douard, rapidamente.
Non si ama mai un'altra persona, ma il proprio amore.
A teatro, naturalmente... aggiunse subito.
Batrice si lasci andare accanto a lui e gli baci la
barba ispida
Dobbiamo sembrare un'incisione licenziosa, disse tu con
la giacca, e io con questa vestaglia... Sembri un barbone aggiunse
con voce mutata, la voce che aveva per l'amore.
Quella voce raggiunse douard e lo butt su di lei. Si
comporta come un guardacaccia pens Batrice, felicemente
sorpresa da quell'attacco selvaggio, dopo la dolcezza dei loro discorsi.
Ma le erano sempre piaciuti, i guardacaccia, e soprattutto
quello. E quando grid il suo nome, douard!, prima di rompere
nel piacere, pens che sarebbe stato proprio quello il nome che
avrebbe pronunciato per tutta la vita, e non altri.
Riposavano uno accanto all'altra, e i rumori della citt li invadevano,
invadevano la camera, ricordandogli che erano le due
o le tre del pomeriggio, e che erano pazzi e stanchi e felici di
esserlo. Incapaci di alzarsi, incapaci di allontanarsi l'uno dall'altra.
Batrice, appoggiata sul gomito, disegnava con un dito il
volto di douard e pareva sognare. E fu con voce sognante
che gli domand:
E se ti dicessi, douard, che la storia con Nicolas non era
vera? Se ti dicessi, per esempio, che mi sono inventata tutto
per darti la sveglia, per ingelosirti? Che non ti ho tradito, insomma...
cosa ne penseresti?
Rimarrei deluso rispose tranquillamente douard.
Batrice sussult e indietreggi appena, il che lo fece
sorridere.
S, riprese rimarrei deluso, ma non perch mi sei stata
fedele, non sono un masochista - non ancora; rimarrei deluso
perch mi avresti fatto soffrire apposta, perch avrei sofferto
tutta la notte per niente. Tutta la notte, come un cretino, in
tutti quei bar...
S, sarebbe stato un peccato mormor lei ironicamente, ma
cos piano che lui non ud.
Ma rassicurati riprese douard. Non ti crederei. Non 
il caso d'inventarti delle storie, sei gi abbastanza crudele per
conto tuo...
Ma, disse Batrice a fatica ma se non ti tradissi pi, se
non ne avessi pi voglia... Se cambiassi?...
douard, senza guardarla, sorrise debolmente, di un sorriso
triste, e le pos una mano rassicurante sulla coscia:
Tu non cambierai mai, credimi. Ma non preoccuparti, ti amo
cos come sei: e forse  proprio perch sei cos, che ti amo.
E Batrice, che per poco non aveva creduto di dovere, di
poter cambiare perfino, nella sua ingenuit, di essere cambiata,
Batrice, rassicurata e vinta, gli pos la testa sulla spalla. Aveva
ragione lui: non era certo alla sua et che, lei, Batrice Valmont,
attrice, poteva improvvisamente cambiare.
Dieci giorni dopo per, poich douard si era come distratto,
Batrice decise di verificare la sua vaga e crudele intuizione sulla
realt dei loro rapporti. Quando douard torn a casa, la sera
verso le otto, trov la porta chiusa. Con una puntina da disegno
Batrice aveva fissato al legno un biglietto che diceva; Non
prendertela, stasera voglio restare sola. A domani. douard
pass la notte nel bar-tabacchi di fronte, a spiare la porta e a
telefonare. E solo perch lo amava veramente, Batrice aspett
fino alle sette del mattino prima di rispondere all'esasperante,
stridulo squillo del telefono. E mormor: Ma che ore sono?
Pronto, devo ancora svegliarmi e altre sciocchezze del genere.
Non ebbe il coraggio di dirgli che aveva passato la notte a contare
le sue telefonate, a sentirlo soffrire.
douard arriv un quarto d'ora dopo, con le braccia cariche
di rose, rose di giardino, gialle, rosse e pallide che aveva avuto
la fortuna di trovare all'angolo della via. Le sparpagli per tutta
la camera e sopra il letto, intorno a Batrice che faceva finta
di stirarsi strappandosi al sonno e ai sogni.
Non ha proprio pi nulla di distratto pens, mentre
douard si spogliava fischiettando, con il fiato un po' corto,
la loro vecchia aria d'opera.
E quando, alzando gli occhi, scorse il proprio riflesso nello
specchio, quando vide quella donna bruna, cos scura e cos fatale,
circondata da tutte quelle rose mattutine e morte, bagnate
di rugiada, non pot impedirsi di pensare che, in ogni modo,
come le aveva offerto un bellissimo amore, douard le aveva
anche offerto una bellissima parte.
...
.
...
FINE.